mercoledì 16 settembre 2026

A Gaza si muore ancora

Nella Striscia di Gaza dopo che il governo criminale di Netanyahu ha perpetrato il genocidio che sappiamo, pochi conoscono la cruda realtà cui vivono oggi oltre due milioni di persone.

La Striscia è piccola come l’isola di Jersey sulla Manica ed ha la stessa densità di popolazione del Principato di Monaco. Dopo undici mesi dal cessate il fuoco, che secondo Trump avrebbe portato la pace e la ricostruzione, stanno morendo ancora migliaia di palestinesi per il fuoco israeliano, per la fame, per la mancanza di acqua potabile, per la situazione disastrosa delle strutture sanitarie e per la vita in baraccopoli piene di topi, di cani randagi, di insetti. I rifiuti domestici non vengono raccolti e questi attirano gli animali che portano malattie. Questa situazione ambientale si tradurrà prima o poi in una catastrofe umana.  Oggi l’esercito israeliano occupa il 65% della Striscia cui non possono vivere i palestinesi. Quindi oltre due milioni di gazawi sono costretti a sopravvivere in 125 chilometri quadrati. La densità è di 16.800 abitante per Km quadrato. Da inorridire!

In uno studio dell’agosto del 2026, lo Shelter Cluster, il dipartimento della Nato che si occupa delle emergenze abitative, ha indicato che 1,98 milioni di persone della Striscia, pari al 94% della popolazione, avrebbero bisogno urgente di un tetto e beni di prima necessità. L’84% delle famiglie vive in condizioni “critiche” o “catastrofiche”, “con gravi difficoltà al sonno, all’alimentazione, all’illuminazione, al confort termico e all’igiene”. “Non esiste privacy visto che chi vive nelle tende le famiglie sono separate da un telo di nylon”. Stanno aumentando le malattie infettive. Nell’ospedale da campo di Msf arrivano ogni settimana circa 5000 casi di diarrea, di gastroenteriti gravi, epatiti A, infezioni respiratorie, la scabbia, pidocchi, e altro ancora. I bambini giocano tra i rifiuti in strada. La salute mentale in queste situazioni viene compromessa. Addirittura le autorità israeliane bloccano ai valichi gli assorbenti delle donne che devono usare pezzi di stoffa che poi lavano.

Insomma un quadro che ormai non sta più sulle prime pagine nei media. E la gente si sta dimenticando del dramma palestinese.

Rimaniamo umani…

mercoledì 9 settembre 2026

AFD è un pericolo?

Molti non sono preoccupati della crescita del partito tedesco Alternative für Deutschland (AFD) in Germania. Poi leggi alcune pagine del suo programma scritto da Hans Thomas Tillschneider, l'ideologo e filosofo nato nel 1978 a Timisoara in Romania appartenente alla minoranza tedesca e la preoccupazione di molti altri invece mi pare siano ben poste. Ecco alcune perle che fanno venire la pelle d'oca. Nelle 156 pagine del programma dell'AFD troviamo frasi di questo tono: "Plasmare la società tedesca", ovvero "rifare i tedeschi", cominciando dalla famiglia, dalla scuola con classi separate per i figli degli immigrati perché "la loro permanenza é provvisoria" e anche per i disabili "che paralizzano il progresso dell'istruzione". Le famiglie devono stare attente con i propri figli "dal fanatismo dei pervertiti di sinistra"; dalle "deviazioni sessuali con stili di vita non riproduttivi". Serve una restaurazione antropologica di "pensare tedesco", cacciando gli immigrati che inquinano lo spirito tedesco. Basta con i finanziamenti "all'arte antitedesca". Proibire "l'arte degenerata". Serve una "cultura patriottica". E usa uno slogan della propaganda bellica nazista, "le ruote devono girare". Ancora, sarà necessario abbandonare Schengen, ridiscutere l'euro, bloccare gli aiuti all'Ucraina e ricostruire il rapporto economico e politico con la Russia.

In un quadro simile, con questo partito che secondo i sondaggi è il primo in Germania, il cancelliere Merz ha deciso di spendere nei prossimi anni, oltre 300 miliardi di euro in spese militari che faranno diventare l'esercito tedesco il più forte nell'Unione europea. 

