mercoledì 11 marzo 2026

Al solito: la serva serve

C’è un solo Paese dell’Unione europea che ha detto chiaro e tondo a Trump che non gli darà l’utilizzo delle basi americane in Spagna di Maron e Rota nella guerra con l’Iran, è la Spagna del primo ministro socialista Pedro Sànchez.

Ecco la sua dichiarazione: “La posizione del governo di Spagna è chiara e coerente: no alla violazione del diritto internazionale che protegge tutti noi, soprattutto le popolazioni civili. No all’idea che i problemi del mondo si risolvano con conflitti e bombe. No alla ripetizione degli errori del passato. In definitiva, la posizione del governo di Spagna si riassume in quattro parole: no alla guerra. Il mondo, l’Europa e la Spagna si sono trovati qui prima. Ventitre anni fa, un’altra amministrazione statunitense ci trascinò in una guerra in Medio Oriente che ha prodotto l’effetto contrario di quanto promesso: maggiore insicurezza, terrorismo, crisi migratoria e aumento dei prezzi dell’energia. E’ vero che è ancora presto per sapere se la guerra con l’Iran avrà effetti simili a quelli con l’Iraq o porterà alla caduta del regime degli ayatollah, ma da questa guerra non nascerà un ordine internazionale più giusto né benefici per le persone comuni. Per questo la Spagna si oppone a questo disastro, perché i governi devono migliorare la vita delle persone, non peggiorarla. Ed è inaccettabile che leader incapaci utilizzino il fumo della guerra per occultare il proprio fallimento e arricchire pochi. Gli unici che vincono quando il mondo smette di costruire ospedali per costruire missili”. Il primo giorno di guerra è stata centrata anche una scuola in cui sono morte 165 bambine e ragazze. La Meloni non ha fatto un plissé su questo massacro lei che dice: “Sono donna, sono madre, sono cristiana”.

C’è qualche essere umano con una intelligenza media che non è d’accordo sulla dichiarazione del capo del governo spagnolo Pedro Sànchez?

Mentre ecco cosa risponde Meloni al giornalista Mario Giordano a Rete 4, alla domanda se fosse afona o in caso contrario condannasse o approvasse la guerra Usa e Israele all’Iran: “Non ho gli elementi necessari per prendere posizione. Al netto del premier spagnolo, nessuno in Europa ha condannato l’iniziativa”.

Una risposta vergognosa, da presa per il culo.

Quando penso ai rapporti tra Trump e Meloni, mi viene in mente una battuta fulminante di Totò: la serva serve.

martedì 10 marzo 2026

L' Alta Corte di giustizia se vince il Sì

Ho letto con gran interesse un articolo di Domenico Gallo sul Fatto Quotidiano sull’Alta Corte di giustizia che dovrebbe giudicare i magistrati se vincessero i Sì al referendum. Questa Corte sarebbe composta da nove magistrati, sei giudicanti e tre requirenti (pm), sorteggiati a sorte tra tutti i quasi diecimila componenti la magistratura, e da  sei componenti nominati dalla politica. Tre dal presidente della Repubblica tra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno vent’anni di esercizio e tre dal Parlamento con il sorteggio di una lista preparata precedentemente. Per cui avremmo due sorteggi diversi, come lo sono nei due nuovi Csm, sempre se vincesse il Sì.

Nel suo discorso alla Camera tenuto il 3 gennaio 1925, Mussolini parlò chiaro dopo il delitto Matteotti, in cui si assunse la responsabilità di quell'assassinio. Fu la rivendicazione della supremazia della politica sulle regole e sulla giurisdizione. Infatti dichiarò: “(…) Ebbene dichiaro qui al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che assumo, io solo la responsabilità politica, morale storica di tutto quanto avvenuto. Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non è stato solo olio di ricino e manganello, e non invece una passione della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere!”. Dopo il delitto Matteotti il fascismo emanò nuove leggi per assoggettare quel poco di autonomia della magistratura dal potere politico che veniva dallo Statuto Albertino.

Infatti il 24 dicembre del 1925 con la legge n. 2300 , fu consentito al governo di dispensare (cacciare) dal servizio quei funzionari dello Stato che “per ragioni di manifestazioni compiute in ufficio o fuori ufficio, non diano piena garanzia di un fedele adempimento dei loro doveri o si pongono in condizioni di incompatibilità con le generali direttive politiche del Governo”.

E ora un inciso. Ecco come tuona Meloni quando le sentenze non sono come lei le desidera: “Certi magistrati rossi remano contro il governo”. Sarebbe corretto che facesse i nomi. Se fosse vero ciò che afferma, questi magistrati sarebbero dei fuorilegge. Ma in un Paese democratico i magistrati non devono governare i governi, ma far rispettare le leggi. E se un cittadino non è d’accordo con la sentenza del Tribunale, può ricorrere in Appello e poi anche in Cassazione. Sicuramente non è Meloni che decide chi è colpevole e chi no. Questo si chiama: Stato di diritto.

