martedì 3 agosto 2010

Etienne de La Boètie: "Discorso sulla libertà dei servi"

Attorno al 1550, Etienne de La Boétie, filosofo francese, scrisse un saggio dal titolo: “Discorso sulla servitù volontaria”.
Molti nostri conterranei dovrebbero leggerlo. Forse riuscirebbero a capire davvero cosa vuol dire essere persone libere.
Vi riporto alcuni passi del libro.
“…Non vi è uccello che si lasci più facilmente prendere dalla pania, o pesce che per ingordigia del verme abbocchi all’amo più prontamente di quando tutti i popoli si facciano adescare dalla servitù, solo che ne abbiano il sentore. E’ sorprendente come cedono sull’istante alla minima lusinga. Teatri, giochi, commedie, spettacoli, gladiatori (…) e altre droghe di questo genere, costituivano per i popoli antichi l’esca della servitù, il prezzo della libertà, lo strumento della tirannide. (…) Così quei popoli inebetiti, trovando gradevoli simili passatempi, divertiti dai vani piaceri che venivano fatti balenare davanti ai loro occhi, si abituavano a servire in modo sciocco. (…) Non sono gli squadroni a cavallo né le schiere di fanti, né le armi a difendere il tiranno. Da principio si fa fatica a crederlo, ma è così. (…) E’ accaduto sempre che cinque o sei uomini siano diventati i confidenti del tiranno, o perché si sono fatti avanti da soli o perché sono stati chiamati da questi, per diventare complici delle sue crudeltà, compagni di piacere, ruffiani della sua lussuria, soci nello spartirsi i frutti delle sue ruberie. (…) Quei sei profittatori ne hanno altri seicento sotto di loro, che si comportano nei loro riguardi come essi fanno col tiranno. A loro volta i seicento ne hanno sotto di loro altri seimila. (…) Dietro costoro la fila prosegue interminabile, e chi volesse divertirsi a dipanare questa matassa vedrebbe che non sono seimila ma centomila, milioni di persone che rimangono legate al tiranno con questa fune e si mantengono ad essa. (…) Insomma, tra favori e vantaggi, protezioni e profitti ottenuti grazie ai tiranni, si arriva al punto che quanti ritengono vantaggiosa la tirannia sono quasi altrettanto numerosi di quelli che preferirebbero la libertà.
Così il tiranno assoggetta gli uni servendosi degli altri, e viene difeso da uomini da cui dovrebbe difendersi, se valessero qualcosa. (…) Eppure, vedendo questi individui che servono il tiranno per trarre vantaggio dal loro potere e dalla servitù del popolo, spesso mi stupisce la loro malvagità e talvolta mi fa pena la loro stupidità; perché, a dire il vero, avvicinarsi a un tiranno cos’altro significa se non allontanarsi dalla propria libertà e afferrare, per così dire, a due mani e abbracciare la propria servitù? (…) Non è sufficiente che gli obbediscano, devono compiacerlo rompendosi le ossa, tormentandosi e distruggendosi per curare i suoi interessi; devono amare ciò che egli ama, sacrificare i propri gusti ai suoi, violentare la propria indole sino a spogliarsi della propria personalità. (…) Quale condizione è più miserabile del vivere così, senza avere nulla di proprio, disponendo da un altro il proprio benessere, la propria libertà, il proprio corpo, la vita stessa?”

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