Il presidente del Tribunale Amministrativo Regionale, Carlo Modica de Mohac di Grisì, dice che voterà Sì al referendum prossimo perché “è necessario separare oltre le funzioni, anche gli organi di autogoverno” per scongiurare “alleanze e conflitti che poi rischiano di incidere sul corretto ed equilibrato esercizio giurisdizionale”. Tradotto: oggi siccome c’è una commistione di ruoli tra pm e giudici e a causa di questo, spesso lo svolgono in maniera non corretta per la loro vicinanza, per cui serve dividere le due funzioni e creare un nuovo CSM solo per i pm. Ci dice quindi che alcune o molte sentenze non rispettano la legge. Un’affermazione grave perché se fosse vero dovrebbe denunciare all’autorità facendo i nomi dei magistrati che non fanno il loro dovere. Altrimenti è come sparare nel mucchio come si fa in genere nei discorsi da bar. Ma poi questo signore va oltre e fa delle affermazioni ancora più gravi da parte di un soggetto che amministra la legge. Parla di un Paese che è sempre più “diviso, spaccato su temi di massima importanza per la convivenza sociale” come la “visione dell’Europa quali siano i diritti fondamentali e che tipo di tutela meritino sulla parità e quantità dei generi con risvolti umoristici sul linguaggio”, ma anche su “accoglienza dei migranti, legittima difesa e guerra difensiva” Tanto più che “tutti vantano, più o meno a ragione, diritti: i migranti, i delinquenti, gli zingari, gli animali”. Questo costringe i giudici all’interpretazione e dunque introduce delle decisioni e questo implica “l’affievolimento della certezza del diritto e dell’aumento della diffusa ingiustizia”.
Io penso che
un soggetto che dice queste bestemmie non dovrebbe più fare delle sentenze.
Dovrebbe dimettersi da magistrato per mancanza di equilibrio per essere
incapace di accettare che tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge,
anche gli zingari, i transgender ecc.. Altrimenti è razzismo. Mentre gli
animali, caro Carlo Modica eccetera, sono leggermente diversi dal genere umano.
Francamente
non vorrei farmi giudicare da un soggetto simile.