giovedì 22 dicembre 2011

Testo della mia "L'Isola" a TPN del 21 dicembre 2001

15 giorni fa, ho evidenziato le pensioni e gli emolumenti di qualche “boiardo di Stato”, manager di aziende pubbliche a carattere nazionale che incassano cifre incredibili, che cozzano contro il buon senso e la logica.
Questa sera voglio dedicarmi a due manager di aziende pubbliche della nostra provincia, personaggi capaci di rivestire ruoli diversi, con delle indennità importanti.
Prendiamo Marco Tullio Petrangelo.
Questo signore è amministratore delegato di Hidrogea, la società che gestisce il servizio idrico a Pordenone e altri comuni della provincia. E’ anche presidente di Snua e amministratore unico di Gea, società che operano nel campo dei rifiuti.
Ebbene, come scrive il Messaggero Veneto, questo signore incassa dalle varie poltrone occupate, circa 240mila euro annui, 20mila euro mensili.
Forse, come dice il consigliere comunale Zanolin, se diminuisse le sue prebende, potrebbero diminuire i costi dell’acqua e dello smaltimento dei rifiuti dei pordenonesi.
Ma c’è un altro caso eclatante in provincia.
Si chiama Mauro Vagaggini.
Questo manager pubblico, scrive sempre il Messaggero Veneto, è presidente dell’Atap, azienda dei trasporti pubblici provinciali. E’ vicepresidente della Bioman, società a capitale pubblico che opera nello smaltimento rifiuti. E’ anche presidente dell’Immobiliare Palmanova ora in liquidazione. E’ consigliere della Snua. Presidente della Stu Makò, naturalmente tutte società a capitale pubblico. Ed infine, è consigliere dell’Apt di Gorizia, azienda dei trasporti provinciali goriziani.
Sicuramente, Vagaggini è un uomo eclettico, riesce a gestire situazioni molto diverse tra loro. Un uomo così, potrebbe fare tutto: l’elettricista, l’idraulico, , l’ingegnere, il panettiere e pure l’economista.
Come riportato dal Messaggero Veneto, il cumulo della indennità di Mauro Vagaggini, grazie a tutte queste poltrone, si avvicina ai 250 - 300mila euro annui, 20 – 25mila euro mensili.
A scanso di equivoci, sono sicuro che i signori Petrangelo e Vagaggini sono manager di grandi qualità.
Ma pure per loro le giornate sono di 24 ore.
Anche loro hanno bisogno di un po’ di riposo.
Anche loro avranno una vita privata.
Mi chiedo: come faranno a fare bene i molteplici impegni cui sono demandati? Sono pagati profumatamente con soldi pubblici, ma visti i numerosi ruoli, forse hanno qualche difficoltà a svolgere in modo adeguato i compiti cui sono stati chiamati.
Ma, se chiedessimo loro perché occupano contemporaneamente così tante poltrone, potrebbero pure risponderci che lo fanno per spirito di servizio. Chissà.
E ora cambio argomento rimanendo comunque in provincia.
Pure questa è una notizia ricavata dal Messaggero Veneto.
Il sindaco di Azzano X° nonchè segretario provinciale della Lega, Bortolotti, è imputato in un processo per peculato. Secondo l’accusa, Bortolotti ha usato il telefono del Comune di cui è sindaco, per fini privati. Nel corso del biennio 2007 – 2008, avrebbe chiamato utenze telefoniche estranee ai suoi compiti istituzionali per una cifra pari a 3.252,77 euro. Quando già il procedimento penale era in corso, Bortolotti indicò al capoufficio del Patrimonio del Comune, le sue telefonate private fatte con l’utenza del municipio ed i conteggi dettero una cifra di circa 2.500 euro che poi Bortolotti versò al comune stesso.
Forse il Nostro pensava in questo modo di chiudere questo brutto affare all’evviva il parroco, a tarallucci e vino.
Ma il reato penale non si estingue restituendo il maltolto.
La sua restituzione non è un alibi, è semplicemente una confessione.
BORTOLOTTI E’ REO CONFESSO DEL REATO DI PECULATO.
Ora mi chiedo: il partito che usa lo slogan “Roma ladrona” non dovrebbe espellere un proprio dirigente, visto che Bortolotti è reo confesso dalle accuse per cui viene processato, anche se sappiamo che per i garantisti a singhiozzo, la legge dice che si è innocenti sino alla sentenza di condanna definitiva.
In un Paese normale un fatto simile avrebbe portato alle dimissioni chiunque occupi un ruolo Istituzionale.
Ma i leghisti sono fatti di una pasta diversa. Sono incollati alla poltrona.
Lo slogan: “Lega poltrona” è il giusto epitaffio per un partito che era nato per cambiare la politica del Paese, ma che nel tempo si è trasformato in un movimento alla ricerca spasmodica di poltrone, e quando ne prendono possesso non si scollano più, come e più dei vecchi mestieranti della prima Repubblica.

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