Il
presidente Napolitano, in tutti questi anni ha controfirmato senza
batter ciglio tutti le leggi ad personam che sfornava il governo
Berlusconi e la sua maggioranza.
E
poi altre come la cosiddetta Ex Cirielli, che condanna a pene
incredibili i recidivi, anche se condannati per reati poco pericolosi
socialmente, mentre dimezza le prescrizioni per i potenti.
Come
pure leggi sull'immigrazione come la Bossi – Fini, oppure il
“pacchetto sicurezza” di Maroni, quello che ha istituito il reato
di clandestinità.
O
come la famigerata legge Fini - Giovanardi sulle tossicodipendenze,
quella che ha paragonato le droghe leggere a quelle pesanti ed ha
introdotto il limite quantitativo tra l'uso personale e lo spaccio,
con il risultato di spedire in carcere migliaia di tossici perché
trovati in possesso di pochi grammi di marjuana, o perché
coltivavano qualche piantina magari sul terrazzo di casa.
Legge
che ha riempito le carceri italiane di poveri cristi.
Secondo
il ministero della Giustizia, al 30 giugno scorso i detenuti per la
violazione delle norme sulla droga, erano circa 26 mila.
Su
un totale di circa 67mila detenuti sono più di un terzo.
Mentre
Giovanni Tamburrano, direttore delle carceri italiane, dichiara una
cosa che ha dell'incredibile: i “colletti bianchi” detenuti nelle
nostre carceri sono meno di mille, si avete sentito bene, sono meno
di mille.
Eppure,
ogni santo giorno leggiamo e sentiamo dai TG episodi di corruzioni,
malversazioni e ruberie da parte di banchieri, di politici di tutti i
colori, di alti funzionari di Stato, di personaggi dell'alta finanza,
del mondo imprenditoriale, insomma reati dei cosiddetti: “colletti
bianchi”.
E'
quindi chiaro che questi numeri ci dicono che la legge NON è uguale
per tutti.
Il
povero cristo che ruba le classiche mele al supermercato viene
condannato e sbattuto in galera senza se e senza ma.
Mentre
coloro che fanno parte delle caste privilegiate e rubano, malversano,
corrompono, grazie a stuoli di bravi avvocati ben pagati e a leggi
fatte apposta per rendere impuniti i loro reati tipici della razza
padrona, se la cavano con la prescrizione o con assoluzioni per
insufficienza di prove.
In
questa situazione, oggettivamente vergognosa, il presidente della
Repubblica, dopo aver tranquillamente controfirmato le leggi che vi
ho illustrato poco fa, si sveglia e si accorge che le nostre carceri
sono invivibili e chiede che il Parlamento addotti con urgenza
un'amnistia e un indulto.
Certo
l'Europa ci condannerà se entro maggio del prossimo anno l'Italia
non renderà più civile il nostro sistema carcerario.
Ma
un presidente della Repubblica che è entrato sessant'anni fa in
Parlamento e non ne è mai uscito, immagino sia da decenni a
conoscenza delle condizioni disumane delle nostre carceri, e proprio
ora chiede con urgenza un'amnistia e un indulto.
A
me pare una nota stonata, un richiamo che fa pensare male.
E'
del tutto evidente, per chi non ha il prosciutto sugli occhi, vedere
che tutta questa fretta non è dettata dai provvedimenti che potrebbe
prendere l'Unione Europea, ma per salvare chi per la prima volta ha
subito una condanna definitiva dopo varie prescrizioni, amnistie,
leggi ad personam.
Si
sto parlando di lui, proprio di Berlusconi.
La
fretta imposta da Napolitano è sospetta.
E
poi è molto sospetto l'entusiasmo che la notizia ha provocato tra le
fila del PDL.
Ad
esempio, Brunetta dice: “di metterla in testa ai lavori delle
aule”.
Schifani
chiede: “un impegno totale da parte di tutti”.
Mentre
Matteoli dice che bisogna: “fare il prima possibile”.
Insomma
il PDL ha una fretta del diavolo che si faccia questa amnistia e
indulto.
Chiediamocelo
il perché.
SONO,
NON DOBBIAMO DIMENTICARLO, QUEGLI STESSI POLITICANTI CHE HANNO VOTATO
LE LEGGI CHE HANNO RIEMPITO LE CARCERI DI POVERACCI.
E
ora una chicca.
Il
maggiordomo capo, Alfano, quand'era ministro della Giustizia del
governo Berlusconi, nel 2009, fece questa dichiarazione:
“Le
nostre carceri sono sovraffollate. Abbiamo 65mila detenuti contro una
capienza di 60mila posti (chissà dove aveva preso quel numero, in
realtà sono molti di meno!), ma il governo sta pensando di creare
20mila nuovi posti con gli stessi metodi usati dal premier Silvio
Berlusconi per ricostruire vere e proprie città in Abruzzo dopo il
terremoto dello scorso aprile (a L'Aquila). In tal modo arrecheremo
un gran sollievo ai detenuti, che non devono solo espiare la pena, ma
anche essere rieducati per tornare in società.
LO
STRUMENTO DELL'AMNISTIA O DELL'INDULTO È INUTILE PERCHÉ DOPO DUE
ANNI IL PROBLEMA TORNA A RIPROPORSI NEGLI STESSI TERMINI”.
Domanda:
cos'è cambiato in questi 4 anni per far cambiare così radicalmente
idea al maggiordomo capo sull'amnistia e l'indulto?
Io
la risposta ce l'ho, naturalmente.
E
credo ce l'abbiamo anche coloro che hanno gli occhi ben spalancati.
Questa
voglia matta di amnistia e di indulto dei berluscones deriva dal
fatto che vorrebbero salvare il Caimano dalla condanna per frode
fiscale, dagli altri processi in corso e anche quelli in divenire che
lo stanno aspettando visto che, per dirla con i giudici, è un
soggetto che “DIMOSTRA UNA NATURALE CAPACITÀ A DELINQUERE”.
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