A proposito di intercettazioni telefoniche.
Il capo della Procura di Parma ha dichiarato, dopo il ritrovamento di quadri per un valore di circa 100 milioni di euro: dopo“Report”, la trasmissione di Milena Gabanelli, in cui si diceva che nella casa di Tanzi, l’ex patron di Parmalat, c’erano sui muri della sua villa dei segni che indicavano che erano stati tolti dei dipinti. Sapendo che Tanzi possedeva dei quadri di Monet, Manet, Van Gogh, Ligabue, e altri grandi pittori, di cui si erano perse le tracce, ha messo i telefoni di Tanzi e del suo entourage sotto intercettazione telefonica, perché ha pensato che la trasmissione televisiva avrebbe potuto mettere in allarme l’ex capo della Parmalat se quei dipinti fossero stati nascosti. E così è stato: Tanzi ha parlato al telefono con delle persone di questi dipinti, mettendo in condizione la Procura di arrivare al nascondiglio e poterli sequestrare
Questo è un chiaro esempio della grande utilità delle intercettazioni telefoniche come mezzo di indagine, e smonta tutte le montagne di bugie che il sultano di Arcore e i suoi maggiordomi continuano ad ammorbare l’etere, cercando di convincere la gente che questi strumenti sono pericolosi per la privacy dei cittadini senza mostrare nessun segno di imbarazzo.
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