giovedì 3 maggio 2012
Testo della mia "L'Isola" a TPN del 2 maggio 2012
Dal luglio dello scorso anno è cominciata un’offensiva speculativa verso i titoli di Stato di alcuni Paesi dell’eurozona, tra cui l’Italia.
Anche a causa di questa crisi, Monti, a novembre, è subentrato a Berlusconi alla giuda di un governo formato da tecnici, che poi ha varato i provvedimenti economici di lacrime e sangue che tutti conosciamo.
Altra data da ricordare: il 2 marzo del 2012.
Quel giorno l’Unione Europea guidata dal duo Merkel-Sarkosy, ha deciso di fissare dei paletti sul debito pubblico di tutti gli Stati membri attraverso un trattato di stabilità, di coordinamento e di governance dell’Unione, sia economica che monetaria.
Questa convenzione è nota come FISCAL COMPACT e contiene una serie di norme che saranno poi vincolanti per gli Stati firmatari.
Questo trattato andrà in vigore il 1° GENNAIO 2013, se a quella data almeno 12 Paesi dell’eurozona l’avranno ratificato.
Ad oggi l’hanno già fatto 4 Stati.
Ma, e questo è il nostro problema, cosa comporterebbe per il nostro Paese la ratifica di questo trattato europeo?
L’Italia si dovrebbe impegnare ad inserire nella Costituzione, l’obbligo di tenere il deficit sostanzialmente in equilibrio.
Si potrà sgarrare al massimo per uno 0,5% rispetto al PIL e se il deficit dovesse superare questa soglia, scatterebbero immediatamente pesanti sanzioni di tipo economico.
Se pensiamo che attualmente il patto di stabilità ti permette un’oscillazione del 3%, significa che questo trattato in futuro ci richiederà un maggior rigore e quindi sicuri tagli alla spesa pubblica e forse, dio non voglia, nuove tasse.
Ma le notizie cattive non sono finite.
La misura secondo me più distruttiva per noi è racchiusa nell’articolo 4 del trattato, quando parla del rapporto tra debito pubblico e PIL.
Questo articolo obbliga gli Stati che hanno un debito pubblico superiore al 60%, a rientrare in questo parametro in 20 anni. Per cui noi che abbiamo un mostruoso debito superiore ormai al 120% del PIL, in 20 anni dovremmo dimezzarlo.
In soldoni questo vuol dire che, dovremmo abbatterlo di circa 1000 miliardi, per cui i governi dei prossimi vent’anni dovranno fare una finanziaria annuale di 50 miliardi solo per rientrare nei parametri richiesti dal Fiscal Compact europeo.
E’ evidente che questi numeri raccontano una follia.
Chi pagherà tutto questo?
Dove si troveranno questi soldi per far quadrare i conti?
Fin’ora sono state tagliate le pensioni, aumentate le accise sui carburanti, istituita la nuova IMU.
Ma lo scenario che ho tracciato sommariamente, appare ben più grave e ancora più duro.
Mi chiedo: chi può essere autorizzato ad assumere decisioni di questa portata che incideranno per parecchi anni sulla pelle dei cittadini?
Secondo me, non è democratico lasciare ad un governo tecnico ed ad una maggioranza parlamentare delegittimata e a fine legislatura scelte che influiranno così pesantemente sul futuro nostro e dei nostri figli.
Io penso che per assumere decisioni simili si dovrebbero coinvolgere i cittadini, o con nuove elezioni politiche, oppure con un referendum consultativo spiegando con chiarezza ai cittadini cosa si andrebbe a ratificare.
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