venerdì 17 agosto 2012

Dichiarazione del sen. Li Gotti (IDV) su Monti

INTERCETTAZIONI. LI GOTTI (IDV): DA MONTI PAROLE GRAVISSIME, DELEGITTIMA PROCURA PALERMO

“E' veramente grave che il prof. Monti definisca un abuso le intercettazioni occasionali che hanno riguardato il Capo dello Stato”. Lo afferma il senatore Luigi Li Gotti, responsabile Giustizia dell'Italia dei Valori, che aggiunge: “Dovrebbe sapere il prof. Monti che qualificare quale abusiva l'attività intercettativa del telefono di Mancino, che si trovò a parlare delle sue questioni processuali con il Capo dello Stato, equivale a dire che la Procura di Palermo avrebbe commesso un reato. Farebbe bene il presidente del Consiglio a dismettere la sua aria professorale e ispirata dall'alto e andare a scuola di diritto dal suo Ministro della Giustizia, per farsi spiegare cosa sia l'intercettazione indiretta e occasionale. Poiché, però, è ragionevole pensare che il professore Monti, in una materia così tecnica abbia, prima di parlare, chiesto doverosi lumi, vorrà dire che, consapevolmente, ha voluto attaccare la magistratura palermitana per delegittimarla. Si tratta, quindi, di un fatto gravissimo che si colloca, oggettivamente e a buon titolo, in quell'area grigia tanto gradita alla mafia. Il prof. Monti non si rende conto, o se ne rende conto troppo bene, di scherzare con il fuoco, sul crinale insidiosissimo della lotta al crimine organizzato e, nel caso specifico, delle indagini sulle stragi e sulla trattativa Stato-mafia. Dobbiamo, inoltre, ritenere che la sortita del presidente del Consiglio, con specifico riferimento alle telefonate Mancino-Napolitano nasconda la consapevolezza e conoscenza del contenuto grave e scottante delle dette telefonate. Gli italiani devono sapere perché tanto attivismo. Sono telefonate scottanti? Sono telefonate il cui contenuto farebbe arrossire qualcuno? Sono telefonate il cui contenuto, potrebbe costringere qualcuno a chiedere scusa al popolo italiano? Non lo sappiamo ma l'iperattivismo, ora anche di Monti, ci fa pensare questo. C'è da fare una sola cosa: nell'interesse supremo della Repubblica, venga reso noto il contenuto di quelle conversazioni. Noi – conclude Li Gotti - dobbiamo sapere se chi ci rappresenta ne è degno”.

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