Sento rumori di stivali nei ciottolati delle città che ricordano gli anni bui del passato. 

martedì 8 settembre 2026

Speculazione delle raffinerie del petrolio

Il prezzo del petrolio del c.d. Brent europeo è sotto i 100 dollari al barile. Ma noi paghiamo il gasolio e la benzina come fosse quotato a 200. Sembra impossibile ma è così. L’ha spiegato con chiarezza sul Fatto, Enzo Simeoni, ex manager del settore con 60 anni di esperienza. “Il prezzo finale non è determinato dalla somma del costo del greggio e quello della lavorazione della raffineria che in gergo tecnico si chiama cost-plus, ma è agganciato alla quotazione internazionale dei prodotti petroliferi, il mercato c.d. “Platts Cif Med”. Queste sigle astruse servono a garantire una sola cosa: il valore del prodotto (benzina e diesel) va correlato al costo che un operatore dovrebbe sostenere per procurarsi un prodotto equivalente sul mercato internazionale”. Per cui “se sul mercato internazionale i carburanti sono venduti a 100, io li posso vendere a 100 sul mercato nazionale anche se li ho pagati 20”. Quando ci sono crisi geopolitiche come la guerra nel Golfo Persico, queste fanno impennare le quotazioni Platts e il margine di raffinazione rispetto al costo della materia prima si dilata fino a valori abnormi. E questo si chiama Crack spread”.

In tempi normali il margine lordo di raffinazione viaggia mediamente tra gli 8 e i 12 dollari al barile. Per cui se il greggio Brent costa 75/80 dollari al barile, il prodotto raffinato (Platts) si attesterà attorno a 85/92 dollari/barile. Questo sarebbe il prezzo alla pompa al netto delle accise e dell’Iva.

Ma nelle fasi di shock il Platts schizza verso l’alto, portando la differenza tra la materia prima e la raffinazione anche a 40-50-60 dollari al barile.

Oggi i prezzi alla pompa sono coerenti con quotazioni Platts addirittura di 130/140 dollari al barile. Insomma il consumatore italiano paga il carburante come se il Brent fosse a 200 dollari /barile, mentre la materia prima viene acquistata a prezzi ordinari a 85 dollari. Quindi “la differenza di 100 dollari non è il costo della materia prima: è puro extra-margine accumulato lungo la filiera del prodotto finito”. Per cui i profitti delle raffinerie sono esplosi dall’inizio della guerra in Medio Oriente.

Che fare si chiede Enzo Simeoni. Se l’Italia deve importare carburanti, non può che farlo al prezzo del mercato internazionale. Ma il nostro Paese, però, è in surplus produttivo con una grande capacità di raffinazione. Abbiamo tre raffinerie: Saras a Cagliari, Isab di Priolo Gargallo - Siracusa e Sonatrach di Augusta – Siracusa, che da sole producono 41 milioni di tonnellate l’anno contro un nostro fabbisogno di 30/32 milioni di tonnellate. Sonatrach lavora greggio algerino le altre due non dipendono strutturalmente dal transito di Hormuz.

Sempre secondo Simeoni, tagliare le accise come fa il governo Meloni è un palliativo. L’alternativa è un accordo per gestire le fasi di emergenza. Le raffinerie devono garantire un contingente prioritario di benzina e gasolio per coprire il fabbisogno nazionale, la cui remunerazione non debba essere agganciata  al Platts, ma a un cost-plus che comprenda materia prima, costi operativi e ambientali e un congruo margine industriale, ad esempio: 4/6 dollari al barile.

Con questo non si blocca il loro export, venderanno la quota eccedente. Questi sono dei meccanismi che si applicano in diversi Paesi extra Unione europea. Qualcuno potrebbe obbiettare : “Il problema è che così i trader potrebbero portare le navi dove incassano di più”.

In questo caso si agisce solo sulla capacità nazionale: le raffinerie non possono portarle altrove…”.

Come cambiano i tempi....

