Appena insediato il nuovo governo Monti, il ministro Fornero ha fatto una riforma pensionistica, allungando i tempi di riscossione e bloccando la rivalutazione inflazionistica per una buona parte di esse.
Da questa riforma è nata anche la querelle sugli esodati, ovvero di coloro che erano vicini alla quiescenza e ora rischiano di non ricevere per degli anni, né uno stipendio né una pensione.
Com’è facile intuire, questi lavoratori erano titolari di un diritto acquisito con l’avvallo dello Stato.
Durante la discussione in Parlamento sulla famosa “spending review”, il pidiellino Guido Crosetto aveva presentato un emendamento per mettere un tetto alle “pensioni d’oro” dei manager pubblici, ma è stato ritirato dopo insistenti pressioni da parte del governo e degli stessi suoi colleghi.
L’emendamento prevedeva che le pensioni “erogate in base al sistema retributivo, non possono superare i 6.000 euro netti mensili”. Nel caso in cui la pensione è cumulata con altri trattamenti pensionistici pubblici, “l’ammontare totale non può superare i 10.000 euro netti mensili”.
Era l’occasione per marcare la differenza tra diritti acquisiti e privilegi acquisiti, anche se personalmente abbasserei di molto i tetti pensionistici previsti da Crosetto.
Ma comunque, era sempre un inizio.
Quando ci si trova in una crisi finanziaria ed economica difficilissima come quella che stiamo attraversando, prima si devono tagliare i privilegi poi, eventualmente, gli altri diritti, mentre la Fornero ha fatto esattamente il contrario.
Abbiamo esempi di pensioni d’oro che definire privilegi sembra quasi una presa in giro, personalmente li chiamo FURTI LEGALIZZATI.
In Italia, diverse migliaia di boiardi di Stato ricevono pensioni di importi di varie decine di migliaia di euro mensili, da rimanere sbigottiti.
E poi gli scandali, perché secondo me di questo si tratta, della Sicilia.
La Sicilia è l’unica regione in Italia in cui i dipendenti regionali fruiscono ancora di pensioni baby.
Grazie ad una legge voluta dall’ex governatore Totò Cuffaro, ora ospite delle patrie galere per mafia, il dipendente regionale che accudisce un genitore in difficoltà, può andare in quiescenza dopo 25 anni di contributi per l’uomo e 20 per la donna.
Dal 2003 al 2010, oltre 1000 dipendenti regionali siciliani hanno approfittato di questa legge.
C’è poi il caso clamoroso di cui vi ho già parlato in un’altra “Isola”, dell’ex segretario generale della regione Sicilia, Pier Carmelo Russo. Questo signore se n’è andato in pensione a 47 anni per accudire l’anziano papà ammalato. L’importo della sua pensione è di 6.462 netti al mese.
Ma, subito dopo essere andato in quiescenza, il nostro baldo quarantasettenne è stato nominato assessore regionale con una indennità di circa 300.000 euro annui e vari altri benefit.
E allora mi domando: ma se è andato in pensione con la “legge Cuffaro” per accudire il padre gravemente ammalato, come avrà fatto ad assisterlo con gli impegni gravosi che immagino abbia un assessore regionale?
Mi chiedo: QUESTO COMPORTAMENTO E’ LEGALE?
Poi c’è l’altro caso, anche questo salito dalla Sicilia agli “onori” (si fa per dire) della cronaca nazionale.
Felice Crosta, al vertice dell’Agenzia dei rifiuti della regione Sicilia, è andato in pensione con mezzo milione di euro l’anno, 41.600 euro mensili che fanno 1.369 euro di pensione al giorno. Anche questo scandalo nasce da un’altra legge regionale approvata nella stagione d’oro (si fa sempre per dire) di Totò Cuffaro.
Inoltre, per non farsi mancare nulla, a questo Felice Crosta è stata erogata un’indennità di fine rapporto (la buonuscita), di un altro milione e mezzo, sempre soldi pubblici presi dalle nostre tasse.
Insomma, se il governo Monti vuole essere credibile deve sfrondare questa fitta boscaglia fatta di privilegi che assomigliano sempre più a rapine vere e proprie ai danni dei contribuenti, prima di toccare dei diritti acquisiti ai cittadini normali.
Personalmente non faccio un ragionamento di Nord e Sud come farebbe un leghista qualsiasi.
La cloaca che sta emergendo nella sanità lombarda, regione simbolo del Nord, sta li a testimoniarlo.
Se la legge fosse uguale per tutti, non credo che Formigoni sarebbe ancora governatore della Lombardia, forse sarebbe ospite in qualche struttura statale con le inferriate alle finestre.
In conclusione, se questo Paese vuole uscire da questa drammatica situazione economica, sociale e civile in cui è immerso fino ai capelli, deve eliminare tutte quelle nicchie, quelle sovrastrutture costruite negli anni dove si nascondono dei privilegi che comunque non dovrebbero essere mai ammissibili, ma che in questo momento SONO ASSOLUTAMENTE INACCETTABILI.
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