Dopo ottant’anni di pace relativa in Europa, si parla di guerra come fosse inevitabile. I media ne parlano come fosse la cosa più normale del mondo. Ormai il termine guerra è stato sdoganato. La stessa presidente della Commissione europea von der Leyen, ha detto con nonchalance: “Dobbiamo prepararci alla guerra”.
Ma contro
chi di grazia? Contro la Russia di Putin? Ma se dopo quattro anni di guerra non riesce
neanche a conquistare il DonBass.
Durante la "Guerra fredda" la parola più usata era: Distensione. Ora si parla di guerra per
risolvere i problemi tra Stati come fosse la cosa più naturale del mondo.
Piero
Calamandrei un padre della Patria nel suo “Passato
e avvenire della Resistenza” scritto nel 1954, diceva: “Il mondo è purtroppo diviso in compartimenti stagni da grandi muraglie
che si dicono invalicabili, senza porte e senza finestre; ma queste mura non
sbarrano solo quella linea, che ormai si suol chiamare la “Cortina di ferro” e
che taglia il genere umano in due emisferi ostili. Mura altrettanto
invalicabili ci attorniano sui confini all’interno degli Stati, spesso all’interno
della nostra coscienza; le mura del conformismo dell’imperialismo, del colonialismo
, del nazionalismo; le mura che separano la miseria dal privilegio e dalla
ricchezza spudorata e corrotta. Questo è ancora secondo me il compito della
Resistenza. E’ inutile qui ricercare le colpe per le quali siamo arrivati a questa
tragica divisione del mondo; forse non c’è partito, popolo , che non abbia la sua
parte di colpa. Ma gli uomini che appartennero alla Resistenza devono far di
tutto per cercare che queste mura non diventino ancora più alte, che non
diventino torri di fortilizi irte di ordigni di distruzione e ricercare i valichi
sotterranei attraverso i quali in nome
della Resistenza combattuta in comune, si possa far passare ancora una voce, un
sussurro, un richiamo. Quello che unisce, non quello che separa; rifiutarsi
sempre di considerare un uomo meno uomo solo perché appartiene a un’altra razza
o a un’altra religione o a un altro partito”.
In un mondo dominato da tiranni piccoli e grandi che conoscono solo il valore della
forza bruta, il Papa ci esorta a “quella
conversione a U che conduce nella
direzione opposta, sulla strada sostenibile e ricca della fraternità umana. La
pace non è da inventare: è da accogliere, accogliendo il prossimo come nostro
fratello e come nostra sorella. Nessuno sceglie i suoi fratelli e le sue
sorelle: ci dobbiamo solo accogliere! Siamo una sola famiglia e abitiamo la
stessa casa in questo meraviglioso pianeta”
Perché non
abbiamo uomini come Calamandrei e il Papa che parlano di pace, che parlano alle future generazioni,
mentre oggi abbiamo uomini e donne delle istituzioni che hanno un orizzonte che
si ferma alle prossime elezioni, infischiandosi del futuro e dell’avvenire dei
nostri figli e nipoti?