La relatrice speciale dell’Onu per i territori palestinesi, Francesca Albanese, ha scritto un report sull’uso della tortura da parte di Israele. Una tortura usata per completare la sua politica di genocidio del popolo palestinese.
Scrive: “La tortura è sempre stata un elemento
centrale della politica di espropriazione dei palestinesi da parte di Israele.
Tuttavia , dall’ottobre 2023, Israele ha fatto ricorso alla tortura su una
scala che fa pensare a una vendetta collettiva e a un intento distruttivo”.
Sono
aumentati gli arresti e detenzioni amministrative dopo il 7 ottobre 2023, con
oltre 18.500 arresti di palestinesi, tra cui almeno 1.500 bambini. Dei 9.245
palestinesi detenuti, solo 1.330 lo sono per una condanna, 3.300 in custodia
cautelare e 3.500 in detenzione amministrativa senza permesso. Circa 4.000 sono
scomparsi e sono ritenuti morti.
Secondo Albanese, questo qualifica il reato di tortura secondo le Convenzioni internazionali. Ha
poi proseguito: “I trattamenti crudeli, inumani o degradanti, la privazione,
le minacce e l’insicurezza imposta attraverso i loro effetti cumulativi e
prolungati, possono insieme infliggere una grave tortura psicologica su larga
scala nell’ambito di un contesto di tortura”. Albanese precisa che questi
dati sono ottenuti “tramite contributi
scritti, tra cui oltre 300 testimonianze raccolte da numerose organizzazioni,
nonché attraverso consultazioni a distanza con esperti giuridici e sopravvissuti
alla tortura (…) comprese le testimonianze di informatori israeliani”. “Sebbene la tortura si verifichi anche al di
fuori dei contesti di genocidio, ogni genocidio comporta alcune forme di
tortura (…) A Gaza, Israele ha trasformato l’intera Striscia in un campo di
tortura a cielo aperto, dove nessun luogo è sicuro e ogni aspetto della vita quotidiana
è organizzato per produrre paura permanente, dolore e umiliazione, dalle
evacuazione forzate tra percorsi segnati dai raid, alle zone umanitarie
bombardate, fino all’uso della fame come arma”.
Albanese ci
spiega poi che “il caso di Gaza è come un
caso di tortura generalizzata. La stessa logica si applica in Cisgiordania,
dove il “continuum carcerario” di muri, check point e sorveglianza creato dall’occupazione
si è esacerbato dopo il 2023”.
E chiude
dicendo che :”La tortura dei palestinesi
non è più solo un crimine diffuso, ma un ingranaggio strutturale del genocidio
in corso e dell’architettura coloniale israeliana”.
C’è ancora
qualcuno che pensa che Netanyahu e la sua banda siano delle personcine che
meritano il nostro rispetto?
Io penso
siano solo dei criminali che usano il proprio potere in maniera delinquenziale.
E non tacciatemi da antisemita, non lo sono e non lo sarò mai, ma sono nemico di
Netanyahu, Ben-Gvir, Smotrich e compagnia cantando, che sono degli avanzi di galera.