martedì 22 settembre 2026

Israele e Palestina

Non un passante, ma la seconda carica dello Stato, il presidente del Senato, Ignazio Benito La Russa, in un’intervista a Peter Gomez ha sostenuto che è giusto sanzionare la Russia, ma non Israele perché molti Paesi vogliono far sparire Israele. Ma è proprio così?

Rovesciamo il ragionamento: se qualche Stato negasse il diritto di esistere alla Russia, a Putin dovrebbero esser tolte tutte le sanzioni?

Nel periodo tra il 1967 (la guerra dei 6 giorni) e il 2026, molti Stati del Medio Oriente che prima negavano il diritto di Israele di esistere, oggi non lo sono più. Il quadro generale dalla fondazione di Israele del 1948 ad oggi è molto cambiato. Rimane isolato solo l’Iran. Addirittura la Giordania ha intercettato e abbattuto dei missili iraniani diretti a Tel Aviv. Egitto e Israele hanno fatto la pace nel 1994. L’Arabia Saudita e Israele collaborano in diversi campi. Così come gli Emirati Arabi Uniti e il Bahrein dal 2020. Comunque, se il mondo fosse un po’ più giusto, Israele dovrebbe essere sanzionato non perché l’Iran vorrebbe distruggerlo, ma per il genocidio di Gaza.

Ma La Russa ribatte che “Hamas nega il diritto d’Israele a esistere”. Non è vero. Il 1° maggio del 2017, scrive il prof. Orsini, a Dhoa, Hamas presentò un nuovo: Document of General Principles and Policies che modificava significativamente il documento fondativo del 1988, nel quale c’era il riferimento della distruzione di Israele che da allora è stato eliminato. Hamas in quelle modifiche aveva accettato il riconoscimento dello Stato di Israele, con la creazione di uno Stato palestinese entro i confini antecedente la guerra del 1967 e con capitale Gerusalemme Est con una soluzione negoziale. Ma il 6 dicembre 2017 Trump, alla sua prima presidenza, distrusse questo tentativo di pace e con fare provocatorio riconobbe Gerusalemme capitale di Israele.

Si chiede sempre Orsini: “Perché in materia di politica internazionale, il livello intellettuale della classe dirigente di Fratelli d’Italia è così basso? Perché La Russa non si vergogna di umiliare la Repubblica italiana con le sue assurdità in difesa di Netanyahu?”.

Lui si risponde così: Quando Meloni è diventata presidente del Consiglio, non aveva alcuna conoscenza della politica internazionale. Ha nominato dirigenti totalmente incompetenti in questa materia, se non per fare propaganda quand’era all’opposizione contro l’Arabia Saudita, ma che adesso protegge con i nostri Samp/T.

Insomma quando la Storia si prenderà cura su quanto sta succedendo, molte delle certezze attuali che in questi anni sono state granitiche sia a destra sia da una parte della sinistra, queste verranno spazzate via dalla realtà dei fatti. Ma quella volta sarà troppo tardi.

lunedì 21 settembre 2026

Vannacci: caccia alle streghe

Il generale Vannacci ha pubblicato la seconda parte del programma politico di Futuro Nazionale. Tra le tante perle ce ne sono alcune davvero bizzarre, come ad esempio: “Il voto plurimo ai genitori in rappresentanza dei figli”. Però non si sa chi dei due lo potrebbe fare: il papà o la mamma. Forse il papà visto che con FN le donne avranno un ruolo ben definito: “fare le fattrici”. C’è poi l’istituzione della “Giornata nazionale della vita nascente”, simile a quella che istituì Mussolini: “Giornata della madre e del fanciullo”. E poi, censurare in Tv nella fascia oraria dalle 6 alle 23 i contenuti televisivi e anche pubblicitari per proteggere gli innocenti dai pervertiti “genderisti/omosessuali”. E qui già qualcuno è preoccupato sulla pubblicità per un mobilificio che vede protagonista Gerry Scotti, il quale fa il nipote e anche la nonna, che vergogna!

Sono in attesa che arrivi un’aggiunta al programma: bruciare sul rogo le streghe, e qui il cerchio si chiuderebbe: ci ritroveremmo gioiosamente nel medioevo.  