Pochi giorni fa un giovane marocchino irregolare era stato filmato mentre bruciava la nostra bandiera. Per dio, vilpendio, urlò la politica ipocrita! Comunque, nonostante gli evidenti problemi mentali, questo ragazzo è stato recluso in un Cpr in attesa di remigrazione. La Lega è partita lancia in resta ed ha cavalcato il fatto dichiarando: “Si tratta di un episodio gravissimo e intollerabile, che offende il nostro Paese, la nostra storia e uno dei simboli fondamentali della nostra Repubblica”. Il ministro degli Interni, il leghista Piantedosi, sull’episodio ha dichiarato: “In Italia vanno rispettati e onorati i simboli che rappresentano i valori più profondi su cui si fonda la nostra democrazia”. Ma cosa sono diventati questi leghisti? Un tempo il fondatore Umberto Bossi aveva un’idea diversa del tricolore. Infatti ad una signora che durante una manifestazione a Venezia esponeva sul suo balcone la bandiera italiana tuonò: “Signora col tricolore può pulirsi il culo”.

Come cambiano i tempi….

domenica 6 settembre 2026

Trump, Venezuela e l'Eni

Sempre a proposito del Venezuela e del criminale Trump.

Come sappiamo, l’Occidente a differenza ad esempio della Russia, non aggredisce mai nessuno. E’ rispettoso dei diritti umani e del diritto internazionale. Poi avviene una azione brigantesca degna dei pirati dei secoli scorsi in Venezuela e tutto l’Occidente, che si sa è buono per antonomasia, non fa una piega.

La nostra Meloni ha affermato dopo il blitz americano che tutto era "legittimo". Una cosa che i tanti tirapiedi del boss di Washington non avrebbero saputo leccare meglio.

Ora grazie all’energumeno americano, sta emergendo un nuovo colonialismo. Il Sole 24 Ore ha pubblicato il 3 settembre un’intervista a Claudio Descalzi capo dell’Eni, sull’accordo imposto dagli Usa al Venezuela in cui l’Eni, attraverso la compagnia statale venezuelana Pdvsa, è stato nominato gestore unico e operatore esclusivo di un mega- giacimento di petrolio da 35 miliardi di barili nella Faja dell’Orinoco, dove l’Eni già operava prima dell’atto di pirateria di Trump con la stessa Pdvsa, ma non in esclusiva: 40% all’Eni e il 60% al Venezuela. Ora l’attuale governo, dopo il rapimento a Caracas di Maduro e moglie e oltre un centinaio di morti, è un fantoccio nelle mani americane che sono i veri padroni del Venezuela. Descalzi nella sua intervista ha dichiarato senza arrossire che tutto questo sarà un “nuovo pilastro per il rilancio del settore Oil&gas nel Paese”. La decisione ovviamente è formalmente del governo venezuelano che segue pedissequamente le direttive del padrone. Le risorse petrolifere del Venezuela oggi sono totalmente di pertinenza americana. Per cui la nostra Eni è complice di un colonialismo smaccato con gli applausi dei Paesi occidentali che non riescono ad alzare la testa davanti a questa gravissima rottura del diritto internazionale. Ormai con il tramonto dell’Onu, il mondo è in mano a dei banditi senza scrupoli che usano la forza bruta militare. Mi domando: se un venezuelano prende le armi per combattere gli Usa, sarebbe un terrorista o un patriota? Siamo ritornati ai tempi della decolonizzazione africana, nella quale il grande statista Jomo Keniatta, il primo presidente del Kenia e l’uomo più impegnato contro il colonialismo diceva: “Quando i missionari giunsero qui, gli africani avevano la terra e i missionari avevano la Bibbia. Ci insegnarono a pregare ad occhi chiusi. Quando, li aprimmo, loro avevano la terra e noi la Bibbia”.

