Come sappiamo, lo psicopatico di Washington ha attaccato papa Leone XIV sulla guerra usando un frasario sgradevole, per usare un eufemismo. E tutto il mondo politico italiano e non solo è scattato a difesa del Papa. Poi Daniela Ranieri sul Fatto ci ha ricordato alcune prese di posizione della stampa su papa Francesco di qualche tempo fa che mi ha fatto riflettere. Anche papa Francesco in passato ha subito attacchi violenti da coloro che oggi si indignano per le tragiche uscite di Trump. Oggi sentiamo politici di destra, di sinistra, giornalisti che sbavavano dietro a al gangster americano, dire inorriditi che non si attacca il Papa. In nessun caso.
Ecco alcune frasi
di Francesco e le relative reazioni.
Ad aprile
2022 Francesco disse: “Io mi sono vergognato
quando ho letto che un gruppo di Stati si sono compromessi a spendere il 2% del
Pil per l’acquisto di armi”. E a Pasqua di quell’anno Francesco ebbe l’idea
di far sfilare, durante le celebrazioni della via crucis, una donna russa e una ucraina assieme. L’Ambasciata dell’Ucraina
della Santa Sede reagì con vigore: “L’Ambasciata
condivide la preoccupazione generale in Ucraina… sull’idea di mettere insieme
le donne ucraine e russe”. Quando all’inizio del conflitto russo – ucraino chiedeva
di avere il coraggio della “bandiera
bianca”, Bergoglio si prese del putiniano e poi quando disse: (che vede)
“l’abbaiare della Nato alle porte della Russia”, l’editorialista del Corriere, Galli della Loggia su Libero, definì la posizione del Papa “filo-russa e ambigua”. Anche se il Papa
accusava Putin, di fare un “massacro” e
“un atto sacrilego e ripugnante”. E riguardo ad armarci fino ai denti il
Papa dichiarò: “Ma la risposta alla
guerra non è un’altra guerra, la risposta alle armi non sono altre armi”, e
qui molti cercarono di insegnarli il catechismo. Mario Deaglio sulla Stampa
scrisse: “Anche il Vangelo ci spinse
all’autodifesa (ma omise di dire che l’Italia non era stata attaccata da
nessuno)”. Sempre Bergoglio spiegò: “( che la soluzione dei conflitti non sono)
“altre sanzioni, ma un modo diverso di
governare il mondo, non mostrando i denti. La scuola di Gesù, di Gandhi, della
non violenza”. Dopo queste parole per i soldati del Bene era diventato
l’Anticristo. A Di Martedì, suor Paola e Corrado Augias chiarirono che S. Paolo
raccomanda di prepararsi ad affrontare il nemico. Quando Francesco parlava di
quello che stava accadendo a Gaza, si prese dell’antisemita. Quando in un suo
libro chiedeva alla comunità internazionale di verificare se le accuse di
genocidio del popolo palestinese fossero fondate, Francesco fu nuovamente redarguito
dall’Ambasciata israeliana in Vaticano: “Chiamare
l’autodifesa (70mila morti a Gaza sigh)
con altri nomi significa isolare lo Stato ebraico”. Quando il rettore
dell’Università delle religioni dell’Iran riferì ad una agenzia che il Papa gli
aveva detto: “Noi non abbiamo problemi
con gli ebrei, il nostro problema è con Netanyahu che ha causato la crisi nella
regione e nel mondo senza prestare attenzione alle leggi internazionali e ai
diritti umani”. La Stampa lo irrise accusandolo di prestare il pulpito agli
Ayatollah: “Quella di Bergoglio è una
posizione come tante, ha valore solo per chi un valore glielo attribuisce”.
Sul Foglio Giuliano Ferrara scrisse: “Le linee rosse la ha passate tutte e
malamente”.
E oggi, dopo
le stupidaggini di Trump sul Papa, questi stessi giornali, quegli stessi
personaggi che linciavano papa Francesco, si indignano per le parole di Trump.
Io non sono
credente, ma credo che Gesù li avrebbe chiamati: sepolcri imbiancati.