mercoledì 21 ottobre 2009

Cosentino candidato presidente della Campania

Il prossimo anno si terranno le elezioni regionali. C’è fermento nei partiti per individuare i candidati presidente. La regione Campania è tra quelle più importanti in cui si andrà al voto anche per chiudere l’epoca Bassolino. Nel centro sinistra la situazione è fluida e ancora nomi pesanti non se ne fanno. Nel centro destra invece, i pretendenti al ruolo di presidente sono diversi. E allora vorrei soffermarmi su un candidato che molti big del PDL vorrebbero in quella poltrona.
Questo candidato è l’attuale sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino.
Cosentino è il coordinatore del PDL campano. C’è però un macigno sulla sua strada di candidato. Secondo diversi pentiti della camorra, Cosentino, sarebbe colluso con dei camorristi del “clan dei casalesi”. Addirittura il vicecapogruppo alla Camera del PDL, Italo Bocchino dichiara “fossi in lui (Cosentino), farei un passo indietro”. E così vorrei fare una riflessione.
Da quando Berlusconi domina la politica italiana, quando viene condannato qualche personaggio politico di un certo spessore di centrodestra, la prima reazione dei berluscones è che “si tratta di una sentenza politica ad orologeria”. Per qualsiasi verdetto di condanna, dal 1 gennaio al 31 dicembre, scatta questa frase.
E così ritorno a Cosentino. Se fosse lui il candidato designato dal centro destra e poi alle elezioni venisse eletto presidente della giunta campana, nel caso in cui le dichiarazioni dei pentiti trovassero dei riscontri oggettivi per cui sarebbe messo sotto processo, quale sarebbe la reazione negli ambienti politici berlusconiani? Parlerebbero ancora di “giustizia ad orologeria”?
Per evitare tutto questo c’è un metodo semplice, semplice: non candidare nessuno se ci sono dei boatos, dei rumors o degli avvisi di garanzia che potrebbe portare il proprio candidato poi eletto davanti ad un tribunale.
In qualsiasi Paese a democrazia matura, con personaggi politici “chiacchierati”, nessuno si sognerebbe di candidarli. Solo nel nostro sgangherato Paese, nell’italietta del sultano di Arcore, venire condannati da qualche tribunale della Repubblica è un titolo di merito.

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