Se gli affari sono affari, se l’interesse economico sovrasta tutto e tutti, è lecito fare affari anche con qualche dittatorello alla Hitler? Questa non è una domanda provocatoria, ma risponde alle motivazioni che i maggiordomi di Berlusconi danno a giustificazione della recente visita di Stato a Tripoli del presidente del Consiglio. In breve, questo summit, così dichiarano, è utile per cementare gli accordi economici e politici tra l’Italia e la Libia.
Che il satrapo libico accolga come un eroe un terrorista autore del massacro di Lockerbie dove morirono 270 persone, è un dettaglio secondario.
Che abbia cacciato nel 1970, dalla sera al mattino, 20mila italiani rubando a questi nostri connazionali circa 3 miliardi di euro, è un dettaglio secondario.
Che sia insolvente per quasi un miliardo di euro con centinaia di aziende italiane, è un dettaglio secondario.
Che sia andato al potere con un golpe militare 40 anni fa, è un dettaglio secondario.
Che non abbia firmato nessuna convenzione internazionale sul rispetto dei diritti umani, è un dettaglio secondario.
Che in Libia i “Centri di detenzione per migranti” siano dei lager simili a quelli stramaledetti di Hitler e di Stalin, è un dettaglio secondario.
Accettare supinamente il comportamento decisamente imbarazzante di Gheddafi durante la sua recente visita a Roma, facendo fare una figura da zerbino all’Italia intera, è un dettaglio secondario.
Costringere la Pattuglia Acrobatica Nazionale ad esibirsi nei cieli libici per festeggiare una dittatura, è umiliante per gli italiani e per gli stessi piloti della PAN.
Regalare 5 miliardi di euro dei contribuenti per tacitare il rais nordafricano è scandaloso.
Poi però ti accorgi che questa svendita di dignità nazionale potrebbe avere uno scopo ben preciso. Gli appalti e le forniture per la costruzione delle nuove infrastrutture, potrebbero essere appannaggio delle solite aziende amiche del nostro premier. Ormai il suo conflitto d’interesse è conclamato. Si vedano a tal proposito le scelte di Berlusconi sui nuovi organigrammi della Rai. Ormai la TV pubblica è diventata una dependance di Mediaset e tutto ciò avviene sotto gli occhi di tutti, senza che ci sia una benché minima reazione dei cittadini ormai narcotizzati da una televisione che non informa ma che è semplicemente al servizio del presidente del Consiglio.
Gli esempi non mancano. Il TG 1 del nuovo direttore Minzolini, nominato dal direttore generale della Rai Masi, ex segretario di Berlusconi, praticamente non ha ancora fatto un servizio sulle prostitute di alto bordo che frequentavano le residenze del presidente del Consiglio. Per chi segue la politica attraverso il TG 1, questo scandalo di cui tutti i giornali del mondo hanno scritto paginate su paginate, sul TG più seguito della Rai, praticamente non è mai esistito. Questo è avvenuto e sta avvenendo nel nostro disgraziato Paese. Ogni giorno le libertà democratiche si stanno restringendo e pochi reagiscono. L’ultima perla del potere berlusconiano è la querela annunciata attraverso l’avvocato Ghedini a “Repubblica”, quotidiano reo di aver posto delle domande a Berlusconi. In nessun Paese del mondo libero sarebbe successo. In tutti i Paesi civili i giornalisti fanno domande ai politici. Incalzano i soggetti potenti. Nelle democrazie mature, i giornali sono i cani da guardia al Potere. Invece in Italia, incredibilmente, il giornalista che fa le domande al capo del Governo viene querelato. Addirittura il capogruppo al Senato del PDL, Gasparri, ha tuonato contro il direttore di Repubblica, Ezio Mauro, intimandogli di chiedere scusa a Berlusconi per avergli fatto delle domande. Incredibile ma vero!!
Svegliamoci prima che sia troppo tardi o forse, chissà, è già troppo tardi.
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