Poi, per continuare col ventennio fasciata, il 25 novembre 1926 per rendere più difficile il dissenso al regime, fu istituito il Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Era un Tribunale militare composto da ufficiali e membri della milizia che giudicava avvalendosi della procedura penale militare per il tempo di guerra. Per cui le sue sentenze non erano impugnabili. E’ per questo motivo che i costituenti hanno stabilito all’art. 102 che: “Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali”. C’è poi l’art. 111 della Costituzione che recita: “Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, (…) è sempre ammesso il ricorso in Cassazione per violazione di legge”. E’ consentito una deroga “soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra”. Con l’Alta Corte di giustizia che vorrebbero Meloni & Nordio, questa norma sarebbe estesa anche alle sentenze pronunciate dall’Alta Corte in tempo di pace. Le sentenze, quindi, non potranno essere appellate in Cassazione, ma si potrebbe chiedere un altro giudizio sempre alla stessa Corte! Una cosa ridicola e pericolosa.

Per quanto riguarda il codice che dovrà usare l’Alta Corte, la riforma attribuisce alle leggi ordinarie il compito di determinare gli illeciti disciplinari, ma visto che gli illeciti sono già disciplinati, è evidente che si vuole attribuire alla maggioranza il compito di creare ulteriori illeciti. Forse, usando solo un minimo di buon senso, per il procuratore Gratteri verranno anni difficili. Sarà messo a tacere. Quello che non è riuscita a fare la mafia, lo potrebbe fare questo governo. Già ci sono i prodromi. La giudice Iolanda Apostolico si è dimessa dalla magistratura dopo essere stata crocifissa per aver emesso un provvedimento, incensurabile in punta di diritto, ma incompatibile con la politica migratoria del governo e per aver partecipato cinque anni prima, ad una manifestazione di protesta al porto di Catania.

Per cui i nuovi futuri illeciti disciplinari colpiranno quei magistrati che “per ragioni di manifestazioni compiute in ufficio o fuori ufficio non diano piena garanzia di un fedele adempimento dei loro doveri o si pongano in condizioni di incompatibilità con le generali direttive politiche del governo”.

E’ quindi evidente che questo creerebbe un conformismo nell’esercizio del potere giudiziario. I magistrati non hanno l’obbligo di essere degli eroi. Già oggi, questo governo Meloni è insofferente alla legalità. E’ contro quei magistrati che applicano la legge anche al potere politico. Magistrati che vogliono che la legge sia uguale per il potente, sia per il comune cittadino. Se vincesse il Sì, il potere politico, i colletti bianchi anche se compiranno dei reati, potranno dormire sonni tranquilli. Molti magistrati si conformeranno coi desiderata del governo.  Gli eroi sono sempre una minoranza.

Riflettiamo quando ci recheremo al seggio. Mettete una bella croce sul No e questo incubo svanisce.

Domenico Gallo chiude il suo intervento dicendo: “Per fortuna quando la storia si ripete, le tragedie si trasformano in farsa, ma i pagliacci in politica sono sempre pericolosi”.



12mila bombe da 500kg.

Oramai l’umanità di chi ha il potere di vita e di morte nel mondo è scomparsa. Sono persone disumane che dormono sonni tranquilli. Come scrive Tomaso Montanari, ciò che colpisce in questo mondo così brutale, sono “il criminale lucido Netanyahu e il criminale appannato Trump che hanno precipitato il mondo in una guerra che produrrà morte e distruzioni, con la servile, succube complicità dei governi europei, incluso il più grottesco, il nostro e con la sola eccezione di quello spagnolo”.

E’ stato reso noto, che il gangster di Washington ha dato il via libera all’invio a Israele di 12.000 (dodicimila) bombe da 500 (cinquecento) chili. Bombe che servono a Netanyahu per bombardare l’Iran. Sono bombe chiamate Mk82 e non sono di precisione. E hanno un potere distruttivo enorme che possono uccidere molti civili. Questo perché le bombe di precisione (le cosiddette intelligenti - sigh), costano un botto, 1 (un) milione di dollari contro poche migliaia di queste. Per cui bombardare con questi ordigni una città di nove milioni di abitanti come è Teheran, significa fare strage di civili. Una semplice persona umana diventerebbe pazza solo a immaginare i massacri che seguiranno. Ma questi due criminali hanno ormai perso ogni senso di umanità. Sono macchine da guerra che per un guadagno politico, giudiziario (nel caso di Netanyahu), economico sono disponibili a mettere in conto all’umanità dolente degli iraniani, che già vivono situazioni al limite, decine di migliaia di morti.

Gli americani hanno già cominciato questo sporco lavoro uccidendo 165 bambine di una scuola e questa ennesima carneficina continuerà per chissà quanto tempo ancora.

lunedì 9 marzo 2026

Sanità pubblica o privata?

Si è molto parlato dei gettonisti in sanità. Sono dei medici a partita Iva che vengono chiamati nella sanità pubblica ad occupare dei ruoli che altrimenti rimarrebbero scoperti. Come nei Pronto soccorso. In questa situazione disperante per la sanità pubblica con una carenza di personale sanitario molto pericoloso per i cittadini, succedono dei fatti pazzeschi.

Porto il caso, che probabilmente non è unico nel panorama nazionale, di un medico settantenne gettonista che a Frosinone è riuscito a guadagnare nel mese di gennaio 35.000 (trentacinquemila) euro. Aveva lavorato 442 ore ed ha coperto 36 turni da 12 ore. Mentre un medico strutturato che garantisce la continuità del servizio, ne guadagna da 3mila a 4mila euro mensili, un decimo del gettonista che lavora a fianco. Usando solo il buon senso è chiaro che tutto questo ha qualcosa di patologico. Ed è molto chiaro che se quella Asl ha bisogno di quel medico per far funzionare il Pronto soccorso, l’alternativa è di chiuderlo. Che poi sarebbe la soluzione migliore: mi chiedo come possa un medico non più giovane dare un servizio professionalmente corretto con un ritmo di lavoro simile? Qui è in gioco la salute dei cittadini. Ai piloti di aerei, ai conducenti dei treni, a chi lavora in posti dove è richiesta capacità e molta attenzione, vengono fatti periodicamente dei test per sondare le loro capacità psicofisiche. Per cui com’è possibile che un medico settantenne possa essere in condizioni ottimali nel Pronto soccorso della Asl di Frosinone, dopo turni di lavoro così massacranti?

La Sanità pubblica ha bisogno di una forte sterzata. Prendere periodicamente dei brodini caldi non serve a nulla. Deve essere ripensata completamente. E tra i primi provvedimenti dovrebbe essere che la sanità privata, che deve comunque esistere, ma solo per chi se la può permettere, non deve essere convenzionata col pubblico. Per cui i finanziamenti nazionali e regionali devono essere indirizzati solo nel pubblico. In questo modo, secondo il mio punto di vista, molte strutture sanitarie private sparse nei territori, chiuderebbero senza le convenzioni con le Regioni e il personale medico che in questi anni se erano andati a lavorare in queste strutture, chiederanno di rientrare nel pubblico, visto che non avrebbero altri sbocchi professionali. In tal modo verrebbe risolto il problema della carenza di personale medico nelle strutture pubbliche.

 

domenica 8 marzo 2026

Lasciare Trump al suo destino

Bisognerebbe cominciare a comprendere chi è veramente Zelensky. L’Ucraina ha preparato un drone dal costo di 2.500 euro che abbatte i Shaehd che la Russia ha comperato a migliaia dall’Iran. Tutti si chiedono come l’Ucraina abbia inventato questo drone che distrugge i Shaehd russi al costo di 2.500 euro al posto dei 4 milioni di un Patriot che fa lo stesso servizio e che il Pentagono americano vorrebbe comprare dall’Ucraina. Ma Zelensky non vuole. Dichiara che lui “aiuta chi aiuta l’Ucraina a portare la guerra ad una conclusione dignitosa”, come ha riportato un alto funzionario ucraino al Financial Times. E qui si innesta un altro scontro di Zelensky con Orban che nasce dal no dell’Ungheria al prestito di 90 miliardi che la Commissione europea aveva stanziato per aiutare l’Ucraina. Senza l’unanimità questo è bloccato.  Per cui il presidente ucraino ha minacciato Orban con delle parole inequivocabili: “voglio dare l’indirizzo di un certo soggetto dell’Ue (Orban) alle forze armate ucraine, perché “gli facessero un discorso”. Manca solo, come diceva don Corleone nel Padrino: "ho fatto una proposta che non poteva rifiutare”. 

Il portavoce della Commissione europea, Olof Gill ha risposto duramente a queste parole: “Questo tipo di linguaggio non è accettabile. Non si devono essere minacce contro Stati membri dell’Ue”.

Le conseguenze di tutto questo sono che in un Paese come l’Ungheria dove vige la “democratura” e la magistratura non è autonoma, sono stati fermati sette dipendenti della banca statale ucraina Oschadbank, mentre scortavano un convoglio con 40 milioni di dollari e nove chili d’oro.

Le autorità ungheresi giustificano tale scelte per sospetto riciclaggio.

