lunedì 2 novembre 2026

Il Campo progressista è pronto...

Spesso nei talk show, sulla carta stampata, specialmente quella di destra, si sottolinea le differenze del c.d Campo progressista. Schlein e Conte vengono dipinti in perenne stato di combattimento. Che nel programma di coalizione futuro tra il PD e i 5Stelle c’è poco in comune. E molti che si dichiarano di centrosinistra quando discutono di primarie, di programmi anche tra loro, sono scettici sul futuro della coalizione progressista. Dichiarano sconsolati che le primarie sarebbero un duello rusticano sanguinoso. Io francamente non penso che questo possa succedere.

Forse dimentichiamo che nel governo precedente di Draghi, FI e Lega erano in maggioranza nel governo e FdI era all’opposizione. Hanno fatto la coalizione che ha poi vinto le elezioni politiche del ’22, poco tempo prima e anche perché il centrosinistra era diviso per una scelta dell’allora segretario del PD Enrico Letta. Infatti la destra di Meloni ha preso 12 milioni di voti, mentre le altre forze politiche hanno avuto 14 milioni di voti. Le schede bianche o non hanno votato sono state 17 milioni. Quindi se Letta avesse accettato una coalizione con i 5Stelle, Meloni non avrebbe vinto e la storia del Paese sarebbe cambiata completamente.

Per cui quando vediamo quei sorrisetti sarcastici sulla situazione politica dei progressisti, se fatti da elettori di sinistra sono inconcepibili e inaccettabili, mentre se fatti dalla destra hanno un senso perché hanno paura di perdere alle prossime elezioni se il Campo progressista si presenta unito. Ho detto progressista e quindi con Renzi fuori.

Un breve esempio per comprendere meglio che le critiche al Campo progressista della mancanza di coesione sono strumentali.

Quando è nato il governo Meloni, Berlusconi, su un foglietto che venne filmato,  seduto sugli scranni in Parlamento mentre si stava insediando il nuovo governo, scrisse quattro aggettivi che riguardavano la figura della Meloni: “(E’) supponente, prepotente, arrogante e offensiva”. E FI è tuttora in maggioranza. E Berlusconi era il padre padrone di FI, eppure il partito proseguì nel sostegno al governo, nel quale Tajani è vice primo ministro.

Per cui elettori di centrosinistra, il nostro nemico politico da battere alle elezioni è questa destra al potere che ha combinato solo guai e sparso veleno e odio nel Paese.

Non cadiamo nella trappola che ci vorrebbero disuniti e impreparati per le prossime sfide elettorali.

domenica 1 novembre 2026

Bolsonaro è anche italiano?

Flavio Bolsonaro ha perso alle presidenziali in Brasile contro Lula. E’ figlio di Jair Bolsonaro che sta scontando 27 anni di galera per tentato golpe. Flavio aveva dichiarato durante la campagna elettorale, che se fosse diventato presidente, avrebbe graziato suo padre.

Invece ha perso e cosa ha fatto dopo che gli è stato tolto il passaporto brasiliano per vietargli di uscire dal Paese, visto che aveva dei processi in corso, è fuggito negli Usa chiedendo asilo politico che Trump ha esaudito. Non tutti sono uguali davanti a Trump e alla sua schifosa ICE. I potenti se sono amici bisogna rispettarli. Mentre i poveri, se immigrati irregolari, devono essere picchiati e a volte uccisi. Questo vale in tutte le latitudini del mondo dove non vige una democrazia completa. Ma c’è un altro fatto che dovrebbe farci riflettere: Flavio Bolsonaro ha usato per darsi latitante un passaporto rilasciato dall’Italia e quindi è anche cittadino italiano.

Domanda: Salvini, Disint, Sardone e compagnia bella, non hanno detto e fatto nessuna una piega, dopo che la notizia è rimbalzata sui media che Bolzonaro è fuggito nottetempo negli Usa usando il nostro passaporto. Certo se hai un avo che nei secoli scorsi è emigrato in Brasile, puoi richiedere di essere riconosciuto italiano a tutti gli effetti.

