giovedì 31 maggio 2012

Testo della mia "L'Isola" a TPN del 30 maggio 2012

Quante volte abbiamo detto o sentito che tutta la politica è sporca.
Che tutti i politici quando si siedono nelle loro comode poltrone, fanno solo i propri interessi e rubano.
Che tutti i partiti sono uguali.
Questi ragionamenti vengono da lontano.
I politicanti che rubano, e sono tanti, hanno creato ad arte questi assiomi.
Se tutti sono ladri, il ladro vero non viene più recepito come tale.
Ecco allora che diventa necessario fare delle distinzioni e uscire dai soliti luoghi comuni.
Perché non tutti i giornalisti sono dei venduti, come non tutti in commercianti imbrogliano sui prezzi. Ma ci sono molti giornalisti e commercianti, che si comportano onestamente. E se fossi un giornalista oppure un commerciante onesto, combatterei contro chi afferma che siamo tutti uguali e disonesti.
Ho cominciato con questo preambolo perché questa sera voglio portare un esempio che sfata il mito del “così fan tutti”.
Siamo a Cerveteri, un comune vicino Roma di poco meno di 40mila abitanti, amministrato da una giunta di centro sinistra. Con un sindaco del PD e un vicesindaco eletto con una lista civica, un giovane neppure trentenne.
C’è in ballo un’operazione immobiliare da 16 milioni di euro: una società vuole costruire un centro commerciale e residenziale (31mila metricubi di abitazioni e 50mila di negozi) per il quale erano necessari diversi cambi di destinazione d’uso dei terreni e modifiche sostanziali al piano regolatore.
In cambio la società interessata all’opera avrebbe costruito una scuola.
Il giovane vicesindaco da sempre contrario alla cementificazione del territorio, si oppone con forza al progetto anche in considerazione dell’impatto sul commercio locale fatto da negozi di piccole e medie dimensioni.
Anche l’ufficio tecnico del Comune era contrario.
La delibera viene inserita nell’ordine del giorno nel Consiglio comunale del 15 aprile 2011. Pochi giorni prima, esattamente il 12, il giovane vicesindaco riceve una telefonata con la quale gli viene chiesto un incontro. A questo appuntamento, senza troppi giri di parole, gli emissari della ditta interessata alla costruzione del centro commerciale, propongono una mazzetta da 75mila euro a lui personalmente e anche per ognuno dei 3 consiglieri del suo gruppo per un totale quindi di 300mila euro, più altri 75mila, sempre per lui, se l’affare fosse andato a buon fine.
Il giovane poi racconta quanto avvenuto ai consiglieri della sua Lista e, trovandoli tutti concordi nel non accettare la corruzione, decide di andare avanti nella battaglia ma per farlo si rende conto che è necessario avere una copertura politica a livello nazionale. Per questo si rivolge ad Antonio Di Pietro, un politico che lui con la sua Lista civica aveva sempre guardato con simpatia. Così guidato dall’ex pm decide di andare dai Carabinieri per denunciare la corruzione.
Da quel momento il leader IDV sarà anche il suo avvocato e lo seguirà nell’intera operazione.
Concorda quindi con le forze dell’ordine di attirare i corruttori in un appuntamento facendo finta di accettare la proposta. All’incontro si presenta con dei microfoni e delle telecamere nascoste.
Immediatamente dopo il passaggio di denaro le forze dell’ordine procedono con gli arresti.
L’indagine della magistratura prosegue poi con altre 11 persone indagate tra cui il sindaco, che ha costretto allo scioglimento l’intero Consiglio comunale di Cerveteri.
Durante la lunga campagna elettorale, condotta ovviamente CONTRO tutte le altre forze politiche locali in primis, PD, PDL e UDC, le minacce anche fisiche non sono mancate sia verso l’ex vicesindaco, che si era candidato a sindaco, sia verso i candidati consiglieri delle Liste che lo sostenevano.
Ma ai ballottaggi, Alessio Pascucci, questo il nome del giovane candidato per l’Italia dei Valori e per alcune liste civiche, è stato eletto nuovo sindaco di Cerveteri con oltre il 60% dei voti.
Ecco, questa è la storia.
Come si vede, l’eterno alibi dei corrotti, quello che ripetono ogni volta che vengono scoperti ovvero, “Così fan tutti”, per Alessio Pascucci questo assioma non vale.
E’ a furia di dire “Così fan tutti” che siamo arrivati dove siamo arrivati.
Ma tra tutte le balle questa è la più grossa.
Così NON fan tutti!!
Si può NON fare.
Basta volerlo.
Basta smettere di fare politica per il proprio tornaconto e pensare al bene di chi si governa e di ciò che si amministra: cioè dei cittadini e della cosa pubblica.
Alessio Pascucci, il nuovo giovane sindaco di Cerveteri insegna: si può essere degli amministratori, dei politici ED ESSERE DELLE PERSONE ONESTE E PERBENE.