Purtroppo stiamo rivedendo quei tempi.

domenica 30 agosto 2026

Luca Ciriani e Ranucci

Il ministro per i rapporti con il Parlamento, il fiumano Luca Ciriani, sul caso Ranucci ha tuonato: “Forse Ranucci si aspettava una medaglia dopo tutto quello che è avvenuto? (Di grazia, solo una bomba davanti casa? ndr). Si aspettava che il presidente della Repubblica lo chiamasse e gli conferisse un riconoscimento istituzionale, una gran croce di cavaliere della Repubblica per quello che ha svolto?”. Ad oggi non ci sono accuse contro di lui. E perché no un riconoscimento morale dal Presidente! Forse Ciriani avrebbe accettato un riconoscimento del Quirinale solo se il botto lo avesse lasciato secco? E ogni anno ricordato con l’occhio compassionevole?

Povero Ciriani, quando è scoppiata la bomba dava la sua piena solidarietà al giornalista. Povero sepolcro imbiancato, cosa c’è di diverso da allora? Mentre oggi fa della greve ironia contro chi, fino a prova contraria, è una vittima che ha rischiato di essere ucciso per mano di delinquenti.

Ranucci non è indagato, ma viene accusato da questi ipocriti, di avere frequentato un pregiudicato come Lavitola, per cui non è più adatto eticamente a condurre la trasmissione più importante del giornalismo d’inchiesta della Rai.

Ma è come la mucca che da del cornuto all’asino.

Questa gente senza faccia che ha frequentato i Palazzi del potere occupati da delinquenti come i Craxi, i Berlusconi, i Dell’Utri oggi si permettono di giudicare moralmente Ranucci, solo perché frequentava un pregiudicato. Addirittura quando Ranucci da giornalista dice: “Se potessi andare a cena con Riina, ci andrei”.

Ecco scatenarsi questi sepolcri imbiancati come un sol uomo. Io penso che se un giornalista avesse avuto la possibilità negli anni trenta di intervistare Hitler, anche dei giornalisti antinazisti avrebbero fatto la fila per esserci.

Comunque, caro Luca Ciriani, tutto questo livore contro Ranucci e Report lo trovo stomachevole.


L'Occidente e il Venezuela

Su Counterpunch del 19 agosto, Eric Toussaind ha scritto sull’aggressione degli Usa al Venezuela  un articolo che ritengo interessante.

“Il 3 gennaio 2026, gli Stati Uniti hanno lanciato un’operazione militare contro il Venezuela, che ha portato alla cattura e all’arresto del presidente Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores, e al loro trasferimento negli Stati Uniti. Durante questo attacco, condotto con l’impiego di 150 aerei, circa cento persone hanno perso la vita, tra cui 32 cubani che avevano tentato di proteggere il palazzo presidenziale; le restanti vittime erano venezuelane. Poche ore dopo l’intervento, Donald Trump ha annunciato che Washington rivendicava temporaneamente il controllo del Venezuela e che avrebbe sfruttato le sue risorse petrolifere.

Questo intervento ha quindi segnato una svolta fondamentale nella storia recente del Venezuela. Il vicepresidente della Repubblica e altri funzionari hanno di fatto accettato la situazione e si sono sottomessi alla volontà di Donald Trump e della sua amministrazione. L’aggressione armata perpetrata dalle forze armate statunitensi e la sottomissione delle autorità di Caracas hanno permesso a Washington di assumere il controllo delle esportazioni di petrolio del Paese e di sequestrare i conti correnti su cui vengono versati i proventi di tali esportazioni.

La questione è tanto più rilevante in quanto il Venezuela possiede le maggiori riserve petrolifere accertate al mondo. Per decenni, il petrolio è stato la principale fonte di valuta estera del paese. Il controllo su tali entrate è quindi uno strumento chiave di controllo economico e politico”.

Questo neocolonialismo di Trump è stato accettato dall’Occidente senza fare un plissé. Quando qualche solone ci spiega che i c.d. valori occidentali possono venire contaminati da altre civiltà se non si blocca l’ingresso, anche con le cattive, degli immigrati irregolari in special modo musulmani, ci stanno prendendo per il culo. Questo Occidente oramai si trova nel pieno di una decadenza di valori irreversibile. Il capo del Paese capofila del mondo occidentale, Trump, è un uomo che non ha nulla di diverso dei satrapi del passato, per stupidità, egocentrismo e violenza.

E il pesce puzza sempre dalla testa.