venerdì 18 settembre 2026

Chiù pilu pe' tutti!

Siamo alla frutta. La storia delle accise e del bollo auto sono sintomatiche. Questo governo si è messo alla pari di quei giocatori da fiera paesana che turlupinano gli sciocchi con il gioco delle tre carte.

Ci hanno fatto un mazzo così dicendo che non ci sono soldi per abbassare decentemente le accise sui carburanti. Giorgetti non trova, o meglio non trovava tra le pieghe del bilancio qualche centinaia di milioni.

Ma poi, credo grazie ad una bacchetta magica, rinuncia a quasi 2,5 miliardi di euro di introiti sui bolli delle macchine. E tutto questo dicendoci che questa è la tassa più odiata dagli italiani.

E qui entra di nuovo in scena “Pinocchio” Meloni. Lo scorso dicembre la stessa proposta di abolire il bollo auto per alcune categorie, venne ai 5Stelle calabresi. La Nostra la etichettò così: “Roba che Cetto La Qualunque in confronto è Otto von Bismarck”. Ora la fa lei e dice che è cosa buona e giusta.

Io penso che chi oggi chiamasse la nostra presidente del Consiglio Cetto Meloni, nessuno potrebbe scandalizzarsi.

Forse gli manca, per essere come il personaggio interpretato da Antonio Albanese solo una frase: “Chiù pilu pe’ tutti!”

"Pinocchio" Meloni

“Approvare con il voto di fiducia, impedendo al Parlamento di discutere una legge elettorale che impedirà ai cittadini di scegliersi il proprio governo e i propri rappresentanti, sarebbe semplicemente scandaloso…. Il presidente Mattarella dov’è?”. Chi ha pronunciato queste parole? Ma certo, la nostra “Pinocchio” Meloni il 10 ottobre 2017 quando il governo di allora, Gentiloni, impose la fiducia sulla nuova legge elettorale: il “Rosatellum”. E nei suoi social il 28 aprile del 2013 sentenziò: “Un presidente del Consiglio (Matteo Renzi) non eletto dagli italiani, nominato da un Parlamento dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale, modifica la legge elettorale con un voto di fiducia e senza consentire la discussione in Parlamento. E ‘ tutto normale?”. Fabio Rampelli, vice presidente della Camera e uno degli uomini forti di FdI, su questo tema scriveva una lettera al presidente della Repubblica Mattarella chiedendo “un suo intervento affinché questa ipotesi (della fiducia) venga scongiurata lasciando il posto ad un approfondito, sereno, e proficuo esame parlamentare che possa esprimere un testo largamente condiviso. Soltanto l’ipotesi che possa essere emessa la fiducia sulla legge elettorale, fa venire i brividi. Ci troveremmo al de profundis della democrazia. Si tratterebbe di una forzatura violentissima: la fiducia non è un istituto previsto in Costituzione”.

Ora questi signori (si fa per dire) stanno facendo esattamente questo: oltre che all’opposizione non abbiano fatto toccare palla nella costruzione della nuova legge elettorale, molti sono convinti che quando, dopo essere passata al Senato e andrà alla Camera, per evitare sorprese, la nostra Pinocchio chiederà la fiducia.

Francamente da questi sunnominati, non comprerei un’auto usata!

giovedì 17 settembre 2026

Ancora sul Superbonus 110%

Stamattina ho seguito due dibattiti politici su Rai 3 e la 7, ma dopo qualche minuto ho spento la Tv perché non ho resistito al killeraggio politico nei confronti di Conte. In studio non c’era nessuno che bilanciasse l’accanimento verso il leader del M5S. Tutti gli ospiti  gli erano visceralmente contro. Fino a quando li ho sopportati non hanno sparato sul Superbonus edilizio voluto dal governo Conte, ma questo argomento viene tirato fuori spesso quando c’è da denigrarlo. L’ultimo in ordine di tempo è stato Calenda che a “l’aria che tira” ha dichiarato che è stato un fallimento e tutto  attribuibile a Conte. Per cui vorrei fare chiarezza sulla questione per non tornare più sull’argomento ricostruendo i fatti, anche perché molti hanno la memoria di un criceto.

Il Superbonus fu introdotto dal governo Conte 2 con Decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020, per rilanciare l’economia dopo il Covid. Quindi è sua l’idea dell’istituzione del Superbonus 110%. Ma ne è stato responsabile fino alla caduta del suo governo per mano di Renzi, avvenuta il 13 febbraio 2021. Per cui meno di otto mesi dopo aver preso questa misura.

Il ministro Daniele Franco del governo Draghi che succedette a Conte, non lo abolì, fece delle modifiche, lo semplificò e prorogò con la legge di Bilancio per il 2022. La Banca d’Italia ha ricordato che il provvedimento fu oggetto di “numerose modifiche” e  l’aliquota del 110% rimase per tutto il 2022. E qui arrivo al governo Meloni. Il ministro Giorgetti limitò successivamente la cessione dei crediti, ma continuò a pagare la misura. Un inciso, Meloni aveva  a suo tempo dichiarato che “il Superbonus 110% è nato con intenti lodevoli”. Per cui questa destra che spara ad alzo zero contro il Superbonus e quindi contro Conte, sta mentendo come gli capita spesso.

Sui costi, che come sappiamo ognuno spara cifre a casaccio, è giusto fare chiarezza.

Al 31 maggio 2026 ammontavano a circa 131,6 miliardi, dei quali 0,34, ovvero lo 0,26%, durante il governo Conte con il ministro competente Gualtieri. 60,2 miliardi, il 45,74% durante il governo Draghi e ministro Franco; 71 miliardi, il 53,95% durante il governo Meloni e Giorgetti. Questi sono i numeri del ministero. E' chiaro  che non si possono attribuire la contabilizzazione degli oneri ai vari governi succedutosi negli anni, perché i percorsi erano diversi. Le ristrutturazioni cominciavano con un governo e i pagamenti avvenivano con un altro.

Ma l’idea era buona. L’economia del Paese era allo stremo per la pandemia e l’edilizia è un grande traino. E sparare su Conte che l’ha amministrata per meno di otto mesi in cinque anni è un atto politico disonesto.

Questa destra che parla di una misura che ha messo in ginocchio le finanze dello Stato, se davvero fosse stato così, aveva tutto il tempo per cambiarla o abolirla prima.

Non sono Alice nel paese delle meraviglie, ma continuare sull’argomento con questo andazzo, dimostra che questi signori (si fa per dire) reputano coloro che li stanno a sentire dei boccaloni che si bevono tutto. Sono un’offesa all’intelligenza.

 

mercoledì 16 settembre 2026

A Gaza si muore ancora

Nella Striscia di Gaza dopo che il governo criminale di Netanyahu ha perpetrato il genocidio che sappiamo, pochi conoscono la cruda realtà cui vivono oggi oltre due milioni di persone.

La Striscia è piccola come l’isola di Jersey sulla Manica ed ha la stessa densità di popolazione del Principato di Monaco. Dopo undici mesi dal cessate il fuoco, che secondo Trump avrebbe portato la pace e la ricostruzione, stanno morendo ancora migliaia di palestinesi per il fuoco israeliano, per la fame, per la mancanza di acqua potabile, per la situazione disastrosa delle strutture sanitarie e per la vita in baraccopoli piene di topi, di cani randagi, di insetti. I rifiuti domestici non vengono raccolti e questi attirano gli animali che portano malattie. Questa situazione ambientale si tradurrà prima o poi in una catastrofe umana.  Oggi l’esercito israeliano occupa il 65% della Striscia cui non possono vivere i palestinesi. Quindi oltre due milioni di gazawi sono costretti a sopravvivere in 125 chilometri quadrati. La densità è di 16.800 abitante per Km quadrato. Da inorridire!

