mercoledì 13 gennaio 2010

I compagni, Saro, Renzulli e Tondo, orfani di Bettino Craxi

In Italia c’è una corsa indecente nella rivalutazione della figura di Bettino Craxi, ex segretario del Partito Socialista Italiano nonché ex presidente del Consiglio dei ministri, uomo corrotto, condannato dai tribunali e morto latitante in Tunisia. Molti ex del PSI lo piangono nel decennale della sua dipartita. Gridano che è stata un’ingiustizia averlo condannato. Sono pieni di rancore verso coloro che hanno manifestato la loro gioia quando Craxi è stato condannato definitivamente a circa 10 anni di carcere. Sono “giustizialisti” tuonano. L’ex ministro socialista del governo Craxi, Rino Formica, citando il figlio Bobo, dice, senza imbarazzo, che fu il capo del pool di “Mani Pulite”, Borrelli a proibire il rientro di Bettino da Hammamet per farsi curare il diabete di cui soffriva. Qualcuno dovrebbe spiegarmi come avrebbe potuto un magistrato proibire il ritorno di un latitante fuggito all’estero. Craxi poteva rientrare in Italia senza problemi, ovviamente sarebbe stato accompagnato nelle patrie galere, dove sarebbe stato visitato dai medici e se lo avessero ritenuto bisognoso di cure ospedaliere sarebbe stato ricoverato. Un percorso normale che devono seguire tutti i cittadini italiani, condannati e latitanti. Il mio dubbio è che questa gente avrebbe voluto che rientrasse in Italia da uomo libero senza passare per il carcere.
Per quanto concerne la corruzione, è utile chiarire che Craxi non è stato condannato perché come segretario del PSI “non poteva non sapere” visto che il suo partito prendeva tangenti a go go. Bettino Craxi ha rubato molto per se e per i suoi cari. E non erano noccioline. Erano centinaia di miliardi di lire che finivano nei suoi conti personali in vari Paesi. La favola che rubava solo per il partito è stata smascherata clamorosamente dai tribunali che lo hanno giudicato. Come diceva, mi pare Formica, “il convento era povero, mentre i frati erano ricchi”. Quando Craxi dovette lasciare la segreteria del PSI, il partito, economicamente era alla canna del gas, mentre molti ras locali socialisti, sguazzavano nell’oro della corruzione.
Ovviamente non potevano mancare i suoi fans anche in FVG.
Saro, Renzulli, Tondo e altri dichiarano di essere orfani inconsolabili per la perdita del loro mentore.
Ma c’è un particolare del presidente Tondo che mi lascia dubbioso sulla sincerità del suo trasporto verso Bettino e la sua ingloriosa fine. Nel 1996, vado a naso, Tondo era candidato per un seggio alla Camera. Ricordo che in un ristorante dell’alto udinese, nella sua circoscrizione elettorale, c’erano dei suoi “santini” elettorali, con il suo curriculum politico: era stato consigliere, poi sindaco di Tolmezzo e altro che ora non ricordo. Ricordo però chiaramente, che su quel pieghevole non faceva nessuna menzione del suo passato di dirigente socialista (il ciclone Mani Pulite era appena passato e il PSI si era dissolto per troppe ruberie). Forse Tondo nel ’96 si vergognava di aver militato nel PSI? E’ una domanda che mi sono posto spesso. Ricordo di aver tenuto quella propaganda elettorale di Tondo perché, visto che sono stato un supporter del pool di Borrelli, dall’inizio dell’inchiesta chiamata Mani Pulite, mi sembrava piuttosto singolare e anche, diciamolo, poco coraggioso omettere il proprio passato nel PSI di Bettino Craxi, forse perché in quel periodo storico, a differenza dei giorni nostri, tra guardie e ladri, la gente parteggiava per le guardie.

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