Ho letto una bella intervista sul Fatto dell’ex presidente della Corte di Cassazione, Margherita Cassano, riguardo alla separazione delle carriere dei magistrati che sarà sottoposta a referendum confermativo il 22-23 marzo.
Domanda del
giornalista: qual è il punto più critico della riforma? Cassano risponde: “si introduce la separazione delle carriere
senza che questa riforma indichi cosa accadrà dopo. Sarà il legislatore
ordinario (il Parlamento) a stabilire se pm e giudici parteciperanno a un
concorso unico, se avranno un’unica formazione o meno”.
Domanda: Per
i sostenitori del Sì con questa
separazione la terzietà del giudice sarà rafforzata. Lei risponde: “Se questa è la premessa, non si comprende
perché poi questi due cammini distinti si incontrano nell’Alta corte
disciplinare, che si occuperà dei procedimenti disciplinari a carico sia del
giudice che dei pm. (…) Un altro aspetto singolare è che possono diventare giudici di
Cassazione pm con 15 anni di servizio. Fino a quel momento si sono occupati
solo di indagare, ma possono lavorare come giudici nell’organo supremo che deve
assicurare la corretta applicazione della legge. Qual è la coerenza?”.
Domanda: Lei
sta smontando i pilastri della riforma. Risposta: “Questi profili incidono sulla razionalità e sulla tenuta della riforma
stessa”.
Domanda: Ci
saranno due Csm, uno per i pm e uno per i giudici. Conseguenze? Risposta: “La valutazione sulla professionalità dei pm
svolte da un Csm solo di pm potrebbero portare a valorizzare una visione del pm
che è bravo solo se ottiene il maggior numero di condanne, con la conseguenza
di tentazioni forcaiole, a detrimento dei diritti fondamentali della persona.
L’attuale Csm unico, composto da 15 giudici e 5 pm, garantisce, attraverso il
confronto sulle regole, che ci siano le competenze per avere un giusto
processo”.
Domanda: Con
il sorteggio, dicono i fautori del Sì, finisce la correntocrazia. Risposta: “Intanto il sorteggio secco (di tutti i
circa 10mila magistrati) riguarda solo i
membri togati del Csm, mentre i laici saranno sorteggiati da un elenco di
prescelti dalla (maggioranza) del
Parlamento. Ma se si pensa che i magistrati non abbiano la capacità di
scegliere i futuri componenti del Csm, allora non dovrebbero neppure
amministrare giustizia. E sarebbero gli unici estratti a sorte”.
Dopo questa
intervista, mi piacerebbe se qualche fautore del Sì mi spiegasse che ciò che ha
detto la Cassano non è vero, siano menzogne corporative e me lo dimostra con degli
argomenti inconfutabili, io cambio idea e voterò Sì al referendum. Se invece le
parole della Cassano sono la realtà dei fatti e quindi non smentibili, penso
che coloro che dicono che questo è solo il primo passo per portare sotto il
governo i pm, hanno ragione per cui è un passaggio molto delicato della nostra
democrazia e dobbiamo usare il cuore e il cervello e far vincere il No.