Dopo il disastro provocato dalla frana a Niscemi, con 1500 sfollati, la Procura di Gela sta indagando l’ex presidente della regione Sicilia 2017 - 2022 Musumeci, oggi ministro della Protezione Civile, l’attuale presidente della Sicilia, Schifani, l’ex presidente 2008 - 2012 Raffaele Lombardo e l’ex presidente 2012 - 2017 Rosario Crocetta, per disastro colposo e danneggiamento. Sono finiti sotto inchiesta anche i vertici della Protezione Civile siciliana: Cocina, Lo Monaco, Falgares. E anche i soggetti attuatori per il dissesto idrogeologico scelti dai Presidenti: Croce, Gargano, Lizzio e Tuminello. E poi il responsabile dell’Ati, Sebastiana Coniglio responsabile della Comer Costruzioni Meridionali SpA e della Edilter Costruzioni Srl, che avrebbe dovuto eseguire le opere previste dopo la prima frana del 1997, ma che poi è andata in contenzioso con la Regione, per cui risolse il contratto.
Dal 1997
c’erano indicazioni precise su come intervenire su quella frana, tant’è che
furono stanziati dalla regione Sicilia 12 milioni di euro. Questi fondi sono
rimasti nelle casse regionali.
Per cui ci
troviamo davanti ad un disastro annunciato da oltre 25 anni e non è stato fatto
nulla per mettere in sicurezza Niscemi, anche se c’erano i finanziamenti. A
quel tempo la Protezione Civile isolana ha fatto 17 ordinanze per “interventi urgenti volti a fronteggiare le
situazioni di emergenza conseguenti al dissesto idrogeologico verificatosi il
12 ottobre 12997 a Niscemi”. Poi si è aggiunte anche un nuovo intervento
della Protezione Civile firmata da Cocina nel 2023, per gli “interventi di consolidamento della frana,
sistemazione idraulica del torrente Benefizio e dell’incisione a valle dell’ex
depuratore con una previsione di spesa di 14milioni 520mila euro”. Opere
che avrebbero potuto mitigare la frana.
Ed ora ecco
come ha commentato il presidente Fedriga le indagini della procura di Gela.
Dopo la condanna del sindaco di Preone che è tutta un’altra faccenda, in cui è
stato ritenuto colpevole il sindaco visto che lui è il capo della Protezione
Civile del comune della Carnia in cui è morto un volontario. Ma Fedriga ha
fatto di ogni erba un fascio. Certamente il sindaco di Preone merita tutta la
solidarietà dei cittadini e quindi anche di Fedriga. La legge attuale bisogna cambiarla. Ma in Sicilia
è successa un’altra cosa, visto che erano già stanziati dal 1997 i fondi per
cercare di minimizzare il danno della frana che continuava a camminare.
Fedriga ha
dichiarato che: ”Per gli eventi estremi
un presidente di Regione sia ritenuto colpevole, mi auguro che il processo
possa andare a togliere qualsiasi tipo di dubbio. Altrimenti non avremo più
sindaci e presidenti di Regione in nessuna parte”. Forse Fedriga non si è
accorto che innanzitutto nessuno è ancora sotto processo visto che siamo solo
alle prime indagini, ma in Sicilia le cose stanno così: per la frana iniziata
nel 1997 a Niscemi erano stati stanziati
i fondi per cercare di risolvere il problema, ma causa l’inerzia di tante
istituzioni, enti e persone, non si fece nulla e questi soldi sono ancora in
cassa alla regione. Per cui si tratta di approfondire per cercare eventuali
negligenze da parte di qualcuno in un processo.
Per cui le
parole di Fedriga si possono interpretare in questo modo: Il potere centrale o
locale non si può né indagare, né processare. Sembra che per Fedriga le leggi
cui i comuni cittadini sono obbligati a rispettare, per coloro che siedono
nelle poltrone istituzionali questo obbligo non esista.