Tutti
noi conosciamo dei giovani che si vogliono bene e hanno deciso di
convivere, di abitare sotto lo stesso tetto, ma non vogliono sposarsi
né in Chiesa né in Municipio.
Sono
le cosiddette: COPPIE DI FATTO.
Due
persone adulte che hanno deciso di fare una vita in comune diversa
dalle tradizionali scelte e CHE LA SOCIETÀ HA IL DOVERE DI
RISPETTARE.
In
questi decenni la struttura della nostra società è mutata
radicalmente e tra i cambiamenti più profondi sono le tipologie
delle nuove famiglie che si vanno formando.
E
spesso, al giorno d'oggi, due giovani decidono di creare una nuova
famiglia senza nessun vincolo matrimoniale e lo fanno in tutta
serenità.
E
noi sappiamo che la nostra libertà di individui termina quando lede
la libertà altrui.
E
se due adulti decidono di fare vita in comune, senza l'ufficialità
di un matrimonio in Chiesa o in Municipio, rimane sempre una loro
libera scelta e non ledono i diritti di nessuno.
Eppure
lo Stato non riesce a regolamentare queste nuove unioni,
codificandoli con diritti e con doveri.
Qualche
anno fa ci aveva provato il governo Prodi con i DICO, acronimo di
“Diritti e doveri delle persone stabilmente Conviventi”, ma è
stato bocciato da un Parlamento prono ai diktat del Vaticano,
contrario da sempre alle convivenze fuori dal matrimonio.
E
così, a differenza della stragrande maggioranza degli Stati del
mondo civilizzato, nel nostro Paese per una “coppia di fatto” non
è previsto nessun diritto e nessun dovere.
Ad
esempio, non è prevista la pensione di reversibilità al partner
sopravvissuto.
Non
fanno parte della linea ereditaria. Al massimo, entrambi possono
destinare al partner la quota di eredità disponibile, mentre la
cosiddetta “legittima” spetta ai loro parenti diretti.
E
poi, se la casa in cui abitano è di proprietà di uno solo dei due
conviventi, questi può allontanare il partner o la partner senza
nessun risarcimento, anche dopo decenni di vita in comune.
E
se uno dei due si ammala, l'altro non può assistere il proprio caro.
Il
caso di Walter Bonatti è esemplare.
Quando
Walter Bonatti era ricoverato in ospedale in gravi condizioni, la
compagna del grande alpinista, l'ex attrice Rossana Podestà, si è
sentita allontanare dal letto del suo compagno dal personale curante
con parole crudeli ma legali: “NON È LA MOGLIE, NON PUÒ STARE
VICINO A LUI”.
Ed
è stata allontanata dal letto di morte del compagno col quale ha
condiviso trent'anni della sua vita.
Credo
che bastino questi pochi esempi per rendersi conto che la questione
delle “Coppie di fatto” deve essere regolamentata, come lo è in
quasi tutti i Paesi più civili.
Ma
i problemi per queste “unioni di fatto”, diventano ancora più
pesanti con la nascita dei figli.
Infatti
il nostro Codice Civile fa una distinzione chiara tra “figli
legittimi” e “figli naturali”.
Il
figlio legittimo è quello che nasce in una famiglia che ha contratto
il matrimonio religioso o civile.
Mentre
il figlio naturale è quello che nasce da una coppia di giovani che
abitano la stessa casa, fanno vita in comune, ma non sono sposati né
in Chiesa né in Municipio.
E
i figli naturali hanno minori diritti rispetto ai figli legittimi.
Sono
figli di serie B.
Per
esempio, giuridicamente non hanno parenti.
Non
hanno né fratelli né sorelle, né nonni, né zii, né cugini.
SE
DOVESSERO MANCARE I LORO GENITORI, QUESTI FIGLI DIVENTANO ADOTTABILI,
PROPRIO COSÌ, POSSONO ESSERE DATI IN ADOZIONE.
E
visto che non hanno vincoli di parentela, i figli naturali non sono
neppure eredi legittimi delle famiglie dei loro genitori. Dei loro
nonni.
Dobbiamo
riconoscere che tutto questo è mostruoso.
E'
chiaro che questa legislazione medievale non tiene conto
dell'evoluzione della società.
Solo
poco anni fa, era molto difficile che due ragazzi formassero una
nuova famiglia senza il sacro vincolo del matrimonio religioso.
Sono
poi aumentati i matrimoni civili ed ora stanno crescendo in modo
esponenziale le “UNIONI DI FATTO”, tant'è che in Italia oltre
un bambino su quattro nasce da genitori non sposati.
Ma
tra tante brutte notizie sta spuntando un raggio di sole, c'è la
speranza concreta che queste barbarie finiscano.
La
politica ha finalmente preso atto di questa situazione intollerabile
e attraverso un DDL dal titolo: “Disposizioni in materia di
riconoscimento dei figli naturali”, sta cercando di sanare le
differenze giuridiche esistenti tra i figli nati all'interno del
matrimonio e quelli nati fuori.
E
così, per dirla con le parole della relatrice di questo DDL,
Alessandra Gallone: “CON QUESTA LEGGE TUTTI I FIGLI VERRANNO
INDICATI NEL CODICE CIVILE SOLO COME “FIGLI” AL POSTO DELLA
VECCHIA DENOMINAZIONE DI “FIGLI LEGITTIMI E “FIGLI NATURALI”.
Speriamo
diventi presto legge dello Stato.
Sarebbe
un bel passo avanti che farebbe diventare il nostro Paese sicuramente
più aperto e più moderno, al passo con i tempi.
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