In uno studio dell’agosto del 2026, lo Shelter Cluster, il dipartimento della Nato che si occupa delle emergenze abitative, ha indicato che 1,98 milioni di persone della Striscia, pari al 94% della popolazione, avrebbero bisogno urgente di un tetto e beni di prima necessità. L’84% delle famiglie vive in condizioni “critiche” o “catastrofiche”, “con gravi difficoltà al sonno, all’alimentazione, all’illuminazione, al confort termico e all’igiene”. “Non esiste privacy visto che chi vive nelle tende le famiglie sono separate da un telo di nylon”. Stanno aumentando le malattie infettive. Nell’ospedale da campo di Msf arrivano ogni settimana circa 5000 casi di diarrea, di gastroenteriti gravi, epatiti A, infezioni respiratorie, la scabbia, pidocchi, e altro ancora. I bambini giocano tra i rifiuti in strada. La salute mentale in queste situazioni viene compromessa. Addirittura le autorità israeliane bloccano ai valichi gli assorbenti delle donne che devono usare pezzi di stoffa che poi lavano.

Insomma un quadro che ormai non sta più sulle prime pagine nei media. E la gente si sta dimenticando del dramma palestinese.

Rimaniamo umani…

mercoledì 9 settembre 2026

AFD è un pericolo?

Molti non sono preoccupati della crescita del partito tedesco Alternative für Deutschland (AFD) in Germania. Poi leggi alcune pagine del suo programma scritto da Hans Thomas Tillschneider, l'ideologo e filosofo nato nel 1978 a Timisoara in Romania appartenente alla minoranza tedesca e la preoccupazione di molti altri invece mi pare siano ben poste. Ecco alcune perle che fanno venire la pelle d'oca. Nelle 156 pagine del programma dell'AFD troviamo frasi di questo tono: "Plasmare la società tedesca", ovvero "rifare i tedeschi", cominciando dalla famiglia, dalla scuola con classi separate per i figli degli immigrati perché "la loro permanenza é provvisoria" e anche per i disabili "che paralizzano il progresso dell'istruzione". Le famiglie devono stare attente con i propri figli "dal fanatismo dei pervertiti di sinistra"; dalle "deviazioni sessuali con stili di vita non riproduttivi". Serve una restaurazione antropologica di "pensare tedesco", cacciando gli immigrati che inquinano lo spirito tedesco. Basta con i finanziamenti "all'arte antitedesca". Proibire "l'arte degenerata". Serve una "cultura patriottica". E usa uno slogan della propaganda bellica nazista, "le ruote devono girare". Ancora, sarà necessario abbandonare Schengen, ridiscutere l'euro, bloccare gli aiuti all'Ucraina e ricostruire il rapporto economico e politico con la Russia.

In un quadro simile, con questo partito che secondo i sondaggi è il primo in Germania, il cancelliere Merz ha deciso di spendere nei prossimi anni, oltre 300 miliardi di euro in spese militari che faranno diventare l'esercito tedesco il più forte nell'Unione europea. 

Sento rumori di stivali nei ciottolati delle città che ricordano gli anni bui del passato. 

martedì 8 settembre 2026

Speculazione delle raffinerie del petrolio

Il prezzo del petrolio del c.d. Brent europeo è sotto i 100 dollari al barile. Ma noi paghiamo il gasolio e la benzina come fosse quotato a 200. Sembra impossibile ma è così. L’ha spiegato con chiarezza sul Fatto, Enzo Simeoni, ex manager del settore con 60 anni di esperienza. “Il prezzo finale non è determinato dalla somma del costo del greggio e quello della lavorazione della raffineria che in gergo tecnico si chiama cost-plus, ma è agganciato alla quotazione internazionale dei prodotti petroliferi, il mercato c.d. “Platts Cif Med”. Queste sigle astruse servono a garantire una sola cosa: il valore del prodotto (benzina e diesel) va correlato al costo che un operatore dovrebbe sostenere per procurarsi un prodotto equivalente sul mercato internazionale”. Per cui “se sul mercato internazionale i carburanti sono venduti a 100, io li posso vendere a 100 sul mercato nazionale anche se li ho pagati 20”. Quando ci sono crisi geopolitiche come la guerra nel Golfo Persico, queste fanno impennare le quotazioni Platts e il margine di raffinazione rispetto al costo della materia prima si dilata fino a valori abnormi. E questo si chiama Crack spread”.

