domenica 14 giugno 2026

Ponte Stretto: tra corruzioni e spese incongrue

C’è qualcosa che mi sfugge nell’inchiesta della magistratura su possibili corruzioni avvenute alla Corte dei Conti. La Storia.

L’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, Tommaso Miele, è in pensione dal febbraio scorso. E’ accusato dalla Procura di Roma di corruzione e rivelazione di segreto insieme all’ex consigliere della società Stretto di Messina Spa Giacomo Saccomanno e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio.

Miele è accusato di essersi adoperato da settembre 2025 per indirizzare il parere della Corte dei Conti in senso positivo alla delibera del Cipess con cui il governo ha approvato il progetto Ponte sullo Stretto di Messina. In cambio, Miele, sempre secondo i pm che stanno indagando, accettava  raccomandazioni e contatti per ottenere incarichi prestigiosi e ben retribuiti nell’imminenza del suo pensionamento.

Ancora quand’era in funzione gli è arrivato l’incarico nel collegio tecnico per la realizzazione dell’Alta Velocità tra Verona, Vicenza e Padova. L’ha chiamato Rfi, la società del gruppo Fs, che detiene il 5,8% della Soc. Stretto di Messina e il 36% attraverso l’Anas. E la stessa Webuild che dovrebbe costruire il Ponte. Miele in una intercettazione dell’11 dicembre 2025 ad un sindaco di un comune vicino a Verona ha detto: “Quando andrò in pensione (…) io dovrei  fare il presidente di non so ancora … però mi hanno chiesto disponibilità … io ho sparato alto … c’ho l’imbarazzo della scelta”.  Per questo incarico, Miele, riceveva 300mila euro l’anno. Sempre questo servitore dello Stato, tra luglio 2022 e il 31 dicembre 2025, per la Leonardo Spa (ex Finmaccanica) è stato il magistrato delegato dalla CdC al controllo della gestione finanziaria. Lui assisteva alle riunioni del Consiglio di Amministratore e del Collegio sindacale della Leonardo e prendeva un gettone di presenza di 1000 (mille euro)!

Lo scorso anno Salvini e i manager della Stretto di Messina, sono volati ad Osaka in Giappone per imparare dai giapponesi come si costruiscono i grandi ponti. La Soc. Ponte sullo Stretto  compie quest’anno 45 anni, infatti è nata nel 1981. Dalla nascita al 2013 tra consulenze, studi, progettazioni è costata 1 (un) miliardo di euro!

Il presidente della società è Pietro Ciucci, che coloro che seguono questo blog lo hanno già conosciuto. Dal 2023, a pochi mesi dal suo riavvio, il costo del personale era di 2,5 milioni per passare a dicembre 2024 a 9,1, dei quali 4,5 per i dirigenti. Poi il costo è salito tant’è che ad aprile scorso il costo sale a 11,8 milioni di euro. In alcuni casi i dirigenti sfondano il tetto previsto per gli emolumenti degli statali. Ad esempio un ex Leonardo, Andrea Parrella incassa 357.890 annui; Francesco Parlato 319.450; Eugenio Fedeli 268.000; Valerio Mele 265.000. Altri sono distaccati dalla loro casa madre che è l’Anas di cui Ciucci è stato per molto tempo presidente. A proposito di guadagni, Ciucci incassa dalla Società del Ponte, 296.000 ed ha una pensione di 358.000 che fa un totale 654.000 euro annui. Questo grazie ad una legge approvata nel 2023 dal governo Meloni che fino ad allora vietava il cumulo.  

Come si può capire, il Ponte sullo Stretto è un bengodi per molti. E lo sarebbe ancora di più se l’opera partisse. Per farlo, io penso che molti venderebbero anche la propria madre. E poi visto gli aumenti dei costi per il personale della società, è del tutto evidente che il costo dell’opera dagli attuali 13,5 miliardo potrebbero raddoppiare!!

Ma c’è un particolare di questa vicenda che non riesco a capire: Salvini, che è il padre politico di qiuest’opera, di tutti questi magheggi illegali e non, non ne ha mai avuto contezza? Se lui fosse all’oscuro di tutto questo, mi preoccupa la sua ingenuità che spazia nella coglioneria. Questi che stavano complottando affinché la Corte dei Conti desse il via libera all’opera lui ne era totalmente all’oscuro? Tutto questo è stato fatto a sua insaputa? Per cui Salvini o è un ingenuo, una Alice nel Paese delle Meraviglie, e quindi non può occupare il  suo ruolo di ministro per manifesta incapacità, oppure è complice di queste manovre sotterranee.

Tertium non datur

Nessun commento: