Dopo
la condanna definitiva a 14 mesi di carcere al direttore del
“Giornale” della famiglia Berlusconi, Sallusti, quasi tutti,
giornalisti, politici e società civile, lanciano alte grida di
sdegno contro questa sentenza. Lo stesso Sallusti dice che “L'Italia
è come la Siria....”.
La
classe politica, tutta, è vicina a Sallusti per la condanna. Lancia
alti lai contro una sentenza che giudica mostruosa. Dichiara che non
si può condannare al carcere un giornalista per calunnia e falso.
Eppure,
se la memoria non mi inganna, quando sgovernava Berlusconi ed i suoi
maggiordomi, nel DDL sulle intercettazioni telefoniche del PDL e
Lega, sostenuto a spada tratta da “Libero” e dal “Giornale”,
per l'editore, il direttore e il giornalista, che avessero pubblicato
delle intercettazioni ancora segrete oppure non attinenti
all'indagine, oltre al pagamento di forti somme, era previsto anche
il carcere.
Tant'è
che sul “Fatto Quotidiano” e mi pare anche su “Repubblica”,
c'erano delle manchette, ripetute per settimane, in cui era scritto
“arrestateci tutti”.
Perché,
allora, oggi il carcere per Sallusti è visto come un brutto segnale
di mancanza di libertà di espressione degna della Corea del Nord,
mentre qualche mese fa questa sensibilità democratica era assente o
quasi dai nostri media?
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