giovedì 1 novembre 2012

Testo della mia "L'Isola" a TPN del 31 ottobre 2012


Tutti noi conosciamo dei giovani che si vogliono bene e hanno deciso di convivere, di abitare sotto lo stesso tetto, ma non vogliono sposarsi né in Chiesa né in Municipio.
Sono le cosiddette: COPPIE DI FATTO.
Due persone adulte che hanno deciso di fare una vita in comune diversa dalle tradizionali scelte e CHE LA SOCIETÀ HA IL DOVERE DI RISPETTARE.
In questi decenni la struttura della nostra società è mutata radicalmente e tra i cambiamenti più profondi sono le tipologie delle nuove famiglie che si vanno formando.
E spesso, al giorno d'oggi, due giovani decidono di creare una nuova famiglia senza nessun vincolo matrimoniale e lo fanno in tutta serenità.
E noi sappiamo che la nostra libertà di individui termina quando lede la libertà altrui.
E se due adulti decidono di fare vita in comune, senza l'ufficialità di un matrimonio in Chiesa o in Municipio, rimane sempre una loro libera scelta e non ledono i diritti di nessuno.
Eppure lo Stato non riesce a regolamentare queste nuove unioni, codificandoli con diritti e con doveri.
Qualche anno fa ci aveva provato il governo Prodi con i DICO, acronimo di “Diritti e doveri delle persone stabilmente Conviventi”, ma è stato bocciato da un Parlamento prono ai diktat del Vaticano, contrario da sempre alle convivenze fuori dal matrimonio.
E così, a differenza della stragrande maggioranza degli Stati del mondo civilizzato, nel nostro Paese per una “coppia di fatto” non è previsto nessun diritto e nessun dovere.
Ad esempio, non è prevista la pensione di reversibilità al partner sopravvissuto.
Non fanno parte della linea ereditaria. Al massimo, entrambi possono destinare al partner la quota di eredità disponibile, mentre la cosiddetta “legittima” spetta ai loro parenti diretti.
E poi, se la casa in cui abitano è di proprietà di uno solo dei due conviventi, questi può allontanare il partner o la partner senza nessun risarcimento, anche dopo decenni di vita in comune.
E se uno dei due si ammala, l'altro non può assistere il proprio caro.
Il caso di Walter Bonatti è esemplare.
Quando Walter Bonatti era ricoverato in ospedale in gravi condizioni, la compagna del grande alpinista, l'ex attrice Rossana Podestà, si è sentita allontanare dal letto del suo compagno dal personale curante con parole crudeli ma legali: “NON È LA MOGLIE, NON PUÒ STARE VICINO A LUI”.
Ed è stata allontanata dal letto di morte del compagno col quale ha condiviso trent'anni della sua vita.
Credo che bastino questi pochi esempi per rendersi conto che la questione delle “Coppie di fatto” deve essere regolamentata, come lo è in quasi tutti i Paesi più civili.
Ma i problemi per queste “unioni di fatto”, diventano ancora più pesanti con la nascita dei figli.
Infatti il nostro Codice Civile fa una distinzione chiara tra “figli legittimi” e “figli naturali”.
Il figlio legittimo è quello che nasce in una famiglia che ha contratto il matrimonio religioso o civile.
Mentre il figlio naturale è quello che nasce da una coppia di giovani che abitano la stessa casa, fanno vita in comune, ma non sono sposati né in Chiesa né in Municipio.
E i figli naturali hanno minori diritti rispetto ai figli legittimi.
Sono figli di serie B.
Per esempio, giuridicamente non hanno parenti.
Non hanno né fratelli né sorelle, né nonni, né zii, né cugini.
SE DOVESSERO MANCARE I LORO GENITORI, QUESTI FIGLI DIVENTANO ADOTTABILI, PROPRIO COSÌ, POSSONO ESSERE DATI IN ADOZIONE.
E visto che non hanno vincoli di parentela, i figli naturali non sono neppure eredi legittimi delle famiglie dei loro genitori. Dei loro nonni.
Dobbiamo riconoscere che tutto questo è mostruoso.
E' chiaro che questa legislazione medievale non tiene conto dell'evoluzione della società.
Solo poco anni fa, era molto difficile che due ragazzi formassero una nuova famiglia senza il sacro vincolo del matrimonio religioso.
Sono poi aumentati i matrimoni civili ed ora stanno crescendo in modo esponenziale le “UNIONI DI FATTO”, tant'è che in Italia oltre un bambino su quattro nasce da genitori non sposati.
Ma tra tante brutte notizie sta spuntando un raggio di sole, c'è la speranza concreta che queste barbarie finiscano.
La politica ha finalmente preso atto di questa situazione intollerabile e attraverso un DDL dal titolo: “Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali”, sta cercando di sanare le differenze giuridiche esistenti tra i figli nati all'interno del matrimonio e quelli nati fuori.
E così, per dirla con le parole della relatrice di questo DDL, Alessandra Gallone: “CON QUESTA LEGGE TUTTI I FIGLI VERRANNO INDICATI NEL CODICE CIVILE SOLO COME “FIGLI” AL POSTO DELLA VECCHIA DENOMINAZIONE DI “FIGLI LEGITTIMI E “FIGLI NATURALI”.
Speriamo diventi presto legge dello Stato.
Sarebbe un bel passo avanti che farebbe diventare il nostro Paese sicuramente più aperto e più moderno, al passo con i tempi.

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