Questa maggioranza tuona perché i magistrati non pagano quando sbagliano. Lo ripetono come un disco rotto, Meloni, Tajani e Salvini.
E allora
vado ad un fatto accaduto qualche anno fa all’Hotel Champagne di Roma. In
questo albergo c’è stata una riunione carbonara tra i magistrati Palamara,
Ferri a quel tempo parlamentare, il dep. Lotti
e cinque magistrati del CSM. Discutevano su chi il CSM doveva eleggere
procuratore capo di Roma. Un episodio aberrante. Questo incontro è stato
registrato con un trojan che fece
emergere il marciume etico e morale di Palamara & compagni. Grazie a questa
intercettazione, Palamara patteggiò in due processi un totale di 16 mesi di
galera. Lotti non venne più candidato col PD. I cinque magistrati del CSM
furono costretti alle dimissioni. Per Ferri, magistrato, che a quel tempo era
parlamentare, la Camera negò l’uso dell’intercettazione, la prova regina, la
pistola fumante della sua colpevolezza e così Ferri usci illibato da questo
scandalo, mentre tutti i suoi compagni di merende hanno pagato.
Ora
succedono cose che un comune cittadino pensa che accadano solo in qualche
satrapia africana o mediorientale. Ferri, che come sappiamo è pulito come un giglio,
ha chiesto e ottenuto di rientrare in magistratura ed ora fa il giudice a Roma.
Palamara sta chiedendo la revoca delle sue condanne, dopo che Meloni e Nordio
hanno cassato l’abuso d’ufficio e svuotato il traffico di influenze che furono
la causa della sua condanna. Per cui quando per legge le sue condanne saranno
annullate, lui ha già premesso che chiederà il reintegro in magistratura.
Per cui
quando questa destra al potere e alcuni che si dichiarano di sinistra, sostengono che i magistrati non pagano se sbagliano,
sbeffeggiamoli, spernacchiamoli. Ci stanno prendendo in giro. Questo è un caso che li smentisce
clamorosamente. Sono i politicanti che non pagano mai, come si evince da questa
storia. Sono una casta, una corporazione che tutela sempre io propri componenti,
vedi anche il caso Santanchè.