venerdì 28 settembre 2012

Sallusti non è una vittima.


Dopo la condanna definitiva a 14 mesi di carcere al direttore del “Giornale” della famiglia Berlusconi, Sallusti, quasi tutti, giornalisti, politici e società civile, lanciano alte grida di sdegno contro questa sentenza. Lo stesso Sallusti dice che “L'Italia è come la Siria....”.
La classe politica, tutta, è vicina a Sallusti per la condanna. Lancia alti lai contro una sentenza che giudica mostruosa. Dichiara che non si può condannare al carcere un giornalista per calunnia e falso.
Eppure, se la memoria non mi inganna, quando sgovernava Berlusconi ed i suoi maggiordomi, nel DDL sulle intercettazioni telefoniche del PDL e Lega, sostenuto a spada tratta da “Libero” e dal “Giornale”, per l'editore, il direttore e il giornalista, che avessero pubblicato delle intercettazioni ancora segrete oppure non attinenti all'indagine, oltre al pagamento di forti somme, era previsto anche il carcere.
Tant'è che sul “Fatto Quotidiano” e mi pare anche su “Repubblica”, c'erano delle manchette, ripetute per settimane, in cui era scritto “arrestateci tutti”.
Perché, allora, oggi il carcere per Sallusti è visto come un brutto segnale di mancanza di libertà di espressione degna della Corea del Nord, mentre qualche mese fa questa sensibilità democratica era assente o quasi dai nostri media?

Nessun commento: