lunedì 27 aprile 2026

Si parla solo di guerra

Dopo ottant’anni di pace relativa in Europa, si parla di guerra come fosse inevitabile. I media ne parlano come fosse la cosa più normale del mondo. Ormai il termine guerra è stato sdoganato. La stessa presidente della Commissione europea von der Leyen, ha detto con nonchalance: “Dobbiamo prepararci alla guerra”.

Ma contro chi di grazia? Contro la Russia di Putin? Ma se dopo quattro anni di guerra non riesce neanche a conquistare il DonBass.

Durante la "Guerra fredda" la parola più usata era: Distensione. Ora si parla di guerra per risolvere i problemi tra Stati come fosse la cosa più naturale del mondo.

Piero Calamandrei un padre della Patria nel suo “Passato e avvenire della Resistenza” scritto nel 1954, diceva: “Il mondo è purtroppo diviso in compartimenti stagni da grandi muraglie che si dicono invalicabili, senza porte e senza finestre; ma queste mura non sbarrano solo quella linea, che ormai si suol chiamare la “Cortina di ferro” e che taglia il genere umano in due emisferi ostili. Mura altrettanto invalicabili ci attorniano sui confini all’interno degli Stati, spesso all’interno della nostra coscienza; le mura del conformismo dell’imperialismo, del colonialismo , del nazionalismo; le mura che separano la miseria dal privilegio e dalla ricchezza spudorata e corrotta. Questo è ancora secondo me il compito della Resistenza. E’ inutile qui ricercare le colpe per le quali siamo arrivati a questa tragica divisione del mondo; forse non c’è partito, popolo , che non abbia la sua parte di colpa. Ma gli uomini che appartennero alla Resistenza devono far di tutto per cercare che queste mura non diventino ancora più alte, che non diventino torri di fortilizi irte di ordigni di distruzione e ricercare i valichi sotterranei  attraverso i quali in nome della Resistenza combattuta in comune, si possa far passare ancora una voce, un sussurro, un richiamo. Quello che unisce, non quello che separa; rifiutarsi sempre di considerare un uomo meno uomo solo perché appartiene a un’altra razza o a un’altra religione o a un altro partito”.

In un mondo dominato da tiranni piccoli e grandi che conoscono solo il valore della forza bruta, il Papa ci esorta a “quella conversione  a U che conduce nella direzione opposta, sulla strada sostenibile e ricca della fraternità umana. La pace non è da inventare: è da accogliere, accogliendo il prossimo come nostro fratello e come nostra sorella. Nessuno sceglie i suoi fratelli e le sue sorelle: ci dobbiamo solo accogliere! Siamo una sola famiglia e abitiamo la stessa casa in questo meraviglioso pianeta”

Perché non abbiamo uomini come Calamandrei e il Papa che parlano di pace, che parlano alle future generazioni, mentre oggi abbiamo uomini e donne delle istituzioni che hanno un orizzonte che si ferma alle prossime elezioni, infischiandosi del futuro e dell’avvenire dei nostri figli e nipoti?

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