venerdì 21 agosto 2009
Lavoro in Friuli Venezia Giulia
L’Agenzia regionale del lavoro ha lanciato l’allarme occupazione nella nostra regione. Le previsioni sono terrificanti. Entro il 2010 verranno a mancare circa 50mila posti di lavoro. Su una popolazione di poco superiore al milione e 200mila abitanti sono un’enormità. Questa è la vera, unica, emergenza in Friuli V.G.. Altri 50mila lavoratori che si aggiungeranno a quelli che già ora sono disoccupati, dovranno starsene a casa con tutti i problemi che una situazione del genere si porta dietro. Sarà un dramma epocale. Economico: per chi si troverà a fare i conti con una misera indennità di cassa integrazione magari con figli piccoli e mutui da pagare e che prima o poi finirà. Drammatica per coloro per cui non è previsto nessun ammortizzatore sociale, penso ai precari, ai lavoratori dell’agricoltura, delle piccole imprese artigiane. Sociale: perché costringe una persona attiva a fermarsi con tutte le conseguenze psicologiche che ne derivano. Cresceranno conflitti nelle relazioni sociali. Aumenterà la violenza nella nostra società. Con questo quadro, i nostri politici locali, anziché trastullarsi su questioni di poco rilievo, devono trovare delle soluzioni (sono pagati per far fare questo), perché dopo questo allarme non si potranno scusare con frasi tipo: è una situazione nuova e imprevista che ci ha trovato impreparati. Molte risorse dovranno essere dirottate verso questi nostri corregionali che stanno precipitando nella povertà. Quasi ogni famiglia sarà toccata da questa crisi che solo Berlusconi e il suo governo non vede. Per cui invito la nostra classe politica a farsi carico di questa emergenza determinante per il futuro della nostra gente come forse solo nel periodo post terremoto la nostra regione si è trovata ad affrontare. Quindi lasciate da parte le demagogie sulle ronde, sulla criminalità degli immigrati, sull’insegnamento del friulano nelle scuole, sulla mai sopita xenofobia verso i meridionali. Bloccate per anni migliori certi progetti per opere pubbliche non indispensabili ma utili per il vostro bacino elettorale. Insomma, vi chiedo di diventare per chi non lo è ancora, uomini delle Istituzioni, uomini che sono stati eletti per risolvere i problemi della nostra gente. Oggi, il pericolo reale è che molte nostre famiglie cadano nella povertà e quindi nella disperazione che, come sa chiunque abbia letto qualche libro di psicologia, è una condizione pericolosa per se e per gli altri.
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