In tempi normali il margine lordo di raffinazione viaggia mediamente tra gli 8 e i 12 dollari al barile. Per cui se il greggio Brent costa 75/80 dollari al barile, il prodotto raffinato (Platts) si attesterà attorno a 85/92 dollari/barile. Questo sarebbe il prezzo alla pompa al netto delle accise e dell’Iva.

Ma nelle fasi di shock il Platts schizza verso l’alto, portando la differenza tra la materia prima e la raffinazione anche a 40-50-60 dollari al barile.

Oggi i prezzi alla pompa sono coerenti con quotazioni Platts addirittura di 130/140 dollari al barile. Insomma il consumatore italiano paga il carburante come se il Brent fosse a 200 dollari /barile, mentre la materia prima viene acquistata a prezzi ordinari a 85 dollari. Quindi “la differenza di 100 dollari non è il costo della materia prima: è puro extra-margine accumulato lungo la filiera del prodotto finito”. Per cui i profitti delle raffinerie sono esplosi dall’inizio della guerra in Medio Oriente.

Che fare si chiede Enzo Simeoni. Se l’Italia deve importare carburanti, non può che farlo al prezzo del mercato internazionale. Ma il nostro Paese, però, è in surplus produttivo con una grande capacità di raffinazione. Abbiamo tre raffinerie: Saras a Cagliari, Isab di Priolo Gargallo - Siracusa e Sonatrach di Augusta – Siracusa, che da sole producono 41 milioni di tonnellate l’anno contro un nostro fabbisogno di 30/32 milioni di tonnellate. Sonatrach lavora greggio algerino le altre due non dipendono strutturalmente dal transito di Hormuz.

Sempre secondo Simeoni, tagliare le accise come fa il governo Meloni è un palliativo. L’alternativa è un accordo per gestire le fasi di emergenza. Le raffinerie devono garantire un contingente prioritario di benzina e gasolio per coprire il fabbisogno nazionale, la cui remunerazione non debba essere agganciata  al Platts, ma a un cost-plus che comprenda materia prima, costi operativi e ambientali e un congruo margine industriale, ad esempio: 4/6 dollari al barile.

Con questo non si blocca il loro export, venderanno la quota eccedente. Questi sono dei meccanismi che si applicano in diversi Paesi extra Unione europea. Qualcuno potrebbe obbiettare : “Il problema è che così i trader potrebbero portare le navi dove incassano di più”.

In questo caso si agisce solo sulla capacità nazionale: le raffinerie non possono portarle altrove…”.

Come cambiano i tempi....

Pochi giorni fa un giovane marocchino irregolare era stato filmato mentre bruciava la nostra bandiera. Per dio, vilpendio, urlò la politica ipocrita! Comunque, nonostante gli evidenti problemi mentali, questo ragazzo è stato recluso in un Cpr in attesa di remigrazione. La Lega è partita lancia in resta ed ha cavalcato il fatto dichiarando: “Si tratta di un episodio gravissimo e intollerabile, che offende il nostro Paese, la nostra storia e uno dei simboli fondamentali della nostra Repubblica”. Il ministro degli Interni, il leghista Piantedosi, sull’episodio ha dichiarato: “In Italia vanno rispettati e onorati i simboli che rappresentano i valori più profondi su cui si fonda la nostra democrazia”. Ma cosa sono diventati questi leghisti? Un tempo il fondatore Umberto Bossi aveva un’idea diversa del tricolore. Infatti ad una signora che durante una manifestazione a Venezia esponeva sul suo balcone la bandiera italiana tuonò: “Signora col tricolore può pulirsi il culo”.

Come cambiano i tempi….