venerdì 10 febbraio 2012

Testo della mia "L'Isola" a TPN del 9 febbraio 2012

Spesso ci arrabbiamo con questo Stato per i pessimi servizi che riceviamo, dalla Sanità alla Scuola, dalla Giustizia ai Trasporti pubblici e via elencando.
Quando sfogli un giornale, oppure guardi un TG, ti assale un senso di nausea per l’abisso in cui è sprofondato il Paese sia eticamente che socialmente. L’illegalità e le ruberie sono diventate la regola.
Recentemente il governo ha sciolto per infiltrazioni mafiose due consigli comunali della Liguria, Bordighera e Ventimiglia, inimmaginabile fino a qualche anno fa.
In un quadro così desolante, viene da chiedersi quale sia la causa di tutto questo schifo.
Io penso sia il Parlamento, la nostra massima istituzione democratica.
Se il Parlamento è marcio, anche la società in tutte le sue sfaccettature lo è.
Alla Camera e al Senato, i parlamentari pregiudicati, inquisiti, alcuni addirittura inseguiti da mandati di cattura, sono ormai ben oltre il 10%. Una percentuale che pone il nostro Parlamento davanti a quartieri di città come Scampia a Napoli, dove la malavita domina incontrastata.
Dai Scajola, dai Dell’Utri, dai Tedesco, dai Milanese, dai Verdini, dai Brancher, dai Ciarrapico, dai Cosentino e altre decine e decine di deputati e senatori, io non comprerei un’auto usata.
Senza dimenticare il boss dei boss, Berlusconi, del quale è inutile che mi dilunghi troppo.
Chi non ha portato il cervello all’ammasso sa che il Parlamento, in questi anni dominato da PDL e Lega, ha sfornato leggi che hanno depenalizzato i reati di cui Berlusconi era accusato, bloccando con vari lodi e prescrizioni facili i suoi numerosi processi.
Non dovremmo mai dimenticarlo: senza quelle leggi ad personam, il Caimano sarebbe già da tempo ospite nelle patrie galere.
Il Parlamento italiano è un luogo dove ti rubano il cappotto, la pelliccia, l’orologio, il computer.
E’ decisamente un posto insicuro e pericoloso.
E allora viene da chiedersi: perché dovremmo comportarci da cittadini perbene ognuno nel proprio ruolo sociale, quando vediamo i nostri massimi rappresentanti politici protagonisti di certi indecenti spettacoli?
Perché la sanità, la scuola, la giustizia, dovrebbero funzionare ed essere gestiti con correttezza ed onestà, quando la maggioranza della classe politica, a tutti i livelli, è corrotta?
Il pesce puzza sempre dalla testa.
Pensate, nel 2001 negli Stati Uniti, il ministro del Lavoro del Governo Bush, Linda Chavez si è dovuta dimettere per non aver regolarizzato la propria cameriera.
Mentre il ministro della Difesa tedesco, Guttemberg, nel marzo scorso si è dovuto dimettere perché è stato scoperto che anni prima aveva copiato la tesi di dottorato.
Ed in Inghilterra, la scorsa settimana, si è dimesso il ministro dell’Ambiente e dell’Energia, Chris Huhne, perché la moglie, dalla quale sta divorziando, ha raccontato che nel 2003 si era accollata la multa e i punti di penalizzazione sulla patente per eccesso di velocità mentre alla guida era suo marito.
Il ministro aveva mentito e tanto è bastato a farlo dimettere.
Questo avviene nei Paesi civili e democratici.
E da noi, cosa succede nel cortile di casa nostra.
Emblematico il “caso Bortolotti”, sindaco di AzzanoX°, nonché segretario della Lega della provincia di Pordenone.
Mentre la Corte d’Appello di Trieste ha inviato le carte processuali alla Corte Costituzionale perché risolva la querelle in cui Bortolotti è imputato per la famosa multa, rinviando in tal modo la sentenza, il segretario leghista è rimasto incollato sulla sua poltrona di sindaco, minacciando pure un regolamento di conti con chi gli aveva remato contro in questi mesi.
Ma non è tutto.
C’è un altro fatto che coinvolge Bortolotti e che dovrebbe far riflettere i cittadini e non solo gli azzanesi.
Come scrive il Messaggero Veneto, il sindaco di Azzano X° è tutt’ora imputato in un altro processo in cui è accusato di peculato per aver usato l’utenza telefonica del Comune di cui è sindaco, per aver fatto delle chiamate private per un valore di oltre 3mila euro. Quando è stato beccato, ne ha restituite 2.500 al suo Comune, ammettendo implicitamente di aver commesso il reato per cui Bortolotti è reo confesso.
Se il Paese non avesse perso il senso del lecito e dell’illecito, Bortolotti, anziché minacciare rese dei conti, dovrebbe andare a nascondersi e muoversi preferibilmente al buio quando cala la notte.
Perché la questione è semplice: o gli inglesi, gli americani, i tedeschi sono degli stupidi imbecilli ancorati ancora a delle etiche politiche ormai fuori moda, oppure noi italiani stiamo regredendo verso la legge della giungla dove il più forte vince sempre, alla faccia di tutto e di tutti.

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