giovedì 10 maggio 2012
Testo della mia "L'Isola" a TPN del 9 maggio 2012
Questa sera toccherò un tema che esce dai miei soliti argomenti, ma che credo sarà utile a molti.
Vi parlerò di inquinamento da fumo di tabacco.
Una ricerca svolta dall’Istituto dei Tumori di Milano, uno dei più importanti istituti di ricerca italiani, ha dato un risultato sorprendente: il fumo di tabacco è la fonte più rilevante di inquinamento negli spazi chiusi. Ad esempio, fumare in auto equivale produrre il pericoloso particolato Pm 2,5 in concentrazioni 30 volte superiori ai limiti di legge.
Pochi avrebbero immaginato che una sigaretta accesa producesse una concentrazione di polveri sottili di oltre 400 microgrammi al metro cubo.
Come la quantità di carbonio organico in un’area aperta in cui si fuma superi di 40 volte la media rilevata a pochi metri di distanza, per cui il fumo passivo costituisce una delle maggiori fonti di “intossicazioni” per i nostro polmoni.
Molto di più dello smog da auto perché il fumo di tabacco è costituito da due componenti principali: la parte inalata e filtrata dai polmoni del fumatore e quella direttamente legata alla combustione del tabacco e della carta, in cui si riscontrano soprattutto diossido di azoto, nicotina, benzopirene, formaldeide, alte dosi di particolato e altre graziose sostanze chimiche.
Secondo i chimici della R.J. Reynolds Tobacco, la seconda azienda americana produttrice di tabacco, le sigarette contengono più di 4.000 sostanze chimiche di cui circa 50 sono sicuramente cancerogene.
Il fumo negli ambienti chiusi aumenta sensibilmente la concentrazione di monossido di carbonio, particolato sospeso respirabile e numerose altre sostanze tossiche. Ed ha una caratteristica: persiste straordinariamente nell’ambiente e per essere disperso deve essere ventilato a lungo, altrimenti rimane in sospensione per molti giorni.
I dati scientifici sono stati ottenuti posizionando all’esterno dell’Istituto dei Tumori di Milano una piccola cabina di plastica trasparente. All’interno è stato posizionato un rilevatore che misura le polveri sottili, quello che calcola il grado di inquinamento in città. All’interno della cabina è stata fatta entrare una Harley Davidson, modello 883, una delle moto più inquinanti al mondo. Con l’acceleratore premuto al massimo, si è fatto espellere alla moto quanto più gas di scarico possibile che veniva poi rilevato dai sensori. L’aria di Milano, come sappiamo, è molto inquinata e contiene normalmente circa 170 micron di Pm 10, le cosiddette polveri sottili. Dopo 2 minuti con la moto a tutto gas, i sensori hanno captato un aumento di inquinamento fino a 250 micron.
La moto poi è stata fatta uscire e dopo aver arieggiato ben bene la cabina, è entrata una ragazza che ha acceso una sigaretta e l’ha fumata per 2 minuti.
Il risultato è stato sconvolgente: l’aria nella cabina era 3 volte più irrespirabile.
Il livello di inquinamento rilevato dai sensori è stato di 700 micron, ma solo perché questi sofisticati strumenti non sono programmati per andare oltre.
Questa ricerca dice con chiarezza e certezza che il fumo da sigarette inquina più dello smog da auto, e che il fumo passivo costituisce un pericolo non solo nei luoghi chiusi ma anche in quelli aperti.
Da qui la necessità di realizzare degli spazi aperti nelle città rigorosamente no-smoking.
E permettetemi, adesso che comincia l’estate, sarebbe bene vietare il fumo nelle spiagge, oltre che per i motivi legati alla salute pubblica, anche per bloccare il malcostume di molti di lasciare i mozziconi di sigaretta sulla sabbia.
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento