sabato 4 febbraio 2012

Testo della mia "L'Isola" a TPN del 1 febbraio 2012

Spesso, Berlusconi e Bossi parlano del nostro debito pubblico che è di oltre 1900 miliardi di euro, come fosse un’eredità delle guerre puniche.
Per cui, siccome sono numeri e non si possono violentare, vediamo se ciò è la verità dei fatti.
Nella cosiddetta prima Repubblica, il nostro mostruoso debito è salito vertiginosamente dalla metà degli anni ottanta fino ai primi anni novanta quando l’uomo politico più importante italiano era il corrotto, morto latitante, Bettino Craxi.
L’uomo politico che gli succedette nella seconda Repubblica e che ha dato una mano importante per raggiungere l’attuale triste primato, è senza dubbio alcuno il suo sodale, Berlusconi.
Solo negli ultimi 3 anni del suo governo, il nostro indebitamento è passato da meno di 104% sul PIL lasciato all’inizio del 2008 dal governo Prodi, agli oltre 120% attuale con un aumento secco del 15,5%.
Numeri inconfutabili per cui quando vi dicono che il governo Berlusconi non ha aumentato il debito, vi stanno prendendo in giro.
Poi sempre Berlusconi ed i suoi maggiordomi con Bossi suo vassallo, accusano gli artefici della nostra entrata nell’euro, Prodi e Ciampi, di aver accettato un tasso di cambio lira/euro troppo alto, che come sappiamo è di 1936,27 lire, quindi circa 2mila delle vecchie lire per 1 euro, ebbene, anche in questo caso vi stanno mentendo, vi stanno prendendo per i fondelli.
Il cambio Euro/lira non è stato frutto di una decisione politica, ma di un fatto tecnico che fotografava i tassi di cambio negli ultimi 2 anni dell’ECU, l’Unità di conto europeo, la valuta di riferimento in vigore prima dell’euro.
Ad esempio, il marco tedesco era quotato in quegli anni 990 lire per cui il cambio marco/euro è stato di circa 1,95 marchi, circa 2 marchi per 1 euro.
Mentre il franco francese si cambiava a 295 lire e ci volevano quindo oltre 6 franchi e mezzo per 1 euro.
Se fate le moltiplicazioni vedrete che il cambio euro/lira, euro/marco tedesco ed euro/franco francese erano la fotografia esatta dei tassi di cambio di allora.
La verità è che i problemi dell’euro per noi italiani non sono dovuti al cambio di allora, bensì ai mancati controlli quando, dopo un periodo transitorio, il 1° gennaio del 2002 l’euro è entrato materialmente nelle tasche degli italiani.
E chi era a capo del governo di allora che avrebbe dovuto controllare?
Proprio lui: Berlusconi.
Causa i mancati controlli di quel genio di Tremonti, i prezzi di molti prodotti in breve tempo si sono raddoppiati come se un euro valesse mille lire anziché quasi 2mila.
E questo lo abbiamo provato sulla nostra pelle di consumatori.
Per evitare queste furbizie o meglio queste disonestà, Prodi e Ciampi avevano preparato delle contromisure. Infatti una norma obbligava i commercianti, con l’entrata nell’euro, ad applicare per 6 mesi i doppi cartellini con i prezzi espressi in euro e in lire, in tal modo il consumatore avrebbe potuto fare il confronto con facilità. Sempre Ciampi, aveva istituito delle Commissioni provinciali con il compito specifico di controllare eventuali aumenti di prezzo ingiustificati e anomali.
Ebbene, questi importanti deterrenti il governo Berlusconi non li ha mai attivati.
Ma un errore che sicuramente non si può imputare né a Prodi né a Berlusconi, è non aver previsto la divisa di 1 euro e di 2 in tagli cartacei.
Noi italiani con la lira eravamo abituati ad avere delle monete che erano pochi spiccioli, mentre un euro e a maggior ragione quella di due, hanno un valore ben più alto, ma molti non ne erano coscienti. Non eravamo preparati.
Ma anche con questi handicap l’euro, per quanto riguarda l’Italia, è stato salvifico per la tenuta finanziaria ed economica del Paese.
Grazie all’euro, in quest’ultimo decennio l’Italia ha pagato degli interessi minimi sul nostro debito pubblico, il terzo per valore nel mondo.
Se non fossimo entrati nell’euro, la vecchia liretta sarebbe stata e lo sarebbe a maggior ragione oggi, una facile preda per la speculazione.
Senza l’euro oggi saremmo un Paese com’era l’Argentina 10 anni fa, vicini o forse già in bancarotta già da qualche anno.
E quindi, alla luce di questi fatti, ed i fatti non si discutono, dobbiamo ringraziare Prodi e Ciampi che grazie al loro prestigio internazionale, ci hanno permesso di entrare con i primi Paesi nella zona euro, anche se i nostri parametri economici e finanziari non coincidevano con quelli previsti dal trattato di Maastricht.

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