Ma conosciamo i linguaggi dei signori di cui sopra riguardo l’immigrazione nel Paese.  

Chiedono che coloro che richiedono la cittadinanza italiana, non devono aver compiuto reati, dovrebbero saper parlare e scrivere in italiano. Dovrebbero conoscere la nostra Costituzione e i nostri costumi e le nostre leggi.

Ma in questo caso non si sono scagliati contro chi o coloro che hanno rilasciato il passaporto italiano a Bolsonaro. Ai richiedenti poveri che chiedono la cittadinanza, si richiede la conoscenza dell’italiano e della nostra Costituzione.

Per cui le domande che mi pongo su questo caso sono: Flavio Bolsonaro conosce l’italiano? Conosce la nostra Costituzione? Conosce i nostri usi e costumi?

Dovrebbero essere Salvini & C. a chiedere spiegazioni, non vi pare?

sabato 31 ottobre 2026

Denaro e Democrazia

A proposito del denaro e la democrazia.

In California si sta svolgendo un referendum per imporre, una tantum, una patrimoniale ai 250 super ricchi miliardari, promosso dal sindacato Seiu e appoggiato dalla sinistra democratica di Sanders. Si chiama : “Proposition 40”. Il governatore democratico Newsom è contrario. Questa patrimoniale serve a compensare i tagli sulla sanità  decisi da Trump nel 2025 e finanziare anche il welfare e l’istruzione. In California ci sono 13 milioni di poveri o vicini alla povertà su 39 milioni di abitanti. Chiunque penserebbe che la vittoria dei “Sì” fosse certa visti i numeri, ma i sondaggi dicono che questo referendum molto probabilmente verrà bocciato.

E qui sta la mia preoccupazione. L’abbiamo già visto in Italia con Berlusconi: i soldi in democrazia, purtroppo, fanno la differenza. Chi ha di più può spendere per comprarsi pubblicità e condizionare il voto. 70 miliardari californiani si sono tassati e hanno speso fino al 26 ottobre per questo referendum, 612 milioni di dollari.

Per cui ecco una domanda che un cittadino comune si dovrebbe porre: com’è possibile che votino a favore di ultra miliardari i cittadini di uno degli Stati americani più ricchi e all’avanguardia nel mondo. Che decine di milioni di californiani votino contro i loro interessi a vantaggio di 250 miliardari?

Aggiungo un altro dato che fa pensare. L'uomo più ricco del mondo, Elon Musk, per le elezioni di metà mandato negli Usa, ha speso, fino al 26 ottobre, 446milioni di dollari per dei candidati repubblicani!

Probabilmente gli americani sono degli sprovveduti che credono alla propaganda più sfacciata. Perché con i soldi si può fare una propaganda forsennata e rendere possibile far credere agli elettori che gli asini volano.

Ps. In Italia abbiamo un partito, Forza Italia, che vive grazie ai soldi che il fondatore Silvio Berlusconi, concesse e garantito personalmente tra il 2014/15 per una crisi di liquidità del partito. Sono oltre 90 milioni di euro che ai figli, che gli sono subentrati dopo la sua morte, permette loro di tenere in pugno FI anche se non hanno nessuna carica elettiva. Che incidono sulle scelte del partito, vedi la contrarietà di mettere una tassa sugli extra profitti delle banche, perché i fratelli Berlusconi hanno dei grossi interessi nella banca Mediolanum.  

 

 

 

 

venerdì 30 ottobre 2026

Proposta di pace Ucraina- Russia

Jeffrey Sachs è uno dei più importanti economisti e saggisti del mondo. Si è laureato ad Harvard nel 1976 ed ha conseguito il dottorato (PhD) sempre ad Harvard, diventando a soli 28 anni uno dei più giovani professori della storia dell’ateneo americano. Ho voluto scrivere un breve curriculum per far capire lo spessore di questo economista. Sachs ha scritto un articolo sul Fatto che mi pare sia molto importante per raggiungere una pace nella guerra tra l’Ucraina e la Russia.

