“Il
Servizio Sanitario Nazionale potrebbe non essere garantito se non si
individuano nuove modalità di finanziamento”.
Questa
dichiarazione del presidente del Consiglio Monti, ha fatto scorrere
un brivido lungo la schiena a molti.
Se
l'italiano non è un optional, questa dichiarazione dice con
chiarezza che i finanziamenti pubblici alla Sanità potrebbero
diminuire, mentre dovranno aumentare i finanziamenti privati per
mantenere gli attuali LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza, per
cui, secondo quanto espresso da Monti, è molto probabile che nel
prossimo futuro la nostra Sanità sarà una Sanità mista, una parte
pubblica e una parte privata.
Poi,
Monti, come un Berlusconi qualsiasi, smentisce se stesso
dicendo:
“Affermare
la necessità di rendere il Sistema Sanitario Nazionale pienamente
sostenibile, non ha nulla a che vedere con la logica della
privatizzazione”.
Mentre
il ministro della Sanità, Balduzzi, risponde che la “querelle” è
nata per un “travisamento mediatico”.
Che
ipocrisie! Che furbizie da politica politicante.
La
realtà è una sola: in futuro la Sanità avrà meno finanziamenti
dallo Stato e quindi dovrà rivolgersi a finanziatori privati.
E
per capire meglio, ripeto la dichiarazione di Monti: “Il
Servizio Sanitario Nazionale potrebbe non essere garantito se non si
individuano nuove modalità di finanziamento”.
Mi
pare chiaro come il Sole.
Monti
intendeva dire che la nostra salute in un prossimo futuro sarà
garantita solo se entreranno finanziamenti privati, altro che
“travisamenti mediatici”.
E
ora sentite questo racconto.
Il
dott. Francesco Medici è un chirurgo di 50 anni. Lavora al Pronto
Soccorso del S. Camillo di Roma, struttura pubblica con 850 posti
letto.
Recentemente
è stato ospite della trasmissione “Servizio pubblico” di
Santoro.
Il
suo intervento ha mostrato un quadro della sanità pubblica davvero
desolante.
Ha
detto senza tanti giri di parole, che il pronto soccorso dove
lavora è come essere in guerra; con barelle ovunque che non ti
permettono quasi di muoverti.
Il
dott. Medici dice che è arrivato al Pronto Soccorso del S.Camillo
nel 2003, quando il problema della carenza di posti letto non
esisteva.
Ora,
invece, devono lasciare i pazienti nelle barelle anche per diversi
giorni in attesa che si liberi un posto nei reparti.
Uomini
e donne, giovani e vecchi, ammassati in squallidi stanzoni, con la
privacy che va a farsi benedire.
Questa
grave situazione è dovuta al taglio di 350 posti letto fatti in
questi anni al S.Camillo.
Gli
operatori sanitari sono pure sotto organico e hanno grosse difficoltà
a coprire i turni per cui lavorano a ritmi pazzeschi, con le
conseguenze che possiamo immaginare.
Continua
sempre il dott. Medici: tagliano 18mila posti letto, ma promettono di
mantenere inalterata l'assistenza, grazie alla nuova legge che impone
ai medici di famiglia una disponibilità di 24 ore su 24.
Ma
questa legge non è finanziata. Per fare i poliambulatori
territoriali che dovrebbero decongestionare i Pronto Soccorso,
servirebbe un miliardo di euro che non c'è.
Infatti,
nella legge viene spesso ricordato che tutto questo deve essere fatto
senza “oneri aggiuntivi”.
COME
VEDETE LA SITUAZIONE NEL “PIANETA SANITÀ” È MOLTO GRAVE.
Noi
cittadini dobbiamo vigilare affinché la Sanità pubblica venga
salvaguardata.
Non
dobbiamo fare i boccaloni che bevono tutto ciò che ci propinano.
Potrebbero
portarci via alla chetichella uno di quei DIRITTI SANCITI DALLA
NOSTRA COSTITUZIONE: IL DIRITTO ALLA SALUTE.
Ne
è una prova tangibile quello che sta avvenendo da noi qui a
Pordenone con il nuovo ospedale.
Sono
passati quasi 5 anni da quando Tondo, appena eletto presidente,
rinunciò al progetto di Illy, che prevedeva il recupero dell'attuale
ospedale di via Montereale con la costruzione di due nuovi
padiglioni, sostituendolo con un altro che prevede una struttura
tutta nuova in Comina.
Da
allora si sono prodotte solo una montagna di chiacchiere.
Ma
le risorse continuano a non esserci!!
Lo
Stato non sgancia un euro.
La
Regione, non va oltre ai 150milioni già stanziati. E con quei
milioni si potrebbe a malapena finanziare il 50% del costo totale
dell'opera che dovrebbe aggirarsi, con annessi e connessi, sui
300milioni di euro.
Per
cui sono necessari dei finanziatori privati attraverso il”project
financing”, la finanza di progetto per circa 150 milioni di euro.
Soldi
privati che dovranno naturalmente garantire un reddito a chi investe
il
proprio denaro.
E
in che modo si possono garantire questi guadagni?
E'
molto semplice: appaltando nel nuovo nosocomio, dei servizi anche
sanitari a questi finanziatori privati, come già avviene nel nuovo
ospedale di Mestre costruito con questo tipo di finanziamento?
Se
dovesse finire così, come si potrebbe chiamare tutto questo se non
una privatizzazione della Sanità pubblica?
Comunque,
la “favola” dell'ospedale nuovo in Comina sarà l'argomento di
una prossima “Isola”.
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