giovedì 19 aprile 2012

Testo della mia "L'Isola" a TPN del 18 aprile 2012

Siamo in “par condicio” per le elezioni amministrative, per cui non posso parlare di fatti e di personaggi politici. E così questa sera voglio affrontare un mondo poco conosciuto a molti: il mondo finanziario e le sue rendite.
Ad esempio, pochi sanno che la Banca d’Italia è privata.
Così come lo sono le altre banche centrali europee inclusa la BCE, la Banca Centrale Europea che controlla l’euro.
Anche la famosa Federal Reserve, la Banca Centrale Americana, non è affato federale, anch’essa è privata. Azionisti sono alcune delle più famose banche d’affari del mondo tra cui, la Rothschild Bank di Londra e la Goldman Sachs di New York. Queste a loro volta sono anche azioniste di molte banche centrali degli Stati europei e con il sistema delle scatole cinesi, sono dunque proprietarie pure della BCE. Insomma il patrimonio finanziario del mondo è nelle mani di pochissimi privati ai quali è conferito per legge un potere sovranazionale, cosa di per se illegittima negli Stati democratici ove la Costituzione, come quella italiana, afferma che la sovranità appartiene al popolo. Come scrive il Sole 24 ore, 300 famiglie gestiscono il 50% del valore finanziario mondiale.
Come vi ho appena accennato, la Banca d’Italia non è per nulla la “Banca d’Italia” ossia degli italiani, ma è una banca privata. I soci maggiori sono: Intesa S.Paolo – Unicredit – Assicurazioni Generali – Cassa di risparmio di Bologna – l’INPS e poi, con quote minori, altre 16 società tra banche e assicurazioni. Ricordo che il compito della Banca d’Italia è di controllare le banche nel Paese, per cui siamo all’assurdo che il controllore e il controllato sono gli stessi soggetti.
Gli Stati dell’eurozona, come abbiamo visto, non sono più sovrani della propria moneta e pertanto sono costretti ad indebitarsi con banchieri privati, i quali a loro volta vengono finanziati dalla BCE ad un tasso dell’1% e poi, come nel caso nostro, la Banca d’Italia finanzierà il debito dello Stato acquistando i BOT ad una media del 5% di interessi, guadagnando e sistemando i loro bilanci facendoli pagare ai cittadini.
E’ grottesco, ma è la realtà.
La crisi mondiale scoppiata dalla bolla finanziaria americana nel 2008, era l’occasione per i singoli Stati e anche per Unione Europea, di mettere le proprie banche centrali sotto il controllo statale.
Purtroppo i grandi finanzieri hanno vinto ancora una volta e la politica, cioè noi dato che siamo in democrazia, abbiamo perso.
Nessun Stato si è dotato di regole per governare un sistema finanziario incontrollabile.
Se poi assomiamo al mondo bancario anche le agenzie di rating, il cerchio si chiude.
Moody’s – Standard & Poor’s - Fitch , sono le tre maggiori società del mondo che eseguono ricerche finanziarie sulle attività delle imprese private e statali.
Danno i voti sulla solvibilità finanziaria degli Stati.
Ma anche loro sono private. Tra i loro azionisti ci sono le grandi banche d’affari, i fondi d’investimento. Ad esempio il maggior azionista di Moody’s è il multimiliardario americano Warren Buffett.
E allora e facile porsi una domanda: se con i loro voti determinano la vita o la morte anche di Stati, vedi la Grecia, la Spagna e anche l’Italia per stare nell’attualità, viene da chiedersi se non ci sia un clamoroso conflitto di interessi visto che i loro azionisti operano nei mercati borsistici?
E’ chiaro che ho fatto dei semplici esempi scolastici, ma la realtà è questa.
Il mondo finanziario mondiale è gestito da poche famiglie che attraverso il sistema bancario e le agenzia di rating, decidono le sorti di miliardi di individui.
Il caso Argentina di qualche decennio fa è esemplare.
In Argentina non era finito il pane. Non sono morte tutte le mandrie. Non si è verificata una invasione biblica di cavallette, e nemmeno una supercatastrofe ambientale. Semplicemente non c’era più liquidità.
Gli gnomi che gestiscono le sorti economiche del pianeta avevano deciso di chiudere i rubinetti dei prestiti e visto che nessuno comperava i suoi BOT l’Argentina è stata fatta fallire.
Ma la storia non finisce qui.

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