domenica 2 agosto 2026

Non è un Paese per giovani

Siamo già oltre, stiamo andando verso una democrazia monca. L’ultima trovata di questa destra è che anche i minori dai 14 ai 18 anni possono essere condannati se vanno contro le leggi. E questo nasce da un capovolgimento di un principio giuridico stabilito dal codice Rocco, l’autore del codice penale fascista: I minorenni sarebbero imputabili, ma devono dimostrare che non possono esserlo perché immaturi. Cioè, hanno invertito l’obbligo dell’onere della  prova, dallo Stato passa al minore che deve dimostrare che non è in condizioni di capire fino in fondo il suo ruolo nella società. In pratica è ancora immaturo e quindi non è imputabile. Non è ancora diventata legge, ma questa destra sta premendo perché lo diventi.

Questa è l’ultima regola che va contro i giovani, che trovano la strada sempre più stretta per vivere da giovani. Nel frattempo hanno chiuso i rave party dove potevano incontrarsi a sentire musica gratuitamente; hanno mandato gli ispettori nelle scuole in cui si parlava di attualità, di Gaza; li hanno chiamati estremisti e bloccati preventivamente perché non partecipassero alle manifestazioni e tanto altro ancora vietato ad una età che per crescere devono mettere in discussione le vecchie regole dei padri. Sembra che questi minorenni siano la piaga di questa società. Mentre Antigone ci dice che nel 2024 gli omicidi perpetrati dai minorenni sono stati 26. Le denunce per centomila abitanti sono 363, quasi la metà della media europea. Questo non è un Paese per giovani. Tra il 2011 e il 2024 se ne sono andati via dall’Italia 630 mila under 34 a cercare un altro Paese che li possa valutare per i loro talenti e non solo schiacciare. Cresce la paura dei cosiddetti “maranza”, e anziché cercare delle strade per capire questo fenomeno e quindi mettere in atto delle contromisure culturali per fermare questa deriva, li mettono nelle carceri minorili dove concludono il percorso per diventare così dei veri pericolosi fuorilegge. 

Invece da noi si riceve in pompa magna all’uscita dal carcere Alemanno, si santifica un pistolero, il gioielliere Roggero che ha ucciso due banditi in fuga e massacrato un terzo. Mentre per i ragazzi che non hanno più la possibilità di strutture che servono per toglierli dalle strade come gli oratori di un tempo, lo sport  e centri di ritrovo, si urla: “Chi sbaglia paga, anche se ha 15 anni”.

L’Italia è un Paese che sta sprofondando eticamente, socialmente, economicamente e civilmente, ma la gente è intruppata a seguire i grandi fratelli, i talk che non servono a nulla e i vari Garlasco. Mentre le guerre, grazie ai media disonesti, sono viste come inevitabili. Siamo pronti a tollerare il genocidio di Gaza, l'apartheid e le uccisioni in Cisgiordania, i bombardamenti nel Donbass, a Kiev, in Iran, ma non sopportiamo le risse.  

Svegliamoci prima che sia troppo tardi.

sabato 1 agosto 2026

Gli italiani ripudiano la guerra

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”, questo recita la nostra Costituzione sulla guerra. Ma ora, molti se lo sono dimenticati. In Italia dal dopoguerra non si è mai parlato così tanto di armi per difendere lo Stato  o da tenere in casa per “difendersi” dai malintenzionati. Siamo nel pieno di una preoccupante educazione bellica. Di un lavaggio del cervello. La guerra è presentata come un qualcosa di inevitabile che il genere umano nella sua storia ha sempre fatto.

Addirittura il ministro della Difesa Crosetto, ha paragonato le armi come una medicina. Ma per guarire da cosa?

Il “potere” ci indica il nemico come nella storia lo ha sempre fatto per convincere il popolo ad andare in guerra a morire.

In questa ubriacatura non poteva mancare la c.d. sinistra, o meglio, quella che non è fan di Meloni, ma vota in Europa come lei sulle varie guerre, e fa affermazioni sceme come: “La sinistra non deve lasciare il tema della sicurezza alla destra”. Una cazzata fuorviante.

