La settimana scorsa la CEI, (Conferenza Episcopale Italiana), ha addottato le: “Linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici”.
La risoluzione che i vescovi italiani hanno preso, dovrebbe far inorridire coloro che seguono i dettami dei Vangeli.
Infatti questi vescovi hanno deciso che qualora venissero a conoscenza di fatti di pedofilia all’interno della Chiesa, loro non sono tenuti a denunciarli alle Autorità adducendo come giustificazione: non sono pubblici ufficiali e quindi non hanno l’obbligo di denunciare alle autorità competenti, questo schifoso reato anche se ne vengono a conoscenza.
Sottolineano pure che loro (i vescovi), in virtù del Concordato tra la Chiesa Cattolica e l’Italia, sono esonerati dal deporre davanti ad un giudice e i loro archivi sono inviolabili, non possono perciò subire perquisizioni.
Ecco il procedimento previsto da queste “Linee guida” appena approvate. Quando alla Curia giunge notizia che un prete potrebbe aver abusato di un minore, il vescovo o chi per lui, controlla minuziosamente la notitia criminis. Poi, se le accuse sono suffragate da prove e testimonianze, si passa al processo diocesano allontanando il prete da ogni contatto con minori per evitare il “rischio che i fatti delittuosi si ripetano”.
Le “eventuali informazioni o atti concernenti questo procedimento giudiziario canonico, possono essere richieste dall’Autorità giudiziaria italiana, ma non possono costituire oggetto di un ordine di esibizione o di sequestro”, perché queste informazioni vengono fatte ricadere tra quelle presenti negli archivi diocesani che, come detto, sono inviolabili e non possono essere sequestrati dai magistrati inquirenti.
E poi c’è, secondo me, il passaggio chiave tra queste “Linee guida” che spiega con chiarezza il motivo di questa omertà istituzionalizzata: il problema sono i soldi, il dio denaro.
Sappiamo dalle cronache di questi anni che molte diocesi americane e non solo, sono fallite perché le loro curie vescovili sono state ritenute complici e quindi colpevoli, per aver nascosto diversi abusi sessuali su minori da preti pedofili che operavano nelle loro diocesi. I tribunali statunitensi le hanno ritenute corresponsabili e così hanno sentenziato che quelle diocesi dovevano risarcire in solido (sganciando milioni di dollari) le vittime di questi abusi, mandando così in rovina economica parecchie diocesi americane.
Per questo motivo ritengo che i vescovi italiani si siano preoccupati di proclamare che: “nessuna responsabilità diretta o indiretta, per gli eventuali abusi, sussiste in capo alla Santa Sede o alla Conferenza Episcopale Italiana”.
Per cui, anche se la curia ha coperto il prete pedofilo attraverso le sue gerarchie e magari anche con le sue influenze, la diocesi non può essere ritenuta responsabile e quindi, in una eventuale causa di risarcimento, il suo patrimonio non può essere aggredito.
Affermare poi che un vescovo non riveste il ruolo di pubblico ufficiale e perciò non ha l’obbligo giuridico di denunciare all’autorità giudiziaria le notizie in merito a fatti illeciti di questa gravità, lascia davvero sbigottiti.
E pensare che sono quegli stessi vescovi che nominano gli insegnanti di religione nelle scuole pubbliche italiane!
Ma poi c’è da chiedersi: ai minori abusati chi ci pensa?
Le migliaia di vittime di orchi che si nascondono dietro l’abito talare chi li difende? Invece di mettersi a disposizione della magistratura per cercare di arginare questo turpe fenomeno, la CEI risponde: “Non possiamo chiedere al vescovo di diventare un pubblico ufficiale”.
A me pare sia una risposta da azzeccagarbugli.
Un atteggiamento poco cristiano, lontano mille miglia dallo spirito dei Vangeli.
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