giovedì 24 maggio 2012

Testo della mia "L'Isola" a TPN del 23 maggio 2012

Non ne posso più, non sopporto più la Lega.
Per anni i leghisti hanno degradato e devastato lo Stato.
Hanno usato espressioni scurrili contro il tricolore; hanno abbaiato contro l’Unità nazionale; Bossi, da ministro ha usato il dito medio e le pernacchie per esprimere i suoi alti pensieri; hanno berciato frasi xenofobe e razziste contro i meridionali e gli immigrati; hanno minacciato di sparare ai giudici; volevano prendere le impronte digitali ai bambini Rom; si rifiutavano di dar da mangiare ai bambini nelle mense scolastiche, perché i loro genitori erano quasi tutti extracomunitari che non potevano pagare la mensa.
Insomma, espressioni e metodi da partito xenofobo e razzista.
Senza dilungarmi poi, al cosiddetto “familismo amorale” di Bossi da cui emergono fatti da imbarazzare chiunque abbia un minimo di etica pubblica.
E questi fatti che vi ho appena elencato, sono solo una minimissima parte delle “prodezze” cui ci ha fatto assistere in questi lunghi vent’anni la Lega Nord per l’indipendenza della padania.
Ebbene, un partito con questo background, la scorsa settimana si è superato.
Il suo assessore regionale Seganti, ha deciso di togliere il finanziamento al film che il regista Marco Bellocchio sta girando in regione ispirato alla vicenda di Beppino ed Eluana Englaro.
Una storia tragica che ha diviso il mondo civile, politico e religioso.
E quale stupido escamotage ha ecogitato l’assessore leghista Seganti per scippare i 130 mila euro assegnati dalla Film Commission del FGV, una commissione regionale che assegna dei fondi per sostenere dei film basati su storie locali e girati in regione? Ha dirottato in un altro capitolo di spesa i fondi destinati a questo organismo regionale, lasciando così la Commissione senza un euro, bloccando così di fatto il finanziamento al film di Bellocchio, ma anche ad un film che sta girando in regione il premio Oscar Tornatore, a cui erano già stati assegnati altri contributi.
La Seganti giustifica questo abuso, perché di questo si tratta, perché aveva l’obbligo di far rispettare l’Ordine del Giorno votato in Consiglio regionale. Un OdG in cui veniva chiesto che il film di Bellocchio NON venisse finanziato dalla Film Commission perché quest’opera cinematografica si ispirava alla vicenda di Eluana Englaro e della sua morte avvenuta in una struttura sanitaria privata di Udine.
Una bugia colossale. Una stupidaggine.
Un Ordine del Giorno non ha forza di legge.
Spesso in Parlamento e nei Consigli regionali in cui si legifera, gli OdG votati a maggioranza non vengono rispettati.
Serve pure ricordare che la Commissione regionale che decide quali film sostenere economicamente, è un organismo del tutto autonomo rispetto alla Giunta e al Consiglio regionale e che di conseguenza nessuno può interferire sulle sue scelte.
Invece la Seganti è entrata a gamba tesa, anche se sapeva che stava violando le regole.
Ma chi se ne importa.
L’importante è dimostrare, agli elettori contrari alla scelta dei magistrati di lasciare andare al proprio destino la povera Eluana, che la Lega è con loro. Che la Lega è per la vita, questo è il suo spudorato messaggio.
Quella stessa Lega che non rispetta i diritti umani, che ha lasciato morire donne, uomini e bambini sul Canale di Sicilia, quando li respingeva, mandandoli a morte certa, verso la Libia di quel macellaio di Gheddafi, in questo caso diventa paladina della vita umana.
Quanta ipocrisia. Quante faccie di bronzo.
E poi il presidente Tondo, cuor di leone, che a suo tempo si era battuto per far cessare l’inutile accanimento terapeutico su Eluana, su questa scelta dell’assessore Seganti dichiara pilatescamente: “Ci sono cose più importanti che finanziare film in questo momento. E qui mi fermo”.
Poi quando il clamore su questa vicenda esplode, Tondo cambia tono e dice: “Ci metterò le mani”
Questa è la politica politicante.
Per avere delle possibilità di venire rieletto presidente nel 2013, Tondo deve avere il sostegno della Lega e pure dell’UDC, e così non si è fatto scrupolo nel difendere la scelta della Seganti.
Per una sua rielezione si è rimangiato quello che gli dettava a suo tempo la sua coscienza e il suo passato di laico socialista.
Questi sono i metodi che allontanano sempre più i cittadini dai partiti e dalla politica.
Quando non ci si fa scrupolo a rispettare le proprie convinzioni, per un pugno di voti, l’elettore che ha ancora una visione della politica alta, si allontana da questa miserabile politica.
Mentre, invece, chi è meno preparato. Chi segue distrattamente la vita politica e sociale, segue il pifferaio magico di turno che gli offre soluzioni facili a problemi ben più complessi.

