sabato 17 ottobre 2009

La (in)giustizia secondo il sultano

Da quando il tribunale di Milano ha condannato la Fininvest della famiglia Berlusconi a pagare 750milioni di euro alla Cir di De Benedetti e la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittimo il cosiddetto “lodo Alfano”, che lo rendeva immune dalle leggi come il Re Sole, Berlusconi non parla d’altro che di giustizia. Tutti gli altri problemi che attanagliano gli italiani sono passati in seconda fila. La grave crisi sociale ed economica che stiamo attraversando e che fa precipitare il livello di vita alla soglia della povertà milioni di nostri concittadini, non è prioritario nell’agenda di questo governo. Tutte le energie dell’ex Re Sole di Arcore ora solo un sultano, sono rivolte a stravolgere le regole sulla giustizia. Spero che pochi saranno coloro che continueranno a chiudere gli occhi per non vedere che le riforme che lui intende fare al “pianeta giustizia”, sono propedeutiche solamente ai suoi problemi giudiziari. I problemi veri della giustizia che i cittadini comuni vorrebbero venissero risolti, ossia: velocizzare i processi, semplificare e annullare le troppe leggi, la certezza della pena, insomma una giustizia che funzioni, il sultano di Arcore se ne fa un baffo. La prova provata emerge evidente in questi giorni. Fino alla sentenza di Milano e poi della Corte Costituzionale di riforma della giustizia se ne parlava poco o nulla. Sembrava che in Italia su questo fronte tutto andasse per il meglio. Restavano sul tappeto solo le intercettazioni telefoniche perché riguardavano direttamente il premier. Tutto il resto andava bene come diceva, madama la marchesa.
Svegliamoci!

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