domenica 20 settembre 2026

Salvini: un leone sdentato

Nei giorni precedenti al raduno della Lega a Pontida, naturalmente i dirigenti del partito rilasciano delle dichiarazioni riguardo la manifestazione. Salvini dice cose che sembrano faccia parte dell’opposizione, mentre è da 4 anni il vice premier della Meloni. Il segretario regionale del FVG Dreosto idem. Ecco, ad esempio, cosa dichiara al MV: “Vogliamo essere sempre più la Lega dei territori, dove il buon governo di tanti sindaci dimostra la concretezza del movimento più longevo d’Italia, E lanciamo subito il manifesto programmatico che dà le risposte concrete, nello stile della Lega: tagliare le tasse, abbattere bollette, liberare le imprese dalla burocrazia”. Ma la realtà ci dice che le tasse sono aumentate, le bollette pure e la burocrazia regna sovrana. E sta governando il Paese da oltre 4 anni! Come può Dreosto fare queste promesse, visto che, come si dice in questi casi, sono promesse da marinaio! Anche perché se alle prossime elezioni politiche vincesse nuovamente la coalizione della Meloni, la Lega sarebbe molto più debole politicamente visti i sondaggi e quindi con meno capacità di influire sulle scelte della coalizione governativa.

Questi leghisti sono letteralmente allo sbando. Solo pochi credono ancora alle parole al vento che Salvini & C. sparano tutti i santi giorni, ma il governo Meloni fa regolarmente il contrario senza che questo Salvini, che come un leone sdentato ruggisce ma non addenta. La Lega vota in Parlamento tutto ciò che gli viene preparato dalla Meloni.

Da Salvini in giù i leghisti hanno perso ogni credibilità.

sabato 19 settembre 2026

Fedriga e il bollo auto

Il presidente della Conferenza delle Regioni e Province autonome il nostro Fedriga, riguardo all’abolizione per il 2027 del bollo auto ha dichiarato: “Esprimo apprezzamento per la misura varata oggi dal Consiglio dei Ministri relativamente all’abolizione del bollo auto sulle vetture piccole e medie e sui motocicli. Si tratta di un provvedimento che valutiamo positivamente ancor di più per la copertura finanziaria (quale?) sostenuta dal governo, senza oneri per i bilanci regionali”. E l’assessore alle Finanze del FVG Zilli: “Il Friuli Venezia Giulia non trattiene le somme derivate dal bollo”. Per cui per le finanze della nostra regione non cambia nulla. Domanda: perché siamo una Regione a Statuto speciale?

Poi leggo che il presidente della Toscana, Eugenio Giani, si dice preoccupato perché alla sua regione nel 2027 mancheranno 350 milioni, tanto incassava la regione con i bolli auto.

Ora voglio fare una domanda a Fedriga: Sei il presidente di tutte le Regioni del Paese, ti sembra normale fare quella dichiarazione di cui sopra, ovvero è giusto abolirlo visto che per il FVG non cambia nulla. Tutto questo perché è una scelta della tua parte politica.

Ma tu sei il presidente di tutte le Regioni, per cui dovresti tutelare tutte le regioni, anche quelle che non sono politicamente affini a te. Se invece è preponderante il tuo essere leghista, in questo caso dimostri di essere uno dei tanti politicanti cui gli interessi politici del proprio partito sono più importanti rispetto all’interesse generale.

venerdì 18 settembre 2026

Chiù pilu pe' tutti!

Siamo alla frutta. La storia delle accise e del bollo auto sono sintomatiche. Questo governo si è messo alla pari di quei giocatori da fiera paesana che turlupinano gli sciocchi con il gioco delle tre carte.

Ci hanno fatto un mazzo così dicendo che non ci sono soldi per abbassare decentemente le accise sui carburanti. Giorgetti non trova, o meglio non trovava tra le pieghe del bilancio qualche centinaia di milioni.

Ma poi, credo grazie ad una bacchetta magica, rinuncia a quasi 2,5 miliardi di euro di introiti sui bolli delle macchine. E tutto questo dicendoci che questa è la tassa più odiata dagli italiani.

E qui entra di nuovo in scena “Pinocchio” Meloni. Lo scorso dicembre la stessa proposta di abolire il bollo auto per alcune categorie, venne ai 5Stelle calabresi. La Nostra la etichettò così: “Roba che Cetto La Qualunque in confronto è Otto von Bismarck”. Ora la fa lei e dice che è cosa buona e giusta.

Io penso che chi oggi chiamasse la nostra presidente del Consiglio Cetto Meloni, nessuno potrebbe scandalizzarsi.

Forse gli manca, per essere come il personaggio interpretato da Antonio Albanese solo una frase: “Chiù pilu pe’ tutti!”

"Pinocchio" Meloni

“Approvare con il voto di fiducia, impedendo al Parlamento di discutere una legge elettorale che impedirà ai cittadini di scegliersi il proprio governo e i propri rappresentanti, sarebbe semplicemente scandaloso…. Il presidente Mattarella dov’è?”. Chi ha pronunciato queste parole? Ma certo, la nostra “Pinocchio” Meloni il 10 ottobre 2017 quando il governo di allora, Gentiloni, impose la fiducia sulla nuova legge elettorale: il “Rosatellum”. E nei suoi social il 28 aprile del 2013 sentenziò: “Un presidente del Consiglio (Matteo Renzi) non eletto dagli italiani, nominato da un Parlamento dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale, modifica la legge elettorale con un voto di fiducia e senza consentire la discussione in Parlamento. E' tutto normale?”. Fabio Rampelli, vice presidente della Camera e uno degli uomini forti di FdI, su questo tema scriveva una lettera al presidente della Repubblica Mattarella chiedendo “un suo intervento affinché questa ipotesi (della fiducia) venga scongiurata lasciando il posto ad un approfondito, sereno, e proficuo esame parlamentare che possa esprimere un testo largamente condiviso. Soltanto l’ipotesi che possa essere emessa la fiducia sulla legge elettorale, fa venire i brividi. Ci troveremmo al de profundis della democrazia. Si tratterebbe di una forzatura violentissima: la fiducia non è un istituto previsto in Costituzione”.

Ora questi signori (si fa per dire) stanno facendo esattamente questo: oltre che all’opposizione non abbiano fatto toccare palla nella costruzione della nuova legge elettorale, molti sono convinti che quando, dopo essere passata al Senato e andrà alla Camera, per evitare sorprese, la nostra Pinocchio chiederà la fiducia.

Francamente da questi sunnominati, non comprerei un’auto usata!

giovedì 17 settembre 2026

Ancora sul Superbonus 110%

Stamattina ho seguito due dibattiti politici su Rai 3 e la 7, ma dopo qualche minuto ho spento la Tv perché non ho resistito al killeraggio politico nei confronti di Conte. In studio non c’era nessuno che bilanciasse l’accanimento verso il leader del M5S. Tutti gli ospiti  gli erano visceralmente contro. Fino a quando li ho sopportati non hanno sparato sul Superbonus edilizio voluto dal governo Conte, ma questo argomento viene tirato fuori spesso quando c’è da denigrarlo. L’ultimo in ordine di tempo è stato Calenda che a “l’aria che tira” ha dichiarato che è stato un fallimento e tutto  attribuibile a Conte. Per cui vorrei fare chiarezza sulla questione per non tornare più sull’argomento ricostruendo i fatti, anche perché molti hanno la memoria di un criceto.

Il Superbonus fu introdotto dal governo Conte 2 con Decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020, per rilanciare l’economia dopo il Covid. Quindi è sua l’idea dell’istituzione del Superbonus 110%. Ma ne è stato responsabile fino alla caduta del suo governo per mano di Renzi, avvenuta il 13 febbraio 2021. Per cui meno di otto mesi dopo aver preso questa misura.

Il ministro Daniele Franco del governo Draghi che succedette a Conte, non lo abolì, fece delle modifiche, lo semplificò e prorogò con la legge di Bilancio per il 2022. La Banca d’Italia ha ricordato che il provvedimento fu oggetto di “numerose modifiche” e  l’aliquota del 110% rimase per tutto il 2022. E qui arrivo al governo Meloni. Il ministro Giorgetti limitò successivamente la cessione dei crediti, ma continuò a pagare la misura. Un inciso, Meloni aveva  a suo tempo dichiarato che “il Superbonus 110% è nato con intenti lodevoli”. Per cui questa destra che spara ad alzo zero contro il Superbonus e quindi contro Conte, sta mentendo come gli capita spesso.

Sui costi, che come sappiamo ognuno spara cifre a casaccio, è giusto fare chiarezza.

Al 31 maggio 2026 ammontavano a circa 131,6 miliardi, dei quali 0,34, ovvero lo 0,26%, durante il governo Conte con il ministro competente Gualtieri. 60,2 miliardi, il 45,74% durante il governo Draghi e ministro Franco; 71 miliardi, il 53,95% durante il governo Meloni e Giorgetti. Questi sono i numeri del ministero. E' chiaro  che non si possono attribuire la contabilizzazione degli oneri ai vari governi succedutosi negli anni, perché i percorsi erano diversi. Le ristrutturazioni cominciavano con un governo e i pagamenti avvenivano con un altro.

Ma l’idea era buona. L’economia del Paese era allo stremo per la pandemia e l’edilizia è un grande traino. E sparare su Conte che l’ha amministrata per meno di otto mesi in cinque anni è un atto politico disonesto.

Questa destra che parla di una misura che ha messo in ginocchio le finanze dello Stato, se davvero fosse stato così, aveva tutto il tempo per cambiarla o abolirla prima.

Non sono Alice nel paese delle meraviglie, ma continuare sull’argomento con questo andazzo, dimostra che questi signori (si fa per dire) reputano coloro che li stanno a sentire dei boccaloni che si bevono tutto. Sono un’offesa all’intelligenza.