venerdì 29 giugno 2012

Testo della mia "L'Isola" a TPN del 27 giungno 2012

Il titolo di questa “Isola” potrebbe essere: Abroghiamo i fatti, tanto non servono.


Infatti, anziché interrogarsi su ciò che sta emergendo dalle intercettazioni telefoniche tra l’ex ministro Mancino e la residenza del presidente della Repubblica, la stragrande maggioranza dei media e della classe politica, si rivolta contro i pochi giornali e quei pochissimi politici che chiedono sia fatta piena luce sulle stragi di mafia avvenute in Italia nei primi anni novanta.

Grazie, ripeto, alle intercettazioni, pare si stia lentamente diradando quella nebbia creata ad arte da personaggi che occupano ancora posti di comando nel Paese, coprendo comportamenti omertosi e complici di chi in questi lunghi anni sapeva, ma ha taciuto quando negli anni 1992/93, gli anni delle stragi mafiose, ci sono state delle trattative fra uomini delle Istituzione e uomini della mafia siciliana.

Pezzi di Stato che hanno cercato accordi con questa malavita organizzata.

E chi aveva ruoli di primo piano nel governo di allora, ora si trova, grazie alle indagini della procura palermitana, a dover rispondere su quanto avvenuto quando Cosa Nostra sfidò l’Italia, commissionando stragi in cui trovarono la morte decine di donne, uomini, persino bambini.

Le intercettazioni telefoniche ci dicono che l’ex ministro dell’Interno di allora, Mancino, ha chiesto aiuto attraverso diversi colloqui telefonici al consigliere giuridico di Napolitano, Loris D’Ambrosio, e pare, addirittura, che ci siano state due chiamate in cui Mancino parla direttamente con lo stesso presidente della Repubblica per metterlo al corrente delle sue paure.

E perché Mancino chiede aiuto al Quirinale con tanta insistenza?

Perché è indagato dai Pm di Palermo in quanto ritengono abbia dato una falsa testimonianza quando è stato interrogato su questa immonda trattativa tra lo Stato e la Mafia siciliana. Una testimonianza che diverge da quella rilasciata dall’altro ex ministro di allora chiamato a testimoniare, l’ex Guardasigilli Martelli.

E visto che le deposizioni di Mancino e di Martelli divergono clamorosamente, i Pm vogliono metterli a confronto, un confronto che Mancino evidentemente teme.

E così i magistrati palermitani hanno chiesto e ottenuto dal giudice di poter intercettare le sue utenze telefoniche, scoprendo così le insistite chiamate col consigliere giuridico di Napolitano, D’Ambrosio, nelle quali emerge chiaramente che Mancino ha una paura folle di sostenere un confronto con Martelli davanti ai Pm.

Dalle intercettazioni viene fuori un quadro di rapporti amicali tra Mancino e il magistrato D’Ambrosio. L’ex ministro lo chiama affettuosamente “guagliò”.

D’Ambrosio riferisce a Mancino di aver parlato della questione con Napolitano.

Di aver coinvolto i più alti gradi della magistratura.

Di aver suggerito al Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, di trovare un appiglio giuridico per togliere l’inchiesta ai Pm palermitani che si stanno avvicinando ai santa sanctorum dei Palazzi del potere e che hanno permesso per vent’anni che alcuni uomini delle Istituzioni rimanessero impuniti.

D’Ambrosio suggerisce addirittura a Mancino di incontrare segretamente Martelli per concordare una linea comune coi Pm, cosa di per se inconsueta per usare un eufemismo.

Insomma ciò che emerge è uno squarcio di un mondo non proprio cristallino.

E di tutto questo cattivo odore che sta venendo a galla, solo pochi media ne parlano oggettivamente rimanendo ai fatti. Nel mondo politico, solo Antonio Di Pietro chiede venga fatta chiarezza su quel buio, tragico periodo storico della nostra Repubblica senza guardare in faccia a nessuno, nemmeno se si trattasse del presidente della Repubblica.

Mentre la stragrande maggioranza dei media e dei politici, fanno quadrato attorno a Napolitano, come per creargli un cordone sanitario, neanche fosse imperatore per volere di Dio.

Come spesso succede in questa povera italietta, si guarda il dito che indica e non la Luna.

E poi i soliti sepolcri imbiancati se la prendono con le intercettazioni telefoniche.

Per la prima volta, lo stesso Napolitano sollecita una legge che le regolamenti in modo più stringente.

Invece di essere grati a questo strumento investigativo, per l’ennesima volta il Parlamento più squalificato e squalificante della nostra storia repubblicana, cerca di bloccarlo.

Ma questo sarà l’argomento di una prossima “Isola”.

















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