sabato 19 maggio 2012

Testo della mia "L'Isola" a TPN del 16 maggio 2012

Circa due mesi fa, esattamente martedì 27 marzo, dopo aver letto che il weekend precedente, il presidente Tondo aveva ospitato privatamente il senatore del PDL, Dell’Utri, ho inviato una mail personale al presidente della Regione per evidenziarle la mia contrarietà a questo incontro conviviale. E visto che dopo tutto questo tempo, Tondo o il suo ufficio stampa non si sono neppure degnati di rispondermi, ho deciso di renderla pubblica perché possiate dare un vostro giudizio. Ecco il testo: “Caro Tondo, ho letto con sgomento sul Messaggero Veneto che venerdì e sabato scorso ha ospitato, pranzando e cenando assieme, Marcello Dell'Utri, un pregiudicato. Dopo che la Cassazione ha annullato a Dell'Utri, la sentenza della Corte d'Appello di Palermo che lo aveva condannato a 7 anni di carcere per "concorso esterno in associazione di stampo mafioso", rimane comunque sempre valida la sentenza di 1° grado in cui è stato condannato a 9 anni di carcere per la stessa accusa. Se non scatterà la prescrizione, un'altra Corte d'Appello di Palermo rifarà un nuovo processo. Ma non sono "solo" queste le pendenze giudiziarie del Nostro. A suo tempo aveva patteggiato una pena di 2 anni e 3 mesi di carcere per frode fiscale. Ecco, caro Presidente, per una questione di cautela Lei come rappresentante di tutti i cittadini di questa regione, non dovrebbe tenere rapporti di questo tipo con questi soggetti. Non credo che avere questi rapporti amicali con chi ha questa storia processuale, sia rispettoso verso quei cittadini che vivono con difficoltà questi tempi in cui l'illegalità domina incontrastata. Nessuno può dire alla luce della sentenza della Cassazione che Dell'Utri sia un mafioso. Ma certamente le sue frequentazioni con boss mafiosi sono state accertate. Ed è sempre lui che ha dato dell'eroe ad un capomafia come Mangano. Insomma, caro Tondo, Lei è un'Istituzione e rappresenta tutti i cittadini della regione, non solo i pidiellini. A questo proposito, è sconcertante quello che pochi giorni fa è accaduto a Sacile durante la visita del maggiordomo di Berlusconi, pardon, del segretario del PDL, Alfano. Quando dai microfoni, Alfano ha ricordato la decisione della Cassazione di annullare la sentenza di condanna a Dell'Utri, è esploso un boato di soddisfazione tra i partecipanti all'incontro, tra cui i massimi rappresentanti regionali del Suo partito . Personalmente questo comportamento mi ha lasciato un senso di nausea. Ecco perché mi da un grande fastidio che Lei abbia ospitato un tale individuo. Ci sono dei limiti etici che non possono essere superati. E ci sono comportamenti che non possono essere accettati in un Paese civile. Lei è la massima Istituzione della mia regione e dovrebbe scegliere con più senso etico i propri ospiti. Il Suo comportamento giustifica gli applausi scroscianti pro Dell'Utri di Sacile”. Ovviamente questa mail è stata inviata a Tondo prima che uscisse la motivazione della sentenza, che ha poi rinviato ad un nuovo processo d’Appello Dell’Utri. Ora però la conosciamo. Nella sentenza della Cassazione è scritto a chiare lettere come Dell’Utri sia stato per diversi anni il tramite tra la Mafia siciliana e Silvio Berlusconi. Che Berlusconi tramite il suo braccio destro Dell’Utri ha pagato regolarmente Cosa Nostra non solo per tutelare se stesso e la sua famiglia, ma che era, così scrive la Cassazione, “finalizzato alla realizzazione di evidenti risultati di arrichimento”. E allora caroTondo, non trova, anche alla luce di questi fatti, che un po’ di cautela da parte sua era assolutamente necessaria. Credo che la disaffezione di molti per la politica, come pure il successo di liste civiche e del Movimento 5 Stelle di Grillo, sia dovuto anche a questi comportamenti incoerenti, per usare un eufemismo. A bei tempi in cui si diceva che il “Furlan a l’è salt, onest e lavorador”, un politico friulano non avrebbe potuto mantenere rapporti così stretti con chi puzza di mafia come Dell’Utri, senza rischiare di venire espulso dalla politica e messo ai margini anche dalla nostra società civile.

