mercoledì 18 febbraio 2026

Nordio tragicomico

Volevo non interessarmi più delle mattane di Nordio. Ma sono costretto dopo che ha dato dei para mafiosi ai magistrati del Consiglio superiore della magistratura. Per scusarsi, il nostro ometto ha affermato in maniera tragicomica che la stessa parola l’aveva già usata il pm Nino Di Matteo. Questa bufala è stata praticamente inventata da Nordio. E’ degna di un bugiardo patologico. Di Matteo non parlava solo delle correnti togate, ma anche dei maneggi politici.

Nino Di Matteo era contrario alla separazione delle carriere. Infatti, nella sua carriera ha fatto prima il giudice del tribunale, poi il giudice istruttore e poi il pm.

Come scrive nel suo editoriale Travaglio: “Nel 1992 e nel 1994 (Di Matteo) firmò due volte un appello con centinaia di pm dell’Anm “contrari alla divisione delle carriere dei magistrati requirenti e giudicanti”, perché “l’indipendenza del pm dall’esecutivo e l’unicità della magistratura ha rappresentato in concreto, una garanzia per l’affermazione della legalità e la tutela dell’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge e la possibilità di passare dalle funzioni giudicanti a quelle di requirenti e viceversa, è un’occasione di arricchimento professionale e ha consentito al pm italiano di mantenersi radicato nella cultura giurisdizionale”. Dunque “ Il nostro impegno potrà continuare nelle attuali funzioni solo se sarà ancora riconosciuta al pm la funzione di effettiva difesa della legalità”. Questo per quanto riguarda Di Matteo. Ma ora devo ricordare , sempre grazie a Travaglio, che nel 2010, Nordio ha scritto un libro con Giuliano Pisapia, “In attesa di giustizia” ed Guerini. Nel libro ridicolizzò la separazioni delle carriere come “un problema secondario che non merita di invelenire ulteriormente i rapporti tra Parlamento, avvocati e magistrati”, perché “l’urgenza più immediata è ridare alla giustizia un minimo di efficienza e la separazione delle carriere non ha nulla, ma proprio nulla a che vedere con il funzionamento celere e incisivo della macchina giudiziaria”.

Forse il Nordio che ha scritto il libro, era un suo avatar.

martedì 17 febbraio 2026

Brunetta dorato

Nella Villa Lubin di Roma sede del Cnel, domina incontrastato Brunetta. Dopo aver speso soldi per dei tappeti rossi, lampadari, tendaggi e una dependance, ora vuole assumere altri 23  dipendenti di questo carrozzone pubblico, come lo dipingeva lui quand’era ministro della Pubblica Amministrazione, per cui aumentano le spese. Ha così chiesto alla presidenza del Consiglio di aumentare la grana a sua disposizione “con il solito spirito di collaborazione”. Brunetta è quello che solo qualche mese fa a fatto inorridire i cittadini perbene perché aveva deciso di auto aumentarsi lo stipendio portandolo dai 240mila euro ai 310mila annui. Poi questa manovra è stata bloccata (fino a quando?) dalla Meloni visto il sollevamento pubblico alla notizia.

Nel piano triennale brunettiano, il fabbisogno di personale appena approvato dice che questo serve perché “possa traguardare gli ambiziosi e crescenti obiettivi prefissati”. Dice anche che “per l’anno appena iniziato è previsto il reclutamento di un dirigente di seconda fascia, di sei funzionari e di otto assistenti per un costo di 600mila euro.” E poi “la pianificazione dei fabbisogni e delle assunzioni potrà meglio consentire a questo Organo di rilievo costituzionale di continuare ad operare nell’ambito delle iniziative di rilancio, poste in essere già da tempo”.

 Siete ancora vivi?

Finisco con una considerazione: Brunetta da ministro diceva che il Cnel bisogna abolirlo perché era un carrozzone inutile, oggi che ne è presidente ne vuol fare un carrozzone dorato.

Naturalmente con denaro pubblico.

lunedì 16 febbraio 2026

Complimenti Di Pietro

Nei decenni scorsi ho aderito all’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro. Sono stato anche segretario regionale per quel partito. Ne sono uscito anni fa sbattendo la porta perché IDV era diventato altro, e secondo il mio punto di vista, in maniera molto negativa. Ora trovo Di Pietro che si sta battendo per il Sì al referendum sulla giustizia assieme a dei personaggi che un tempo non avrebbe preso nemmeno un caffè assieme. Ne cito uno: Totò Cuffaro, attualmente agli arresti domiciliari in un’inchiesta per corruzione, falso e turbativa d’asta, dopo aver scontato 7 anni di carcere per favoreggiamento a Cosa Nostra. Ora da capo della riedizione siciliana della Democrazia Cristiana, sta facendo campagna elettorale per il Sì.

