A
4 anni dal salvataggio dell'Alitalia, siamo di nuovo punto e a capo.
La
nostra ex compagnia di bandiera è di nuovo vicina al fallimento.
NONOSTANTE
I 4 MILIARDI DEL 2008 CHE I CONTRIBUENTI ITALIANI HANNO SBORSATO,
grazie alla demagogia di Berlusconi e Tremonti, l'Alitalia si sta
dibattendo nuovamente in una crisi gravissima.
Sicuramente,
non tutti ricordano la genesi di questa operazione berlusconiana che
definire demenziale è voler usare un eufemismo.
Tutto
comincia quando l'Air France fa un'offerta d'acquisto dell'Alitalia
al governo italiano, presieduto allora da Prodi.
L'offerta
era molto allettante: la compagnia francese avrebbe pagato la nostra
compagnia di bandiera 2,4 miliardi di euro, accollandosi tutti i suoi
debiti e garantendo anche il mantenimento occupazionale.
Prodi
era favorevole alla cessione conoscendo le grosse difficoltà
gestionali e finanziarie cui si dibatteva la società.
Nel
frattempo, però, il governo Prodi cadde e furono indette nuove
elezioni.
E
qui iniziano le disgrazie per le nostre tasche di contribuenti.
Berlusconi
in piena campagna elettorale dichiarò che non si doveva vendere
l'Alitalia ai francesi.
Che
si doveva mantenere l'italianità della nostra compagnia di bandiera
a tutti i costi.
Il
ministro Tremonti, con le lacrime che gli rigavano le gote, cianciava
che quando era all'estero e vedeva sugli aerei dell'Alitalia il
tricolore, si commuoveva.
Insomma
populismo e demagogia elettorale sparse a piene mani.
Fatto
è che il governo Prodi dimissionario, bloccò la trattativa con Air
France lasciando la risoluzione del problema a colui che sarebbe
arrivato dopo, cioè a Berlusconi che, com'era nelle
previsioni, vinse quelle elezioni.
Appena
insediato, il satrapo arcoriano fece ciò che aveva promesso o meglio
MINACCIATO: dette mandato all'attuale ministro Passera, allora AD di
Intesa S.Paolo, di promuovere una cordata che rilevasse la compagnia
di bandiera.
Alitalia
venne quindi spacchettata, divisa in due società: la Good company,
ovvero la polpa, che venne acquisita dalla cordata guidata da
Passera, e la Bad company, le ossa, i debiti che furono affibbiati a
noi contribuenti.
Furono
messi in cassa integrazione speciale per 7 anni, 7mila dipendenti.
Insomma,
ci vennero caricati sul groppone circa 4 miliardi di euro, mica
bruscolini.
La
nuova Alitalia senza debiti venne acquistata dai cosiddetti “capitani
coraggiosi” guidati da Roberto Colaninno, per un 1 miliardo 160
milioni di euro.
Air
France, comunque, acquistò il 25% delle azioni e divenne il maggior
azionista.
Il
secondo è Riva, quello dell'Ilva di Taranto, poi Benetton, la stessa
banca di Passera, Intesa S.Paolo e altri ancora con quote minori.
E
così arriviamo ai giorni nostri.
Dopo
4 anni dalla sua nuova vita, Alitalia perde ancora 630mila euro al
giorno.
In
cassa ha poca liquidità e probabilmente necessita di una nuova
ricapitalizzazione.
Infatti,
le perdite di questi anni hanno bruciato due terzi del capitale
investito.
Mentre
il prossimo 12 gennaio scade il vincolo del “lock –
up”, cioè dal 12 gennaio i “capitani coraggiosi”, i
soci della nuova Alitalia, potranno vendere le loro quote.
E'
chiaro che molti venderanno le loro azioni anche a prezzi stracciati
pur di non ricapitalizzare l'Alitalia, cioè mettere mano nuovamente
al portafoglio per non far fallire la compagnia.
Per
cui è molto probabile che Air France si porti via per un piatto di
lenticchie, la nostra ex compagnia di bandiera, quella che faceva
lacrimare Tremonti e Berlusconi voleva mantenerne l'italianità.
PROBABILMENTE
VERRÀ ACQUISITA DALLA COMPAGNIA FRANCESE AD UN PREZZO DIECI VOLTE
INFERIORE RISPETTO ALL'OFFERTA DEL 2008.
E
così, per usare un linguaggio forbito, noi italiani in questa
operazione siamo usciti cornuti e mazziati.
Perchè
se Alitalia non dovesse finire in una compagnia aerea che abbia i
numeri, la capacità di stare in un mercato internazionale difficile
ed in evoluzione come quello del trasporto aereo, dovrebbe
ridiventare pubblica ovvero, riacquistata dallo Stato italiano,
rinazionalizzata.
Un
vero capolavoro all'incontrario
E
chi non ha foderato gli occhi di mortadella e non è in malafede, sa
chi è il principale artefice di questo buco miliardario.
Ma
i reggi microfono che negli ultimi 15 giorni lo hanno avuto ospite
per ore e ore in tanti programmi radio televisivi, ovviamente senza
contraddittorio visto che davanti avevano degli pseudo giornalisti,
nessuno ha chiesto conto al satrapo di Arcore di questa vaccata,
perché di questo si tratta.
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