venerdì 13 novembre 2009

Addio "Risonanza magnetica" a S.Vito al Tagl.

E così, questi politicanti, dopo un vergognoso “tira e molla”, hanno deciso che la risonanza magnetica nell’ospedale di S.Vito non s’ha da fare. Hanno pure previsto che quella mobile che serviva il nosocomio sanvitese un giorno alla settimana, dovrà chiudere. Queste facce di bronzo non motivano la scelta dicendo che una “risonanza” in dotazione, sia nell’ospedale di Pordenone che in quello di S.Vito , sarebbe sovradimensionata alle esigenze della popolazione locale. Infatti non è questo il motivo, altrimenti non direbbero che se le richieste non potranno trovare risposta dall'ospedale civile di Pordenone, saranno soddisfatte da strutture private convenzionate. Qualcuno ha fatto un conto econonomico attendibile per giustificare tutto questo? E poi, dobbiamo forse pensare che i nostri amministratori regionali abbiano degli interessi con qualche clinica privata? Spero, ancora, che la nostra regione sia immune da questo banditismo che in molte regioni del nostra Paese ha già fatto emergere gravi fatti di corruzione. Però è evidente che non voler acquisire uno strumento diagnostico così importante per la prevenzione e la salute dei cittadini in un ospedale pubblico, dirottando i pazienti in cliniche private pagate sempre con denaro dei contribuenti, mi sembra una scelta che lascia molti dubbi. Spero che i cittadini e i sindaci del mandamento sanvitese, si ribellino e mostrino la propria rabbia per questa scelta scellerata. Dobbiamo reagire. Tutelare la nostra salute e le nostre strutture ospedaliere pubbliche. Esigere una risposta immediata dai politici pordenonesi che siedono sugli scranni della maggioranza in Consiglio regionale. Chiedere agli assessori pordenonesi presenti nella giunta regionale perché hanno accettato l’impoverimento della sanità pubblica nel nostro territorio. Invito i cittadini a tenere gli occhi aperti. La sanità pubblica è la nostra garanzia per avere anche in futuro una sanità per tutti degna di una regione civile. Se gli ospedali pubblici vengono impoveriti a vantaggio delle strutture private, la salute del cittadino è a rischio, come già più volte domostrato. Avremmo una sanità privata di serie A per i cittadini abbienti che se lo possono permettere e una di serie B per i cittadini “comuni”, che avranno dei servizi sanitari pubblici di bassa qualità. Quanto sta avvenendo negli Stati Uniti sulla riforma sanitaria voluta dal presidente Obama, dovrebbe farci riflettere, prima che sia troppo tardi.
Non serve chiudere la porta quando i buoi sono scappati.

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