sabato 7 marzo 2026

E' la casta politica che non paga mai

Questa maggioranza tuona perché i magistrati non pagano quando sbagliano. Lo ripetono come un disco rotto, Meloni, Tajani e Salvini.

E allora vado ad un fatto accaduto qualche anno fa all’Hotel Champagne di Roma. In questo albergo c’è stata una riunione carbonara tra i magistrati Palamara, Ferri a quel tempo parlamentare, il dep. Lotti  e cinque magistrati del CSM. Discutevano su chi il CSM doveva eleggere procuratore capo di Roma. Un episodio aberrante. Questo incontro è stato registrato con un trojan che fece emergere il marciume etico e morale di Palamara & compagni. Grazie a questa intercettazione, Palamara patteggiò in due processi un totale di 16 mesi di galera. Lotti non venne più candidato col PD. I cinque magistrati del CSM furono costretti alle dimissioni. Per Ferri, magistrato, che a quel tempo era parlamentare, la Camera negò l’uso dell’intercettazione, la prova regina, la pistola fumante della sua colpevolezza e così Ferri usci illibato da questo scandalo, mentre tutti i suoi compagni di merende hanno pagato.

Ora succedono cose che un comune cittadino pensa che accadano solo in qualche satrapia africana o mediorientale. Ferri, che come sappiamo è pulito come un giglio, ha chiesto e ottenuto di rientrare in magistratura ed ora fa il giudice a Roma. Palamara sta chiedendo la revoca delle sue condanne, dopo che Meloni e Nordio hanno cassato l’abuso d’ufficio e svuotato il traffico di influenze che furono la causa della sua condanna. Per cui quando per legge le sue condanne saranno annullate, lui ha già premesso che chiederà il reintegro in magistratura.

Per cui quando questa destra al potere e alcuni che si dichiarano di sinistra, sostengono che i magistrati non pagano se sbagliano, sbeffeggiamoli, spernacchiamoli. Ci stanno prendendo in giro. Questo è un caso che li smentisce clamorosamente. Sono i politicanti che non pagano mai, come si evince da questa storia. Sono una casta, una corporazione che tutela sempre io propri componenti, vedi anche il caso Santanchè.

venerdì 6 marzo 2026

Legge elettorale senza preferenze

Anche in questa bozza della nuova legge elettorale nazionale preparata del governo, non sono previste le preferenze per i candidati, ma solo un listino preparato dai segretari dei vari partiti. Se così sarà, continua l’impossibilità di scegliere un proprio candidato come avviene ad esempio per le elezioni comunali.

Ecco alcuni esempi su degli eletti in Parlamento che vengono catapultati in regioni che neppure conoscono. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, quello che Meloni dice sia l’uomo più intelligente che lei conosca, è nato a Messina e residente a Fiumicino ed è stato eletto in Puglia, mentre nella legislatura precedente in Piemonte. Francesco Filini sempre di FdI, nato a Roma è stato eletto in Veneto. Maurizio Leo, viceministro dell’Economia, romano, è stato eletto in Sicilia. Ai tempi di Gianfranco Fini è stato eletto per tre volte nella circoscrizione Piemonte. Fabio Roscani, presidente di Gioventù Nazionale dei FdI, anche lui romano è stato eletto in Abruzzo.

Poi in un’intervista sul quotidiano dei vescovi, Avvenire, Fabio Rampelli, vice presidente della Camera e padre politico delle sorelle Meloni, ha dichiarato sulla nuova legge elettorale: “Mi auguro che l’Aula, esprimendosi liberamente, introduca le preferenze per ridare agli elettori il potere di scegliere non solo il simbolo o il premier, ma anche il proprio rappresentante. Chi vuole la democrazia voterà le preferenze; chi preferisce le liste decise nelle segreterie di partito dovrà poi avere il buonsenso di tacere. La nostra posizione è chiara da sempre”.

Ricordiamoci queste parole quando la nuova legge elettorale preparata dal governo andrà in Parlamento.

giovedì 5 marzo 2026

Trump: un bullo pericoloso

Molti hanno esultato quando Israele e gli Usa hanno attaccato l’Iran e ucciso il capo supremo Alì Khamenei e gli uomini forti del regime. Si diceva che era giusto togliere di mezzo un regime sanguinario. Ora, com’era prevedibile anche da parte di chi non conosce le dinamiche geopolitiche, la prima cosa che il regime degli ayatollah avrebbe fatto in caso di attacco, sarebbe stata la chiusura dello stretto di Hormuz, dove passa oltre il 20% del gas e del petrolio mondiale. E la cosa è puntualmente avvenuta. Per cui immediatamente i prezzi dell’energia sono schizzati in alto e l’euforia è calata e ora siamo preoccupati per i costi dell’energia che incidono direttamente sulla pelle dei cittadini. Premesso questo, io penso che l’aggressione di Israele e Usa sia contro tutte le regole che il mondo si era dato dopo la seconda guerra mondiale. Mai come in questo caso il ruolo dell’Onu è stata svilito a comprimario senza nessuna autorità. Netanyahu e Trump hanno scatenato l’aggressione senza cercare un minimo di legalità internazionale. Oggi è chiaro a tutti, il duo Netanyahu e Trump sono i pirati del mondo. Sono due personaggi che stanno distruggendo gli equilibri mondiali grazie alla loro forza militare. La diplomazia non conta più nulla. Ci fanno abituare alla parola guerra. Gli attacchi aerei, i bombardamenti sembrano un videogioco, ma i morti, le distruzioni sono reali. Prima in Nigeria, poi in Venezuela ed ora in Iran, il gangster di Washington si comporta come un Robin Hood al contrario. Non finge neppure come un tempo facevano i suoi predecessori: “portiamo la democrazia”. Questa cosa mi serve, allora me la prendo. Infantile, ma molto pericolosa. Questa è la logica perversa che domina il pazzoide della Casa Bianca. Quello a cui Meloni voleva che gli dessero il Nobel per la Pace! 