sabato 12 maggio 2012

Senza vergogna

In un tribunale della Repubblica, non al bar sport, una testimone del “processo Ruby” in cui è imputato Berlusconi, ha dichiarato sotto giuramento dei fatti che farebbero arrossire di imbarazzo chiunque. La testimone, Chiara Danese, una ragazza di vent’anni che ha partecipato ad una “serata elegante” ad Arcore con il sultano locale, ha detto tra l’altro: “C’erano una decina di ragazze ed un paio di signore eleganti più adulte”; “Berlusconi cominciò a raccontare barzellette sconce per le quali le ragazze ridevano in modo forzato”; (poi fece girare una) “statuetta raffigurante un uomo, dall’altezza più o meno di una bottiglietta d’acqua da mezzo litro con un pene sproporzionato”; A questo punto la testimone si mette a piangere ricordando che con la statuetta le ragazze mimavano un rapporto orale. Poi continua: “ C’era chi scopriva il seno, le ragazze andavano da Berlusconi, si facevano toccare, lo toccavano, cantavano: “Meno male che Silvio c’è””. Poi sono scesi nella discoteca del “bunga bunga” e Chiara si sente sempre più a disagio. Dichiara al Pm: “Berlusconi allora ci porta a fare un giro per la casa, ci sono delle scale strette. Sento la sua mano sul sedere, gli ho fatto capire che non gradivo”. Poi nella sala dove c’è il palo della lap dance Nicole Minetti fa uno spogliarello: “è l’unica, ribadisce Chiara, che resta nuda”. Immaginate che tutto questo merdaio fosse accaduto in un Paese qualsiasi con una democrazia normale. Pensate davvero che il protagonista potrebbe rimanere un secondo in più a capo di un partito che è tutt’ora il partito di maggioranza relativa in Parlamento. In un Paese normale sarebbero i suoi deputati, senatori ed i dirigenti sul territorio che lo caccerebbero. In un Paese normale, Nicole Minetti, consigliere regionale della Lombardia, eletta nel “listino” di Formigoni, quindi senza preferenze, verrebbe cacciata senza scampo. Invece in questo disgraziato Paese, Berlusconi è ancora saldo al potere. Non si muove foglia su nessun argomento che possa essere pericoloso per i suoi interessi economici e giudiziari. Nicole Minetti è sempre consigliere regionale a 12mila euro mensili e non prova nessun imbarazzo su quanto sta emergendo nel processo. Insomma siamo un Paese che ha perso la bussola. Se non veniamo fuori da questa melma questo Paese non si risolleverà mai più. E’ del tutto evidente che a causa di questi stili di vita, il nostro ex presidente del Consiglio è sotto ricatto da questa fauna femminile che è sua ospite in via Olgettina a Milano. In nessun Paese sarebbe permesso tutto questo. Quando gli italiani si sveglieremo da questa ipnosi e torneranno ad essere dei normali cittadini in un Paese normalmente civile?