Incredibile, dai domiciliari!

Mi chiedo: ma cosa è successo di così grave a Di Pietro per trovarsi senza imbarazzo gomito a gomito con soggetti simili per lo stesso obiettivo? Io penso che l’anonimato cui era entrato dopo le glorie passate, lo abbiano spinto a prendere questa decisione di appoggiare il Sì, e così ritornare in auge spinto da personaggi che in passato lo hanno sputtanato in tutte le maniere. Io non credo che il Di Pietro che ho conosciuto quando facevo politica attiva con lui, avrebbe sostenuto questa posizione in cui prima o poi la magistratura inquirente passerà sotto il dominio della politica, e la razza padrona, politica e quella dei colletti bianchi, godrà di una sostanziale impunità.

domenica 15 febbraio 2026

Nordio indecente

Sto leggendo un’intervista del ministro Nordio rilasciata al M.V. Mi sono vergognato per la pochezza professionale del giornalista e della malignità del ministro.

All’inizio parlando di Gratteri, il M.V. ha ricordato le sue parole sul referendum sulla magistratura, come vengono esposte nei media e dai politicanti: “Voteranno per il Sì gli indagati, gli imputati e la massoneria deviata”. Una balla vergognosa. Le vere parole di Gratteri rilasciate al Corriere della Calabria sono come ho già ricordato in un precedente post: “Voteranno per il “N0” le persone perbene, le persone che credono che la legalità sia un pilastro importante per il cambiamento della Calabria. Voteranno “Sì” ovviamente gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”.

Come si evince con chiarezza le parole di Gratteri sono state travisate completamente. Insomma, siamo davanti ad una disonestà intellettuale stomachevole.

Giornalista: Ministro è stato sorpreso da quella frase?

Nordio: “Mi ha sorpreso perché per quanto la persona sia abbastanza determinata e per certi aspetti imprevedibile, non avrei mai pensato che avrebbe superato tutti i limiti della decenza”.  L’indecenza sta tutta dalla parte di Nordio che sicuramente è a conoscenza delle esatte parole di Gratteri!

Giornalista: Poi però (Gratteri) ha precisato….

Nordio: “Peggio el tacon del sbrego”. (ha detto)Sono stato travisato”: no ha detto esattamente questo. Un’uscita di senno. Ripeto è necessario l’esame psico-attitudinale e psichiatrico non solo per chi entra in magistratura, ma anche per chi sta per uscirne. Ma ancora più grave è che si sia giustificato come se non fosse in grado di interpretare le sue stesse idee”. Qui Nordio ha superato ogni limite di decenza. Forse, oltre che la sua capacità psichiatriche, servirebbe un tampone per scoprire se si droga. E anche un alcol test.

Un ministro della Giustizia che fa affermazioni simili su un assioma falso su un magistrato che rischia la pelle ogni giorno, visto che la ‘ndrangheta lo ha messo nel mirino, in uno Stato appena normale dovrebbe dimettersi e andarsene. E il giornalista che lo ha “intervistato” in ginocchio, dovrebbe cambiare mestiere e mettersi a zappare la terra.

Trump padrone del Venezuela

Vi ricordate l’attacco al Venezuela da parte del gangster di Washington, il quale diceva che era costretto a fare questo perché il presidente Maduro era un dei trafficanti che inondavano di droga gli Usa. La Meloni dichiarò che il rapimento di Maduro e signora “è legittimo”. Ora la coppia presidenziale venezuelana è ospite nelle galere americane. Alcuni liberi pensatori scrivevano che questo atto di pirateria del boss americano era dovuto alle più grandi riserve petrolifere del mondo e che la storia della droga era inventata di sana pianta. Naturalmente i camerieri di Trump deridevano questo assunto. Dicevano che erano solo degli antiamericani e che comunque Trump aveva liberato il mondo da uno dei tanti dittatori.

Ora sta emergendo la verità che i servi che servono Trump non possono smentire: Il presidente americano Donald Trump ha concesso cinque licenze a operare in Venezuela, un’ex Stato sovrano, per estrarre il petrolio e il gas. E saranno soggette alle leggi americane e i conti passeranno attraverso il Tesoro Usa. Per cui oggi si può dire che il Venezuela è uno stato coloniale sotto il tacco Usa.