Ma è un bullo che se la prende sempre con quelli che ritiene più deboli. Ad esempio, perché non attacca, non invia i suoi bombardieri sulla Corea del Nord e ammazza il supremo leader Kim Jong-Un, un sanguinario come Khamenei? Che ha ridotto il suo Paese in una prigione a cielo aperto. Ed i suoi abitanti stanno morendo letteralmente di fame? Ma il bullo non si azzarda perché teme questo triste Paese, perché possiede la bomba atomica e quindi è pericoloso. Per cui per Trump vale il detto che calza a pennello al bullo: forte con i deboli e debole con i forti.

mercoledì 4 marzo 2026

La politica deve essere un servizio

Oggi voglio parlare di me di quando ho cominciato a “fare” politica attiva. Era la prima Repubblica. Mi avvicinai ai radicali di Pannella perché era contro la “Partitocrazia”, un termine che lui inventò. Erano i primi anni ottanta chiamai la sede di Roma del partito che mi indirizzò dalla responsabile locale che al tempo era Dora Pezzilli. E così è cominciata la mia piccola storia politica attiva, comunque sempre con partiti minori.

La partitocrazia era ed è tuttora un cancro del mondo politico. E’ contro il merito. Quello che conta è la fedeltà al partito che poi ti nomina come proprio rappresentante nelle società pubbliche e non solo. Anche se non conosci la materia cui opera l’azienda, il partito comunque ti ha assegnato in quel ruolo, perché nella spartizione del potere quella poltrona spettava al partito. Che tu sia capace oppure no, la poltrona comunque ti viene assegnata con le relative prebende. I Comuni, le Regioni, lo Stato hanno decine di migliaia di ruoli pubblici da distribuire, le quali sono assegnate ai loro uomini in proporzione al peso elettorale. Per cui possiamo trovare un architetto che dirige una struttura sanitaria, oppure che un esperto commerciale occupi un ruolo all’interno di un consiglio di amministrazione di una autostrada di cui la regione è proprietaria, anche se probabilmente non ne capisce nulla. Ecco un caso recente di partitocrazia.

Silvano Moffa ha 75 anni, una vita nell’Msi ed ex Alleanza Nazionale. Ha fatto sette anni il deputato, per un anno il sottosegretario e per cinque anni il presidente della provincia di Roma. Ora è consigliere politico di Francesco Rocca, presidente del Lazio di FdI. Dopo aver svolto per un anno e mezzo questo ruolo a titolo gratuito, ora Rocca ha istituito un ufficio creato per Moffa che ha chiamato: “Servizio territoriale e la Cooperazione istituzionale”. Qualsiasi cosa voglia dire. Con questo incarico, Moffa incassa 70mila euro annui, che vanno aggiunti al vitalizio maturato prima del 2012. Ecco questo è un caso classico di partitocrazia: “dobbiamo dare un ruolo importante ad un uomo che ha sempre servito fedelmente il partito”, questa è la riflessione che fanno questi politicanti.

Questa è la politica che ho sempre combattuto.

Comunque, per quel che vale, con la “politica” personalmente non ho occupato nessun ruolo di nomina pubblica. Durante il mio percorso politico, sono stato un tempo anche responsabile regionale di Italia dei Valori, ho pagato i costi che questo ruolo comportava con spostamenti e altro di tasca mia. Ricordo che riflettevo su questo: se mi piacesse il nuoto, dovrei pagare la piscina, se mi piacesse il tennis dovrei pagare, per cui a me piaceva seguire e fare politica attiva e quindi era giusto che pagassi le spese di tasca mia.

E questo non è secondario, nessuno di coloro che mi hanno conosciuto nella mia vita politica possono smentirmi.

martedì 3 marzo 2026

Calamandrei e la Costituzione

Quando la magistratura inquisisce un politico, la politica con la “p” minuscola, parla di invasione di campo. Evidentemente si ritengono al di sopra della legge che i comuni cittadini sono tenuti a rispettare.

Questa è la motivazione logica del referendum che ha indotto piccoli politicanti a fare questa porcata della separazione delle carriere dei magistrati che cambia 7 articoli della Costituzione e nasconde una trappola molto pericolosa per i comuni cittadini. Perché questa è una resa dei conti di questa classe politica contro la magistratura. Per capire di cosa sto parlando e della pericolosità che questa venga cambiata peggiorandola, ecco il testo del messaggio di uno dei padri costituenti, Piero Calamandrei, che il 26 gennaio del 1955 scrisse: “Se voi volete andare in pellegrinaggio dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione. Dietro ogni articolo della Costituzione, voi dovete vedere giovani come voi che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta”.

Io penso che coloro che hanno ancora la fiamma che riporta al ventennio fascista nel loro simbolo partitico, non condividano queste parole che sono come pietre.

Pensiamoci quando andremo a mettere la croce sul Sì o sul No.

lunedì 2 marzo 2026

Ma che succede al TAR del FVG?

Il presidente del Tribunale Amministrativo Regionale, Carlo Modica de Mohac di Grisì, dice che voterà Sì al referendum prossimo perché “è necessario separare oltre le funzioni, anche gli organi di autogoverno” per scongiurare “alleanze e conflitti che poi rischiano di incidere sul corretto ed equilibrato esercizio giurisdizionale”. Tradotto: oggi siccome c’è una commistione di ruoli tra pm e giudici e a causa di questo, spesso lo svolgono in maniera non corretta per la loro vicinanza, per cui serve dividere le due funzioni e creare un nuovo CSM solo per i pm. Ci dice quindi che alcune o molte sentenze non rispettano la legge. Un’affermazione grave perché se fosse vero dovrebbe denunciare all’autorità facendo i nomi dei magistrati che non fanno il loro dovere. Altrimenti è come sparare nel mucchio come si fa in genere nei discorsi da bar. Ma poi questo signore va oltre e fa delle affermazioni ancora più gravi da parte di un soggetto che amministra la legge. Parla di un Paese che è sempre più “diviso, spaccato su temi di massima importanza per la convivenza sociale” come la “visione dell’Europa quali siano i diritti fondamentali e che tipo di tutela meritino sulla parità e quantità dei generi con risvolti umoristici  sul linguaggio”, ma anche su “accoglienza dei migranti, legittima difesa e guerra difensiva” Tanto più che “tutti vantano, più o meno a ragione, diritti: i migranti, i delinquenti, gli zingari, gli animali”. Questo costringe i giudici all’interpretazione e dunque introduce delle decisioni e questo implica “l’affievolimento della certezza del diritto e dell’aumento della diffusa ingiustizia”.

Io penso che un soggetto che dice queste bestemmie non dovrebbe più fare delle sentenze. Dovrebbe dimettersi da magistrato per mancanza di equilibrio per essere incapace di accettare che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge, anche gli zingari, i transgender ecc.. Altrimenti è razzismo. Mentre gli animali, caro Carlo Modica eccetera, sono leggermente diversi dal genere umano.

Francamente non vorrei farmi giudicare da un soggetto simile.

domenica 1 marzo 2026

Meloni, quella che amava Borsellino!

A proposito dell’obbligatorietà dell’azione penale. Ecco cosa stanno studiando questi politicanti al governo per togliere autonomia ai pm senza cambiarla formalmente. Il ministro Nordio la vuole perché dice: “C’è una disomogeneità da Procura a Procura sulle priorità dei reati da perseguire: la Procura X la dà ai delitti contro le donne, un’altra a quella dei colletti bianchi, una terza all’ambiente. Ognuno fa quello che le pare”. E questa sarebbe la tomba dell’autonomia della magistratura sugli altri poteri dello Stato, anche se formalmente rimane ancora in Costituzione.

Per cui è già pronta una proposta di legge pronta ad esaudire i desiderata di Nordio. E’ firmata dal forzista Pierantonio Zanettin e dalla leghista Erika Stefani. E composta da due pagine e sei articoli. Quello che fa rabbrividire è l’art. 5 che aggiunge sotto il titolo: “Relazione al Parlamento” che detta le regole per il discorso che ogni anno viene tenuto dal ministro della Giustizia alla Camera e  al Senato. Dopo le parole già esistenti: “Programmi legislativi del governo in materia di giustizia per l’anno in corso”, viene aggiunto il comma mortale: “nonché sull’applicazione dei criteri nell’esercizio dell’azione penale”. Tradotto: i reati che dovranno perseguire i pm, in futuro devono essere autorizzati dal governo. E così l’autonomia della magistratura è andata a farsi fottere per usare un francesismo. E diventa formalmente come in Russia, Corea del Nord, Iran, Cina e aggiungo Ungheria, come ho scritto nel post del 27 febbraio: “E’ una china pericolosa”

Io accetto scommesse che se vincesse il Sì  e quindi questa proposta della maggioranza andasse in porto, i reati tipici della razza padrona e della classe politica come la corruzione non saranno più delle priorità.

Alla faccia dell’underdog della Garbatella che tanto amava il pm Borsellino.