Qualche
giorno dopo che la Cassazione aveva rinviato Marcello Dell'Utri ad un
nuovo processo d'appello, dopo la condanna a 7 anni di carcere per
mafia, il senatore siciliano è stato ospite del PDL del FVG.
Durante
la tappa di Sacile ha incontrato al teatro Zancanaro i berlusconiani
pordenonesi.
Quando
ha fatto il suo ingresso in sala, Dell'Utri ha ricevuto una standing
ovation che sottolineava la soddisfazione dei presenti per la
sentenza della Cassazione che non lo ha spedito in carcere.
Quanto
accaduto a Sacile, sfata il mito che considera la società civile,
migliore di quella parte della classe politica corrotta ed eticamente
impresentabile.
Infatti,
lo stato maggiore del PDL regionale, assieme a una parte di cittadini
elettori, ha applaudito con calore questo senatore che in un
qualsiasi Stato con una civiltà decente, forse, ripeto forse, da
tempo sarebbe ospite in un luogo dove il sole si vede a quadri e
comunque, sicuramente non siederebbe più tra gli scranni del Senato.
Sempre
Dell'Utri, in una intervista rilasciata la settimana scorsa a “ Il
Fatto Quotidiano”, tra varie amenità, ne ha confezionata una
davvero notevole.
Dopo
aver dichiarato che bisognava chiudere con l'attuale PDL e creare una
nuova Forza Italia, alla giornalista che gli chiedeva se questo
basterà a ripulire l'immagine del PDL, il nostro eroe rispondeva
così: “Non so, ma non possiamo arrenderci. E' un lavoro enorme,
che non so neanche se mi sento di affrontare, ma è fondamentale
migliorare la classe politica (Aiuto!) Vede che crisi morale c'è
(doppio Aiuto!)? Bisogna formare nuove classi dirigenti, mettere in
campo giovani (triplo Aiuto!).
Poi
alla domanda della giornalista che gli chiedeva se avesse intenzione
di ricandidarsi nuovamente al Parlamento per evitare un'altra volta
l'arresto,
il
noto statista risponde così: “Gliel'ho detto un paio di anni
fa: io ho fatto politica per legittima difesa. E ora mi pioveranno
addosso altri 50mila avvisi di garanzia. Può darsi che mi tocchi
andare in Parlamento di nuovo. Io spero di no, ma non lo posso
escludere”.
Questo
è il personaggio che a Sacile è stato applaudito come una rock star
dai dirigenti ed elettori del centrodestra del pordenonese.
Ma
c'è un'altra intervista anche questa molto indicativa sui nostri
tempi in cui si è perso il senso dell'etica pubblica.
In
questo caso il protagonista è Renzo Tondo, il nostro governatore.
E'
stata rilasciata lo scorso giovedì 11 ottobre a “la Zanzara”, un
programma di Radio 24 dove Tondo, come riporta il Messaggero Veneto,
ha
fatto delle affermazioni che dovrebbero far riflettere molti elettori
del FVG.
Al
conduttore che gli chiedeva se fosse giusto che il governatore della
Lombardia, Formigoni, si dovesse dimettere per tutto ciò che sta
emergendo nella sua Giunta, nella sua maggioranza e con lo stesso
governatore lombardo indagato per corruzione, con intercettazioni che
lasciano pochi dubbi sui comportamenti poco ortodossi del “Celeste”,
Tondo risponde e si dice convinto che “FORMIGONI FA BENE A
RIMANERE IN SELLA. AL SUO POSTO NON MI DIMETTEREI: INDIVIDUEREI
QUATTRO, CINQUE MISURE DA ADOTTARE ENTRO IL TERMINE DELLA LEGISLATURA
E POI ANDREI AL VOTO”.
QUESTE
DICHIARAZIONI CI FANNO CAPIRE, PIÙ DI TANTI GIRI DI PAROLE, L'ETICA
POLITICA CHE GUIDA IL NOSTRO PRESIDENTE.
Se
per ipotesi, con Tondo presidente del FVG, venissero indagati e
incarcerati alcuni assessori della sua giunta, una decina di
consiglieri della sua maggioranza e lui stesso fosse indagato per
corruzione, con intercettazioni che evidenziano rapporti ambigui con
faccendieri a lui vicini e che si trovano in galera con pesanti
accuse di corruzione, ora sappiano direttamente dalla sua voce
cosa farebbe Tondo: rimarrebbe inchiodato alla poltrona come
Formigoni.
Il
presidente di un popolo che si vanta, GIUSTAMENTE, di essere “SALT,
ONEST E LAVORADOR”, se si presentasse il quadro che vi ho appena
illustrato, non si sognerebbe neppure di dare le dimissioni, e non
chiederebbe nemmeno scusa ai cittadini per un minimo di onestà
politica.
Sostenere
come fa Tondo, le ragioni di Formigoni, che rimane vergognosamente
incollato alla poltrona di presidente della Lombardia anche dopo la
fogna sta emergendo, è davvero troppo.
Per
dire, Maruccio, ex capogruppo di IDV nel Consiglio regionale del
Lazio, di fronte a indagini della magistratura molto meno pesanti, si
è dimesso nel giro di mezz'ora da ogni incarico di partito e da
consigliere regionale.
La
differenza di sensibilità istituzionale tra Formigoni e Maruccio,
davanti ad una indagine giudiziaria, mi pare sia abissale.
Naturalmente
questa riflessione vale per chi non è in malafede.
E
sempre a proposito di etica politica, ecco un'ultima perla.
Dopo
che il governo ha commissariato il Comune di Reggio Calabria,
Alfano,
il segretario del Pdl, pardon, il segretario di Berlusconi,
incredibilmente ha dato la propria solidarietà al sindaco pidiellino
e alla sua giunta, mandati a casa perché il Comune era di fatto
governato dalla n'drangheta, la mafia calabrese.
Questi
pochi fatti dei tanti che potrei elencare, ci dimostrano cosa siamo
diventati, eticamente, civilmente e tra breve anche economicamente:
DEI SUDDITI DI UN PAESE DEL TERZO MONDO.
Praticamente,
una repubblica delle banane.
Svegliamoci
prima che sia troppo tardi.
O
forse, purtroppo, lo è già
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