venerdì 28 dicembre 2012

Testo della mia "L'Isola" a TPN del 27 dicembre 2012

-->
A 4 anni dal salvataggio dell'Alitalia, siamo di nuovo punto e a capo.
La nostra ex compagnia di bandiera è di nuovo vicina al fallimento.
NONOSTANTE I 4 MILIARDI DEL 2008 CHE I CONTRIBUENTI ITALIANI HANNO SBORSATO, grazie alla demagogia di Berlusconi e Tremonti, l'Alitalia si sta dibattendo nuovamente in una crisi gravissima.
Sicuramente, non tutti ricordano la genesi di questa operazione berlusconiana che definire demenziale è voler usare un eufemismo.
Tutto comincia quando l'Air France fa un'offerta d'acquisto dell'Alitalia al governo italiano, presieduto allora da Prodi.
L'offerta era molto allettante: la compagnia francese avrebbe pagato la nostra compagnia di bandiera 2,4 miliardi di euro, accollandosi tutti i suoi debiti e garantendo anche il mantenimento occupazionale.
Prodi era favorevole alla cessione conoscendo le grosse difficoltà gestionali e finanziarie cui si dibatteva la società.
Nel frattempo, però, il governo Prodi cadde e furono indette nuove elezioni.
E qui iniziano le disgrazie per le nostre tasche di contribuenti.
Berlusconi in piena campagna elettorale dichiarò che non si doveva vendere l'Alitalia ai francesi.
Che si doveva mantenere l'italianità della nostra compagnia di bandiera a tutti i costi.
Il ministro Tremonti, con le lacrime che gli rigavano le gote, cianciava che quando era all'estero e vedeva sugli aerei dell'Alitalia il tricolore, si commuoveva.
Insomma populismo e demagogia elettorale sparse a piene mani.
Fatto è che il governo Prodi dimissionario, bloccò la trattativa con  Air France lasciando la risoluzione del problema a colui che sarebbe arrivato dopo, cioè a Berlusconi che, com'era nelle previsioni, vinse quelle elezioni.
Appena insediato, il satrapo arcoriano fece ciò che aveva promesso o meglio MINACCIATO: dette mandato all'attuale ministro Passera, allora AD di Intesa S.Paolo, di promuovere una cordata che rilevasse la compagnia di bandiera.
Alitalia venne quindi spacchettata, divisa in due società: la Good company, ovvero la polpa, che venne acquisita dalla cordata guidata da Passera, e la Bad company, le ossa, i debiti che furono affibbiati a noi contribuenti.
Furono messi in cassa integrazione speciale per 7 anni, 7mila dipendenti.
Insomma, ci vennero caricati sul groppone circa 4 miliardi di euro, mica bruscolini.
La nuova Alitalia senza debiti venne acquistata dai cosiddetti “capitani coraggiosi” guidati da Roberto Colaninno, per un 1 miliardo 160 milioni di euro.
Air France, comunque, acquistò il 25% delle azioni e divenne il maggior azionista.
Il secondo è Riva, quello dell'Ilva di Taranto, poi Benetton, la stessa banca di Passera, Intesa S.Paolo e altri ancora con quote minori.
E così arriviamo ai giorni nostri.
Dopo 4 anni dalla sua nuova vita, Alitalia perde ancora 630mila euro al giorno.
In cassa ha poca liquidità e probabilmente necessita di una nuova ricapitalizzazione.
Infatti, le perdite di questi anni hanno bruciato due terzi del capitale investito.
Mentre il prossimo 12 gennaio scade il vincolo del “lock – up”, cioè dal 12 gennaio i “capitani coraggiosi”, i soci della nuova Alitalia, potranno vendere le loro quote.
E' chiaro che molti venderanno le loro azioni anche a prezzi stracciati pur di non ricapitalizzare l'Alitalia, cioè mettere mano nuovamente al portafoglio per non far fallire la compagnia.
Per cui è molto probabile che Air France si porti via per un piatto di lenticchie, la nostra ex compagnia di bandiera, quella che faceva lacrimare Tremonti e Berlusconi voleva mantenerne l'italianità.
PROBABILMENTE VERRÀ ACQUISITA DALLA COMPAGNIA FRANCESE AD UN PREZZO DIECI VOLTE INFERIORE RISPETTO ALL'OFFERTA DEL 2008.
E così, per usare un linguaggio forbito, noi italiani in questa operazione siamo usciti cornuti e mazziati.
Perchè se Alitalia non dovesse finire in una compagnia aerea che abbia i numeri, la capacità di stare in un mercato internazionale difficile ed in evoluzione come quello del trasporto aereo, dovrebbe ridiventare pubblica ovvero, riacquistata dallo Stato italiano, rinazionalizzata.
Un vero capolavoro all'incontrario
E chi non ha foderato gli occhi di mortadella e non è in malafede, sa chi è il principale artefice di questo buco miliardario.
Ma i reggi microfono che negli ultimi 15 giorni lo hanno avuto ospite per ore e ore in tanti programmi radio televisivi, ovviamente senza contraddittorio visto che davanti avevano degli pseudo giornalisti, nessuno ha chiesto conto al satrapo di Arcore di questa vaccata, perché di questo si tratta.

Nessun commento: