Qualche tempo fa, il ministro dell’(In)Giustizia, Angelino Alfano, aveva dichiarato che i processi penali in Italia hanno una durata media di 7 (sette) anni e mezzo. Qualche giorno fa, in Parlamento, lo stesso ministro, riguardo il cosiddetto “processo breve” ha dichiarato: se questo disegno di legge diventasse legge dello Stato, i processi che cadranno fulminati saranno circa l’1% del totale.
E qui casca l’asino, come si dice in queste circostanze.
Delle due l’una; o Alfano ha mentito quando diceva che i processi durano 7 anni e mezzo, oppure mente ora quando dice che col “processo breve” moriranno solo l’1%.
E’ chiaro che se venisse fermato solo l’1% dei processi, evidentemente il rimanente 99% si concluderebbe entro i 6 anni. Ma allora perché queste facce di bronzo dichiarano che questa riforma viene fatta per venire incontro alle esigenze dei cittadini se oggi, sono parole di Alfano, il 99% dei processi non sarebbero toccati da questa riforma.
Se viceversa i processi penali hanno una durata media di 7 anni e mezzo, con la legge che li uccide dopo 6 anni, la stragrande maggioranza finirà prima della sentenza definitiva, lasciando i colpevoli liberi di delinquere ancora mentre le vittime delle loro malefatte non avranno mai più giustizia.
Un tempo il nostro Paese era la culla del diritto, oggi, nell’era berlusconiana, siamo diventati il Paese dell’arbitrio.
E’ buio nel nostro Paese.
E’ calata la notte sulla nostra Repubblica.
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