Ecco l’ultima novità: i comunisti hanno conquistato la California. Così pare sia convinto quel brav’uomo di Trump.
Infatti, in un
referendum che si terrà a novembre, i californiani decideranno se tassare di
più i paperoni miliardari. Se vincesse il Sì verrà introdotta una tassa del 5%,
una tantum, sui patrimoni dei miliardari per poi girare l’incasso al sistema
sanitario statale. Il gettito previsto è di circa 100 miliardi di dollari. A
pagarlo sarebbero circa 250 famiglie, con un patrimonio stimato in 2.000
miliardi di dollari, poco meno della metà dell’intero Pil, infatti nel 2025 la
California ha prodotto un Pil di 4.250 miliardi che la colloca al quinto posto
nelle economie mondiali.
Questi
miliardari californiani hanno pagato nel 2025 solo lo 0,26% della loro
ricchezza annua e le tasse pagate sul reddito sono solo il 2,4% del gettito
fiscale totale californiano. Il sistema fiscale degli Stati Uniti è iniquo. I
miliardari pagano sul loro reddito il 24%, mentre i cittadini comuni pagano il
30%, questo perché i loro patrimoni sono investiti in gran parte in azioni.
Comunque, ritornando in California, è giusto ricordare che un californiano su tre è povero o molto
vicino alla soglia di povertà. Sono come i polli di Trilussa. Per capire le
differenze tra chi ha tutto e chi ha poco o niente, basta leggere le
statistiche sulle ricchezze. Il patrimonio netto dei miliardari californiani
nel 2019 era di 700miliardi di dollari, nel 2025 sono passati a 2.100. Il loro
portafoglio azionario in questi anni è aumentato del 212%. E’ il classico
esempio che la ricchezza genera altra ricchezza. E molte di queste ricchezze,
come abbiamo visto, sono dovute a investimenti borsistici, non attraverso
lavoro imprenditoriale.
Ora, per
vincere il referendum, è scattata la
reazione delle lobbying, con diverse centinaia di milioni versati dai
miliardari per convincere i californiani a votare No.
Chi in
Italia è contro la patrimoniale obietta che coloro che dovrebbero pagarla
trasferirebbero i loro capitali in altri Paesi più ospitali. Ma il caso
Norvegia che ha aumentato l’imposta patrimoniale lo smentisce. Solo l’1,7% ha
lasciato il Paese, mentre le imposte sono aumentate notevolmente. E nessuno può
immaginare che i miliardari della Silicon Vally con la rivoluzione in corso sull’intelligenza
artificiale, possano spostarsi a Miami o nel Texas. I sondaggi danno in
vantaggio il No al 55%. Mentre l’80% degli americani sono favorevoli ad un
aumento delle tasse ai ricchi. Se a questo referendum dovesse vincere chi vuole
una patrimoniale, questo avrebbe dei riflessi anche in Europa. E specie in
Italia dove chi pronuncia solo questa parolina viene lapidato. Dobbiamo però
ricordarci che la disuguaglianza estrema è incompatibile con una vera
democrazia. Per cui l’esito del referendum in California, uno dei Paesi più
ricchi del mondo, ma con disuguaglianze enormi, potrebbe aprire nuovi scenari
anche da noi.