Tutti parlano di Garlasco. Ormai nei talk show, nei Tg, sui quotidiani ogni santo giorno ci fanno vedere e sentire delle intercettazioni del condannato, dell’indagato e pure dei genitori della povera ragazza uccisa.
Quello che
però mi lascia inorridito è il rovesciamento rispetto alle intercettazioni
telefoniche dei giornali e talk show di destra che, dopo aver fatto campagne
contro le “barbarie delle intercettazioni” degli indagati, ora parlano e
pubblicano i virgolettati delle intercettazioni con un gusto macabro.
Libero, il
Giornale, il Dubbio, la Verità, il Foglio, il Riformista eccetera, ora sono
pieni dei discorsi captati tra i vari personaggi di questa tragica storia. Non
si fanno nessun scrupolo nel pubblicarli. Addirittura hanno già il colpevole: è
Andrea Sempio l’indagato, mentre il condannato Alberto Stasi è innocente.
E allora mi
faccio la domanda: se al posto di Sempio ci fosse un parlamentare questi
pennivendoli scriverebbero le stesse cose? Oppure direbbero che fino alla
sentenza definitiva tutti sono “non colpevoli”? E poi, chi osasse pubblicare
solo una piccola parte delle intercettazioni sarebbero contro la privacy, sarebbero additati come dei
forcaioli, mentre "loro" sono garantisti per antonomasia.
E poi un’altra
considerazione.
Questa mania
collettiva su questo caso, secondo me, è costruita per far dimenticare gli
orrori che vediamo nel mondo. Ci fanno dimenticare Gaza, Ucraina, Iran e la
grave crisi politica ed economica che sta attraversando il Paese.
Come scrive
Simona Ruffino, è la tecnica del “gatto morto”.
Se stai
compiendo un illecito o se un dato economico ti sta mettendo all’angolo, getta
un gatto morto sul tavolo imbandito dell’opinione pubblica. Tutti smetteranno
di mangiare, si distrarranno e inizieranno a indignarsi per il gatto. La
politica nel mondo e in Italia oggi è un cimitero di gatti morti. Mentre siamo
impegnati a commentare quello che ci viene messo sotto gli occhi guardando dal
buco della serratura, non vediamo l’elefante invisibile che occupa la stanza
Tutto serve
a farci spostare lo sguardo.