Da
quando l'ex direttore di “Libero” e attuale direttore
dimissionario del “Giornale”, Sallusti, è stato condannato
definitivamente a 14 mesi di carcere per calunnia e falso, il mondo
giornalistico, politico e quasi la totalità della gente, giudica
questa sentenza un vero e proprio attentato alla libertà di stampa.
Il
motivo di questo giudizio quasi unanime, credo sia dovuto al fatto
che su questa vicenda l'informazione è stata omertosa e faziosa
oltre ogni decenza.
Appena
avuto notizia della condanna, il presidente Napolitano ha dichiarato
che: “segue il caso e si riserva di acquisire tutti gli elementi
di valutazione”.
Mentre
il Ministro della Giustizia, Paola Severino, si augura: “una
veloce approvazione dei DDL che prevedono, per questi reati, solo una
pena pecuniaria”.
Insomma
tutti al lavoro, Presidente, Governo e Parlamento, per evitare la
galera a Sallusti.
E'
chiaro: uno che appartiene alla casta dei potenti non può andare in
carcere.
Mentre
nessun Napolitano, Governo o uomo politico locale si è mosso, si è scandalizzato, se un 61enne, come riferisce il Messaggero
Veneto, si sia beccato 2 anni di carcere senza la sospensione
condizionale della pena, dal tribunale di Pordenone, accusato di
rapina impropria per aver strappato dalle mani del personale di una
pizzeria di Tamai di Brugnera, 6 pizze da asporto del valore di 34
euro.
Avete
capito bene: 34 euro di pizza costati 2 anni di reclusione.
Molto
probabilmente, quest'uomo non fa parte della casta dei potenti e
quindi non ha santi in paradiso, come si dice in questi casi.
E
ora andiamo sui fatti del “caso Sallusti”.
Per
cominciare, in questo caso la libertà di stampa non c'entra per
nulla.
L'articolo
che ha portato alla condanna di Sallusti nella veste di direttore,
per mancato controllo della notizia pubblicata dal suo quotidiano,
non è assolutamente configurabile come un attentato alla libertà
di stampa, ma semplicemente CONTRO la libertà di calunnia
attraverso un falso clamoroso.
E
per comprendere meglio ciò di cui sto parlando, vi leggo uno
stralcio dell'articolo incriminato pubblicato con grande risalto in
prima pagina su “Libero” il 18 aprile del 2007.
Devo
anche avvisarvi che il contenuto è un po' crudo:
“Una
adolescente di Torino è stata costretta dai genitori a sottomettersi
al potere di un ginecologo che, non sappiamo se con una pillola o con
qualche attrezzo, le ha estirpato il figlio e l'ha buttato via. Lei
proprio non voleva. Si divincolava, non attendeva un embrione o uno
zigote, ma una creatura a cui si preparava a mettere i calzini, a
darle il seno. I genitori hanno deciso che il bene della figlia fosse
di farla abortire. Un magistrato allora ha ascoltato le parti in
causa e ha applicato il diritto – la legge – decretando: aborto
coattivo (obbligando così la ragazza ad abortire ndr).
La
piccola madre, diceva sempre l'articolo, è ricoverata pazza in un
ospedale. Si sentiva mamma. Ma per ordine di padre, madre, medico e
giudice dovette abortire.
Se
ci fosse la pena di morte, questo sarebbe il caso di applicarla per i
genitori, il ginecologo e il giudice. Quattro adulti contro due
bambini. Uno assassinato, l'altra costretta alla follia”.
PENSATE,
TUTTA QUESTA PROSA COSI' VIOLENTA E' TOTALMENTE FALSA, E' TUTTO
INVENTATO.
Ecco
la vera realtà dei fatti.
La
ragazza aveva 13 anni e voleva abortire.
Per
interrompere la gravidanza, questa minorenne, secondo la legge,
doveva avere il consenso di entrambi i genitori che sono separati.
La
ragazzina aveva informato la madre di essere rimasta incinta, ma non
voleva farlo sapere al padre.
Per
cui madre e figlia si sono rivolti al giudice che, VALUTATA la
situazione, AUTORIZZA la ragazza in piena autonomia a decidere se
abortire o meno.
Attenzione,
il giudice non impone nulla, AUTORIZZA AD ESAUDIRE LA VOLONTA' DELLA
RAGAZZA. Infatti lei avrebbe potuto anche cambiare idea, chiamare il
padre e perfino decidere di non abortire più.
Mentre,
il giornalista, mentendo, aveva scritto che il giudice aveva
decretato l'aborto coattivo, cioè la ragazzina doveva
abortire contro la propria volontà.
Per
cui scrivere che il giudice ha compiuto un atto criminale, questo sì,
è un atto barbaro, una volgare calunnia.
Ed
è questo motivo che ha indotto il giudice Cocilovo a querelare
Sallusti.
Per
cui, se un giornalista scrive un articolo costruendolo su una
menzogna clamorosa, non può poi nascondersi dietro lo scudo della
libertà di stampa, è semplicemente una calunnia costruita ad
arte falsificando i fatti.
Punto.
E
poi un inciso: né Sallusti, né Renato Farina, l'estensore materiale
dell'articolo, hanno sentito il bisogno di chiedere scusa alla
ragazza, alla mamma, al ginecologo ed al magistrato, fatti a pezzi
nell'articolo.
Io
trovo questo mancato gesto davvero vergognoso.
Un'ultima
considerazione:
Sallusti
vuole passare come un MARTIRE DELLA LIBERTA' DI STAMPA e questo è
veramente troppo.
Ripeto:
lui NON è stato condannato PER AVER ESPRESSO UN'OPINIONE ma per aver
calunniato, usando la menzogna, un magistrato reo di aver applicato
semplicemente la legge.
E
QUESTO SI'!! E' TIPICO DI UN GIORNALISMO DA REGIMI TOTALITARI O DA
REPUBBLICHE DELLE BANANE.
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