venerdì 7 dicembre 2012

Testo della mia "L'Isola" a TPN del 5 dicembre 2012


Il Servizio Sanitario Nazionale potrebbe non essere garantito se non si individuano nuove modalità di finanziamento”.
Questa dichiarazione del presidente del Consiglio Monti, ha fatto scorrere un brivido lungo la schiena a molti.
Se l'italiano non è un optional, questa dichiarazione dice con chiarezza che i finanziamenti pubblici alla Sanità potrebbero diminuire, mentre dovranno aumentare i finanziamenti privati per mantenere gli attuali LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza, per cui, secondo quanto espresso da Monti, è molto probabile che nel prossimo futuro la nostra Sanità sarà una Sanità mista, una parte pubblica e una parte privata.
Poi, Monti, come un Berlusconi qualsiasi, smentisce se stesso dicendo:
Affermare la necessità di rendere il Sistema Sanitario Nazionale pienamente sostenibile, non ha nulla a che vedere con la logica della privatizzazione”.
Mentre il ministro della Sanità, Balduzzi, risponde che la “querelle” è nata per un “travisamento mediatico”.
Che ipocrisie! Che furbizie da politica politicante.
La realtà è una sola: in futuro la Sanità avrà meno finanziamenti dallo Stato e quindi dovrà rivolgersi a finanziatori privati.
E per capire meglio, ripeto la dichiarazione di Monti: “Il Servizio Sanitario Nazionale potrebbe non essere garantito se non si individuano nuove modalità di finanziamento”.
Mi pare chiaro come il Sole.
Monti intendeva dire che la nostra salute in un prossimo futuro sarà garantita solo se entreranno finanziamenti privati, altro che “travisamenti mediatici”.
E ora sentite questo racconto.
Il dott. Francesco Medici è un chirurgo di 50 anni. Lavora al Pronto Soccorso del S. Camillo di Roma, struttura pubblica con 850 posti letto.
Recentemente è stato ospite della trasmissione “Servizio pubblico” di Santoro.
Il suo intervento ha mostrato un quadro della sanità pubblica davvero desolante.
Ha detto senza tanti giri di parole, che il pronto soccorso dove lavora è come essere in guerra; con barelle ovunque che non ti permettono quasi di muoverti.
Il dott. Medici dice che è arrivato al Pronto Soccorso del S.Camillo nel 2003, quando il problema della carenza di posti letto non esisteva.
Ora, invece, devono lasciare i pazienti nelle barelle anche per diversi giorni in attesa che si liberi un posto nei reparti.
Uomini e donne, giovani e vecchi, ammassati in squallidi stanzoni, con la privacy che va a farsi benedire.
Questa grave situazione è dovuta al taglio di 350 posti letto fatti in questi anni al S.Camillo.
Gli operatori sanitari sono pure sotto organico e hanno grosse difficoltà a coprire i turni per cui lavorano a ritmi pazzeschi, con le conseguenze che possiamo immaginare.
Continua sempre il dott. Medici: tagliano 18mila posti letto, ma promettono di mantenere inalterata l'assistenza, grazie alla nuova legge che impone ai medici di famiglia una disponibilità di 24 ore su 24.
Ma questa legge non è finanziata. Per fare i poliambulatori territoriali che dovrebbero decongestionare i Pronto Soccorso, servirebbe un miliardo di euro che non c'è.
Infatti, nella legge viene spesso ricordato che tutto questo deve essere fatto senza “oneri aggiuntivi”.
COME VEDETE LA SITUAZIONE NEL “PIANETA SANITÀ” È MOLTO GRAVE.
Noi cittadini dobbiamo vigilare affinché la Sanità pubblica venga salvaguardata.
Non dobbiamo fare i boccaloni che bevono tutto ciò che ci propinano.
Potrebbero portarci via alla chetichella uno di quei DIRITTI SANCITI DALLA NOSTRA COSTITUZIONE: IL DIRITTO ALLA SALUTE.
Ne è una prova tangibile quello che sta avvenendo da noi qui a Pordenone con il nuovo ospedale.
Sono passati quasi 5 anni da quando Tondo, appena eletto presidente, rinunciò al progetto di Illy, che prevedeva il recupero dell'attuale ospedale di via Montereale con la costruzione di due nuovi padiglioni, sostituendolo con un altro che prevede una struttura tutta nuova in Comina.
Da allora si sono prodotte solo una montagna di chiacchiere.
Ma le risorse continuano a non esserci!!
Lo Stato non sgancia un euro.
La Regione, non va oltre ai 150milioni già stanziati. E con quei milioni si potrebbe a malapena finanziare il 50% del costo totale dell'opera che dovrebbe aggirarsi, con annessi e connessi, sui 300milioni di euro.
Per cui sono necessari dei finanziatori privati attraverso il”project financing”, la finanza di progetto per circa 150 milioni di euro.
Soldi privati che dovranno naturalmente garantire un reddito a chi investe
il proprio denaro.
E in che modo si possono garantire questi guadagni?
E' molto semplice: appaltando nel nuovo nosocomio, dei servizi anche sanitari a questi finanziatori privati, come già avviene nel nuovo ospedale di Mestre costruito con questo tipo di finanziamento?
Se dovesse finire così, come si potrebbe chiamare tutto questo se non una privatizzazione della Sanità pubblica?
Comunque, la “favola” dell'ospedale nuovo in Comina sarà l'argomento di una prossima “Isola”.



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