Scrive: “La guerra in Ucraina si può concludere in modo definitivo e a condizioni che tutelino la sovranità dell’Ucraina e rispondano alle preoccupazioni di sicurezza della Russia, gettando le basi per un ordine di sicurezza europeo duraturo. Nei giorni in cui si avvia un nuovo ciclo di negoziati in Norvegia, ho formulato la proposta di un accordo di pace a pacchetto unico, che andrebbe firmato da Kiev e Mosca, adottato dal Consiglio di sicurezza Onu e garantito dai suoi cinque membri permanenti e da altri Stati che vorranno aderire. (…) La proposta si fonda su quattro pilastri.

Il primo è la neutralità permanente dell’Ucraina, da sancire con una legge costituzionale sul modello dell’Austria nel 1955. Kiev tornerebbe così ai fondamenti della Dichiarazione di sovranità del 1990: non aderirà ad alcuna alleanza militare né ospiterà basi o forze straniere di Nato, Ue o altri Stati, Russia inclusa. La neutralità non implica il disarmo: disporrà di forze armate per la difesa.

Il secondo pilastro è la prosecuzione del processo di adesione all’Ue, come membro permanentemente neutrale sul modello irlandese. La Russia dovrà affermare che l’adesione è compatibile con la sua sicurezza.

Il terzo pilastro è la linea di armistizio tracciata lungo la linea di contatto tra i due Paesi alla data della firma dell’accordo. (…) Nessuna riconoscerà le rivendicazioni territoriali dell’altra ed entrambe rinunceranno all’uso della forza in futuro: è una formula compatibile con le Costituzioni di entrambi i Paesi.

Il quarto pilastro è la fine dell’espansione della Nato a Est, revocando l’impegno di Bucarest del 2008. L’accordo deve prevedere la cessazione definitiva delle ostilità, non un cessate il fuoco temporaneo, e le disposizioni verrebbero attuate per fasi con una verifica internazionale da affidare all’Osce. (…) A nessuna delle parti deve essere chiesto di fare concessioni territoriali prima della firma. gli accordi territoriali di questo piano sono concepiti per rispondere alle preoccupazioni e alle rivendicazioni di entrambe le parti. Gli ucraini dovranno ritirarsi dalla regione del Donetsk che diventerebbe una zona speciale smilitarizzata dove le forze russe non potranno entrare e continuerebbe a funzionare l’amministrazione civile attuale. La Russia si ritirerà dalla regione di Dnipropetrovsk e dal capo Kinburn e dalle regioni di Kharkiv e Sumy, parallelamente al ritiro delle forze di Kiev  per creare una zona smilitarizzata. La centrale nucleare di Zaporizhzhia rimarrà sotto il controllo russo, con la supervisione dell’Aiea, e potrà vendere all’Ucraina una quota concordata di elettricità al prezzo di costo. Le armi pesanti e i sistemi d’attacco a lungo raggio saranno ritirati a distanze concordate e nelle regioni di confine saranno imposti limiti alle forze presenti. La navigazione sul mar Nero e sul mar d’Azov tornerà libera (…). Nato e Russia concorderanno una moratoria sui missili a medio raggio in Europa, astenendosi dal dispiegare armi nucleari, ripristeranno il Consiglio Nato-Russia, normali relazioni diplomatiche, riconvocando un vertice Osce dopo l’ultimo del 2020. (…) Tu

Tutti i prigionieri di guerra saranno scambiati, tutti i civili rilasciati e i bambini ricongiunti con i loro famigliari. Andranno revocate la sanzioni entro il 2027, sbloccati i beni sovrani russi congelati e restituiti quelli privati. La ricostruzione sarà finanziata dalla Banca europea per gli investimenti con un contributo (non un risarcimento) anche dalla Russia. Si ripristinerà anche il transito del gas attraverso l’Ucraina, per chiunque voglia acquistarlo e senza obblighi per l’Ue. L’Ucraina dovrà revocare la legge marziale e tenere elezioni osservate dall’Osce”.

