Dopo
la sentenza della Cassazione che ha condannato definitivamente
Berlusconi a 4 anni di carcere per frode fiscale, molti, conoscendo
cosa ne penso da sempre del Caimano, mi hanno chiesto se ero
soddisfatto del verdetto.
Io
ho risposto a tutti: ma c'era bisogno della sentenza della
Cassazione per sapere che Berlusconi è un soggetto incline a
delinquere?
Comunque,
giovedì scorso è stato un bel giorno.
Quando
un fuorilegge viene condannato non è mai un brutto giorno.
Da
allora mi sento sollevato.
Per
colpa di questo individuo, per anni non si è potuto parlare delle
cose concrete, dei veri problemi del nostro Paese.
Non
voglio rispettare chi per vent'anni ha narcotizzato il Paese per i
suoi problemi giudiziari ed economici.
Eppure
l'articolo 3 della Costituzione recita esplicitamente: “Tutti i
cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla
legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione,
di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.
Chi
può dire che questo articolo non sia stato violentato dal Caimano e
dai suoi maggiordomi in questi due decenni?
Senza
amnistie, prescrizioni, depenalizzazioni, leggi ad personam, come
l'avevo già ribadito in altre “Isole”, Berlusconi sarebbe da
tempo ospite delle patrie galere.
Non
a caso dividevo i suoi sostenitori tra i complici e chi lo ha
sostenuto in buonafede, convinto da una propaganda mistificatoria
condotta da un'informazione disonesta ai suoi ordini.
E
a proposito di informazione, mi chiedo: in quale Paese civile un
condannato a 4 anni di carcere, può permettersi di usare le TV
pubbliche e private per inveire con un monologo delirante contro i
magistrati che lo avevano appena condannato?
Sono
anche certo che molti di voi che mi state seguendo, non conoscono i
fatti per cui è stato condannato.
La
sistematica disinformazione ha attaccato i magistrati, ma non vi ha
fatto conoscere cosa si dibatteva nel processo concluso giovedì
scorso con la condanna per frode fiscale.
La
sintesi è questa.
Fininvest
poi diventata Mediaset, di cui Berlusconi è ovviamente il dominus,
comperava i diritti dei film dalle majors americane per trasmetterli
nelle loro TV. Ma non li acquistavano direttamente da queste società
di produzione, ma attraverso altre società di intermediazione
localizzate in paesi off shore sempre di proprietà di Berlusconi che
le gestiva attraverso dei prestanome.
Questi
diritti venivano poi rivenduti a Fininvest e poi a Mediaset,
caricando il prezzo in maniera abnorme.
Ad
esempio, se un film veniva acquistato a 100 da queste società
fittizie di cui il socio unico occulto era, ricordiamolo, Berlusconi,
veniva poi rivenduto alla casa madre, sempre di Berlusconi, a 500.
In
questo modo il satrapo arcoriano realizzava un duplice risultato:
creava un suo tesoro in nero nei paradisi fiscali, diminuendo così
gli utili del suo gruppo evadendo il fisco italiano.
La
Procura di Milano ha quantificato che questo sporco gioco ha fruttato
al Caimano ben 270milioni di euro.
Questo
traffico fraudolento, era sconosciuto alla quasi totalità della
struttura apicale della società berlusconiana.
Tant'è
che Franco Tatò, chiamato nel 1993 a risanare l'azienda di
Berlusconi che in quel periodo era in stato prefallimentare, essendo
indebitata con le banche per quasi 3 volte e mezza il valore del suo
capitale, dicevo, quando Tatò è stato chiamato a deporre in
tribunale disse a proposito di questo sistema: ”era un'area di
attività assolutamente chiusa e impenetrabile, gestita a più alto
livello da Bernasconi, (l'amico ora defunto più fidato con
Confalonieri di Berlusconi) che dava conto della sua attività
direttamente a Berlusconi e non riferiva al Consiglio di
Amministrazione”.
Franco
Tatò ricorda ancora ai giudici in una testimonianza del marzo 2007,
che lui era stato chiamato da Berlusconi per ridurre i costi di
gestione della Fininvest e che aveva notato i costi esorbitanti
dell'acquisto dei diritti televisivi rispetto ai prezzi correnti di
mercato.
Ecco
questa è la sintesi del processo Mediaset: Berlusconi ha rubato a
tutti i cittadini italiani evadendo in modo clamoroso le imposte.
Chi,
dopo questi fatti ormai acclarati, ritiene Berlusconi un uomo
politico che ha subito un accanimento giudiziario da parte di una
magistratura politicizzata e comunista, lo invito a farsi visitare da
qualche psicologo e andare in analisi.
Una
buona terapia dovrebbe guarirlo dalla “berlusconite”, una
malattia che ti fa ignorare i fatti, che ti toglie la logica e il
cosiddetto buonsenso..
Naturalmente
questo vale per chi è in buonafede.
Per
gli altri, quelli che in questi anni lo hanno seguito e lo seguono
tutt'ora per convenienza, non sono altro che complici di un
personaggio che, scrivono sempre i giudici: “... la particolare
capacità a delinquere dimostrata nell'esecuzione del disegno,
consistito nell'architettare un complesso meccanismo fraudolento
ramificato in infiniti paradisi fiscali...e che da suddetta attività
è conseguita (per Berlusconi) un'immensa disponibilità economica
all'estero, in danno non solo dello Stato, ma anche di Mediaset e, in
termini di concorrenza sleale delle altre società del settore”.
Insomma,
questi maggiordomi berlusconiani sono complici di un delinquente
patentato.
Questa
è la cruda realtà dei fatti!
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