giovedì 12 febbraio 2026

E' roba da Tso

Dopo le violenze alle manifestazioni pubbliche a Torino e Milano, abbiamo sentito delle prese di posizione di uomini politici ai vertici delle istituzioni che hanno dell’incredibile. Hanno anche dichiarato cose condivisibili: la violenza è sempre da condannare. E qui credo che qualsiasi cittadino con un minimo di cervello funzionante si trovi d’accordo. Ma è il poi che ho sentito e letto linguaggi che sono dei monumenti all’ipocrisia più stomachevole.

Come le dichiarazioni del ministro della Guerra, Crosetto, il quale su X ha scritto: “Non sono manifestanti, sono guerriglieri, sono bande armate che hanno come obiettivo quello di colpire lo Stato e chi lo serve. Non un governo, ma lo Stato. Supportarli, accettarli, giustificarli, cercare di sminuire è inaccettabile. Devono essere combattuti come sono state combattute le Brigate Rosse e non essere trattati come “compagni che sbagliano”. Roba da Tso.

Mentre il suo compagno di banco nel governo, il ministro dell’Interno Piantedosi, in Parlamento ha sparato dicendo che le migliaia di persone che hanno sfilato a Torino erano complici dei violenti. Una cosa che neanche…

Questi signori che detengono il potere repressivo che solo lo Stato può esercitare, mi fanno paura.

Parlano di un uso sbagliato di manifestare senza dividere le centinaia di delinquenti che hanno creato questo sconquasso, tra le migliaia di manifestanti pacifici molti con famiglie al seguito.

Questi ci fanno la paternale di non violenza dopo che hanno fornito ad Israele le armi per fare il genocidio a Gaza. Sono andati contro la nostra Costituzione che “ripudia la guerra”. E chi non è in sintonia con questo governo viene etichettato come “putiniano” o “antisemita”.

Io personalmente non prendo lezioni di morale da questa gente.

mercoledì 11 febbraio 2026

Cuba sta morendo

E’ un mondo impazzito!

Il Venezuela per il traffico di stupefacenti, la Groenlandia per la sicurezza, l’Iran sempre per la sicurezza, il gangster di Washington, apre conflitti con l’universo mondo e la nostra premier lo vorrebbe candidare al Nobel per la Pace se fermasse la guerra in Ucraina.

La prossima vittima del bandito americano sarà probabilmente Cuba. Come giustificherà questo ai suoi camerieri sparsi nel mondo? Cuba è sotto un feroce blocco economico, politico e commerciale dagli Usa, che rende la vita dei milioni di cubani al limite della sopravvivenza. Non hanno più il carburante venezuelano, per cui non hanno l’elettricità che serve agli ospedali per funzionare. I farmaci marciscono nei frigoriferi spenti. Tutto è paralizzato: scuole, servizi, eccetera. Insomma i cubani sono in una situazione disumana, ma Trump e i suoi servi del mondo occidentale, non fanno un plissè. L’Onu ha lanciato l’allarme per il rischio di un collasso umanitario. Sono in pericolo di vita milioni di uomini, donne e bambini, ma l’Occidente che si vanta dei suoi sacri valori, è bloccato dal bandito americano. Quando gli Usa del gangster invaderanno Cuba, sono davvero curioso di conoscere le motivazioni che darà la underdog della Garbatella. Come intorterà i gonzi italiani.

Perché Cuba non invade altri Paesi. Come scrive l’associazione “Noi di Cuba Mambi”, non esporta terrorismo. Non possiede armi nucleari. Non rappresenta una minaccia per l’umanità. Eppure c’è un silenzio mediatico sulla situazione cubana che da i brividi. Cuba sta collassando e i media occidentali non ne parlano. E i politicanti ai vertici delle istituzioni che ci sgovernano parlano di Pucci si o Pucci no a Sanremo.

Da vergognarsi.

lunedì 9 febbraio 2026

Attenzione alla paura

Tempo fa un mio amico ha dato il mio numero di telefono ad un venditore di antifurti per le case per chiedere un appuntamento per presentare il suo prodotto. Questi mi chiamò e accettai l’incontro.