venerdì 11 maggio 2012

Dignità politica

I maggiordomi sono sempre in servizio permanente. Non si staccano mai dal lavoro. L’ultimo esempio si è visto nel Parlamento italiano. Durante la discussione sulla legge anticorruzione voluta dall’Unione Europea dal lontano 1999, ecco che entrano in campo i maggiordomi del Caimano, con un emendamento che farebbe felice il loro dante causa ovvero: c’è concussione solo se c’è uno scambio di soldi. Un emendamento perfetto per togliere a Berlusconi il “fastidioso” processo milanese in cui è accusato di concussione nel cosiddetto “processo Ruby”. L’emendamento presentato dal deputato del PDL Francesco Paolo Sisto, aggiunge alla parola “utilità” della concussione la specificazione “patrimoniale”. Insomma, se questo emendamento dovesse passare, per esserci una concussione deve esserci un passaggio di denaro dal concussore al concusso. E, ma guarda che coincidenza, nel “processo Ruby”, non ci sono stati scambi di denaro!! Dimenticavo. Tra i parlamentari che studiano gli emendamenti per togliere dalle grane giudiziarie Berlusconi, c’è anche il deputato e avvocato pordenonese, Contento. Non dimentichiamoci questo nome quando davvero l’ometto di Arcore sparirà dalla scena politica italiana. Quando finalmente verranno a galla completamente le pessime qualità etiche, politiche e civili del Caimano, e chi lo ha sostenuto anche a dispetto della logica e della forza dei fatti, dovrà andare a nascondersi dalla vergogna. Così come quei 314 deputati (tra cui sempre il nostro Contento) che votarono il famoso ordine del giorno Paniz, in cui veniva esplicitato che Berlusconi, quando telefonò alla questura di Milano perché rilasciassero Ruby in quanto nipote dell’ex presidente egiziano Mubarak, egli era davvero convinto che lo fosse. Una bufala sequipedale, ma se serve al padrone, i maggiordomi berlusconiani sono disponibili a perdere anche quel residuo di dignità politica rimasta. P.S. Senza offesa per i veri maggiordomi.

giovedì 10 maggio 2012

Testo della mia "L'Isola" a TPN del 9 maggio 2012

Questa sera toccherò un tema che esce dai miei soliti argomenti, ma che credo sarà utile a molti. Vi parlerò di inquinamento da fumo di tabacco. Una ricerca svolta dall’Istituto dei Tumori di Milano, uno dei più importanti istituti di ricerca italiani, ha dato un risultato sorprendente: il fumo di tabacco è la fonte più rilevante di inquinamento negli spazi chiusi. Ad esempio, fumare in auto equivale produrre il pericoloso particolato Pm 2,5 in concentrazioni 30 volte superiori ai limiti di legge. Pochi avrebbero immaginato che una sigaretta accesa producesse una concentrazione di polveri sottili di oltre 400 microgrammi al metro cubo. Come la quantità di carbonio organico in un’area aperta in cui si fuma superi di 40 volte la media rilevata a pochi metri di distanza, per cui il fumo passivo costituisce una delle maggiori fonti di “intossicazioni” per i nostro polmoni. Molto di più dello smog da auto perché il fumo di tabacco è costituito da due componenti principali: la parte inalata e filtrata dai polmoni del fumatore e quella direttamente legata alla combustione del tabacco e della carta, in cui si riscontrano soprattutto diossido di azoto, nicotina, benzopirene, formaldeide, alte dosi di particolato e altre graziose sostanze chimiche. Secondo i chimici della R.J. Reynolds Tobacco, la seconda azienda americana produttrice di tabacco, le sigarette contengono più di 4.000 sostanze chimiche di cui circa 50 sono sicuramente cancerogene. Il fumo negli ambienti chiusi aumenta sensibilmente la concentrazione di monossido di carbonio, particolato sospeso respirabile e numerose altre sostanze tossiche. Ed ha una caratteristica: persiste straordinariamente nell’ambiente e per essere disperso deve essere ventilato a lungo, altrimenti rimane in sospensione per molti giorni. I dati scientifici sono stati ottenuti posizionando all’esterno dell’Istituto dei Tumori di Milano una piccola cabina di plastica trasparente. All’interno è stato posizionato un rilevatore che misura le polveri sottili, quello che calcola il grado di inquinamento in città. All’interno della cabina è stata fatta entrare una Harley Davidson, modello 883, una delle moto più inquinanti al mondo. Con l’acceleratore premuto al massimo, si è fatto espellere alla moto quanto più gas di scarico possibile che veniva poi rilevato dai sensori. L’aria di Milano, come sappiamo, è molto inquinata e contiene normalmente circa 170 micron di Pm 10, le cosiddette polveri sottili. Dopo 2 minuti con la moto a tutto gas, i sensori hanno captato un aumento di inquinamento fino a 250 micron. La moto poi è stata fatta uscire e dopo aver arieggiato ben bene la cabina, è entrata una ragazza che ha acceso una sigaretta e l’ha fumata per 2 minuti. Il risultato è stato sconvolgente: l’aria nella cabina era 3 volte più irrespirabile. Il livello di inquinamento rilevato dai sensori è stato di 700 micron, ma solo perché questi sofisticati strumenti non sono programmati per andare oltre. Questa ricerca dice con chiarezza e certezza che il fumo da sigarette inquina più dello smog da auto, e che il fumo passivo costituisce un pericolo non solo nei luoghi chiusi ma anche in quelli aperti. Da qui la necessità di realizzare degli spazi aperti nelle città rigorosamente no-smoking. E permettetemi, adesso che comincia l’estate, sarebbe bene vietare il fumo nelle spiagge, oltre che per i motivi legati alla salute pubblica, anche per bloccare il malcostume di molti di lasciare i mozziconi di sigaretta sulla sabbia.

giovedì 3 maggio 2012

Testo della mia "L'Isola" a TPN del 2 maggio 2012

Dal luglio dello scorso anno è cominciata un’offensiva speculativa verso i titoli di Stato di alcuni Paesi dell’eurozona, tra cui l’Italia. Anche a causa di questa crisi, Monti, a novembre, è subentrato a Berlusconi alla giuda di un governo formato da tecnici, che poi ha varato i provvedimenti economici di lacrime e sangue che tutti conosciamo. Altra data da ricordare: il 2 marzo del 2012. Quel giorno l’Unione Europea guidata dal duo Merkel-Sarkosy, ha deciso di fissare dei paletti sul debito pubblico di tutti gli Stati membri attraverso un trattato di stabilità, di coordinamento e di governance dell’Unione, sia economica che monetaria. Questa convenzione è nota come FISCAL COMPACT e contiene una serie di norme che saranno poi vincolanti per gli Stati firmatari. Questo trattato andrà in vigore il 1° GENNAIO 2013, se a quella data almeno 12 Paesi dell’eurozona l’avranno ratificato. Ad oggi l’hanno già fatto 4 Stati. Ma, e questo è il nostro problema, cosa comporterebbe per il nostro Paese la ratifica di questo trattato europeo? L’Italia si dovrebbe impegnare ad inserire nella Costituzione, l’obbligo di tenere il deficit sostanzialmente in equilibrio. Si potrà sgarrare al massimo per uno 0,5% rispetto al PIL e se il deficit dovesse superare questa soglia, scatterebbero immediatamente pesanti sanzioni di tipo economico. Se pensiamo che attualmente il patto di stabilità ti permette un’oscillazione del 3%, significa che questo trattato in futuro ci richiederà un maggior rigore e quindi sicuri tagli alla spesa pubblica e forse, dio non voglia, nuove tasse. Ma le notizie cattive non sono finite. La misura secondo me più distruttiva per noi è racchiusa nell’articolo 4 del trattato, quando parla del rapporto tra debito pubblico e PIL. Questo articolo obbliga gli Stati che hanno un debito pubblico superiore al 60%, a rientrare in questo parametro in 20 anni. Per cui noi che abbiamo un mostruoso debito superiore ormai al 120% del PIL, in 20 anni dovremmo dimezzarlo. In soldoni questo vuol dire che, dovremmo abbatterlo di circa 1000 miliardi, per cui i governi dei prossimi vent’anni dovranno fare una finanziaria annuale di 50 miliardi solo per rientrare nei parametri richiesti dal Fiscal Compact europeo. E’ evidente che questi numeri raccontano una follia. Chi pagherà tutto questo? Dove si troveranno questi soldi per far quadrare i conti? Fin’ora sono state tagliate le pensioni, aumentate le accise sui carburanti, istituita la nuova IMU. Ma lo scenario che ho tracciato sommariamente, appare ben più grave e ancora più duro. Mi chiedo: chi può essere autorizzato ad assumere decisioni di questa portata che incideranno per parecchi anni sulla pelle dei cittadini? Secondo me, non è democratico lasciare ad un governo tecnico ed ad una maggioranza parlamentare delegittimata e a fine legislatura scelte che influiranno così pesantemente sul futuro nostro e dei nostri figli. Io penso che per assumere decisioni simili si dovrebbero coinvolgere i cittadini, o con nuove elezioni politiche, oppure con un referendum consultativo spiegando con chiarezza ai cittadini cosa si andrebbe a ratificare.