giovedì 4 ottobre 2012

Testo della mia "L'Isola" a TPN del 3 ottobre 2012

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Da quando l'ex direttore di “Libero” e attuale direttore dimissionario del “Giornale”, Sallusti, è stato condannato definitivamente a 14 mesi di carcere per calunnia e falso, il mondo giornalistico, politico e quasi la totalità della gente, giudica questa sentenza un vero e proprio attentato alla libertà di stampa.
Il motivo di questo giudizio quasi unanime, credo sia dovuto al fatto che su questa vicenda l'informazione è stata omertosa e faziosa oltre ogni decenza.
Appena avuto notizia della condanna, il presidente Napolitano ha dichiarato che: “segue il caso e si riserva di acquisire tutti gli elementi di valutazione”.
Mentre il Ministro della Giustizia, Paola Severino, si augura: “una veloce approvazione dei DDL che prevedono, per questi reati, solo una pena pecuniaria”.
Insomma tutti al lavoro, Presidente, Governo e Parlamento, per evitare la galera a Sallusti.
E' chiaro: uno che appartiene alla casta dei potenti non può andare in carcere.
Mentre nessun Napolitano, Governo o uomo politico locale si è mosso, si è scandalizzato, se un 61enne, come riferisce il Messaggero Veneto, si sia beccato 2 anni di carcere senza la sospensione condizionale della pena, dal tribunale di Pordenone, accusato di rapina impropria per aver strappato dalle mani del personale di una pizzeria di Tamai di Brugnera, 6 pizze da asporto del valore di 34 euro.
Avete capito bene: 34 euro di pizza costati 2 anni di reclusione.
Molto probabilmente, quest'uomo non fa parte della casta dei potenti e quindi non ha santi in paradiso, come si dice in questi casi.
E ora andiamo sui fatti del “caso Sallusti”.
Per cominciare, in questo caso la libertà di stampa non c'entra per nulla.
L'articolo che ha portato alla condanna di Sallusti nella veste di direttore, per mancato controllo della notizia pubblicata dal suo quotidiano, non è assolutamente configurabile come un attentato alla libertà di stampa, ma semplicemente CONTRO la libertà di calunnia attraverso un falso clamoroso.
E per comprendere meglio ciò di cui sto parlando, vi leggo uno stralcio dell'articolo incriminato pubblicato con grande risalto in prima pagina su “Libero” il 18 aprile del 2007.
Devo anche avvisarvi che il contenuto è un po' crudo:
Una adolescente di Torino è stata costretta dai genitori a sottomettersi al potere di un ginecologo che, non sappiamo se con una pillola o con qualche attrezzo, le ha estirpato il figlio e l'ha buttato via. Lei proprio non voleva. Si divincolava, non attendeva un embrione o uno zigote, ma una creatura a cui si preparava a mettere i calzini, a darle il seno. I genitori hanno deciso che il bene della figlia fosse di farla abortire. Un magistrato allora ha ascoltato le parti in causa e ha applicato il diritto – la legge – decretando: aborto coattivo (obbligando così la ragazza ad abortire ndr).
La piccola madre, diceva sempre l'articolo, è ricoverata pazza in un ospedale. Si sentiva mamma. Ma per ordine di padre, madre, medico e giudice dovette abortire.
Se ci fosse la pena di morte, questo sarebbe il caso di applicarla per i genitori, il ginecologo e il giudice. Quattro adulti contro due bambini. Uno assassinato, l'altra costretta alla follia”.
PENSATE, TUTTA QUESTA PROSA COSI' VIOLENTA E' TOTALMENTE FALSA, E' TUTTO INVENTATO.
Ecco la vera realtà dei fatti.
La ragazza aveva 13 anni e voleva abortire.
Per interrompere la gravidanza, questa minorenne, secondo la legge, doveva avere il consenso di entrambi i genitori che sono separati.
La ragazzina aveva informato la madre di essere rimasta incinta, ma non voleva farlo sapere al padre.
Per cui madre e figlia si sono rivolti al giudice che, VALUTATA la situazione, AUTORIZZA la ragazza in piena autonomia a decidere se abortire o meno.
Attenzione, il giudice non impone nulla, AUTORIZZA AD ESAUDIRE LA VOLONTA' DELLA RAGAZZA. Infatti lei avrebbe potuto anche cambiare idea, chiamare il padre e perfino decidere di non abortire più.
Mentre, il giornalista, mentendo, aveva scritto che il giudice aveva decretato l'aborto coattivo, cioè la ragazzina doveva abortire contro la propria volontà.
Per cui scrivere che il giudice ha compiuto un atto criminale, questo sì, è un atto barbaro, una volgare calunnia.
Ed è questo motivo che ha indotto il giudice Cocilovo a querelare Sallusti.
Per cui, se un giornalista scrive un articolo costruendolo su una menzogna clamorosa, non può poi nascondersi dietro lo scudo della libertà di stampa, è semplicemente una calunnia costruita ad arte falsificando i fatti.
Punto.
E poi un inciso: né Sallusti, né Renato Farina, l'estensore materiale dell'articolo, hanno sentito il bisogno di chiedere scusa alla ragazza, alla mamma, al ginecologo ed al magistrato, fatti a pezzi nell'articolo.
Io trovo questo mancato gesto davvero vergognoso.
Un'ultima considerazione:
Sallusti vuole passare come un MARTIRE DELLA LIBERTA' DI STAMPA e questo è veramente troppo.
Ripeto: lui NON è stato condannato PER AVER ESPRESSO UN'OPINIONE ma per aver calunniato, usando la menzogna, un magistrato reo di aver applicato semplicemente la legge.
E QUESTO SI'!! E' TIPICO DI UN GIORNALISMO DA REGIMI TOTALITARI O DA REPUBBLICHE DELLE BANANE.














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