giovedì 13 ottobre 2011

Testo della mia "L'Isola" su TPN del 12 ottobre 2011

A forza di ripetere, anche le balle, le menzogne più inverosimili, finiscono per sembrare vere.
Abbiamo sentito Berlusconi ed i suoi maggiordomi, ripetere fino alla noia che in Italia ci sono milioni di cittadini intercettati.
Una balla clamorosa che dovrebbe far arrossire chi la pronuncia, perché la realtà è ben diversa. Secondo le statistiche ufficiali, gli intercettati in Italia sono poche decina di migliaia, altro che oltre 7 milioni come dice il satrapo arcoriano.
Se chiedi ad un normale cittadino se teme di venire intercettato, ti risponde che del telefono teme di più la bolletta.
Mentre i magistrati che indagano il potere, la casta politica, subiscono aggressioni incredibili. Vengono insultati da dei parlamentari che poi, vigliaccamente, si nascondono dietro l’immunità parlamentare per non farsi giudicare.
Sulle intercettazioni telefoniche e ambientali, i maggiordomi arcoriani sono impegnati a bloccarne sia l’uso da parte della magistratura che la pubblicazione sui media in cui emergono delle conversazioni imbarazzanti del Caimano con prostitute, magnaccia, spacciatori, drogati, magari anche degli apprezzamenti pesanti su qualche leader di altri Paesi
Di una parte di questa fogna, noi cittadini ne siamo venuti a conoscenza grazie alle intercettazioni delle utenze telefoniche pubblicate sui media dei vari Tarantini, il lenone di Bari e di Lavitola, il faccendiere latitante a Panama.
Perché sono intercettate le utenze telefoniche di questi signori (si fa per dire), i telefoni di Berlusconi non possono essere intercettati senza l’autorizzazione del Parlamento.
Quando il Caimano tuona che è vergognoso che lui non possa telefonare senza essere intercettato, vi sta prendendo in giro. Per non essere intercettato, basterebbe che il nostro capo del governo non si intrattenesse telefonicamente con questa fauna umana sotto indagine.
Questo DDL sulle intercettazioni farebbe ridere se non fosse una cosa tremendamente seria, perché mette in pericolo la nostra sicurezza e la nostra democrazia bloccando indagini delicate e imbavagliando l’informazione con la scusa della tutela della privay.
Sapendo anche che per un uomo pubblico, un uomo delle istituzioni la soglia della privacy è più bassa di un cittadino normale. E poi, anche se non è un reato, io voglio sapere quando il capo del governo definisce l’Italia un Paese di merda.
Ma le cattive notizie non sono finite.
I lacchè del sultano di Arcore per salvarlo dai suoi processi, in queste ore si stanno prodigando per far approvare una legge, il cosiddetto “PROCESSO BREVE”, che bloccherebbe i suoi processi, in primis il processo Mills, facendo scattare la prescrizione. Una legge che manderebbe in fumo oltre un milione di processi l’anno come ha dichiarato Cascini, il segretario dell’Associazione Nazionale Magistrati.
Quando questa lunga notte della Repubblica finirà, coloro che
hanno supportato queste schifezze, dovranno risponderne ai cittadini.
L’italia sta affondando. Le tre più importanti agenzie di rating del mondo hanno pesantemente declassato il nostro Paese per il nostro enorme debito pubblico e per l’assenza di un governo che governi.
Mentre, come vediamo, il governo e il Parlamento sono impegnati allo spasimo a risolvere i problemi giudiziari e di immagine pubblica di Berlusconi.
E poi, un fatto incredibile: mentre il Paese sta andando in malora, cosa fa il sultano di Arcore?
Se ne va in Russia a festeggiare il compleanno del suo amico Putin.
Pazzesco!!!
E a proposito della situazione economica cui versa il Paese, ecco due notizie ricavate dal Messaggero Veneto che spiegano più di tanti giri di parole la realtà vera.
La prima: da lunedì tutte le volanti in Friuli rimarranno a secco se non arriveranno finanziamenti per acquistare il carburante.
E, ovviamente, se manca il carburante ci saranno meno volanti e poliziotti sulle strade a vigilare il territorio. Alla faccia della demagogia leghista sulla sicurezza, con le ronde militari e civili e altre amenità.
La seconda: la polizia penitenziaria del carcere toscano di Sollicciano, non ha potuto accompagnare un’imputata detenuta all’udienza al tribunale di Siena, perché non può fare il pieno di benzina per mancanza di fondi.
Il giudice Bagnai, del tribunale senese costretto a rimandare l’udienza, ha così commentato questo grave fatto: “In vent’anni di carriera non ho mai visto una cosa del genere. Già da tre, quattro anni ci compriamo i codici, la carta, gli abbonamenti alle riviste giuridiche, acquisti che prima venivano fatti con i fondi del ministero, ma il processo che salta perché non possono fare il pieno e portare l’imputato, tocchi con mano che c’è qualcosa che non va, qualcosa che scricchiola,
E’ il primo pezzettino di Stato italiano che vedo sgretolarsi con i miei occhi”.
Credo non servano altri commenti.

Nessun commento: