giovedì 27 settembre 2012

Testo della mia "L'Isola" a TPN del 26 settembre 2012


Alcuni politici per farci digerire nuove tasse e nuove leggi, come quella che ha prolungato l'età pensionabile, usano una frase ripetuta come un mantra: “ce lo chiede l'Europa”.
Spesso è una bugia.
Ad esempio, una balla clamorosa è stata la legge, voluta dal ministro Fornero, che ha riformato l'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e che permette la libertà di licenziare senza giusta causa.
Il pacco ci è stato preparato da Monti e dalla Fornero, come fosse una regola che richiede l'Europa e che, grazie a questa nuova legge, arriveranno finalmente gli agognati investimenti stranieri.
La verità, purtroppo, è un'altra.
Non ce l'ha chiesto l'Europa e questi investimenti non vengono fatti in Italia per altri motivi ben precisi come ad esempio: la troppa burocrazia, la tassazione eccessiva, il costo dell'energia, i tempi delle procedure infinite, la giustizia sia penale che civile che non funziona.
Ma c'è un altro motivo ben più grave che allontana maggiormente dal nostro Paese gli investitori stranieri: è la corruzione a tutti i livelli che si registra nel nostro Paese, con un costo valutato dalla Corte dei Conti in circa 60 miliardi di euro annui.
Siamo un Paese corrotto.
Sul versante corruzione, siamo al penultimo posto in Europa, un gradino appena sopra la Grecia.
E i casi che stanno emergendo nel Lazio, in Lombardia, in Sicilia, in Puglia in Calabria, ne sono la testimonianza.
In Lombardia ad esempio, PDL, Lega e PD non vogliono mostrare le distinte dei costi dei loro gruppi consiliari in Regione motivandolo con: “Sono cose nostre, c'è la privacy”.
Privacy un corno, sono soldi dei contribuenti che hanno il diritto di sapere se le loro tasse sono state usate correttamente!
E poi le dichiarazioni stomachevoli di Fiorito, il tesoriere ed ex capogruppo del PDL nel Consiglio regionale del Lazio.
Questo individuo dichiara urbi et orbi senza alcun imbarazzo nelle Tv dove è spesso ospite, che lui “non si sente un ladro, che ammette - bontà sua – di essere stato un po' leggerino nel distribuire denaro pubblico, ma non si sente un ladro”!!

Uno che incassava, dalla regione Lazio 31mila euro netti di indennità mensile, più 21mila euro, sempre mensilmente e sempre netti, per il funzionamento del gruppo consiliare del PDL di cui era capogruppo, acquista, con soldi dei contribuenti, un Suv BMW da 88mila euro per se, più una piccola Smart da 16mila euro per una sua segretaria; che se ne va in vacanza in Sardegna al modico costo di 30mila euro sempre di denaro pubblico; che esporta all'estero su conti personali diversi oltre 800mila euro, eppure, questo esemplare di RAZZA PADRONA POLITICANTE, non si sente un ladro, non prova nessuna vergogna.
Ha pure dichiarato con una incredibile faccia di bronzo, che alle prossime elezioni regionali che si terranno presto, visto che la presidente Polverini si è dimessa, si presenterà nuovamente come candidato.
In un Paese minimamente normale, un personaggio simile sarebbe sbattuto in galera buttando via la chiave.
Ma io, come dicono i “garantisti” a giorni alterni, sono un giustizialista, uno che vorrebbe che il farabutto che ruba, malversa e delinque fosse messo in carcere.

Ma, attenzione, questa fogna, questa cloaca non si forma per caso.
Nei primi anni novanta quando la prima Repubblica, marcia fino al collo, affondò grazie alle indagini su “Tangentopoli” del pool “Mani pulite” della procura di Milano, nacque una bislacca seconda Repubblica guidata da un figlio di quella classe politica che aveva distrutto il Paese. Quel figlio è proprio lui, Silvio Berlusconi, figlioccio politico di Bottino Craxi, il dominus politico di quegli anni.
Causa il berlusconismo imperante di questi due decenni, si è persa un'occasione d'oro quella che, dopo “Mani pulite”, ci avrebbe permesso di entrare finalmente nel novero dei Paesi più civili, dove il senso etico non è un orpello, ma una virtù indispensabile per chi gestisce la cosa pubblica.
Invece, con Berlusconi, sono state allentate anche quelle poche barriere etiche e legislative che cercavano di contrastare il malaffare.
E così il saccheggio del denaro pubblico è continuato come prima e più di prima e il Paese sta scivolando sempre più verso quegli Stati che un tempo chiamavamo del terzo o quarto mondo.
Un esempio per corroborare la mia denuncia, sta nel fatto che è dal lontano 1999 che l'Unione Europea ci chiede di ratificare la Convenzione di Strasburgo contro la corruzione penale e la corruzione civile.
Ma in questo caso il mantra: “ce lo chiede l'Europa”, non vale.
Il Disegno Di Legge anti-corruzione è in stand - by, è tenuto fermo in Parlamento causa il boicottaggio del PDL e della Lega che lo vorrebbero annacquare, e pensare che questo DDL recepisce solo in parte la Convenzione di Strasburgo del 1999.
Ma questo sarà l'argomento della prossima Isola.


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