Queste sono le società che hanno ottenuto la licenza da Trump: le britanniche Bp e Shell; la spagnola Repsol; l’americana Chevron e l’italiana Eni.

Ecco quanto è stato legittimo, cara Meloni, questo rapimento.

Comunque vale sempre il vecchio adagio di Totò: la serva serve.

sabato 14 febbraio 2026

Ancora banditismo politico e mediatico

Ecco un altro esempio di banditismo politico e mediatico: il caso della rappresentante dell’Onu per Gaza, Francesca Albanese.

I ministri degli Esteri francesi e tedeschi cui si è accodato anche il nostro Tajani, hanno chiesto le dimissioni dell’Albanese dal suo ruolo all’Onu, per una frase che lei non ha detto, ovvero: “Israele è nemico dell’umanità”.

Mentre le sue parole sono: “Il nemico comune dell’umanità è il sistema che ha permesso il genocidio in Palestina. Con i media occidentali cha hanno amplificato la narrazione pro apartheid e pro genocidio, aiutati da chi controlla grandi capitali finanziari, algoritmi e armi. 

Secondo il mio punto di vista è vero. Senza gli aiuti dell'Occidente, che è "buono" per antonomasia, Israele non avrebbe potuto fare questi massacri.

Mi sembra che le vere parole che lei ha pronunciato siano aderenti alla realtà dei fatti e siano alquanto diverse da quelle che vengono usate da questi farabutti, mediatici e politici per martellare l’Albanese. Sono gli stessi poteri che non hanno mosso un dito contro i massacri nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania che, anche dopo la dichiarazione della tregua, continuano con oltre 500 morti. Ma i camerieri trumpiani rimangono muti. Evidentemente questi piccoli uomini non hanno il coraggio o la voglia di ribellarsi a questo genocidio. Però se trovano uno spiraglio anche con delle fake news per screditare colei che denuncia senza paura la realtà dei fatti, sono pronti ad usare tutti i loro mezzi che sono tanti, come si vede anche senza etica, per distruggere la sua immagine di rappresentante Onu.

Certo l’Albanese è un personaggio spigoloso. Usa dei linguaggi appuntiti. Ma dopo che abbiamo criticato pesantemente la politica e i media di usare dei metodi felpati per rendere più digeribili fatti inumani, non credo che questo basti ad oscurare le sue drammatiche denunce sul genocidio tutt’ora in corso in quella martoriata terra.

venerdì 13 febbraio 2026

Gratteri e i banditi

Abbiamo un’occasione d’oro per valutare l’imbecillità o la disonestà dei media e dei politici. E il “caso Gratteri” ne è la cartina di tornasole.

Il procuratore capo della Procura di Napoli Gratteri, in un’intervista al Corriere della Calabria ha detto delle cose assolutamente condivisibili parlando della Calabria di cui è stato per diversi anni procuratore capo a Catanzaro. Ha detto riguardo al referendum di marzo: “Voteranno per il “N0” le persone perbene, le persone che credono che la legalità sia un pilastro importante per il cambiamento della Calabria. Voteranno “Sì” ovviamente gli indagati, gli imputati,la massoneria deviata e tutti i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente”.

E qui scatta la canea dei disonesti, si disonesti intellettualmente, oppure degli imbecilli che non conoscono nulla. Personalmente sono per la prima ipotesi. I sostenitori del “Sì”, si dicono scandalizzati. Tuonano contro Gratteri perché avrebbe detto che chi vota Sì è un mafioso, eccetera, eccetera. Come si vede per chi non è disonesto intellettualmente, dice una cosa completamente diversa. Siamo al banditismo politico più scandaloso.  I pennivendoli, e sono tanti al servizio di Meloni & C., sparano a palle incatenate contro un magistrato che dal 1989 si muove con la scorta perché ha combattuto e combatte la malavita organizzata e i politici corrotti, senza paura e senza guardare in faccia nessuno. Esistono delle intercettazioni di mafiosi della ‘ndrangheta, nelle quali emerge chiarissimo la loro volontà di volerlo ammazzare.

Ecco, un uomo che rischia la pelle tutti i giorni, viene trattato da delinquente da questa gentaglia, e questo mi fa ribollire il sangue. E solo per aver dichiarato la realtà dei fatti calabresi che lui conosce bene.

L’orda di politicanti di destra che si sono scagliati contro di lui, sono dei piccoli personaggi falsi e ipocriti che sicuramente non fanno del bene alla gente comune. Sono solo dei piccoli politicanti che vogliono imbrogliare i gonzi .