Ormai in Italia non servono più le leggi, i tribunali, le regole di uno Stato di diritto.
Se una persona è innocente o un magistrato è corretto lo decide qualche ministro.
Due esempi.
Il primo. Quando è stato nominato ministro Aldo Brancher perché potesse evitare di presentarsi davanti ai giudici grazie a quella porcata di nome, “legittimo impedimento”, Calderoli dichiarò: “Contro di noi i poteri forti che non vogliono le riforme, ma Aldo (Brancher) deve farsi processare”; “conosco quei giudici, non sono politicizzati”.
Pensate un po’: quei giudici sono bravi, garantisce Calderoli!
Brancher nel frattempo si è dimesso da ministro, ha chiesto il giudizio abbreviato ed è stato condannato a 2 anni di galera e a 4mila euro di multa sul “caso Antonveneta”, da giudici bravi, parola di Calderoli.
Il secondo. Il coordinatore nazionale del PDL, Denis Verdini, sotto inchiesta con l’accusa di far parte di una nuova cricca segreta che i media chiamano P3, alla richiesta dei finiani e di una buona parte del centro sinistra di fare un passo indietro dimettendosi dal suo ruolo in seno nel PDL, il ministro La Russa ha dichiarato: “Verdini mi ha dato la sua parola d’onore che è innocente”, per cui rimarrà al suo posto. Ecco, a La Russa basta la parola come il tormentone di quella pastiglia lassativa. Per il ministro della Difesa, fare i processi nelle sedi proprie, ovvero i tribunali, sono dettagli insignificanti.
E così, per decidere se Verdini è innocente oppure colpevole, basta la sua parola.
Insomma in questa repubblichetta alla deriva, alla casta dei cortigiani del re Sole di Arcore non servono i giudizi dei tribunali, ma bastano e avanzano le loro convinzioni.
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