venerdì 18 novembre 2011

Fontanini, uomo di fede

“Sul mio caso per carità non ricamiamoci poesie: certo, quanto è successo ha rinsaldato la mia fede. Tante persone a me vicine hanno pregato, io stesso l’ho fatto. Sono un credente. Non avevo però mai chiesto l’intercessione di Padre Pio. Me lo sono però visto in sogno ma non mi ha parlato”.
Proseguendo: “E pensare che, da buon leghista, l’avevo sempre snobbato privilegiando la Madonna di Castelmonte”.
Sono parole del segretario regionale della Lega Nord, Pietro Fontanini, riportate dal Messaggero Veneto in cui rendeva pubblica la sua malattia: un linfoma.
Fontanini è capo di un partito populista e razzista. Di un partito che vorrebbe buttare a mare le donne, bambini e uomini che arrivano sulle nostre spiaggie con mezzi di fortuna e che fuggono da guerre, da miserie e da persecuzioni. Di quella Lega Nord che li vorrebbe rispedire immediatamente a casa loro, anche quando chiedono asilo politico.
Questo è Fontanini, segretario politico di quella Lega che in regione ha fatto e vorrebbe ancora fare delle leggi discriminatorie verso gli immigrati e i loro figli.
Ebbene, in un convegno afferma di essere un fervente cattolico. Dice di essere un uomo di fede. Che prega. Anche se pure con i santi, riesce ad essere xenofobo quando dice: se sono del sud sono meno importanti.
Insomma, questa intervista è la rappresentazione plastica dei tempi in cui viviamo.
Una persona che è l’antitesi della carità cristiana, principio fondante del cristianesimo, si dichiara uomo di profonda fede, senza accorgersi della grande contraddizione che questa affermazione porta con se.
Ma questo gli è permesso grazie alla latitanza omertosa delle gerarchie della chiesa cattolica. L’arcivescovo di Udine, Brollo, presente quando Fontanini faceva l’outing della sua malattia e del sogno con Padre Pio, non ha profferito verbo circa i comportamenti per nulla cristiani di Fontanini e della sua Lega.
Come ad esempio quando i leghisti, senza temere il ridicolo, si battevano per il crocefisso nelle scuole e negli uffici pubblici, e nel medesimo tempo invocavano la massima severità verso gli “ultimi” per dirla alla Padre Turoldo, che è quanto di più anticristiano possa esistere.
Ma come sempre, le gerarchie cattoliche hanno chiuso gli occhi, le orecchie e la bocca.
Forse perché la Lega difendeva l’esposizione del crocefisso?
Io penso che se Cristo fosse tra noi, questa gente li caccerebbe a calci nel sedere.
Credo sia più cristiana l’accoglienza, e la parabola del buon samaritano lo spiega bene, che farsi paladino strumentalmente di esteriorità come l’esposizione del crocefisso.

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