La Corte dei Conti ha lanciato per l’ennesima volta l’allarme: la corruzione in Italia ha superato abbondantemente il livello di guardia, ci costa 60 miliardi l’anno.
Se a questi aggiungiamo i 120 – 150 miliardi di evasione fiscale, c’è da chiedersi come sia possibile che il Paese stia ancora in piedi!?
Il 17 febbraio di vent’anni fa con l’arresto di Mario Chiesa, è cominciata l’azione giudiziaria denominata “Mani Pulite”, che ha fatto emergere quel cancro sociale che passerà alla storia come “Tangentopoli”.
La stragrande maggioranza dei cittadini era vicina ai magistrati del pool di Milano.
Uno dopo l’altro cadevano quei personaggi che stavano facendo affondare il Paese. Il nostro debito pubblico, non a caso, è cresciuto a dismisura proprio nel decennio antecedente “Mani pulite”.
E’ dagli anni della “Milano da bere” di craxiana memoria, che nasce quest’Italia corrotta, popolata da una fauna politica ed economica che si sente al di sopra delle leggi.
Ovviamente la corruzione, la malversazione, c’era anche prima di Craxi & Compagni, ma erano episodi e non un sistema politico.
Con “Mani pulite” finalmente gli intoccabili, balbettanti ed impauriti, sono stati chiamati da dei magistrati coraggiosi a rispondere delle loro ruberie.
Finalmente la legge era uguale per tutti, come prescrive la Costituzione. Sparì il pentapartito che occupava “manu militari” lo Stato, con la complicità del PCI.
Ma c’era chi non accettava il cambiamento e insinuava che Di Pietro e il Pool di “Mani pulite”, avessero volutamente risparmiato dalle indagini il PCI poi diventato PDS. E’ una balla clamorosa. Molti dirigenti comunisti finirono alla sbarra. Un nome su tutti, Greganti, il famoso compagno G, condannato e spedito in galera per anni.
Poi entrò direttamente in campo Berlusconi e l’aria cambiò.
E le televisioni ed i giornali berlusconiani che prima inneggiavano e sostenevano il Pool di Milano, incominciarono una campagna forsennata contro la magistratura.
E qui ebbe inizio la vera maledizione che ha colpito il Paese.
Se infatti la classe politica ed economica non rispetta la legge e mostra disprezzo per la magistratura, come si può pretendere che i normali cittadini abbiano rispetto per le regole della convivenza civile?
Nessuna classe dirigente degna di questo nome può delegittimare la magistratura. Invece questo è accaduto e da qui nasce la nostra discesa nell’inferno dell’inciviltà.
Ormai siamo più vicini alle leggi della giungla che figli di uno Stato di diritto.
E così non riusciamo più a comprendere come un presidente della Repubblica tedesca, che si dichiara pure innocente, si dimetta per aver ricevuto un prestito da un imprenditore amico e minacciato il direttore di un importante giornale per non far pubblicare il fatto. E la cancelliera Merkel possa dichiarare che tutto questo è “la forza dello Stato di diritto. Tutti sono uguali davanti alla legge”.
Invece per molti nostri connazionali che hanno vissuto questi vent’anni berlusconiani, questo fatto sembra incredibile.
Da noi Brlusconi può affermare senza imbarazzo che è una vergogna continuare il processo Mills dove è imputato di corruzione di testimone, perchè tra breve scatterà la prescrizione.
E che, quando la procura di Roma chiede il suo rinvio a giudizio per evasione fiscale sul caso “Mediatrade” dichiara: “un processo che la procura sa benissimo che non potrà mai fare per prescrizione”.
Per molti cittadini tutto ciò è normale.
NO!! NON E’ AFFATTO NORMALE.
Io voglio sapere se Berlusconi ha pagato un teste perché mentisse. Se ha evaso il fisco. Se va a letto con una minore.
E’ un mio diritto.
Se vivessimo in un Paese normale, non sarebbe lui a scegliere se candidarsi o meno a premier alle prossime elezioni politiche.
Sarebbe semplicemente un uomo politico impresentabile.
E poi un particolare che pochi sottolineano.
Chiunque può rinunciare alla prescrizione.
Berlusconi, che tuona di essere innocente, dovrebbe rinunciare alla prescrizione e chiedere che la magistratura vada fino in fondo. Se io fossi accusato di qualche reato grave e so di essere innocente, correrei dal magistrato per farmi processare e chiarire del tutto la mia posizione.
Naturalmente questo comportamento lo puoi tenere se sei davvero innocente.
Invece, il Caimano negli ultimi anni non ha fatto altro che varare leggi per salvarsi DAI PROCESSI e non NEI PROCESSI pagando i migliori avvocati sulla piazza per farli durare il più a lungo possibile e guadagnare così la prescrizione.
E allora è lecito pensare che Berlusconi non sia innocente come dice, altrimenti non si spiegherebbe perché si nasconda dietro a delle prescrizioni, dimezzate da una legge ad personam voluta da lui stesso.
giovedì 23 febbraio 2012
martedì 21 febbraio 2012
Io so io, e voi non siete un c...o
Ho visto alcune immagini dell’incontro dei massimi dirigenti nazionali del PDL tenuto a villa Gernetto in Brianza.