Poi ci sono delle teste pensanti che parlano di una predisposizione antropologicamente deviata perché non è più disposta a combattere. Addirittura Nathalie Tocci, Direttrice dell’Istituto affari Internazionali, ha un’idea geniale: “Un modo per irrobustire le popolazioni consiste nell’inviare truppe sul terreno dell’Ucraina…. Una forza di rassicurazione….Ma dispiegarla fin da ora prima di un ipotetico cessate il fuoco, potrebbe giovare all’Europa, favorendo nei cittadini lo sviluppo di una mentalità che li prepari meglio alla guerra… Certo, ciò esporrebbe i soldati europei a gravi rischi…. Se i soldati europei fossero schierati in Ucraina, la realtà della guerra apparirebbe più vicina”.

Spero che il prima possibile venga portata via dall’ambulanza… per curarla dai suoi incubi.

Eppure la Tocci è vista come una degli esponenti più autorevoli su queste problematiche. Ci spiega che la guerra è vicina e osserva sgomenta che il 74% degli italiani aborre la guerra, una disgrazia secondo le sue teorie. Tutto questo discutere di guerra come fosse la cosa più normale al mondo, in realtà ha scopi economici ben precisi. Ad esempio l’automotive non funziona più, per cui serve riconvertire queste aziende in fabbriche di armi. Armi che prima o poi, la storia ci insegna, verranno usate. Mentre per entrare nel privato sembra che le nostre città siano diventate pericolose come non mai. Mentre i dati ufficiali dicono il contrario. Ma è importante creare la paura che viene percepita in maniera abnorme per i motivi descritti sopra.

venerdì 31 luglio 2026

L'odio e la delegittimazione

La manifestazione pacifica  voluta dal sindaco di Bologna, Lepore, per solidarietà alla famiglia di Abderrahim Fakir, morto dopo che due poliziotti lo stavano bloccando, è poi degenerata in guerriglia da parte di gruppi di delinquenti. Molti hanno visto in quei due tutori dell’ordine un accanimento per fermarlo che ha poi portato alla sua morte. Naturalmente alcuni politici dell’opposizione hanno sottolineato che i poliziotti hanno usato dei metodi disumani. Che lo Stato non può esercitare questa forza usando tecniche di arresto pericolose per la vita come è accaduto in questo caso.

Su questo fatto Meloni ha dichiarato: “Alimentare un clima di odio e di delegittimazione verso un intero corpo dello Stato è un atto grave di irresponsabilità”. Brava, bravissima la nostra premier, finalmente parla come dovrebbe esprimersi un personaggio istituzionale.

Peccato che negli altri giorni spari a zero contro un altro corpo dello Stato, la magistratura e contro coloro che non sono vicini a lei.

Per cui quella dichiarazione è una montagna di ipocrisia.

Certamente per creare un’armonia aiuterebbe di più se cominciasse lei da presidente del Consiglio e dai suoi ministri, un uso delle parole più istituzionale. Durante la campagna referendaria sulla magistratura e anche dopo, lei ed i suoi hanno usato termini incredibilmente ostili verso un corpo dello Stato molto importante. Lo ha delegittimato diverse volte usando tutto il potere che le deriva dalla carica. E non è uno spettacolo piacevole per un cittadino che osserva.

Io penso che non si possa raddrizzare un albero se è nato storto, così come non possa cambiare chi da decenni usa un linguaggio da capo di un partito che ha come mentore ispiratore il vecchio Almirante, ma quando ricopri importanti ruoli istituzionali certi toni e certe espressioni diventano inaccettabili. E alla Meloni è successo molte volte, sia in Parlamento che nelle assemblee partitiche.

E qualcuno vorrebbe in futuro candidarla pure a presidente della Repubblica!!

Da incubo.

giovedì 30 luglio 2026

Non ci sono artigiani

Spesso mi chiedo se ci sono o ci fanno. Ho letto il titolo in prima pagina del Mv in cui era evidenziato un fatto che è sotto gli occhi di tutti da almeno trent’anni, mentre i loro rappresentanti di categoria sembrano cadere dal pero, infatti dicono sconsolati: “Non si trovano artigiani”. Come fosse una maledizione divina. All’interno poi veniva specificato che mancano muratori e falegnami. Chi conosce il mondo degli autonomi sa come i piccoli artigiani o i piccoli negozianti di vicinato, sono oberati da troppa burocrazia, vessati da troppe tasse e  da incombenze formali che abbisognano di professionisti costosi. Una vita piena di obblighi. E ora andiamo al loro lavoro vero e proprio. Per quanto riguarda i piccoli negozi, quando erano aperti erano gestiti generalmente da una famiglia. Con l’avvento dei grandi centri commerciali e quindi con una diminuzione di incassi, con tutto l’ambaradan di cui sopra sono stati costretti a chiudere. Gli eventuali figli che collaboravano coi genitori hanno cercato altri sbocchi lavorativi. Per quanto riguarda gli artigiani, come elettricisti, idraulici, meccanici, eccetera, la questione è anche culturale. Per tanto tempo il lavoro manuale è stato ritenuto un lavoro di serie B. Per cui quando per motivi anagrafici gli artigiani anziani andavano in pensione, non c’era quasi nessuno pronto a sostituirli. Per cui oggi per trovare muratori, falegnami che sanno aggiustare una porta, un cassetto, è uno sforzo quasi inutile. Nell’edilizia è un po’ diverso, visto che oggi stanno sostituendo i nostri vecchi lavoratori, gente che provengono  dalla Romania, dall'Albania e dall’Asia.

Insomma, questa situazione era prevedibile già diversi decenni fa. E la politica che vive per il giorno dopo, non ha fatto nulla per evitare che questo impoverimento, perché di questo si tratta, avvenisse. Io penso che chi tiene aperto un negozio in una piccola realtà, in un piccolo paese, sia un servizio pubblico essenziale e dovrebbe essere premiato dalle istituzioni pubbliche. Il Paese sta invecchiando è non tutti hanno la possibilità di fare la spesa alimentare nei centri commerciali. Così come un idraulico, un falegname, un elettricista, dovrebbero avere meno incombenze da soddisfare. Meno scartoffie non solo burocratiche, ma anche fiscali. Le lunghe ricerche per trovare un artigiano preparato per qualche guasto casalingo, è la dimostrazione che il loro servizio è essenziale. Per cui anche per loro, la loro vita lavorativa dovrebbe essere semplificata sia sotto l’aspetto burocratico sia fiscale e, ne sono certo, gli artigiani tornerebbero ad essere numerosi e più preparati. Oltretutto, le loro capacità, il loro lavoro manuale non potrà mai essere messo in discussione dall’avvento dell’Intelligenza artificiale e quindi questi lavori non saranno messi in discussione in futuro.

mercoledì 29 luglio 2026

Quante balle

Ecco la prova provata che le menzogne hanno le gambe corte.

Il governo ci dice che non ci sono soldi per diminuire le accisa sui carburanti, per cui vengono abbassate solo quelle sul gasolio, mentre rimangono invariate quelle sulla benzina.

Ma qualche giorno fa abbiamo assistito alle sparate dai ministri Giorgetti, Tajani e Crosetto in cui dicono che il costo del riarmo e sono diverse decine di miliardi all’anno, non vengono tolti alla sanità, all’istruzione e al welfare. E quindi a quale capitolo di spesa pubblica saranno prelevati quei miliardi?

Come conciliamo questo con la situazione descritta dai tre di cui sopra con i miliardi per le spese militari? Al riguardo per coloro che non l’hanno letto, possono andare al post di sabato 25 luglio 2026 dal titolo: Un governo di giocatori da fiera paesana.

 

martedì 28 luglio 2026

Anche noi vogliamo un sogno

Ho letto su Piazza Grande, la pagina dove sono ospitate le lettera inviate al Fatto Quotidiano, un intervento del lettore Massimo Liofredi che mi ha colpito, tant’è che lo propongo nel blog.

“La Spagna ha vinto i mondiali. E ha vinto anche fuori dal campo. Mentre a Madrid alzavano la coppa dei mondiali americani, il governo di Pedro Sanchez raccoglieva un altro risultato: salari più alti, difesa della sanità pubblica, welfare, diritti e integrazione. Ha scelto di investire sulle persone. Sulla scuola, sul lavoro, sulla settimana corta. Ha avuto una linea chiara anche sul piano internazionale. Ha giocato di squadra ed ha vinto. Dentro lo stadio e fuori. L’Italia invece sono tre edizioni che non va ai mondiali di calcio. E non è solo una questione di calcio. Fuori dal campo perdiamo da altrettanto tempo. Perdiamo i nostri ragazzi migliori che prendono la valigia e vanno a Madrid, a Berlino, a Londra. Vanno a cercare stipendi che qui sono fermi da vent’anni e opportunità che qui non arrivano. Perdiamo pezzi di sanità ogni giorno, tra liste d’attesa infinite, pronto soccorso al collasso. Perdiamo il senso del merito, quello che nei discorsi è sempre in prima fila, ma nei fatti vale meno di una raccomandazione, di un’amicizia, di chi guarda solo al proprio orticello. E mentre le famiglie fanno fatica ad arrivare a fine mese, questo governo sceglie di destinare miliardi all’acquisto di armi ed al sostegno alla guerra. Sceglie di parlare di identità e di radici, ma dimentica il presente di chi lavora, di chi cura, di chi insegna. La comunicazione è tutta sulla difesa, ma la gente ha bisogno di attacco. Ha bisogno di un piano, di una visione, di soldi in tasca. Il confronto è impietoso. Da una parte una nazionale che corre, che osa, che crede nel collettivo. Dall’altra una nazionale che sta chiusa in difesa e non riesce neanche a qualificarsi. Un governo che distribuisce e costruisce il futuro. Un altro che taglia, che compra missili e che chiede di stringere la cinghia. Allora la domanda è semplice. Quando riusciremo a tornare ai Mondiali? Forse il giorno in cui torneremo a qualificarci sarà anche il giorno in cui torneremo ad avere una società vincente. Il giorno in cui uno stipendio basterà per vivere, in cui un ospedale curerà in tempo, in cui un giovane bravo resterà qui perché qui trova futuro e non deve scappare. Ma saremo in grado di vincere ancora i Mondiali come la Spagna? La speranza è tutta nel 2027. Quando gli italiani torneranno a votare dovranno decidere se continuare a fare la riserva o se tornare in campo da titolari. Dovranno decidere se vogliono un Paese che spende in armi o un Paese che spende in persone. La Spagna ci ha mostrato la strada. Si può vincere se si investe sulla gente. Se si fa squadra. Se si ha il coraggio di guardare avanti”.

Io penso che queste poche righe potrebbero essere il programma di un governo progressista Sta a noi, se lo vogliamo, che questo sogno si realizzi.

lunedì 27 luglio 2026

Meloni e i no vax

Mi rendo conto che la politica è sempre alla ricerca di consenso. Alle volte i governi fanno delle scelte non condivisibili, ma che sono molto gradite agli elettori dei partiti di governo che le propongono.

Ma del caso di cui scrivo credo sia stata superata abbondantemente la linea della decenza e del buon senso. Mi sto riferendo alla riabilitazione dei medici no vax. Quei medici che non hanno accettato i risultati scientifici, com’è imposto dalla loro deontologia professionale Questi medici al tempo del Covid hanno lasciato i loro colleghi soli a combattere contro questo micidiale virus. E poi, grazie ai vaccini preparati a tempo di record dalla collaborazione della ricerca scientifica in tutto il mondo, il virus è stato debellato. Una delle poche volte in cui il mondo della ricerca ha lavorato in sinergia per trovare nel più breve tempo possibile il vaccino. Mentre molto personale medico ha pagato il loro stare vicino per curare i contagiati dal virus anche con la vita. Coloro che se ne sono lavati le mani durante la pandemia perché non credevano ai vaccini, sono stati radiati dal loro Ordine professionale.

Ma una deputata di Fratelli d’Italia, Alice Buonguerrieri, in Commissione Affari sociali della Camera, ha presentato un emendamento che è stato accettato dalla maggioranza di governo, che di fatto aprirebbe le porte ai no vax espulsi e quindi poter riprendere la loro attività professionale.

Questo emendamento è anche sostenuto dal sottosegretario alla Salute sempre di FdI di professione farmacista, Marcello Gemmato.

Nel marzo 2021 Meloni voleva di fatto un green pass europeo per ripristinare la circolazione in Ue, ma senza trasformarlo in un passaporto di immunità. Voleva i vaccini individuati dalla ricerca scientifica e renderli obbligatori. Mentre questa Buonguerrieri dice il contrario, ovvero che il vaccino è stato imposto da una sinistra ideologica, giustificando tale scelta ricordando una circolare ministeriale inesistente. Per dirla papale, papale, con una menzogna. Per cui oggi per un pugno di voti dei no vax, la Meloni si fa paladina per il reintegro di questi medici, dopo aver detto esattamente il contrario durante la pandemia. Certo il suo mentore Trump ha nominato ministro della Salute Robert Kennedy junior, contrario ai vaccini in maniera sfegatata. Un uomo che ha creato gravi danni alla salute pubblica americana, oltre che alla ricerca scientifica. E la Meloni, a quanto pare, sta seguendo il suo ometto di Washington anche su questo.

Questi sono tempi bui.

Svegliamoci prima che sia troppo tardi.