venerdì 11 ottobre 2013

Testo della mia "L'Isola" a TPN del 10 ottobre 2013


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A fine giugno il Parlamento ha approvato una mozione che sospendeva il programma di acquisto dei cacciabombardieri F 35, fino alla conclusione dell'indagine conoscitiva sui nostri armamenti prevista per fine d'anno.
In pratica veniva chiesto se questi aerei sono così necessari per la nostra difesa.
Invece non c'è stata nessuna sospensiva: il 27 settembre scorso, l'Italia ha completato l'ordine definitivo dei primi sei cacciabombardieri per i quali erano già stati versati degli anticipi e per il 2014 è già previsto l'acquisto di altri sette F35, versando anche un anticipo di 60 milioni.
Come vedete una presa in giro colossale per il Parlamento.
Il ministero della Difesa va avanti nel programma di acquisizione di questi aerei infischiandosi bellamente della decisione parlamentare,
anche se gli Stati Uniti, che sono i capofila del programma F35, hanno denunciato gravissime pecche tecniche ed economiche su questo cacciabombardiere, e che, lo dice il Pentagono americano, se questi problemi non verranno risolti, il programma verrà sospeso.
Ma il nostro ministro della Difesa, Mauro, come il suo predecessore Di Paola, su questo programma non vuole recedere.
Mauro ci ha pure spiegato che i cacciabombardieri F35 sono: “sistemi di difesa avanzati che servono per fare la pace”.
Forse ci crede tutti dei cretini.
Abbiamo le scuole, gli ospedali, le città d'arte che cadono a pezzi, non abbiamo asili nido a sufficienza e preferiamo spendere quasi 20 miliardi di euro per questi aerei da guerra iperteconologici di ultima generazione, costosissimi strumenti di morte che allo stato dell'arte non funzionano nemmeno, come ci dice il Pentagono americano.
Vedete voi se vi sembra una cosa seria.

Ed ora il Tav Torino - Lione.
Di quest'opera, ormai, si parla solo in termini di ordine pubblico.
La Val di Susa è un territorio militarizzato.
E' di fatto diventata una zona di guerra.
Da una parte l'Esercito, le forze dell'ordine, dall'altra i NO Tav fatta di gente normale, di famiglie valsusine che non vogliono l'opera, ma anche di violenti infiltrati che usano tattiche di guerriglia.
Il procuratore capo della Procura della Repubblica di Torino, Gian Carlo Caselli, giudica la situazione esplosiva.
Del Tav Torino – Lione, ormai si parla soltanto quando gli scontri tra manifestanti si fanno più cruenti.
Dell'utilità dell'opera, delle motivazioni che hanno fatto sollevare le popolazioni locali, non si parla, sembra sia un tabù impenetrabile.
Ma ecco che dalla Francia arrivano altre novità, dopo che la Corte dei Conti francese a suo tempo aveva dichiarato l'opera inutile per mancanza di traffico.
Per i nostri cugini francesi, il Tav Lione – Torino, non è più una priorità!
Lo sostiene un rapporto del ministero dei Trasporti francese.
Il documento analizza tutti i progetti autostradali, ferroviari e marittimi su cui la Francia sta lavorando, dividendoli in tre gruppi.
Il primo gruppo è quello delle “prime priorità”, da realizzare tra il 2014 e il 2030.
Poi ci sono le “seconde priorità”, opere realizzabili tra il 2030 e il 2050. Infine i cosiddetti “progetti a orizzonte lontano”, che si prevedono di realizzare dopo il 2050.
Ebbene, il Tav Lione – Torino, è previsto tra le “seconde priorità”, quindi dopo il 2040.
Per ora non si fa, dopo il 2040 vedremo.
Per esemplificare, siamo in questa situazione.
Se Pordenone e Cordenons decidessero di costruire una nuova strada di collegamento tra i due Comuni e per un qualsiasi motivo Pordenone rinunciasse all'opera, anche Cordenons sarebbe costretto a fermare i lavori all'interno del suo territorio, visto che se continuassero, comunque la strada si bloccherebbe al confine con Pordenone che ha rinunciato all'opera.
Mi pare un'ovvietà
La Commissione ministeriale francese voluta dal presidente francese Hollande, conferma solo la realizzazione del tunnel di base previsto nel progetto di collegamento con l'Italia.
MA PER I FRANCESI, DEL SUPERTUNNEL DEL TAV TORINO – LIONE, SE NE RIPARLERÀ TRA TRENT'ANNI.
Attualmente sulla Torino – Lione passano 4 milioni di tonnellate di merci l'anno.
La linea esistente ne può portare almeno 20 milioni.
Secondo il professor Marco Ponti del Politecnico di Milano, la saturazione di questa linea ferroviaria non avverrà mai, visto che il traffico passeggeri e merci in questi ultimi anni è diminuito e non sono previste impennate future.
Se questa nostra classe politica ormai squalificata ha ancora un sussulto di dignità e pure di onestà, alla luce di questi fatti deve bloccare l'opera.
Il super tunnel Tav, Torino – Lione, deve seguire il destino del “Ponte sullo Stretto” di Messina.
Semplicemente non si deve fare.



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