Gli ospiti arrivavano praticamente tutti con l’auto blu con autista.
Ho notato l’ex ministro della Difesa, La Russa, scendere da un’auto con il lampeggiante blu acceso.
Oggi il PDL non ha nessun dirigente nel governo e allora mi chiedo: è normale che un semplice deputato possa viaggiare con un’auto blu con il lampeggiante?
E poi, con quali mezzi di trasporto sono arrivati nel luogo dell’incontro i vari presidenti di Regione e di Provincia. Anche loro hanno usato l’auto di servizio con lampeggiante blu pagata con soldi pubblici dei loro territori di provenienza? A me pare che gli spostamenti per partecipare ad un avvenimento organizzato dal proprio partito, non sia un incontro istituzionale.
La mia sensazione, vedendo il servizio televisivo, era di trovarmi davanti a comportamenti tipici in quei Paesi governati da dittatori o da satrapie mediorientali dove il potente di turno può permettersi questo comportamento che si adatta alla famosa frase rivolta al volgo del marchese del Grillo: “io so io, e voi non siete un cazzo”.
Gli ospiti arrivavano praticamente tutti con l’auto blu con autista.
Ho notato l’ex ministro della Difesa, La Russa, scendere da un’auto con il lampeggiante blu acceso.
Oggi il PDL non ha nessun dirigente nel governo e allora mi chiedo: è normale che un semplice deputato possa viaggiare con un’auto blu con il lampeggiante?
E poi, con quali mezzi di trasporto sono arrivati nel luogo dell’incontro i vari presidenti di Regione e di Provincia. Anche loro hanno usato l’auto di servizio con lampeggiante blu pagata con soldi pubblici dei loro territori di provenienza? A me pare che gli spostamenti per partecipare ad un avvenimento organizzato dal proprio partito, non sia un incontro istituzionale.
La mia sensazione, vedendo il servizio televisivo, era di trovarmi davanti a comportamenti tipici in quei Paesi governati da dittatori o da satrapie mediorientali dove il potente di turno può permettersi questo comportamento che si adatta alla famosa frase rivolta al volgo del marchese del Grillo: “io so io, e voi non siete un cazzo”.
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lunedì 20 febbraio 2012
Testo della mia "L'Isola" a TPN del 16 febbraio 2012
Giovedì 2 febbraio scorso, la Camera, con un voto segreto vigliacco, ha votato a favore di un emendamento presentato dal leghista Pini sulla responsabilità civile dei magistrati.
Questo emendamento costringe il magistrato che sbaglia a rispondere in prima persona, non solo per DOLO E COLPA GRAVE, ma anche per MANIFESTA VIOLAZIONE DEL DIRITTO.
Mentre la norma attuale dice CHE E’ LO STATO CHE PAGA L’ERRORE GIUDIZIARIO, e se questo errore è dovuto per DOLO E COLPA GRAVE del magistrato, lo Stato poi SI RIVALERA’ SU DI LUI.
Ora, dunque, questo emendamento aggiunge anche la MANIFESTA VIOLAZIONE DEL DIRITTO e il magistrato dovrà rispondere in solido DIRETTAMENTE al cittadino che lo ha subito, non sarà più lo Stato che risponde in prima persona.
Messa così potrebbe sembrare un fatto positivo.
So che nel consueto sondaggio che TPN fa all’inizio del TG, proprio su questo argomento, la settimana scorsa l’85% di voi ha risposto che è cosa buona e giusta far pagare direttamente il magistrato che sbaglia.
Così come succede a tutti coloro che sbagliano nella propria professione come il chirurgo, l’avvocato, l’artigiano, l’ingegnere, eccetera, che pagano di tasca propria i loro errori.
Immagino, perciò, che molti di voi si siano fatti la domanda: perché mai i magistrati non dovrebbero sottostare a questa sacrosanta logica?
Alfano, l’ex ministro della Giustizia sulla questione ha dichiarato: “Chi sbaglia paga, quindi anche i magistrati”.
La Bongiorno invece dice che: “Il problema è giusto, ma parlare di manifesta violazione del diritto significa terrorizzare i giudici quando applicano la legge”.
Altri sostengono che la responsabilità dei magistrati ce lo impone l’Europa.
E allora vediamo di fare chiarezza.
Innanzitutto, l’Europa non chiede la responsabilità del singolo magistrato ma parla di “responsabilità degli Stati” che mi pare ben diverso.
In tutti il mondo civile sono gli Stati ad essere chiamati a risarcire le vittime degli errori giudiziari. Ovviamente, come ho detto poc’anzi, se poi il magistrato ha sbagliato per dolo o per colpa grave, lo Stato si rivalerà su di lui per recuperare il risarcimento liquidato alla vittima.
Naturalmente, il magistrato che ruba, ammazza o fa una rapina, sarà soggetto alle leggi civili, amministrative e penali, come un comune cittadino.
Ma ora vediamo con un paio di esempi perché ritengo l’emendamento approvato alla Camera, pericoloso per avere una giustizia più giusta.
Immaginate un processo civile in cui due contendenti chiedono un risarcimento. Entrambi pensano di avere la ragione dalla propria parte.
Entrambi, supportati dal loro avvocato, ritengono di avere la legge a proprio favore.
E’ chiaro, quindi, che la sentenza del giudice comunque scontenterà uno dei due.
Chi ha avuto torto penserà che il giudice abbia sbagliato.
Come abbiamo visto, qualunque decisione prenda il tribunale, lascerà comunque un contendente scontento.
E se tra i due contendenti, uno è un povero cristo mentre l’altro è un personaggio potente, come pensate che la maggior parte dei magistrati, CUI NON SI CHIEDE DI ESSERE DEGLI EROI, deciderà? Sicuramente, se le carte, le prove non sono così chiare, la sua decisione propenderà a favore del personaggio eccellente, per non ritrovarsi poi invischiato in un eventuale processo di risarcimento davanti ad una schiera di agguerriti avvocati.
Altro esempio.
Lunedì scorso è stata emessa dal tribunale di Torino una sentenza di condanna a 16 anni di carcere per i due titolari dell’azienda Eternit Italia di Casale Monferrato, una multinazionale dell’amianto ramificata in tutto il mondo.
Se fosse stata in vigore questa norma voluta dalla Lega, i magistrati che si sono trovati a giudicare se questo colosso mondiale, accusato di aver colpevolmente minimizzato la pericolosità dell’amianto causando così la morte a migliaia di persone, come si sarebbero comportati, sapendo che l’azienda potrebbe denunciarli chiedendo loro personalmente danni per milioni di euro?
Secondo me, avrebbero chiuso il fascicolo e le famiglie dei morti causati dall’amianto di Casale Monferrato non avrebbero avuto giustizia.
Per cui, è evidente che con questa nuova legge il semplice cittadino senza santi in paradiso, sarebbe ancora più disarmato davanti ad un tribunale di quanto non lo sia oggi.
Questa norma è un fucile spianato contro i magistrati.
Serve a intimidire quei magistrati che nonostante tutto vogliono che la legge sia uguale per tutti.
Insomma, questa legge puzza di imbroglio e di vendetta di una parte della casta politica, contro quei magistrati che non si fermano, che non si arrendono all’arroganza del potere e del denaro.
Questo emendamento costringe il magistrato che sbaglia a rispondere in prima persona, non solo per DOLO E COLPA GRAVE, ma anche per MANIFESTA VIOLAZIONE DEL DIRITTO.
Mentre la norma attuale dice CHE E’ LO STATO CHE PAGA L’ERRORE GIUDIZIARIO, e se questo errore è dovuto per DOLO E COLPA GRAVE del magistrato, lo Stato poi SI RIVALERA’ SU DI LUI.
Ora, dunque, questo emendamento aggiunge anche la MANIFESTA VIOLAZIONE DEL DIRITTO e il magistrato dovrà rispondere in solido DIRETTAMENTE al cittadino che lo ha subito, non sarà più lo Stato che risponde in prima persona.
Messa così potrebbe sembrare un fatto positivo.
So che nel consueto sondaggio che TPN fa all’inizio del TG, proprio su questo argomento, la settimana scorsa l’85% di voi ha risposto che è cosa buona e giusta far pagare direttamente il magistrato che sbaglia.
Così come succede a tutti coloro che sbagliano nella propria professione come il chirurgo, l’avvocato, l’artigiano, l’ingegnere, eccetera, che pagano di tasca propria i loro errori.
Immagino, perciò, che molti di voi si siano fatti la domanda: perché mai i magistrati non dovrebbero sottostare a questa sacrosanta logica?
Alfano, l’ex ministro della Giustizia sulla questione ha dichiarato: “Chi sbaglia paga, quindi anche i magistrati”.
La Bongiorno invece dice che: “Il problema è giusto, ma parlare di manifesta violazione del diritto significa terrorizzare i giudici quando applicano la legge”.
Altri sostengono che la responsabilità dei magistrati ce lo impone l’Europa.
E allora vediamo di fare chiarezza.
Innanzitutto, l’Europa non chiede la responsabilità del singolo magistrato ma parla di “responsabilità degli Stati” che mi pare ben diverso.
In tutti il mondo civile sono gli Stati ad essere chiamati a risarcire le vittime degli errori giudiziari. Ovviamente, come ho detto poc’anzi, se poi il magistrato ha sbagliato per dolo o per colpa grave, lo Stato si rivalerà su di lui per recuperare il risarcimento liquidato alla vittima.
Naturalmente, il magistrato che ruba, ammazza o fa una rapina, sarà soggetto alle leggi civili, amministrative e penali, come un comune cittadino.
Ma ora vediamo con un paio di esempi perché ritengo l’emendamento approvato alla Camera, pericoloso per avere una giustizia più giusta.
Immaginate un processo civile in cui due contendenti chiedono un risarcimento. Entrambi pensano di avere la ragione dalla propria parte.
