Sempre a proposito del Venezuela e del criminale Trump.
Come
sappiamo, l’Occidente a differenza ad esempio della Russia, non aggredisce mai
nessuno. E’ rispettoso dei diritti umani e del diritto internazionale. Poi
avviene una azione brigantesca degna dei pirati dei secoli scorsi in Venezuela
e tutto l’Occidente, che si sa è buono per antonomasia, non fa una piega.
La nostra Meloni
ha affermato dopo il blitz americano che tutto era "legittimo". Una cosa che i
tanti tirapiedi del boss di Washington non avrebbero saputo leccare meglio.
Ora grazie
all’energumeno americano, sta emergendo un nuovo colonialismo. Il Sole 24 Ore ha
pubblicato il 3 settembre un’intervista a Claudio Descalzi capo dell’Eni, sull’accordo
imposto dagli Usa al Venezuela in cui l’Eni, attraverso la compagnia statale
venezuelana Pdvsa, è stato nominato gestore unico e operatore esclusivo di un
mega- giacimento di petrolio da 35 miliardi di barili nella Faja dell’Orinoco,
dove l’Eni già operava prima dell’atto di pirateria di Trump con la stessa Pdvsa,
ma non in esclusiva: 40% all’Eni e il 60% al Venezuela. Ora l’attuale governo, dopo
il rapimento a Caracas di Maduro e moglie e oltre un centinaio di morti, è un
fantoccio nelle mani americane che sono i veri padroni del Venezuela. Descalzi
nella sua intervista ha dichiarato senza arrossire che tutto questo sarà un “nuovo pilastro per il rilancio del settore Oil&gas
nel Paese”. La decisione ovviamente è formalmente del governo venezuelano
che segue pedissequamente le direttive del padrone. Le risorse petrolifere del
Venezuela oggi sono totalmente di pertinenza americana. Per cui la nostra Eni è
complice di un colonialismo smaccato con gli applausi dei Paesi occidentali che
non riescono ad alzare la testa davanti a questa gravissima rottura del diritto
internazionale. Ormai con il tramonto dell’Onu, il mondo è in mano a dei
banditi senza scrupoli che usano la forza bruta militare. Mi domando: se un venezuelano prende le armi per combattere gli Usa, sarebbe un terrorista o un patriota? Siamo ritornati ai tempi della
decolonizzazione africana, nella quale il grande statista Jomo Keniatta, il
primo presidente del Kenia e l’uomo più impegnato contro il colonialismo diceva: “Quando i missionari giunsero qui, gli africani
avevano la terra e i missionari avevano la Bibbia. Ci insegnarono a pregare ad
occhi chiusi. Quando, li aprimmo, loro avevano la terra e noi la Bibbia”.
Purtroppo stiamo
rivedendo quei tempi.