venerdì 18 ottobre 2013

Testo della mia "L'Isola" a TPN del 17 ottobre 2013


Il presidente Napolitano, in tutti questi anni ha controfirmato senza batter ciglio tutti le leggi ad personam che sfornava il governo Berlusconi e la sua maggioranza.
E poi altre come la cosiddetta Ex Cirielli, che condanna a pene incredibili i recidivi, anche se condannati per reati poco pericolosi socialmente, mentre dimezza le prescrizioni per i potenti.
Come pure leggi sull'immigrazione come la Bossi – Fini, oppure il “pacchetto sicurezza” di Maroni, quello che ha istituito il reato di clandestinità.
O come la famigerata legge Fini - Giovanardi sulle tossicodipendenze, quella che ha paragonato le droghe leggere a quelle pesanti ed ha introdotto il limite quantitativo tra l'uso personale e lo spaccio, con il risultato di spedire in carcere migliaia di tossici perché trovati in possesso di pochi grammi di marjuana, o perché coltivavano qualche piantina magari sul terrazzo di casa.
Legge che ha riempito le carceri italiane di poveri cristi.
Secondo il ministero della Giustizia, al 30 giugno scorso i detenuti per la violazione delle norme sulla droga, erano circa 26 mila.
Su un totale di circa 67mila detenuti sono più di un terzo.
Mentre Giovanni Tamburrano, direttore delle carceri italiane, dichiara una cosa che ha dell'incredibile: i “colletti bianchi” detenuti nelle nostre carceri sono meno di mille, si avete sentito bene, sono meno di mille.
Eppure, ogni santo giorno leggiamo e sentiamo dai TG episodi di corruzioni, malversazioni e ruberie da parte di banchieri, di politici di tutti i colori, di alti funzionari di Stato, di personaggi dell'alta finanza, del mondo imprenditoriale, insomma reati dei cosiddetti: “colletti bianchi”.
E' quindi chiaro che questi numeri ci dicono che la legge NON è uguale per tutti.
Il povero cristo che ruba le classiche mele al supermercato viene condannato e sbattuto in galera senza se e senza ma.
Mentre coloro che fanno parte delle caste privilegiate e rubano, malversano, corrompono, grazie a stuoli di bravi avvocati ben pagati e a leggi fatte apposta per rendere impuniti i loro reati tipici della razza padrona, se la cavano con la prescrizione o con assoluzioni per insufficienza di prove.
In questa situazione, oggettivamente vergognosa, il presidente della Repubblica, dopo aver tranquillamente controfirmato le leggi che vi ho illustrato poco fa, si sveglia e si accorge che le nostre carceri sono invivibili e chiede che il Parlamento addotti con urgenza un'amnistia e un indulto.
Certo l'Europa ci condannerà se entro maggio del prossimo anno l'Italia non renderà più civile il nostro sistema carcerario.
Ma un presidente della Repubblica che è entrato sessant'anni fa in Parlamento e non ne è mai uscito, immagino sia da decenni a conoscenza delle condizioni disumane delle nostre carceri, e proprio ora chiede con urgenza un'amnistia e un indulto.
A me pare una nota stonata, un richiamo che fa pensare male.
E' del tutto evidente, per chi non ha il prosciutto sugli occhi, vedere che tutta questa fretta non è dettata dai provvedimenti che potrebbe prendere l'Unione Europea, ma per salvare chi per la prima volta ha subito una condanna definitiva dopo varie prescrizioni, amnistie, leggi ad personam.
Si sto parlando di lui, proprio di Berlusconi.
La fretta imposta da Napolitano è sospetta.
E poi è molto sospetto l'entusiasmo che la notizia ha provocato tra le fila del PDL.
Ad esempio, Brunetta dice: “di metterla in testa ai lavori delle aule”.
Schifani chiede: “un impegno totale da parte di tutti”.
Mentre Matteoli dice che bisogna: “fare il prima possibile”.
Insomma il PDL ha una fretta del diavolo che si faccia questa amnistia e indulto.
Chiediamocelo il perché.
SONO, NON DOBBIAMO DIMENTICARLO, QUEGLI STESSI POLITICANTI CHE HANNO VOTATO LE LEGGI CHE HANNO RIEMPITO LE CARCERI DI POVERACCI.
E ora una chicca.
Il maggiordomo capo, Alfano, quand'era ministro della Giustizia del governo Berlusconi, nel 2009, fece questa dichiarazione:
Le nostre carceri sono sovraffollate. Abbiamo 65mila detenuti contro una capienza di 60mila posti (chissà dove aveva preso quel numero, in realtà sono molti di meno!), ma il governo sta pensando di creare 20mila nuovi posti con gli stessi metodi usati dal premier Silvio Berlusconi per ricostruire vere e proprie città in Abruzzo dopo il terremoto dello scorso aprile (a L'Aquila). In tal modo arrecheremo un gran sollievo ai detenuti, che non devono solo espiare la pena, ma anche essere rieducati per tornare in società.
LO STRUMENTO DELL'AMNISTIA O DELL'INDULTO È INUTILE PERCHÉ DOPO DUE ANNI IL PROBLEMA TORNA A RIPROPORSI NEGLI STESSI TERMINI”.
Domanda: cos'è cambiato in questi 4 anni per far cambiare così radicalmente idea al maggiordomo capo sull'amnistia e l'indulto?
Io la risposta ce l'ho, naturalmente.
E credo ce l'abbiamo anche coloro che hanno gli occhi ben spalancati.
Questa voglia matta di amnistia e di indulto dei berluscones deriva dal fatto che vorrebbero salvare il Caimano dalla condanna per frode fiscale, dagli altri processi in corso e anche quelli in divenire che lo stanno aspettando visto che, per dirla con i giudici, è un soggetto che “DIMOSTRA UNA NATURALE CAPACITÀ A DELINQUERE”.

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