Entrambi, supportati dal loro avvocato, ritengono di avere la legge a proprio favore.
E’ chiaro, quindi, che la sentenza del giudice comunque scontenterà uno dei due.
Chi ha avuto torto penserà che il giudice abbia sbagliato.
Come abbiamo visto, qualunque decisione prenda il tribunale, lascerà comunque un contendente scontento.
E se tra i due contendenti, uno è un povero cristo mentre l’altro è un personaggio potente, come pensate che la maggior parte dei magistrati, CUI NON SI CHIEDE DI ESSERE DEGLI EROI, deciderà? Sicuramente, se le carte, le prove non sono così chiare, la sua decisione propenderà a favore del personaggio eccellente, per non ritrovarsi poi invischiato in un eventuale processo di risarcimento davanti ad una schiera di agguerriti avvocati.
Altro esempio.
Lunedì scorso è stata emessa dal tribunale di Torino una sentenza di condanna a 16 anni di carcere per i due titolari dell’azienda Eternit Italia di Casale Monferrato, una multinazionale dell’amianto ramificata in tutto il mondo.
Se fosse stata in vigore questa norma voluta dalla Lega, i magistrati che si sono trovati a giudicare se questo colosso mondiale, accusato di aver colpevolmente minimizzato la pericolosità dell’amianto causando così la morte a migliaia di persone, come si sarebbero comportati, sapendo che l’azienda potrebbe denunciarli chiedendo loro personalmente danni per milioni di euro?
Secondo me, avrebbero chiuso il fascicolo e le famiglie dei morti causati dall’amianto di Casale Monferrato non avrebbero avuto giustizia.
Per cui, è evidente che con questa nuova legge il semplice cittadino senza santi in paradiso, sarebbe ancora più disarmato davanti ad un tribunale di quanto non lo sia oggi.
Questa norma è un fucile spianato contro i magistrati.
Serve a intimidire quei magistrati che nonostante tutto vogliono che la legge sia uguale per tutti.
Insomma, questa legge puzza di imbroglio e di vendetta di una parte della casta politica, contro quei magistrati che non si fermano, che non si arrendono all’arroganza del potere e del denaro.
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venerdì 10 febbraio 2012
Testo della mia "L'Isola" a TPN del 9 febbraio 2012
Spesso ci arrabbiamo con questo Stato per i pessimi servizi che riceviamo, dalla Sanità alla Scuola, dalla Giustizia ai Trasporti pubblici e via elencando.
Quando sfogli un giornale, oppure guardi un TG, ti assale un senso di nausea per l’abisso in cui è sprofondato il Paese sia eticamente che socialmente. L’illegalità e le ruberie sono diventate la regola.
Recentemente il governo ha sciolto per infiltrazioni mafiose due consigli comunali della Liguria, Bordighera e Ventimiglia, inimmaginabile fino a qualche anno fa.
In un quadro così desolante, viene da chiedersi quale sia la causa di tutto questo schifo.
Io penso sia il Parlamento, la nostra massima istituzione democratica.
Se il Parlamento è marcio, anche la società in tutte le sue sfaccettature lo è.
Alla Camera e al Senato, i parlamentari pregiudicati, inquisiti, alcuni addirittura inseguiti da mandati di cattura, sono ormai ben oltre il 10%. Una percentuale che pone il nostro Parlamento davanti a quartieri di città come Scampia a Napoli, dove la malavita domina incontrastata.
Dai Scajola, dai Dell’Utri, dai Tedesco, dai Milanese, dai Verdini, dai Brancher, dai Ciarrapico, dai Cosentino e altre decine e decine di deputati e senatori, io non comprerei un’auto usata.
Senza dimenticare il boss dei boss, Berlusconi, del quale è inutile che mi dilunghi troppo.
Chi non ha portato il cervello all’ammasso sa che il Parlamento, in questi anni dominato da PDL e Lega, ha sfornato leggi che hanno depenalizzato i reati di cui Berlusconi era accusato, bloccando con vari lodi e prescrizioni facili i suoi numerosi processi.
Non dovremmo mai dimenticarlo: senza quelle leggi ad personam, il Caimano sarebbe già da tempo ospite nelle patrie galere.
Il Parlamento italiano è un luogo dove ti rubano il cappotto, la pelliccia, l’orologio, il computer.
E’ decisamente un posto insicuro e pericoloso.
E allora viene da chiedersi: perché dovremmo comportarci da cittadini perbene ognuno nel proprio ruolo sociale, quando vediamo i nostri massimi rappresentanti politici protagonisti di certi indecenti spettacoli?
Perché la sanità, la scuola, la giustizia, dovrebbero funzionare ed essere gestiti con correttezza ed onestà, quando la maggioranza della classe politica, a tutti i livelli, è corrotta?
Il pesce puzza sempre dalla testa.
Pensate, nel 2001 negli Stati Uniti, il ministro del Lavoro del Governo Bush, Linda Chavez si è dovuta dimettere per non aver regolarizzato la propria cameriera.
Mentre il ministro della Difesa tedesco, Guttemberg, nel marzo scorso si è dovuto dimettere perché è stato scoperto che anni prima aveva copiato la tesi di dottorato.
