giovedì 21 giugno 2012

Testo della mia "L'Isola" a TPN del 20 giugno 2012

Ecco un paio di esempi di come certa vecchia classe politica, gente che da oltre trent’anni sta abbarbicata alla poltrona di un potere che nel tempo ha creato un’incolmabile distanza dai normali cittadini.


Il primo. Su carta intestata del Senato, Gasparri, capogruppo berlusconiano al Senato, ha scritto ai vigili urbani di Roma per farsi togliere delle multe per aver viaggiato lui e pure la moglie sulle Zone a Traffico Limitato, con l’auto di famiglia senza aver rinnovato il permesso.

Gasparri che abita nel centro storico di Roma, a giustificazione del mancato rinnovo, ha precisato che “l’autovettura oggetto delle contravvenzioni era temporaneamente sprovvista dell’autorizzazione al transito che non mi è stato possibile rinnovare tempestivamente a causa dei continui e ripetuti impegni in diverse parti d’Italia correlati al mio mandato istituzionale”.

Poi quando viene contattato al telefono da un giornalista del “Fatto” aggiunge: “I residenti hanno un permesso che viene rinnovato con scadenze anomale, tipo ogni tre anni, quindi non è come l’assicurazione, o il bollo, quando scade non c’è neanche un avviso al titolare. Mia moglie non l’ha rinnovato, può capitare, e quindi, in attesa di pagare ho fatto ricorso”.

Due sono le osservazioni che si possono fare su questo comportamento. Chiunque possegga un’auto sa che deve pagare il bollo e nessuno lo avvisa quando scade e se ritardi anche di un solo giorno dalla scadenza, devi pagare una sanzione e relativi interessi. Questo lo sanno tutti i cittadini normali e quando si dimenticano di farlo ne subiscono le conseguenze e devono pagare senza fiatare.

Poi Gasparri si contraddice quando afferma al giornalista che la moglie si è dimenticata di rinnovare il permesso. Ma allora perché scrive tutta quella pappardella in cui spiega che il suo ruolo instituzionale è così impegnativo che non gli lascia neanche il tempo per chiedere questo rinnovo e poi afferma che è sua moglie che si è dimenticata.

Ma poi è l’incipit iniziale della missiva inviata ai vigili urbani romani che la dice lunga sulla distanza abissale che esiste tra il cittadino e questi vecchi arnesi politici. Ecco come si presenta il nostro eroe su carta intestata del Senato:

Io sottoscritto sen. Maurizio Gasparri, Presidente del Gruppo Parlamentare “Il Popolo della Libertà” presso il Senato della Repubblica ….” eccetera, eccetera.

E tutto maiuscolo, ci manca solo un bel: LEI NON SA CHI SONO IO, e il cerchio si chiude.

E ora il caso Lusi.

Due ore fa, il Senato a maggioranza ha detto SI all’arresto, chiesto dalla magistratura romana, dell’ex tesoriere della Margherita Lusi, accusato di aver sottratto 23 milioni di euro dalle casse dell’ex partito di Rutelli.

La settimana scorsa anche la maggioranza della Giunta per le autorizzazioni aveva votato per l’arresto di questo senatore, mentre il relatore della stessa Giunta, il senatore di Martignacco, Ferruccio Saro, era contrario.

Interpellato poi da Repubblica, Saro ha negato che ci siano pericoli di fuga o di reiterazione del reato da parte di Lusi, e che poi sono due dei tre casi in cui il giudice può chiedere la carcerazione preventiva.

Il terzo è quando esiste il pericolo che l’imputato inquini le prove.

Poi sempre Ferruccio Saro, ha aggiunto che nelle carte inviate dal giudice, NON ha intravisto il “FUMUS PERSECUTIONIS”, cioè, non ha trovato nessun INDIZIO DI PERSECUZIONE da parte del giudice che ha emesso il mandato d’arresto.

Perciò siamo in presenza di una illegalità patente.

Perché è il giudice che decide se esistono i presupposti per arrestare un imputato, sia esso parlamentare oppure un semplice cittadino.

I parlamentari sono tenuti a controllare solo se ci sia un’eventuale persecuzione del giudice che chiede l’arresto.

E COME LO STESSO SARO HA AMMESSO, NEL CASO DI LUSI NON C’E’ NESSUNA PERSECUZIONE GIUDIZIARIA.

E allora è chiaro che Ferruccio Saro, ha debordato dai suoi compiti.

Si è arrogato un diritto che non gli spettava.

Questo fatto ci indica ancora una volta che buona parte della Casta si sente al di sopra delle leggi cui i comuni cittadini devono sottostare.

Per loro, a quanto pare, rimane sempre valida la frase attribuita al marchese del Grillo, quando si rivolgeva al popolino (scusandomi per la volgarità): IO SO’ IO E VOI NON SIETE UN CAZZO!



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