Ecco chi sono Zelensky e Orban. Sono due personaggi poco democratici. Io penso che dobbiamo chiudere finalmente con questa guerra non alimentandola dando armi e soldi all’Ucraina. E poi visto la situazione geopolitica che sta esplodendo in Medio Oriente, con il pericolo reale che l’energia con i prezzi alle stelle, possa strozzare le economie dell’Ue, il buon senso politico ci dice che dovremmo riaprire le porte al gas e petrolio russo, che costa molto meno, togliendo le 20 sanzioni economiche che stupidamente l’Ue ha riservato alla Russia e lasciando al suo destino l’America di Trump. Non dobbiamo essere complici del nuovo colonialismo dello sceriffo di Washington. E’LUI IL NOSTRO VERO NEMICO! L’ho già scritto in altri post, ma ora lo urlo con tutto il fiato che ho in corpo: Gli Usa di Trump stanno andando su strade che portano alla distruzione nei cosiddetti valori Occidentali, che un tempo erano il vanto e l’orgoglio dell’Europa.

sabato 7 marzo 2026

E' la casta politica che non paga mai

Questa maggioranza tuona perché i magistrati non pagano quando sbagliano. Lo ripetono come un disco rotto, Meloni, Tajani e Salvini.

E allora vado ad un fatto accaduto qualche anno fa all’Hotel Champagne di Roma. In questo albergo c’è stata una riunione carbonara tra i magistrati Palamara, Ferri a quel tempo parlamentare, il dep. Lotti  e cinque magistrati del CSM. Discutevano su chi il CSM doveva eleggere procuratore capo di Roma. Un episodio aberrante. Questo incontro è stato registrato con un trojan che fece emergere il marciume etico e morale di Palamara & compagni. Grazie a questa intercettazione, Palamara patteggiò in due processi un totale di 16 mesi di galera. Lotti non venne più candidato col PD. I cinque magistrati del CSM furono costretti alle dimissioni. Per Ferri, magistrato, che a quel tempo era parlamentare, la Camera negò l’uso dell’intercettazione, la prova regina, la pistola fumante della sua colpevolezza e così Ferri usci illibato da questo scandalo, mentre tutti i suoi compagni di merende hanno pagato.

Ora succedono cose che un comune cittadino pensa che accadano solo in qualche satrapia africana o mediorientale. Ferri, che come sappiamo è uscito pulito come un giglio, ha chiesto e ottenuto di rientrare in magistratura ed ora fa il giudice a Roma. Palamara sta chiedendo la revoca delle sue condanne, dopo che Meloni e Nordio hanno cassato l’abuso d’ufficio e svuotato il traffico di influenze che furono la causa delle sue condanne. E così quando, grazie alle depenalizzazioni di Nordio, le sue condanne saranno annullate, lui ha già premesso che chiederà il reintegro in magistratura.

Per cui quando questa destra al potere e alcuni che si dichiarano di sinistra, sostengono che i magistrati non pagano se sbagliano, sbeffeggiamoli, spernacchiamoli. Ci stanno prendendo in giro. Questo è un caso che li smentisce clamorosamente. Sono i politicanti che non pagano mai, come si evince da questa storia. Sono una casta, una corporazione che tutela sempre io propri componenti, vedi anche il caso Santanchè.

venerdì 6 marzo 2026

Legge elettorale senza preferenze

Anche in questa bozza della nuova legge elettorale nazionale preparata del governo, non sono previste le preferenze per i candidati, ma solo un listino preparato dai segretari dei vari partiti. Se così sarà, continua l’impossibilità di scegliere un proprio candidato come avviene ad esempio per le elezioni comunali.

Ecco alcuni esempi su degli eletti in Parlamento che vengono catapultati in regioni che neppure conoscono. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, quello che Meloni dice sia l’uomo più intelligente che lei conosca, è nato a Messina e residente a Fiumicino ed è stato eletto in Puglia, mentre nella legislatura precedente in Piemonte. Francesco Filini sempre di FdI, nato a Roma è stato eletto in Veneto. Maurizio Leo, viceministro dell’Economia, romano, è stato eletto in Sicilia. Ai tempi di Gianfranco Fini è stato eletto per tre volte nella circoscrizione Piemonte. Fabio Roscani, presidente di Gioventù Nazionale dei FdI, anche lui romano è stato eletto in Abruzzo.

Poi in un’intervista sul quotidiano dei vescovi, Avvenire, Fabio Rampelli, vice presidente della Camera e padre politico delle sorelle Meloni, ha dichiarato sulla nuova legge elettorale: “Mi auguro che l’Aula, esprimendosi liberamente, introduca le preferenze per ridare agli elettori il potere di scegliere non solo il simbolo o il premier, ma anche il proprio rappresentante. Chi vuole la democrazia voterà le preferenze; chi preferisce le liste decise nelle segreterie di partito dovrà poi avere il buonsenso di tacere. La nostra posizione è chiara da sempre”.

Ricordiamoci queste parole quando la nuova legge elettorale preparata dal governo andrà in Parlamento.