Ed in Inghilterra, la scorsa settimana, si è dimesso il ministro dell’Ambiente e dell’Energia, Chris Huhne, perché la moglie, dalla quale sta divorziando, ha raccontato che nel 2003 si era accollata la multa e i punti di penalizzazione sulla patente per eccesso di velocità mentre alla guida era suo marito.
Il ministro aveva mentito e tanto è bastato a farlo dimettere.
Questo avviene nei Paesi civili e democratici.
E da noi, cosa succede nel cortile di casa nostra.
Emblematico il “caso Bortolotti”, sindaco di AzzanoX°, nonché segretario della Lega della provincia di Pordenone.
Mentre la Corte d’Appello di Trieste ha inviato le carte processuali alla Corte Costituzionale perché risolva la querelle in cui Bortolotti è imputato per la famosa multa, rinviando in tal modo la sentenza, il segretario leghista è rimasto incollato sulla sua poltrona di sindaco, minacciando pure un regolamento di conti con chi gli aveva remato contro in questi mesi.
Ma non è tutto.
C’è un altro fatto che coinvolge Bortolotti e che dovrebbe far riflettere i cittadini e non solo gli azzanesi.
Come scrive il Messaggero Veneto, il sindaco di Azzano X° è tutt’ora imputato in un altro processo in cui è accusato di peculato per aver usato l’utenza telefonica del Comune di cui è sindaco, per aver fatto delle chiamate private per un valore di oltre 3mila euro. Quando è stato beccato, ne ha restituite 2.500 al suo Comune, ammettendo implicitamente di aver commesso il reato per cui Bortolotti è reo confesso.
Se il Paese non avesse perso il senso del lecito e dell’illecito, Bortolotti, anziché minacciare rese dei conti, dovrebbe andare a nascondersi e muoversi preferibilmente al buio quando cala la notte.
Perché la questione è semplice: o gli inglesi, gli americani, i tedeschi sono degli stupidi imbecilli ancorati ancora a delle etiche politiche ormai fuori moda, oppure noi italiani stiamo regredendo verso la legge della giungla dove il più forte vince sempre, alla faccia di tutto e di tutti.
Quando sfogli un giornale, oppure guardi un TG, ti assale un senso di nausea per l’abisso in cui è sprofondato il Paese sia eticamente che socialmente. L’illegalità e le ruberie sono diventate la regola.
Recentemente il governo ha sciolto per infiltrazioni mafiose due consigli comunali della Liguria, Bordighera e Ventimiglia, inimmaginabile fino a qualche anno fa.
In un quadro così desolante, viene da chiedersi quale sia la causa di tutto questo schifo.
Io penso sia il Parlamento, la nostra massima istituzione democratica.
Se il Parlamento è marcio, anche la società in tutte le sue sfaccettature lo è.
Alla Camera e al Senato, i parlamentari pregiudicati, inquisiti, alcuni addirittura inseguiti da mandati di cattura, sono ormai ben oltre il 10%. Una percentuale che pone il nostro Parlamento davanti a quartieri di città come Scampia a Napoli, dove la malavita domina incontrastata.
Dai Scajola, dai Dell’Utri, dai Tedesco, dai Milanese, dai Verdini, dai Brancher, dai Ciarrapico, dai Cosentino e altre decine e decine di deputati e senatori, io non comprerei un’auto usata.
Senza dimenticare il boss dei boss, Berlusconi, del quale è inutile che mi dilunghi troppo.
Chi non ha portato il cervello all’ammasso sa che il Parlamento, in questi anni dominato da PDL e Lega, ha sfornato leggi che hanno depenalizzato i reati di cui Berlusconi era accusato, bloccando con vari lodi e prescrizioni facili i suoi numerosi processi.
Non dovremmo mai dimenticarlo: senza quelle leggi ad personam, il Caimano sarebbe già da tempo ospite nelle patrie galere.
Il Parlamento italiano è un luogo dove ti rubano il cappotto, la pelliccia, l’orologio, il computer.
E’ decisamente un posto insicuro e pericoloso.
E allora viene da chiedersi: perché dovremmo comportarci da cittadini perbene ognuno nel proprio ruolo sociale, quando vediamo i nostri massimi rappresentanti politici protagonisti di certi indecenti spettacoli?
Perché la sanità, la scuola, la giustizia, dovrebbero funzionare ed essere gestiti con correttezza ed onestà, quando la maggioranza della classe politica, a tutti i livelli, è corrotta?
Il pesce puzza sempre dalla testa.
Pensate, nel 2001 negli Stati Uniti, il ministro del Lavoro del Governo Bush, Linda Chavez si è dovuta dimettere per non aver regolarizzato la propria cameriera.
Mentre il ministro della Difesa tedesco, Guttemberg, nel marzo scorso si è dovuto dimettere perché è stato scoperto che anni prima aveva copiato la tesi di dottorato.