Quando venne a casa a farmi visita, iniziò la presentazione del suo antifurto esibendo delle fotocopie di articoli di quotidiani che parlavano di furti nelle case. Cercava con tutta evidenza di farmi paura per vendere il suo prodotto.

Gli dissi immediatamente che questa tecnica con il sottoscritto non attaccava. Non ho mai voluto cadere nella sindrome della paura.

Ricordo questo fatto personale per entrare nell’attualità e spiegare che la paura che viene instillata dalla ditta Meloni & C. ogni santo giorno, è funzionale ai vari Decreti legge sulla sicurezza che il suo governo ha sfornato ogni qualvolta accadono dei fatti di cronaca nera. Leggi che restringono le nostre libertà con la scusa di dare più sicurezza ai cittadini. 

Faccio solo un esempio presente nell’ultimo Dl. Se la questura ritiene che un cittadino è pericoloso per lo svolgersi pacifico di una qualsiasi manifestazione pubblica, la polizia lo può “accompagnare” in questura tenendolo sequestrato anche per 12 ore. Se non accettasse questo “accompagnamento”, il cittadino compirebbe reato per resistenza a pubblico ufficiale, con tutto quello che questo comporta penalmente.

Pensiamoci, Meloni & C. usano parole dolci come, “accompagnamento” e non fermo di polizia, perché bloccare un cittadino ipotizzando che questi potrebbe compiere un reato, è tipico dei regimi autoritari.

Facciamo attenzione, siamo su un piano inclinato che porta, prima o poi, ad uno Stato di Polizia.

 

 

 

venerdì 6 febbraio 2026

Perché votare No

Ho letto una bella intervista sul Fatto dell’ex presidente della Corte di Cassazione, Margherita Cassano, riguardo alla separazione delle carriere dei magistrati che sarà sottoposta a referendum confermativo il 22-23 marzo.

Domanda del giornalista: qual è il punto più critico della riforma? Cassano risponde: “si introduce la separazione delle carriere senza che questa riforma indichi cosa accadrà dopo. Sarà il legislatore ordinario (il Parlamento) a stabilire se pm e giudici parteciperanno a un concorso unico, se avranno un’unica formazione o meno”.

Domanda: Per i sostenitori del Sì  con questa separazione la terzietà del giudice sarà rafforzata. Lei risponde: “Se questa è la premessa, non si comprende perché poi questi due cammini distinti si incontrano nell’Alta corte disciplinare, che si occuperà dei procedimenti disciplinari a carico sia del giudice che dei pm. (…) Un altro aspetto singolare   è che possono diventare giudici di Cassazione pm con 15 anni di servizio. Fino a quel momento si sono occupati solo di indagare, ma possono lavorare come giudici nell’organo supremo che deve assicurare la corretta applicazione della legge. Qual è la coerenza?”.

Domanda: Lei sta smontando i pilastri della riforma. Risposta: “Questi profili incidono sulla razionalità e sulla tenuta della riforma stessa”.

Domanda: Ci saranno due Csm, uno per i pm e uno per i giudici. Conseguenze? Risposta: “La valutazione sulla professionalità dei pm svolte da un Csm solo di pm potrebbero portare a valorizzare una visione del pm che è bravo solo se ottiene il maggior numero di condanne, con la conseguenza di tentazioni forcaiole, a detrimento dei diritti fondamentali della persona. L’attuale Csm unico, composto da 15 giudici e 5 pm, garantisce, attraverso il confronto sulle regole, che ci siano le competenze per avere un giusto processo”.

Domanda: Con il sorteggio, dicono i fautori del Sì, finisce la correntocrazia. Risposta: “Intanto il sorteggio secco (di tutti i circa 10mila magistrati) riguarda solo i membri togati del Csm, mentre i laici saranno sorteggiati da un elenco di prescelti dalla (maggioranza) del Parlamento. Ma se si pensa che i magistrati non abbiano la capacità di scegliere i futuri componenti del Csm, allora non dovrebbero neppure amministrare giustizia. E sarebbero gli unici estratti a sorte”.

