La legge Gasparri che regolamenta le telecomunicazioni nel nostro Paese, recita più o meno così: chi possiede delle televisioni nazionali, non può possedere nessun quotidiano.
Per cui, Silvio Berlusconi, a suo tempo, ha dovuto cedere il Giornale, fondato da Indro Montanelli, al fratello Paolo. Naturalmente non abbiamo l’anello al naso e sappiamo che di fatto, Paolo Berlusconi è un prestanome di Silvio che era e rimane il dominus assoluto di quella testata.
Ora dopo vari cambi di direzione, il Giornale ha come direttore, Vittorio Feltri.
Naturalmente Feltri dice che il suo editore è Paolo Berlusconi. Ma il diavolo spesso fa le pentole e si dimentica di fare i coperchi.
E così durante l’edizione di “Cortina incontra” del 2009 in cui era ospite, Feltri a fatto questa dichiarazione:
“Ho visto Berlusconi una decina di giorni fa dopo il ballottaggio, non era ancora luglio. L’ho incontrato, abbiamo fatto due chiacchiere. Io, altre volte, l’avevo visto di sfuggita e sempre mi aveva lanciato delle battute, “quando torna al Giornale”, “venga al Giornale”, però, non si era mai discusso in modo organico di tutto questo. Invece la sera decisiva in cui l’ho incontrato mi ha fatto una proposta seria, e quindi io non ho saputo resistere, perché eeh… mi piaceva…”
L’AGCOM, l’Autorità di Garanzie nelle Comunicazioni che controlla il rispetto della legge Gasparri, non ha nulla da chiarire su questa uscita pubblica di Feltri?
E’ del tutto evidente che, se Feltri dice la verità, tutt’ora il re Sole di Arcore è il vero proprietario del quotidiano fondato da Montanelli, alla faccia della legge Gasparri voluta da lui stesso.
Insomma siamo in una situazione di illegalità conclamata.
Purtroppo questa è l’Italia berlusconiana.
Svegliamoci prima che sia troppo tardi.
Oppure lo è già!
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