Stamattina ho seguito due dibattiti politici su Rai 3 e la 7, ma dopo qualche minuto ho spento
la Tv perché non ho resistito al killeraggio politico nei confronti di Conte.
In studio non c’era nessuno che bilanciasse l’accanimento verso il leader del
M5S. Tutti gli ospiti gli erano
visceralmente contro. Fino a quando li ho sopportati non hanno sparato sul
Superbonus edilizio voluto dal governo Conte, ma questo argomento viene tirato
fuori spesso quando c’è da denigrarlo. L’ultimo in ordine di tempo è stato
Calenda che a “l’aria che tira” ha dichiarato che è stato un fallimento e tutto
attribuibile a Conte. Per cui vorrei
fare chiarezza sulla questione per non tornare più sull’argomento ricostruendo
i fatti, anche perché molti hanno la memoria di un criceto.
Il
Superbonus fu introdotto dal governo Conte 2 con Decreto legge n. 34 del 19
maggio 2020, per rilanciare l’economia dopo il Covid. Quindi è sua l’idea dell’istituzione
del Superbonus 110%. Ma ne è stato responsabile fino alla caduta del suo
governo per mano di Renzi, avvenuta il 13 febbraio 2021. Per cui meno di otto
mesi dopo aver preso questa misura.
Il ministro
Daniele Franco del governo Draghi che succedette a Conte, non lo abolì, fece
delle modifiche, lo semplificò e prorogò con la legge di Bilancio per il 2022.
La Banca d’Italia ha ricordato che il provvedimento fu oggetto di “numerose
modifiche” e l’aliquota del 110% rimase per tutto il 2022. E qui arrivo al
governo Meloni. Il ministro Giorgetti limitò successivamente la cessione dei
crediti, ma continuò a pagare la misura. Un inciso, Meloni aveva a suo tempo dichiarato che “il Superbonus 110% è nato con intenti
lodevoli”. Per cui questa destra che spara ad alzo zero contro il
Superbonus e quindi contro Conte, sta mentendo come gli capita spesso.
Sui costi,
che come sappiamo ognuno spara cifre a casaccio, è giusto fare chiarezza.
Al 31 maggio
2026 ammontavano a circa 131,6 miliardi, dei quali 0,34, ovvero lo 0,26%,
durante il governo Conte con il ministro competente Gualtieri. 60,2 miliardi,
il 45,74% durante il governo Draghi e ministro Franco; 71 miliardi, il 53,95%
durante il governo Meloni e Giorgetti. Questi sono i numeri del ministero. E' chiaro che non si possono attribuire la
contabilizzazione degli oneri ai vari governi succedutosi negli anni, perché i percorsi
erano diversi. Le ristrutturazioni cominciavano con un governo e i pagamenti
avvenivano con un altro.
Ma l’idea
era buona. L’economia del Paese era allo stremo per la pandemia e l’edilizia è
un grande traino. E sparare su Conte che l’ha amministrata per meno di otto
mesi in cinque anni è un atto politico disonesto.
Questa
destra che parla di una misura che ha messo in ginocchio le finanze dello
Stato, se davvero fosse stato così, aveva tutto il tempo per cambiarla o
abolirla prima.
Non sono
Alice nel paese delle meraviglie, ma continuare sull’argomento con questo andazzo,
dimostra che questi signori (si fa per dire) reputano coloro che li stanno a
sentire dei boccaloni che si bevono tutto. Sono un’offesa all’intelligenza.