Molte volte pensando ad Al Capone, ho fatto dei parallellismi con Berlusconi, il re Sole di Arcore. Non è che metta sullo stesso piano, Al Capone e Silvio Berlusconi, non vorrei essere frainteso. Al Capone è stato un assassino, un capo banda sanguinario, mentre il re Sole di Arcore nei suoi quasi vent’anni di politica attiva, ha fatto solo gli affaracci suoi e dei suoi sodali, a discapito del resto degli italiani. Quello che mi disorienta è che, mentre il gangster è morto in carcere, il re Sole è a palazzo Chigi, utilizzando le Istituzioni come fossero “roba sua” ed ha evitato il carcere, grazie alle sue quasi 40 leggi “ad personam” tra cui la depenalizzazione del falso in bilancio, il dimezzamento del tempo di prescrizione, il lodo Schifani prima e il lodo Alfano poi, eccetera, eccetera. Ebbene, ripensando al famoso gangster di Chicago, morto in carcere dopo una condanna di 20 anni per evasione fiscale, mi convinco sempre più che il suo errore è stato quello di “operare” nel USA. Un Paese in cui un soggetto col suo passato non avrebbe mai potuto aspirare a diventare presidente americano. Mentre in Italia, il re Sole di Arcore, grazie ai suoi media e ai tanti cortigiani, è riuscito a formare dei cittadini, diventati suoi sudditi a loro insaputa a farsi eleggere presidente del Consiglio.
In un qualsiasi Stato democratico del pianeta, un personaggio con un passato in cui ha evitato delle condanne penali per sei “prescrizioni di reato”, non avrebbe potuto aspirare a guidare un governo di un Paese occidentale tra i più sviluppati. Eppure intorbidando le menti di una parte di nostri connazionali, da quasi vent’anni sta dominando la scena politica italiana.
Quando questo periodo storico finirà, come finiscono tutte le opere umane, gli uomini del futuro si chiederanno come ha potuto una nazione, così ricca di storia e di cultura come l’Italia, cadere così in basso.
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