Una sola riflessione: mi sembrano delle basi serie per raggiungere finalmente la pace e finirla così di parlare di guerra come fosse una vacanza.

Ps. Comunque Zelensky, il 4 ottobre del 2022 aveva emanato un decreto valido tuttora, che vieta a ogni ucraino di negoziare la pace con la Russia. Spero venga abolito al più presto.

 

giovedì 29 ottobre 2026

Cossiga e gli studenti

Cossiga, da senatore a vita, nel 2008 durante le ribellioni studentesche chiamate “Onda”, in cui i ragazzi di ogni ordine e grado e gli universitari manifestavano contro la legge del ministro Gelmini sulle scuole, diede un’intervista su questi fatti al Qn. Voleva dare dei consigli all’allora ministro dell’Interno, il leghista Maroni, che non li seguì. Fortunatamente!

Ecco cosa disse al giornalista Cossiga: “Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno. In primo luogo lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito. Gli universitari lasciarli fare. Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento (Onda) con agenti provocatori pronti a tutto e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti all’ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì… questa è la ricetta democratica (me cojoni!!): spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio”.

E questo era uno dei più importanti uomini della Democrazia Cristiana. Cristianissimo, sempre nei primissimi banchi in chiesa se c’era da commemorare qualcuno.

Quando alcuni ci dicono che nella prima Repubblica tutto era meglio rispetto ai tempi attuali, ricordiamoci di questi personaggi. 

Cossiga è stato ministro, presidente del Senato, capo del governo e presidente della Repubblica!! 

mercoledì 28 ottobre 2026

Le elezioni israeliane

Io non penso che i milioni di cittadini israeliani che hanno votato per il Likud, il partito di Netanyahu, siano dei criminali che appoggiano il genocidio prodotto dal loro capo del governo a Gaza e i massacri in Cisgiordania.

Credo che questo sia dovuto in buona parte per una informazione che mette gli elettori israeliani nella condizione di non capire quanto è successo a Gaza e quanto sta accadendo in Cisgiordania.

Il detto di Einaudi: conoscere per deliberare è stato violato sistematicamente da un’informazione al servizio di Netanyahu. I 300 giornalisti ammazzati a Gaza, le espulsioni di gente di altri Paese anche parlamentari sia a Gaza che in Cisgiordania danno la misura della situazione dell’informazione in questo Paese che molti si ostinano a dire che è una democrazia di tipo occidentale. Io penso che se è ancora una democrazia, è in uno stato comatoso. Che ha un ministro della Sicurezza Ben –Gvir, che non ha fatto neppure il servizio militare perché troppo aggressivo e pericoloso. Che un figlio di Netanyahu se ne stia in panciolle in Florida e un altro tranquillo in Inghilterra,  al riparo dalle guerre che suo padre sta scatenando nel Medio Oriente, mentre il suo competitor alle politiche, Eisenkot, ha perso un figlio in guerra nel 2023. Se guardiamo al senso dello Stato su questi esempi tra Netanyahu e Eisenkot, la logica direbbe che non c’è gara.

Certo, milioni di italiani votavano e sono ancora convinti che Silvio Berlusconi è stato il più bravo statista italiano del dopoguerra, mentre sappiamo che ha frodato il fisco, e quindi ha rubato agli italiani e corrotto dei magistrati per impossessarsi della Mondadori. Che ha fatto decine di leggi ad personam, per salvarsi dai processi. Che ha fatto perdere agli italiani il senso dell'onestà. Per cui gli italiani, con questi precedenti, non avrebbero i titoli per fare la morale a coloro che in Israele hanno dato il loro voto a un criminale come Netanyahu. Ma in questo caso ci troviamo davanti ad un partito ed un personaggio che assomiglia maledettamente a Hitler, per quanto ha fatto e sta facendo.

Ora i cittadini che credono nella Democrazia, devono sperare che anche se è il primo partito in Israele, "Bibi" non possa diventare nuovamente capo del governo. I numeri per un’alternativa ci sono a quanto pare.

Speriamo che i colpi di coda di Netanyahu nel periodo della transizione, non pregiudichi il futuro. Che non faccia ulteriori stragi con i vicini specialmente con l’Iran, con la complicità dell’altro criminale americano prima di lasciare il governo.

E spero che l’Ue si svegli dal sonno comatoso cui è ridotta e cominci a valutare i fatti per quello che sono, rispondendo ai criminali con i valori come l’avevano concepita i suoi padri fondatori.

martedì 27 ottobre 2026

L'IA e la guerra

L’ingegnera italiana Sofia Liguori s’è licenziata da Google DeepMind, perché si vergognava di lavorare per questa azienda che opera nell’Intelligenza Artificiale con il progetto Nimbus. Questa azienda collabora con Israele, con il Dipartimento della Guerra degli Usa e la Lockheed Martin. Si è laureata in Fisica all’Università Bicocca di Milano.

Sofia Liguori ha preso la decisione di andarsene perché la Google DeepMind fornisce servizi all’esercito israeliano che li usa per le numerose guerre cui Israele è impegnata. Ha quindi scelto anche di rendere pubblica con una lettera il suo disagio. Ha rilasciato un’intervista al Fatto in cui ha spiegato che lo ha scoperto “dopo l’escalation del conflitto a Gaza e Google ha licenziato oltre 50 dipendenti, appartenenti al gruppo “No tech for Apartheid”, che aveva occupato gli uffici per protestare contro il progetto”. Ad una domanda del giornalista in cui chiedeva lo specifico uso di Nimbus e dell’IA applicata alla guerra, lei risponde: “(Questo) rimuove comprensione, capacità di giudizio e responsabilità nella decisione di uccidere. E’ l’algoritmo che definisce che cos’è il targhet mettendo insieme una quantità di dati da diverse fonti, tale da far perdere il controllo sul perché si è considerati un obiettivo: semplicemente lo accettiamo. Tutti diventano un punteggio, una probabilità. La velocità e la quantità di dati rendono la revisione umana formale. E’ così che l’IA decide”. Giornalista: una disumanizzazione. Liguori: “Ognuno all’interno della kill chain può sostenere di non essere stato lui. Quando nessuno è responsabile, tutto diventa legittimo. In questo modo. L’IA facilita una guerra brutale”. Giornalista: Com’è maturata la decisione delle dimissioni? Liguori: “Una volta capito cosa fosse Nimbus, mi sono sentita subito pronta a farmi licenziare, anche se non sapevo cosa fare. Durante la maternità, mentre guardavo in diretta il genocidio (di Gaza) ed ero consapevole che la mia azienda ne fosse complice, ho pensato che non sarei più rientrata. Poco prima del ritorno in ufficio, una persona mi ha indirizzata verso i movimenti interni all’azienda. Ho deciso allora che l’attivismo sarebbe stata la condizione per poter restare. Ma a un certo punto ho raggiunto il limite”. Giornalista: Google ha contestato le sue ricostruzioni sostenendo che il progetto Nimbus non abbia implicazioni militari a Gaza. Liguori: “Hanno la loro risposte di default. Nel frattempo mi hanno chiesto di rimuovere post da Linkedin e, in teoria, il contratto di lavoro mi impedirebbe di criticarli per il resto della vita”. Giornalista: Crede che uno scatto in avanti dei lavoratori sia essenziale? Liguori: “Siamo il primo argine: quando un’azienda supera il limite, dovremmo smettere di lavorare. I governi, invece, non dovrebbero essere succubi del lavoro di lobbying di queste compagnie e ascoltarci”.

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