giovedì 19 agosto 2010

Cossiga: è morto il re. Viva il re!

E’ morto il re. Viva il re. Cossiga è morto e subito è scattata l’ipocrisia della politica politicante.
Gli elogi si sono sprecati.
E’ stato un grande statista.
E’ stato un grande uomo di fede.
E’ stato un grande laico.
E altri panegirici simili. Invece, secondo il mio punto di vista e con il doveroso rispetto per i morti, Cossiga è stato un uomo con molti angoli bui. Forse troppi. Certo si è dimesso da ministro degli Interni ma per diventare in seguito presidente della Repubblica. Insomma, uno di quei democristiani inaffondabili che non rinunciano mai al potere.
Pubblico un’intervista di Cossiga rilasciata al Giorno, al Resto del Carlino e alla Nazione il 23 ottobre del 2008. Era il periodo in cui il ministro Gelmini annunciava la sua riforma della scuola e dell’università, e gli studenti di ogni ordine e grado stavano manifestando contro.
Questa intervista chiarisce senza tanta retorica come Cossiga interpretava la democrazia.
Ecco il testo.
Presidente Cossiga, pensa che minacciando l`uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?
Dipende, se ritiene d`essere il presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l`Italia è uno Stato debole, e all`opposizione non c`è il granitico Pci ma l`evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia.
Quali fatti dovrebbero seguire?
Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno.
Ossia?
In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…
Gli universitari, invece?
Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.
Dopo di che?
Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.
Nel senso che…
Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.
Anche i docenti?
Soprattutto i docenti.
Presidente, il suo è un paradosso, no?
Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che in-dottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!.
E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? "In Italia torna il fascismo", direbbero.
Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l`incendio.
Quale incendio?
Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale.

Nessun commento: