martedì 10 marzo 2026

L' Alta Corte di giustizia se vince il Sì

Ho letto con gran interesse un articolo di Domenico Gallo sul Fatto Quotidiano sull’Alta Corte di giustizia che dovrebbe giudicare i magistrati se vincessero i Sì al referendum. Questa Corte sarebbe composta da nove magistrati, sei giudicanti e tre requirenti (pm), sorteggiati a sorte tra tutti i quasi diecimila componenti la magistratura, e da  sei componenti nominati dalla politica. Tre dal presidente della Repubblica tra professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati con almeno vent’anni di esercizio e tre dal Parlamento con il sorteggio di una lista preparata precedentemente. Per cui avremmo due sorteggi diversi, come lo sono nei due nuovi Csm, sempre se vincesse il Sì.

Nel suo discorso alla Camera tenuto il 3 gennaio 1925, Mussolini parlò chiaro dopo il delitto Matteotti, in cui si assunse la responsabilità di quell'assassinio. Fu la rivendicazione della supremazia della politica sulle regole e sulla giurisdizione. Infatti dichiarò: “(…) Ebbene dichiaro qui al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che assumo, io solo la responsabilità politica, morale storica di tutto quanto avvenuto. Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non è stato solo olio di ricino e manganello, e non invece una passione della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere!”. Dopo il delitto Matteotti il fascismo emanò nuove leggi per assoggettare quel poco di autonomia della magistratura dal potere politico che veniva dallo Statuto Albertino.

Infatti il 24 dicembre del 1925 con la legge n. 2300 , fu consentito al governo di dispensare (cacciare) dal servizio quei funzionari dello Stato che “per ragioni di manifestazioni compiute in ufficio o fuori ufficio, non diano piena garanzia di un fedele adempimento dei loro doveri o si pongono in condizioni di incompatibilità con le generali direttive politiche del Governo”.

E ora un inciso. Ecco come tuona Meloni quando le sentenze non sono come lei le desidera: “Certi magistrati rossi remano contro il governo”. Sarebbe corretto che facesse i nomi. Se fosse vero ciò che afferma, questi magistrati sarebbero dei fuorilegge. Ma in un Paese democratico i magistrati non devono governare i governi, ma far rispettare le leggi. E se un cittadino non è d’accordo con la sentenza del Tribunale, può ricorrere in Appello e poi anche in Cassazione. Sicuramente non è Meloni che decide chi è colpevole e chi no. Questo si chiama: Stato di diritto.

Poi, per continuare col ventennio fasciata, il 25 novembre 1926 per rendere più difficile il dissenso al regime, fu istituito il Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Era un Tribunale militare composto da ufficiali e membri della milizia che giudicava avvalendosi della procedura penale militare per il tempo di guerra. Per cui le sue sentenze non erano impugnabili. E’ per questo motivo che i costituenti hanno stabilito all’art. 102 che: “Non possono essere istituiti giudici straordinari o giudici speciali”. C’è poi l’art. 111 della Costituzione che recita: “Contro le sentenze e contro i provvedimenti sulla libertà personale, (…) è sempre ammesso il ricorso in Cassazione per violazione di legge”. E’ consentito una deroga “soltanto per le sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra”. Con l’Alta Corte di giustizia che vorrebbero Meloni & Nordio, questa norma sarebbe estesa anche alle sentenze pronunciate dall’Alta Corte in tempo di pace. Le sentenze, quindi, non potranno essere appellate in Cassazione, ma si potrebbe chiedere un altro giudizio sempre alla stessa Corte! Una cosa ridicola e pericolosa.

Per quanto riguarda il codice che dovrà usare l’Alta Corte, la riforma attribuisce alle leggi ordinarie il compito di determinare gli illeciti disciplinari, ma visto che gli illeciti sono già disciplinati, è evidente che si vuole attribuire alla maggioranza il compito di creare ulteriori illeciti. Forse, usando solo un minimo di buon senso, per il procuratore Gratteri verranno anni difficili. Sarà messo a tacere. Quello che non è riuscita a fare la mafia, lo potrebbe fare questo governo. Già ci sono i prodromi. La giudice Iolanda Apostolico si è dimessa dalla magistratura dopo essere stata crocifissa per aver emesso un provvedimento, incensurabile in punta di diritto, ma incompatibile con la politica migratoria del governo e per aver partecipato cinque anni prima, ad una manifestazione di protesta al porto di Catania.

Per cui i nuovi futuri illeciti disciplinari colpiranno quei magistrati che “per ragioni di manifestazioni compiute in ufficio o fuori ufficio non diano piena garanzia di un fedele adempimento dei loro doveri o si pongano in condizioni di incompatibilità con le generali direttive politiche del governo”.

E’ quindi evidente che questo creerebbe un conformismo nell’esercizio del potere giudiziario. I magistrati non hanno l’obbligo di essere degli eroi. Già oggi, questo governo Meloni è insofferente alla legalità. E’ contro quei magistrati che applicano la legge anche al potere politico. Magistrati che vogliono che la legge sia uguale per il potente, sia per il comune cittadino. Se vincesse il Sì, il potere politico, i colletti bianchi anche se compiranno dei reati, potranno dormire sonni tranquilli. Molti magistrati si conformeranno coi desiderata del governo.  Gli eroi sono sempre una minoranza.

Riflettiamo quando ci recheremo al seggio. Mettete una bella croce sul No e questo incubo svanisce.

Domenico Gallo chiude il suo intervento dicendo: “Per fortuna quando la storia si ripete, le tragedie si trasformano in farsa, ma i pagliacci in politica sono sempre pericolosi”.



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