I baci, gli abbracci, le grida, le urla da stadio da parte dei deputati del PDL, quando Fini ha comunicato l’esito del voto sulla richiesta di arresto per Cosentino, sono il de profundis di una certa classe politica. Non sono quasi mai d’accordo con Casini, ma la sua dichiarazione a caldo in cui dice che questo voto è il suicidio del Parlamento, è quanto mai vera.
Sicuramente molti cittadini si allontaneranno ancora di più da questi personaggi che hanno preso a calci la logica, che hanno insultato l’intelligenza degli italiani. Ho sentito molti commenti su questo voto. Credo che i 309 deputati che hanno votato contro l’arresto, dovrebbero essere ricordati uno ad uno.
Cosentino è uno dei 57 indagati di cui la procura di Napoli aveva chiesto l’arresto, per riciclaggio aggravato dalla finalità mafiosa con la camorra più pericolosa: quella dei casalesi. 56 sono in carcere, il 57esimo coindagato, appunto il deputato Cosentino, grazie ad una maggioranza parlamentare priva del senso delle Istituzioni, MA CON UN ALTO SENSO DI IMPUNITA’, è oggi l’unico dei 57 a piede libero.
Questo è un caso scolastico in cui il concetto di uguaglianza davanti alla legge è stato messo vergognosamente sotto i tacchi.
E’ il classico caso in cui calza a pennello il detto del marchese del Grillo: io so io e voi non siete un cazzo.
Certo, l’aritmetica dice che i 6 voti dei radicali eletti nelle file del PD hanno fatto la differenza e oggi, senza quei voti, Cosentino sarebbe in cella a Poggioreale in compagnia dei suoi 56 compari.
Ma rimane il fatto politico che la Lega ha dimostrato per l’ennesima volta, per chi ha cervello e occhi per vedere, di essere un partito in cui l’etica e la moralità politica non contano nulla.
I due commissari leghisti nella Commissione per le Autorizzazioni, avevano votato per l’arresto di Cosentino. Lo stesso Maroni aveva dichiarato che le carte dell’accusa dimostravano che su Cosentino non c’era “fumus persecutionis”. Per cui la Lega aveva deciso di votare a favore dell’arresto. Poi si sono incontrati Bossi e Berlusconi e il quadro è cambiato.
E così Bossi dichiara che nelle carte non c’è nulla, per cui la Lega voterà contro l’arresto. Poi cambia nuovamente idea e sceglie la strada più falsa da vecchio politico politicante, lasciando ai suoi deputati la cosiddetta “libertà di coscienza”.
Insomma un comportamento degno della peggiore prima Repubblica.
Per cui abbiamo Maroni che dichiara: le prove dimostrano che l’arresto è giustificato e che che non esiste una persecuzione nei confronti di Cosentino. Mentre Bossi, dopo l’incontro con Berlusconi, rovescia completamente la frittata e dice che c’è una persecuzione nei riguardi di Cosentino e che prima di mandare qualcuno in carcere bisogna pensarci bene. Una dichiarazione che suona davvero beffarda, detta dal capo di una forza politica che ha voluto leggi per cui si possono mandare in galera delle persone solamente perché sono entrate illegalmente nel nostro Paese.
E così grazie ai voti di quasi tutti i deputati leghisti, Cosentino, accusato di essere il referente politico nazionale della camorra più pericolosa, rimane in Parlamento e se ne può tornare tranquillamente a casa sua in Campania, a Casal di Principe libero come un fringuello.
Per chi vota questo partito c’è di che esserne orgogliosi.
E poi Maroni, cuor di leone.
Dice di “essere deluso, amareggiato, che gli viene da vomitare ma va avanti”, povera stella.
Per l’ennesima volta è stato preso a pesci in faccia da Bossi.
Ancora una volta ha chinato il capo e domenica, alla manifestazione della Lega a Milano, sarà regoralmente sul palco vicino a colui che l’ha svilaneggiato e ridicolizzato pesantemente.
Evidentemente, per lui è molto più facile fare il Rodomonte con gli immigrati.
E poi la questione dei titoli di Stato della Tanzania.
Trovo davvero scandaloso che la Lega, xenofoba e razzista verso gli africani e il Sud in generale, acquisti, tra il 23 e il 30 dicembre scorso, titoli di Stato di questo Paese centrafricano per 4milioni e mezzo di euro col denaro del finanziamento pubblico.
Anche in questo caso il povero Maroni cade dal pero e dice che di questi investimenti non ne sapeva nulla.
Certo, il coraggio chi non c’è la non se lo può dare, ma un personaggio che è stato ministro dell’Interno, secondo me, dovrebbe avere un po’ più di rispetto verso se stesso e anche verso la Istituzione che rappresentava.
E’ da questi comportamenti che si capisce, per dirla alla Totò, se si è uomini o caporali.
Un’ultima considerazione.
Mi piacerebbe sapere se Follegot, il deputato pordenonese della Lega, ha votato in Aula a favore dell’arresto di Cosentino coerentemente con il voto dato in Commissione, oppure anche lui ha seguito l’ordine di Bossi.
Sappiamo invece che i deputati pordenonesi del PDL, Isidoro Gottardo e Manlio Contento, hanno votato entrambi contro l’arresto.
Non dovremmo mai dimenticarlo.
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