Dopo questa intervista, mi piacerebbe se qualche fautore del Sì mi spiegasse che ciò che ha detto la Cassano non è vero, siano menzogne corporative e me lo dimostra con degli argomenti inconfutabili, io cambio idea e voterò Sì al referendum. Se invece le parole della Cassano sono la realtà dei fatti e quindi non smentibili, penso che coloro che dicono che questo è solo il primo passo per portare sotto il governo i pm, hanno ragione per cui è un passaggio molto delicato della nostra democrazia e dobbiamo usare il cuore e il cervello e far vincere il No.

giovedì 5 febbraio 2026

Fuori sede non si vota

Si dice che il voto popolare è il più importante momento nelle democrazie liberali. Tutti i partiti si lamentano che i cittadini elettori calano sempre di più e di questo la democrazia ovviamente ne soffre.

Eppure questa destra al potere ha voluto escludere dal referendum di marzo quasi 5 milioni di elettori. Sono studenti, lavoratori, o malati accompagnati dai propri parenti costretti a curarsi fuori dalla regione di appartenenza. Pd, M5S e AVS hanno chiesto perché questo vulnus alla democrazia sia sanato, facendo votare per corrispondenza o tramite social, ma gli ipocriti della destra hanno risposto che non c’era il tempo per organizzarsi in tal modo. Evidentemente non ci avevano pensato prima perché non volevano che questi 5 milioni di cittadini votassero al referendum. Eppure, gli studenti e i lavoratori fuori sede, avevano votato alle elezioni europee del 2024, per i referendum sulla Cittadinanza e sul Lavoro nel giugno scorso. Il motivo di questo grave strappo democratico è voluto da questa destra perché, secondo alcuni sondaggi, la stragrande maggioranza di questi milioni di elettori fuori sede, avrebbe votato al referendum No.

Insomma, per Meloni & C. la volontà popolare vale solo se è utile ai loro disegni. Io personalmente penso che questo fatto sia una grande vergogna.

Quando sentirò qualche esponente di questa maggioranza lamentarsi per la poca partecipazione al voto degli italiani, mi sento autorizzato a sputargli (scusate il francesismo) in faccia.

lunedì 2 febbraio 2026

Esempio di casta politica

Questo è un esempio di inciviltà democratica che pochi cittadini conoscono. Un caso indecente anche se è tutto legale.

Cosimo Ferri è un magistrato, ex parlamentare, già sottosegretario alla Giustizia in tre governi. Dal 2023 Ferri operava al Dipartimento affari di giustizia al ministero. Dopo questo percorso durato 13 anni, Ferri ha chiesto di rientrare in Magistratura. Nel novembre scorso il Consiglio di Stato ha accolto un suo ricorso per farvi rientro che prima gli era stato negato. E il 12 gennaio la Terza Commissione del Csm gli ha chiesto di indicare la sua preferenza per uno dei posti vacanti nel Paese con l’esclusione di Liguria, Piemonte, Emilia-Romagna e Toscana, perché erano regioni in cui si era candidato a delle elezioni politiche. E così, Ferri ha optato e gli è stato concesso di operare di nuovo da giudice nella sede giudiziaria di Roma. La più ambita.

Dopo questo breve excursus della vita precedente di Ferri, vado al fatto e che giudichi chi mi sta leggendo, se è o non è un fatto gravissimo.

