JORGE
“PEPE” MUJICA, ha 77 anni. Dal 2010 è presidente dell'Uruguay.
Ha trascorso 15 anni della sua vita nelle prigioni del suo Paese, per
essersi opposto alla dittatura militare: era uno dei capi dei
guerriglieri Tupamaros col nome di battaglia: “PEPE”.
Anche
dopo la sua elezione a presidente della Repubblica, ha scelto di
vivere nella sua modesta casa contadina a pochi chilometri dalla
capitale Montevideo. Come auto blu usa un suo vecchio maggiolino VW.
Del
suo appannaggio da presidente di 12mila dollari mensili, ne tiene per
se solo 800 e il rimanente lo devolve ai poveri.
Questo
sera voglio leggervi il suo discorso pronunciato al summit del G20,
tenuto a Rio in Brasile nel giugno scorso. Molti lo hanno definito,
il miglior discorso politico degli ultimi anni.
Ecco
il testo.
“A
tutte le autorità qui presenti da ogni latitudine e organismi,
grazie mille. Grazie al popolo del Brasile e alla sua signora
presidente. Grazie per la buona fede che sicuramente hanno
manifestato tutti gli oratori che mi hanno preceduto. Con la presente
esprimiamo la nostra più intima volontà di governanti, di aderire a
tutti gli accordi che questa povera umanità potrà sottoscrivere.
Ma
mi si permetta di fare qualche domanda a voce alta…Tutto il
pomeriggio si è parlato di sviluppo sostenibile, di togliere enormi
masse di persone dalla povertà…
Ma
cos’è che ci passa realmente per la testa?
Il
modello di sviluppo e consumo attuale è quello delle società
ricche.
Mi
domando: cosa succederebbe a questo pianeta se gli (indios) Hindu
avessero la stessa proporzione di auto per famiglia che hanno i
tedeschi?
Quanto
ossigeno ci resterebbe ancora per poter respirare?
Più
chiaramente: il mondo oggi ha la potenzialità materiale per
rendere possibile che sette, otto miliardi di persone possano avere
lo stesso grado di consumo e di spreco che hanno le più opulente
società occidentali?
Sarà
possibile?
O
un giorno dovremo fare un altro tipo di discussione?
Perché
abbiamo creato una civiltà, quella in cui siamo, figlia del mercato,
figlia della concorrenza e che ha prodotto un progresso materiale
portentoso ed esplosivo.
Però
quello che era economia di mercato ha creato società di mercato!
E ci ha prodotto questa globalizzazione, che significa guardare a
tutto il pianeta!
Ma
stiamo governando la globalizzazione o è la globalizzazione che
governa noi?
È POSSIBILE PARLARE DI SOLIDARIETÀ E
“CHE SIAMO TUTTI UNITI”, IN UN'ECONOMIA BASATA SULLA CONCORRENZA
SPIETATA? Fin dove arriva la nostra fratellanza?
Non
lo dico per negare l’importanza di questo evento.
No!
È il contrario!
La
sfida che abbiamo davanti è di una portata di carattere colossale e
la grande crisi…non è ecologica, è politica!
OGGI
L'UOMO NON GOVERNA LE FORZE CHE HA SCATENATO, PERCHÈ LE
FORZE CHE HA SCATENATO, GOVERNANO L'UOMO.... E LA SUA VITA!
Perché
non veniamo sul pianeta per svilupparci in termini generali.
Veniamo
alla vita cercando di essere FELICI.
Perché
la vita è corta e ci va via. E nessun bene vale quanto la vita, e
questo è elementare.
Però
se la vita mi sfugge, lavorando e lavorando per consumare di più, è
la società di consumo che la guida!
Perché,
in definitiva, se si paralizza il consumo, si ferma l’economia.
E
se si ferma l’economia, si profila il fantasma della stagnazione.
Però
è questo iper-consumo che sta assalendo il pianeta!
E
per generare questo iper-consumo si costruiscono cose che durano
poco, perché si deve vendere tanto. E una lampadina elettrica non
può durare per più di 1000 ore accesa. Ma ci sono lampadine che
possono durare 100mila, 200mila ore! Però queste non si possono
fare!
Perché
il problema è il mercato, perché dobbiamo lavorare…e abbiamo una
civiltà di usa e getta!
Siamo
in un circolo vizioso!
E
questi sono problemi di carattere politico, che ci stanno dicendo di
iniziare a lottare per un’altra cultura.
Non
si tratta di regredire all’uomo delle caverne, né di fare un
“monumento dell’arretratezza”.
È
che non possiamo indefinitivamente continuare ad esser governati dal
mercato, ma dobbiamo governare il mercato!
Per
questo dico che il problema è di carattere politico.
I
pensatori antichi, Epicuro, Seneca e gli (indios) Aymara definivano
che: Povero non è chi possiede poco, ma veramente povero è chi
necessita infinitamente tanto, e desidera....., e desidera sempre più.
Questa
è una questione di carattere culturale. Quindi, saluto lo sforzo e
gli accordi che si fanno. E li rispetterò come governante.
Anche
se so che alcune delle cose che sto dicendo “stridono” in questa
assemblea, dobbiamo però renderci conto che la crisi dell’acqua,
la crisi dell’aggressione ambientale non è una causa.
La
causa è il modello di civiltà che abbiamo costruito.
Ciò
che dobbiamo rivedere è il nostro modo di vivere.
Perché?
Appartengo
a un piccolo Paese, molto ben dotato di risorse naturali per vivere.
Nel mio Paese ci sono 3 milioni di abitanti, 3 milioni e 200. Però
ci sono 13 milioni di vacche tra le migliori del mondo e 8-10 milioni
di ovini stupendi. Quasi il 90% del suo territorio è una pianura
utilizzabile. Il mio Paese è esportatore di cibo, di latticini, di
carne.
I
miei compagni lavoratori lottarono molto per avere le 8 ore di lavoro
giornaliere e ora stanno ottenendo le 6 ore! Però chi ottiene 6 ore,
ora fa due lavori pertanto lavora più di prima. Perché? Perché
deve pagare un mucchio di rate: del motorino che ha
comperato…dell’automobile che ha comprato.
E
quando arrivi ad estinguere le rate, sei un vecchio reumatico come
me e la vita gli va via!
È
QUESTO IL DESTINO DELLA VITA UMANA?
Queste
cose sono molto elementari: lo sviluppo non può essere
contro la felicità! Deve essere a favore della felicità umana!
Dell’amore!
Della
terra!
Delle
relazioni umane!
Nel
prendersi cura dei figli!
Di
avere amici!
Perché
questo è il tesoro più importante che abbiamo. Quando lottiamo per
l’ambiente, il primo elemento dell’ambiente si chiama: la
felicità umana.
Grazie
Ed
noi diciamo grazie a te, presidente “Pepe” Mujica, per queste
sagge parole.
Nessun commento:
Posta un commento