Per capire
chi è l’uomo politico che fa più paura a questa destra, basta osservare ciò che
scrivono i vari Libero, il Giornale e il Tempo e le Tv al seguito, sostenitori in prima linea
di Meloni & C., con una campagna denigratoria intrisa di menzogne e pubblicate
con titoli a nove colonne in prima pagina, su Giuseppe Conte. Conte per questa
destra è il pericolo numero uno. Se diventasse il candidato premier è l’unico
che può battere questa destra meloniana. E a questo scopo Meloni ha istituito
una Commissione parlamentare bicamerale per indagare sul periodo del Covid,
quando Conte era presidente del Consiglio, ma creata ad arte da questa destra
al potere per cercare di metterlo in croce distruggendo così la sua immagine
politica. Mentre hanno tenuto fuori le Regioni che tanto avrebbero da
giustificare, come quelle governate dalla destra, come Lombardia, Veneto
Piemonte e Liguria, che durante il Covid non sono brillate nel contenimento della
pandemia.
La realtà l’ha
raccontata Marco Travaglio mettendo in fila i fatti.
Conte viene
accusato di aver acquistato mascherine cinesi a prezzi fuori mercato. Nel
febbraio 2020, l’inizio della pandemia, agli italiani servono milioni di
mascherine al giorno e l’Italia non ne
produce. Tutta l’Europa le cerca e i prezzi vanno alle stelle. Conte nomina Arcuri
commissario che si attiva subito per trovare chi le produce nel mondo e anche
per allestire poi una produzione nazionale. E così Arcuri acquista 800milioni
di mascherine dalla Cina che sarebbe 1/4 del nostro fabbisogno, per un costo di
10,5 miliardi di euro. Poi a fine luglio l’Italia diventa autosufficiente
producendo 20 milioni di mascherine al giorno. Alcuni accusano Conte di aver
acquistato dai cinesi mascherine farlocche e pericolose. Invece sono state
tutte validate da Cts e Dogane. Ma la Procura di Gorizia su una denuncia
anonima e con delle analisi di laboratori privati non abilitati, ne sequestrò
60 milioni perché ritenute non Ffp2. Infatti erano Kn95 protettive come le
altre secondo le norme e il Cts. Per cui le analisi erano false perché usavano
prove tecniche previste per le Ffp2. Fu così che il Tribunale le dissequestrò e
il Gup di Roma archiviò con la formula: “Il
fatto non sussiste”. Poi Conte e Arcuri furono accusati di averle pagate
2,3,4 volte i prezzi di mercato. Falso anche questo. Per Eurostat l’Italia pagò
le mascherine cinesi meno della metà rispetto alla Germania e 2/3 rispetto alla
Francia. Poi sempre Conte viene accusato di aver favorito il suo socio di
studio avv. Di Donna. Anche questo è falso. Di Donna, docente alla Sapienza di
Roma, collaborava con lo studio Alpa cui lavorava anche Conte, finché non
divenne presidente del Consiglio. Da premier non ebbe nessun rapporto con lui,
tant’è che Di Donna intercettato dai carabinieri concludono: “Non sono state rilevate conversazioni
intrattenute dal Di Donna e l’ex presidente del Consiglio”. E anche qui il
Gup archivia, non per le modifiche al traffico di influenze volute da Nordio,
ma entrando nel merito. Altra accusa incredibile: “Le mascherine cinesi preferite a quelle meno care di Bianchi”. Dario
Bianche è quello che viene chiamato da questa destra un supertestimone ed è ad
di JC-Electronics a Colleferro, un’azienda che nel 2020 fatturava 4 milioni di
euro in materiali elettrici e durante il Covid s’improvvisa importatore di
mascherine a 2,20 mentre quelle cinesi costavano2,16. La Protezione civile gli
fa un contratto da 22milioni di euro per 10 milioni di mascherine Kn95. In
seguito il commissario Covid Arcuri, scopre che la ditta di Bianchi in tre mesi
ha consegnato solo il 15% dei pezzi, in parte non validati dal Cts o importati
senza permesso e quindi ha rescisso il contratto per inadempienza. Arcuri viene
archiviato anche su questo punto. Ma, invece, incredibilmente il Tribunale
civile di Roma riconosce a Bianchi un risarcimento di 203 milioni di euro che
deve pagare l’Italia, per non aver onorato il contratto che prevedeva la
consegna di 10 milioni di mascherine. A quel punto l’Avvocatura dello Stato
chiede la sospensiva e appella l’incredibile verdetto. Ma prima che la corte d’Appello
si pronunci, il governo Meloni fa un decreto e da 110 milioni di risarcimento a
Bianchi e due giorni dopo viene firmata la transazione.
Io non sono
un avvocato, ma ritengo, usando solo un minimo di logica e buonsenso, questi
110 milioni dei cittadini italiani, siano il premio per le testimonianze che
Bianchi ha fatto accusando di tutto e di più Conte e Arcuri in Commissione.
Come dice Travaglio, serve immediatamente una Commissione d’inchiesta sulla
Commissione d’Inchiesta, per conoscere i retroscena di questi 110milioni di
soldi pubblici rimborsati velocemente e di nascosto! Comunque ci sono degli
esposti ai pm perché indaghino su questi milioni pubblici, senza dimenticare
che questo governo non ha trovato 6 milioni per lo screening nazionale sui tumori al seno.
Ps. Meloni e
i suoi chiedono a gran voce di interrogare in Commissione Conte, ma Conte per
essere audito deve dimettersi da commissario. Per cui ha scritto ai presidenti
di Camera e Senato che lui vuole assolutamente essere sentito per cui si
dimetterebbe dal ruolo, ma poi dopo l’audizione vuole rientrare. E pare che i due presidenti siano d’accordo. Mentre il
presidente Lisei, vista la disponibilità di Conte ha preso paura e sta
tergiversando perché con la sua audizione emergerebbe con chiarezza la
faziosità e la tracotanza della maggioranza di questa Commissione. Per cui
rimanda l’audizione di Conte chiamando altri che non hanno nulla o poco da
dire, l’importante che i giornalacci di destra possano continuare a sparare
menzogne su menzogne su un personaggio che fa paura alla Meloni e a metà Pd.