Ferri, a quel tempo parlamentare, la notte del 9 maggio 2019 all’Hotel Champagne di Roma era uno dei partecipanti assieme al magistrato Palamara, all’ex ministro Lotti e cinque magistrati membri del Csm che stavano trafficando per la nomina del nuovo procuratore capo di Roma a loro gradito. Un fatto incredibile, dei politici e dei magistrati che di nascosto tramavano per una nomina giudiziaria. L’incontro è stato intercettato e quindi Palamara è stato condannato penalmente e immediatamente radiato dalla Magistratura. Mentre i cinque ex consiglieri del Csm sono stati condannati a lunghe sospensioni dalle funzioni e dallo stipendio. Lotti non fu più candidato dal Pd. Invece Ferri è stato salvato dalla radiazione dalla Magistratura e anche dalla giustizia ordinaria, dalla Camera che ha negato alla sezione disciplinare del Csm e alla giustizia ordinaria, l’utilizzo delle intercettazioni, la prova regina della sua colpevolezza. Perché i politici sono da tempo diventati una casta di intoccabili. E senza quelle prove il Csm non ha potuto espellerlo e i tribunali a condannarlo. Per cui, se ora il plenum del Csm ratificherà la sua scelta di rientrare nei ranghi della magistratura, il procuratore di Roma suo vecchio amico, Lorenzo Pontecorvo, deciderà quale sarà la sua funzioni: civile o penale.

Ecco, una Magistratura così non mi piace. La ritengo pericolosa per i comuni cittadini. Sicuramente, Cosimo Ferri non sarà un giudice imparziale. E tutto questo con il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati non centra nulla.

Ed essendo Ferri politicamente vicino alla maggioranza di Meloni, i media trombettieri della destra non hanno dato rilievo a questa notizia.

domenica 1 febbraio 2026

Lega di lotta e di governo

Dopo otto anni di governo, la Lega si smarca sulla Sanità regionale dalle scelte del presidente leghista Fedriga e dell’assessore alla Sanità Riccardi. Direi, finalmente: benvenuta nel mondo reale. I massimi esponenti leghisti regionali, il segretario Dreosto e la sua vice Cisint, si sono resi conto  che le liste d’attesa per una visita sono oltre la decenza. Si sono accorti che nei rapporti con il privato convenzionato c’è un “indebolimento della forza contrattuale delle Aziende pubbliche” e quindi “la ridotta capacità di governo (regionale) dell’intero sistema, con perdita di controllo su programmazione ed erogazione di servizi”. Che nell’Azienda sanitaria del Friuli centrale, che si basa suoi rapporti con il privato “non dimostrano vantaggi economici né efficienza rispetto all’impiego diretto del personale” con “scarsa trasparenza nella valutazione dei costi (sigh)” e “assenza di monitoraggio sugli esiti clinici (peggio mi sento)”. Poi sempre la Lega dice che c’è “una costante disaffezione per questa regione, un tempo molto attrattiva: il fatto che 5 primari nel 2025 e pare che altri stiano prendendo in considerazione l’idea di andarsene, abbandonando  il Friuli per andare in strutture pubbliche di altre regioni, è un dato molto preoccupante e sintomatico del malessere che serpeggia”.

E riguardo al nuovo piano oncologico regionale sempre la Lega scrive: “E’ lecito domandarsi se il nuovo atto aziendale sia stato elaborato con criteri idonei a garantire il miglioramento del funzionamento del sistema”.

Le scelte sulla Sanità di Fedriga e Riccardi non sono apprezzate dalla Lega. E questo è un inganno. A me sembra sia il gioco del poliziotto buono e del poliziotto cattivo. Ma così intortano i cittadini elettori, che vengono trattati come dei deficienti.

La Lega vuole sempre più privatizzare la Sanità a discapito di quella pubblica, questa è la drammatica realtà dei fatti. Dreosto e Cisint possono raccontarcela, ma i fatti sono duri a morire per cui la Lega che gestisce la Sanità regionale da 8 anni con Fedriga e Riccardi, è quella che chiude ospedali; che non ha prevenuto la carenza dei medici di base; che vuole sostituire la Sanità pubblica con il privato; che le liste d’attesa sono indecenti. Forse gli elettori che hanno votato Fedriga, si stanno accorgendo che la Sanità regionale che  occupa oltre il 60% del bilancio, è in crisi profonda. E la colpa non è del baion, come diceva un vecchio adagio, ma di quei personaggi che ho nominato sopra, e quindi della Lega e della maggioranza che lo sostiene.