Nell'Isola
della scorsa settimana, ho parlato dei tanti privilegi che il governo
Monti non ha scalfito, mentre calpestava i diritti di quei cittadini
che, come ho già detto altre volte, non hanno santi in paradiso.
Il
Paese è ormai diviso in caste che si tengono stretti i loro
privilegi.
Questa
sera voglio parlare di una: quella militare.
Queste
notizie le ho ricavate, da un'inchiesta pubblicata da Repubblica.
Avviso
per chi ha uno stomaco ulceroso, di astenersi dal seguire questa
“Isola”, perché l'argomento potrebbe peggiorare il suo quadro
clinico.
Attualmente
le nostre Forze Armate, contano 425 generali per 178mila militari.
Per
fare un paragone, gli Stati Uniti con l'esercito più potente del
mondo, hanno 900 generali che comandano 1milione e 408mila uomini.
Noi
abbiamo 1 generale ogni 418 militari mentre gli USA ne hanno 1 ogni
1564. Per cui Italia batte USA 4 a 1
Per
farla breve, siamo al paradosso che CI SONO PIÙ COMANDANTI CHE
COMANDATI, infatti gli ufficiali e sottufficiali sono 94mila mentre
la truppa è formata da 84mila unità.
E
poi gli stipendi degli alti papaveri militari.
Ad
esempio il generale capo di Stato Maggiore e i tre capi di Stato
maggiore dell'Esercito, dell'Aeronautica e della Marina, incassano
uno stipendio di oltre 480mila euro l'anno.
L'emolumento
del comandante generale dei Carabinieri, Leonardo Galitelli, è di
462mila euro sempre all'anno.
Mentre
il segretario generale della Difesa, De Bortolis, ne riceve 451mila.
Sono
tutti stipendi che superano abbondantemente la cifra di 294mila euro
che incassa il primo Presidente della Cassazione, indicato nel
“Decreto salva-Italia” come tetto per gli stipendi dei dipendenti
pubblici.
Naturalmente
questi generali si spostano con l'auto di servizio e relativo
autista.
E
a questo proposito è giusto ricordare che l'anno scorso l'ex
ministro della Difesa, La Russa, ha acquistato per questi alti
ufficiali, 19 Maserati blindate ad un costo di circa 150mila euro
cadauna.
Quando
poi questi signori si congedano, ricevono una liquidazione che sfiora
il milione di euro e una pensione da 15mila euro netti mensili!!
Poi
abbiamo i cappellani militari.
Questi
preti sono inquadrati come ufficiali e svolgono la loro attività
pastorale
nelle caserme.
L'ordinario
militare, il loro comandante, è equiparato ad un generale di
brigata. Mentre il suo vice, il cancelliere e l'economo, sono tenenti
colonnello.
I
cappellani e i loro capi costano annualmente 10 milioni di euro, più
altri 7 per pagare i loro pensionati che mediamente percepiscono una
pensione di 43mila euro all'anno.
L'attuale
presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Angelo Bagnasco,
riceve una pensione un po' inferiore alle 4mila euro mensili dal
ministero della Difesa, per essere stato Ordinario militare dal
2003 al 2006, e a 63 anni, con appena 3 anni di contributi, ha
ottenuto questa pensione.
Ma
c'è anche un altro privilegio che ha resistito ai tagli di Monti: è
la prassi che promuove al grado superiore i graduati prima del
congedo, ovviamente seguita da un aumento di stipendio che farà poi
lievitare anche la loro pensione.
Da
questi pochi fatti si comprende che nelle nostre forze armate
resistono privilegi che sono fuori da ogni senso logico.
Certamente,
l'attuale ministro della Difesa ammiraglio Di Paola, non mi pare sia
l'uomo adatto per dare una sforbiciata a questi privilegi che
personalmente trovo scandalosi.
Di
Paola e' un uomo di primissimo piano di questa casta militare e
sicuramente NON HA NESSUNA VOGLIA di cambiare la situazione attuale.
Ma
c'è anche un particolare che mi fa incazzare, se possibile, ancora
di più. Quando il ministro Fornero ha fatto quella riforma delle
pensioni che conosciamo, il ministro Di Paola ha dichiarato che i
tagli al bilancio e la riforma pensionistica erano necessari,
dimenticandosi di dire, povero smemorato, che lui incassa una
pensione di 314mila euro annua lorda e che ora, naturalmente, somma
all'indennità di ministro.
Quando
sentiamo lodare il governo Monti per il lavoro fin qui svolto, non
dimentichiamoci questi fatti e quelli che vi ho esposto sono solo una
minima parte.
Monti
e il suo governo, avevano la possibilità di tagliare questi
insopportabili privilegi.
Ma
non lo ha fatto!
Ha
fatto invece pesare il risanamento della finanza pubblica, SE DI
RISANAMENTO SI TRATTA, a quel 90% di popolazione che
possiede
il 50% della ricchezza italiana, LASCIANDO INTATTO QUEL 10% DI
PRIVILEGIATI, DI BOIARDI DI STATO E QUELLA RAZZA PADRONA CHE POSSIEDE
IL RESTANTE 50% DELLA RICCHEZZA NAZIONALE.
E
allora diamoci una svegliata prima che sia troppo tardi!
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