domenica 19 aprile 2026

Sono solo dei sepolcri imbiancati

Come sappiamo, lo psicopatico di Washington ha attaccato papa Leone XIV sulla guerra usando un frasario sgradevole, per usare un eufemismo. E tutto il mondo politico italiano e non solo è scattato a difesa del Papa. Poi Daniela Ranieri sul Fatto ci ha ricordato alcune prese di posizione della stampa su papa Francesco di qualche tempo fa che mi ha fatto riflettere. Anche papa Francesco in passato ha subito attacchi violenti da coloro che oggi si indignano per le tragiche uscite di Trump. Oggi sentiamo politici di destra, di sinistra, giornalisti che sbavavano dietro a al gangster americano, dire inorriditi che non si attacca il Papa. In nessun caso.

Ecco alcune frasi di Francesco e le relative reazioni.

Ad aprile 2022 Francesco disse: “Io mi sono vergognato quando ho letto che un gruppo di Stati si sono compromessi a spendere il 2% del Pil per l’acquisto di armi”. E a Pasqua di quell’anno Francesco ebbe l’idea di far sfilare, durante le celebrazioni della via crucis, una donna russa e una ucraina assieme. L’Ambasciata dell’Ucraina della Santa Sede reagì con vigore: “L’Ambasciata condivide la preoccupazione generale in Ucraina… sull’idea di mettere insieme le donne ucraine e russe”. Quando all’inizio del conflitto russo – ucraino chiedeva di avere il coraggio della “bandiera bianca”, Bergoglio si prese del putiniano e poi quando disse: (che vede) “l’abbaiare della Nato alle porte della Russia”, l’editorialista del Corriere, Galli della Loggia su Libero, definì la posizione del Papa “filo-russa e ambigua”. Anche se il Papa accusava Putin, di fare un “massacro” e “un atto sacrilego e ripugnante”. E riguardo ad armarci fino ai denti il Papa dichiarò: “Ma la risposta alla guerra non è un’altra guerra, la risposta alle armi non sono altre armi”, e qui molti cercarono di insegnarli il catechismo. Mario Deaglio sulla Stampa scrisse: “Anche il Vangelo ci spinse all’autodifesa (ma omise di dire che l’Italia non era stata attaccata da nessuno)”. Sempre Bergoglio spiegò: “( che la soluzione dei conflitti non sono) “altre sanzioni, ma un modo diverso di governare il mondo, non mostrando i denti. La scuola di Gesù, di Gandhi, della non violenza”. Dopo queste parole per i soldati del Bene era diventato l’Anticristo. A Di Martedì, suor Paola e Corrado Augias chiarirono che S. Paolo raccomanda di prepararsi ad affrontare il nemico. Quando Francesco parlava di quello che stava accadendo a Gaza, si prese dell’antisemita. Quando in un suo libro chiedeva alla comunità internazionale di verificare se le accuse di genocidio del popolo palestinese fossero fondate, Francesco fu nuovamente redarguito dall’Ambasciata israeliana in Vaticano: “Chiamare l’autodifesa (70mila morti a Gaza sigh) con altri nomi significa isolare lo Stato ebraico”. Quando il rettore dell’Università delle religioni dell’Iran riferì ad una agenzia che il Papa gli aveva detto: “Noi non abbiamo problemi con gli ebrei, il nostro problema è con Netanyahu che ha causato la crisi nella regione e nel mondo senza prestare attenzione alle leggi internazionali e ai diritti umani”. La Stampa lo irrise accusandolo di prestare il pulpito agli Ayatollah: “Quella di Bergoglio è una posizione come tante, ha valore solo per chi un valore glielo attribuisce”. Sul Foglio Giuliano Ferrara scrisse: “Le linee rosse la ha passate tutte e malamente”.

E oggi, dopo le stupidaggini di Trump sul Papa, questi stessi giornali, quegli stessi personaggi che linciavano papa Francesco, si indignano per le parole di Trump.

Io non sono credente, ma credo che Gesù li avrebbe chiamati: sepolcri imbiancati.

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