Ecco cosa sarebbe accaduto se al referendum avesse vinto il Sì. La prova: la Corte dei Conti è di fatto finita sotto il controllo della politica. E con una legge ordinaria. Eppure l’art. 100 della Costituzione dice che la CdC è un organismo autonomo che accerta se ci sono dei danni erariali, ovvero sprechi di denaro pubblico da parte di amministratori pubblici.
Nella legge
del 7 gennaio 2026, la c.d. “legge Foti”, con una sola “t”, ma con la doppia
“t” sarebbe stata più corretta chiamarla, le cose sono molto cambiate. Ad
esempio l’art. 3 dice che il procuratore generale deve esercitare dei “poteri
di indirizzo e di coordinamento” e possa “accedere in tempo reale, anche
tramite strumenti informatici, agli atti dei procedimenti istruttori svolti
anche in sede territoriale”. Questo significa che Pg della CdC può entrare nei
fascicoli dei singoli magistrati e
visionare il loro lavoro. Se questo non piace, in caso di “inerzia
nell’istruttoria in sede territoriale o di violazioni delle disposizioni di
indirizzo” il Pg ha il potere di “avocazione delle istruttorie”. E poi: “In
caso di istruttorie che si caratterizzano per particolare rilevanza o per
particolare complessità, il Pg può sottoscrivere congiuntamente con il
procuratore territoriale, pena nullità, gli atti di invito a dedurre, di
citazione a giudizio e di disposizione di misure cautelari. Di affiancare al
magistrato assegnatario del fascicolo in sede territoriale uno o più magistrati
addetti all’ufficio della Procura generale”. Tutto questo significa che il Pg
ha un potere immenso. Può entrare nei fascicoli dei pm contabili, avocare a se
o togliere i fascicoli se ritiene che il lavoro in corso non sia coerente con
le indicazioni date. Domanda: Chi nomina il Procuratore generale della Corte
dei Conti che come abbiamo visto ha un potere clamoroso? Lo nomina con decreto
il presidente della Repubblica su proposta del presidente del Consiglio dei
ministri. Dunque è una figura diretta del capo del governo. Per cui abbiamo un
magistrato che fa parte di un potere autonomo come dice la Costituzione, che è
nominato e quindi espressione del potere politico. A me personalmente questo mi
fa venire i brividi freddi sulla schiena. Un magistrato che ha ampi poteri
ispettivi e di merito in indagini che
riguardano spesso la politica o la Pubblica amministrazione, è un controllore
che controlla chi lo ha messo su quella poltrona! Mi pare una cosa
fantascientifica. E tutto questo contro l’art. 108 della Costituzione che
afferma: “La legge assicura l’indipendenza dei giudici delle giurisdizioni
speciali, del pm presso di esse, e degli estranei che partecipano
all’amministrazione della giustizia”.
Un sostituto
procuratore della Corte dei Conti della Puglia, su questa riforma ha
dichiarato: “(…) svuoterà l’autonomia delle Procure regionali consentendo al
Procuratore generale di far partire o di fermare qualsiasi giudizio nell’intero
territorio nazionale”.
Comunque
questa schiforma dovrebbe andare in
vigore dopo che saranno licenziati i decreti attuativi che il Parlamento ha
dato in delega al governo, anche se la “legge Foti" è ufficialmente in corso dal 22 gennaio scorso.
Vedremo come andrà a finire anche per la sua possibile incostituzionalità.