sabato 27 agosto 2011

Privilegi della Chiesa Cattolica

Testo della mia "L'Isola" a TPN di giovedì 25 agosto 2011

Dopo un assordante silenzio, finalmente la Chiesa italiana attraverso il presidente della Conferenza Episcopale Italiana cardinal Bagnasco, ha fatto sentire il proprio pensiero sulla manovra finanziaria del governo che chiede nuovi sacrifici fiscali ai ceti già troppo bistrattati della popolazione.
Nella sua prolusione tenuta a Madrid durante la visita papale della scorsa settimana, ha fatto delle affermazioni condivisibili. Ha detto che “le cifre sull’evasione fiscale sono impressionanti”; che bisogna “cambiare gli stili di vita”; “Abbiamo vissuto per troppo tempo al di sopra delle nostre possibilità”. Ha poi parlato della famiglia come ”ganglo vitale, come la cellula fondamentale della Società”.
Insomma, ha espresso dei principi sacrosanti.
Ma, forse per una svista, si è dimenticato di parlare dei privilegi della Chiesa Cattolica.
In questa manovra finanziaria si tocca timidamente la “casta dei politici”, ma gli antichi privilegi della Chiesa continuano a permanere in toto.
Io credo che se siamo chiamati a fare sacrifici, devono essere davvero tutti a farli, compresa la Chiesa Cattolica che però anche questa volta non è stata neppure sfiorata dalla mannaia dei tagli.
I privilegi della Chiesa li conosciamo: sono l’8 per mille, l’esenzione sull’Ici e lo sconto sull’Ires, per un costo complessivo per lo Stato di circa 3 miliardi di euro.
Con l’8 per mille dell’Irpef, la Chiesa incassa circa un miliardo all’anno.
Gli immobili di proprietà della Chiesa sono esenti dal pagamento dell’Ici, anche quelli che svolgono attività commerciali, come ad esempio il convento delle suore brigidine di piazza Farnese a Roma trasformato in un hotel di lusso, oppure quel palazzo di Trastevere sempre a Roma, dato in concessione ad una catena alberghiera che l’ha trasformato in una residenza a 4 stelle: Villa Donna Camilla Savelli.
E poi le scuole e gli ospedali e molto altro ancora.
Stiamo parlando di un patrimonio stimato nel 20% dell’intero patrimonio immobiliare italiano.
Un’enormità.
Come riporta la Repubblica, anche se manca l’ufficialità, tra le oltre 100mila unità immobiliari che fanno capo alla Chiesa Cattolica ci sarebbero 8.779 scuole, 4.712 centri legati al settore sanità ed entrambe le attività sono in diretta concorrenza con il pubblico e con i privati.
Il Vaticano possiede a Roma numerose case di cura, centinaia di scuole, 400 istituti di suore, 300 parrocchie, 200 case alloggio dove trovano ospitalità molti turisti, 90 istituti religiosi, 65 case di cura, 43 collegi, 20 case di riposo. Oltre agli innumerevoli immobili ad uso abitativo dati in locazione.
A Milano le scuole paritarie cattoliche sono 450 e 120 cliniche cattoliche.
La congregazione ecclesiatica Propaganda Fide che dal 1988 si chiama “congregazione per l’evangelizzazione dei popoli”, ha un patrimonio immobiliare stimato in 9 miliardi di euro.
Per tutti questi immobili, la Chiesa non paga l’Ici, mentre l’Ires, l’Imposta sul Reddito delle Società, è ridotta del 50%.
Insomma siamo davanti a dei privilegi insostenibili.
Qualcuno potrebbe obiettare che con l’8 per mille la Chiesa fa opere di carità, come viene propagandato con una pubblicità martellante durante il periodo in cui i cittadini preparano la loro denuncia dei redditi.
Non è così.
In realtà, lo dicono i loro bilanci, solo il 20% circa, un quinto di tutto il ricavo, viene usato per opere di carità.
Ecco, ho fatto un elenco, ancorchè parziale, dei tanti, troppi privilegi di cui gode la Chiesa.
Non voglio apparire anticlericale, perché riconosco il ruolo importante della Chiesa Cattolica all’interno della società italiana, ma se tutti devono fare dei sacrifici, siano veramente tutti a farli.
Non deve fare per dirla alla Marco Politi: “quello che mio è mio, ma sul vostro deficit offro solo utili consigli”.
Da settembre, la stessa Unione Europea ha aperto una procedura d’infrazione al nostro Paese per questi aiuti fiscali incompatibili con le norme sulla concorrenza.
Se la Chiesa Cattolica Romana vuole essere veramente quel faro di valori di cui la nostra società ha estremamente bisogno, deve saper rinunciare ai suoi privilegi. Quelle di Bagnasco, sono dettami fondamentali per la società italiana, ma per essere credibile la Chiesa Cattolica deve essere coerente anche quando parla dei propri denari.
Deve decidersi: non può servire contemporaneamente, Dio e Mammona.




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