Ed in Inghilterra, la scorsa settimana, si è dimesso il ministro dell’Ambiente e dell’Energia, Chris Huhne, perché la moglie, dalla quale sta divorziando, ha raccontato che nel 2003 si era accollata la multa e i punti di penalizzazione sulla patente per eccesso di velocità mentre alla guida era suo marito.
Il ministro aveva mentito e tanto è bastato a farlo dimettere.
Questo avviene nei Paesi civili e democratici.
E da noi, cosa succede nel cortile di casa nostra.
Emblematico il “caso Bortolotti”, sindaco di AzzanoX°, nonché segretario della Lega della provincia di Pordenone.
Mentre la Corte d’Appello di Trieste ha inviato le carte processuali alla Corte Costituzionale perché risolva la querelle in cui Bortolotti è imputato per la famosa multa, rinviando in tal modo la sentenza, il segretario leghista è rimasto incollato sulla sua poltrona di sindaco, minacciando pure un regolamento di conti con chi gli aveva remato contro in questi mesi.
Ma non è tutto.
C’è un altro fatto che coinvolge Bortolotti e che dovrebbe far riflettere i cittadini e non solo gli azzanesi.
Come scrive il Messaggero Veneto, il sindaco di Azzano X° è tutt’ora imputato in un altro processo in cui è accusato di peculato per aver usato l’utenza telefonica del Comune di cui è sindaco, per aver fatto delle chiamate private per un valore di oltre 3mila euro. Quando è stato beccato, ne ha restituite 2.500 al suo Comune, ammettendo implicitamente di aver commesso il reato per cui Bortolotti è reo confesso.
Se il Paese non avesse perso il senso del lecito e dell’illecito, Bortolotti, anziché minacciare rese dei conti, dovrebbe andare a nascondersi e muoversi preferibilmente al buio quando cala la notte.
Perché la questione è semplice: o gli inglesi, gli americani, i tedeschi sono degli stupidi imbecilli ancorati ancora a delle etiche politiche ormai fuori moda, oppure noi italiani stiamo regredendo verso la legge della giungla dove il più forte vince sempre, alla faccia di tutto e di tutti.
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domenica 5 febbraio 2012
DDL di Italia dei Valori sui rimborsi elettorali
“L’Italia dei Valori ha presentato un disegno di legge per regolamentare una volta per tutte i rimborsi elettorali e la gestione finanziaria dei partiti. E’ indispensabile che la politica, a qualsiasi livello, adotti un codice etico rigoroso che garantisca credibilità, moralità e chiarezza. La gestione della res publica richiede infatti assoluta trasparenza e non ammette zone d’ombra. La disciplina dei rimborsi elettorali va affrontata in Parlamento il prima possibile e, per questo, siamo pronti a sottoporre la nostra proposta all’attenzione degli altri partiti”. È quanto afferma in una nota il portavoce dell’Italia dei Valori, Leoluca Orlando, che aggiunge: “Il nostro disegno di legge stabilisce il dimezzamento degli attuali rimborsi elettorali e l’ammissibilità a ricevere questi rimborsi solo per quelle forze politiche che, nelle elezioni corrispondenti, abbiano totalizzato almeno il 2% dei voti validi. Inoltre, tali rimborsi elettorali possono essere consegnati solo dopo la presentazione di regolari fatture che attestino le spese sostenute”. “E’ previsto anche il divieto per le imprese pubbliche o miste pubblico-private di effettuare qualsiasi finanziamento ai partiti. Il ddl introduce il reato di finanziamento illecito, punibile fino a sei anni, per coloro che danno o ricevono sovvenzioni di qualsiasi natura e di qualsiasi entità da aziende pubbliche o miste pubblico-private nonché da coloro che danno o ricevano contributi oltre i cinquemila euro, senza denunciarli, da aziende o soggetti privati”. “Per chi ha violtato la legge di finanziamento pubblico – prosegue ancora Orlando – il ddl dell’Italia dei Valori stabilisce la pena accessoria dell’ineleggibilità, la decadenza automatica dalla carica elettiva, parlamentare compresa, e l’ineleggibilità futura. Per quei partiti che ricevono contributi illeciti è invece prevista la soppressione del rimborso della campagna elettorale precedente e la perdita del diritto di futuri finanziamenti”. “A questo ddl – conclude Orlando – l’IdV aggiunge da sempre la proposta della non candidabilita' delle persone condannate e la decadenza automatica di quegli eletti che vengono condannati durante il mandato”.
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sabato 4 febbraio 2012
Testo della mia "L'Isola" a TPN del 1 febbraio 2012
Spesso, Berlusconi e Bossi parlano del nostro debito pubblico che è di oltre 1900 miliardi di euro, come fosse un’eredità delle guerre puniche.
Per cui, siccome sono numeri e non si possono violentare, vediamo se ciò è la verità dei fatti.
Nella cosiddetta prima Repubblica, il nostro mostruoso debito è salito vertiginosamente dalla metà degli anni ottanta fino ai primi anni novanta quando l’uomo politico più importante italiano era il corrotto, morto latitante, Bettino Craxi.
L’uomo politico che gli succedette nella seconda Repubblica e che ha dato una mano importante per raggiungere l’attuale triste primato, è senza dubbio alcuno il suo sodale, Berlusconi.
Solo negli ultimi 3 anni del suo governo, il nostro indebitamento è passato da meno di 104% sul PIL lasciato all’inizio del 2008 dal governo Prodi, agli oltre 120% attuale con un aumento secco del 15,5%.
Numeri inconfutabili per cui quando vi dicono che il governo Berlusconi non ha aumentato il debito, vi stanno prendendo in giro.
Poi sempre Berlusconi ed i suoi maggiordomi con Bossi suo vassallo, accusano gli artefici della nostra entrata nell’euro, Prodi e Ciampi, di aver accettato un tasso di cambio lira/euro troppo alto, che come sappiamo è di 1936,27 lire, quindi circa 2mila delle vecchie lire per 1 euro, ebbene, anche in questo caso vi stanno mentendo, vi stanno prendendo per i fondelli.
Il cambio Euro/lira non è stato frutto di una decisione politica, ma di un fatto tecnico che fotografava i tassi di cambio negli ultimi 2 anni dell’ECU, l’Unità di conto europeo, la valuta di riferimento in vigore prima dell’euro.
Ad esempio, il marco tedesco era quotato in quegli anni 990 lire per cui il cambio marco/euro è stato di circa 1,95 marchi, circa 2 marchi per 1 euro.
Mentre il franco francese si cambiava a 295 lire e ci volevano quindo oltre 6 franchi e mezzo per 1 euro.
Se fate le moltiplicazioni vedrete che il cambio euro/lira, euro/marco tedesco ed euro/franco francese erano la fotografia esatta dei tassi di cambio di allora.
La verità è che i problemi dell’euro per noi italiani non sono dovuti al cambio di allora, bensì ai mancati controlli quando, dopo un periodo transitorio, il 1° gennaio del 2002 l’euro è entrato materialmente nelle tasche degli italiani.
E chi era a capo del governo di allora che avrebbe dovuto controllare?
Proprio lui: Berlusconi.
Causa i mancati controlli di quel genio di Tremonti, i prezzi di molti prodotti in breve tempo si sono raddoppiati come se un euro valesse mille lire anziché quasi 2mila.
E questo lo abbiamo provato sulla nostra pelle di consumatori.
Per evitare queste furbizie o meglio queste disonestà, Prodi e Ciampi avevano preparato delle contromisure. Infatti una norma obbligava i commercianti, con l’entrata nell’euro, ad applicare per 6 mesi i doppi cartellini con i prezzi espressi in euro e in lire, in tal modo il consumatore avrebbe potuto fare il confronto con facilità. Sempre Ciampi, aveva istituito delle Commissioni provinciali con il compito specifico di controllare eventuali aumenti di prezzo ingiustificati e anomali.
Ebbene, questi importanti deterrenti il governo Berlusconi non li ha mai attivati.
Ma un errore che sicuramente non si può imputare né a Prodi né a Berlusconi, è non aver previsto la divisa di 1 euro e di 2 in tagli cartacei.
Noi italiani con la lira eravamo abituati ad avere delle monete che erano pochi spiccioli, mentre un euro e a maggior ragione quella di due, hanno un valore ben più alto, ma molti non ne erano coscienti. Non eravamo preparati.
Ma anche con questi handicap l’euro, per quanto riguarda l’Italia, è stato salvifico per la tenuta finanziaria ed economica del Paese.
Grazie all’euro, in quest’ultimo decennio l’Italia ha pagato degli interessi minimi sul nostro debito pubblico, il terzo per valore nel mondo.
Se non fossimo entrati nell’euro, la vecchia liretta sarebbe stata e lo sarebbe a maggior ragione oggi, una facile preda per la speculazione.
Senza l’euro oggi saremmo un Paese com’era l’Argentina 10 anni fa, vicini o forse già in bancarotta già da qualche anno.
E quindi, alla luce di questi fatti, ed i fatti non si discutono, dobbiamo ringraziare Prodi e Ciampi che grazie al loro prestigio internazionale, ci hanno permesso di entrare con i primi Paesi nella zona euro, anche se i nostri parametri economici e finanziari non coincidevano con quelli previsti dal trattato di Maastricht.
Per cui, siccome sono numeri e non si possono violentare, vediamo se ciò è la verità dei fatti.
Nella cosiddetta prima Repubblica, il nostro mostruoso debito è salito vertiginosamente dalla metà degli anni ottanta fino ai primi anni novanta quando l’uomo politico più importante italiano era il corrotto, morto latitante, Bettino Craxi.
L’uomo politico che gli succedette nella seconda Repubblica e che ha dato una mano importante per raggiungere l’attuale triste primato, è senza dubbio alcuno il suo sodale, Berlusconi.
Solo negli ultimi 3 anni del suo governo, il nostro indebitamento è passato da meno di 104% sul PIL lasciato all’inizio del 2008 dal governo Prodi, agli oltre 120% attuale con un aumento secco del 15,5%.
Numeri inconfutabili per cui quando vi dicono che il governo Berlusconi non ha aumentato il debito, vi stanno prendendo in giro.
Poi sempre Berlusconi ed i suoi maggiordomi con Bossi suo vassallo, accusano gli artefici della nostra entrata nell’euro, Prodi e Ciampi, di aver accettato un tasso di cambio lira/euro troppo alto, che come sappiamo è di 1936,27 lire, quindi circa 2mila delle vecchie lire per 1 euro, ebbene, anche in questo caso vi stanno mentendo, vi stanno prendendo per i fondelli.
Il cambio Euro/lira non è stato frutto di una decisione politica, ma di un fatto tecnico che fotografava i tassi di cambio negli ultimi 2 anni dell’ECU, l’Unità di conto europeo, la valuta di riferimento in vigore prima dell’euro.
Ad esempio, il marco tedesco era quotato in quegli anni 990 lire per cui il cambio marco/euro è stato di circa 1,95 marchi, circa 2 marchi per 1 euro.
Mentre il franco francese si cambiava a 295 lire e ci volevano quindo oltre 6 franchi e mezzo per 1 euro.
Se fate le moltiplicazioni vedrete che il cambio euro/lira, euro/marco tedesco ed euro/franco francese erano la fotografia esatta dei tassi di cambio di allora.
La verità è che i problemi dell’euro per noi italiani non sono dovuti al cambio di allora, bensì ai mancati controlli quando, dopo un periodo transitorio, il 1° gennaio del 2002 l’euro è entrato materialmente nelle tasche degli italiani.
E chi era a capo del governo di allora che avrebbe dovuto controllare?
Proprio lui: Berlusconi.
Causa i mancati controlli di quel genio di Tremonti, i prezzi di molti prodotti in breve tempo si sono raddoppiati come se un euro valesse mille lire anziché quasi 2mila.
E questo lo abbiamo provato sulla nostra pelle di consumatori.
Per evitare queste furbizie o meglio queste disonestà, Prodi e Ciampi avevano preparato delle contromisure. Infatti una norma obbligava i commercianti, con l’entrata nell’euro, ad applicare per 6 mesi i doppi cartellini con i prezzi espressi in euro e in lire, in tal modo il consumatore avrebbe potuto fare il confronto con facilità. Sempre Ciampi, aveva istituito delle Commissioni provinciali con il compito specifico di controllare eventuali aumenti di prezzo ingiustificati e anomali.
Ebbene, questi importanti deterrenti il governo Berlusconi non li ha mai attivati.
Ma un errore che sicuramente non si può imputare né a Prodi né a Berlusconi, è non aver previsto la divisa di 1 euro e di 2 in tagli cartacei.
Noi italiani con la lira eravamo abituati ad avere delle monete che erano pochi spiccioli, mentre un euro e a maggior ragione quella di due, hanno un valore ben più alto, ma molti non ne erano coscienti. Non eravamo preparati.
Ma anche con questi handicap l’euro, per quanto riguarda l’Italia, è stato salvifico per la tenuta finanziaria ed economica del Paese.
Grazie all’euro, in quest’ultimo decennio l’Italia ha pagato degli interessi minimi sul nostro debito pubblico, il terzo per valore nel mondo.
Se non fossimo entrati nell’euro, la vecchia liretta sarebbe stata e lo sarebbe a maggior ragione oggi, una facile preda per la speculazione.
Senza l’euro oggi saremmo un Paese com’era l’Argentina 10 anni fa, vicini o forse già in bancarotta già da qualche anno.
E quindi, alla luce di questi fatti, ed i fatti non si discutono, dobbiamo ringraziare Prodi e Ciampi che grazie al loro prestigio internazionale, ci hanno permesso di entrare con i primi Paesi nella zona euro, anche se i nostri parametri economici e finanziari non coincidevano con quelli previsti dal trattato di Maastricht.
venerdì 3 febbraio 2012
Presidente Monti, con chi stai?
Dopo le molte figuracce nei vari talk show televisivi, le ultime boutade del sottosegretario Polillo sono davvero avvilenti. Alcune davvero vergognose, come quella in cui definisce Berlusconi salvatore della democrazia italiana. Oppure quando dice di aver inviato al capogruppo del PDL, il piduista Cicchitto, il suo curriculum per essere nominato segretario.
Io penso che un personaggio simile debba essere allontanato dal governo Monti, altrimenti debbo credere che le sue parole interpretano il pensiero di questo governo. In tal caso questo governo non è un esecutivo tecnico, ma politico al 100% e che guarda con simpatia, anche alla luce delle esternazioni a “Matrix” dello stesso Monti, a quella destra impresentabile berlusconiana che ha ridotto il Paese ad essere lo zimbello d’Europa e del Mondo.
Io penso che un personaggio simile debba essere allontanato dal governo Monti, altrimenti debbo credere che le sue parole interpretano il pensiero di questo governo. In tal caso questo governo non è un esecutivo tecnico, ma politico al 100% e che guarda con simpatia, anche alla luce delle esternazioni a “Matrix” dello stesso Monti, a quella destra impresentabile berlusconiana che ha ridotto il Paese ad essere lo zimbello d’Europa e del Mondo.
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