giovedì 17 gennaio 2013

Testo della mia "L'Isola" a TPN del 16 gennaio 2013


JORGE “PEPE” MUJICA, ha 77 anni. Dal 2010 è presidente dell'Uruguay. Ha trascorso 15 anni della sua vita nelle prigioni del suo Paese, per essersi opposto alla dittatura militare: era uno dei capi dei guerriglieri Tupamaros col nome di battaglia: “PEPE”. 
Anche dopo la sua elezione a presidente della Repubblica, ha scelto di vivere nella sua modesta casa contadina a pochi chilometri dalla capitale Montevideo. Come auto blu usa un suo vecchio maggiolino VW.
Del suo appannaggio da presidente di 12mila dollari mensili, ne tiene per se solo 800 e il rimanente lo devolve ai poveri.
Questo sera voglio leggervi il suo discorso pronunciato al summit del G20, tenuto a Rio in Brasile nel giugno scorso. Molti lo hanno definito, il miglior discorso politico degli ultimi anni.
Ecco il testo.
A tutte le autorità qui presenti da ogni latitudine e organismi, grazie mille. Grazie al popolo del Brasile e alla sua signora presidente. Grazie per la buona fede che sicuramente hanno manifestato tutti gli oratori che mi hanno preceduto. Con la presente esprimiamo la nostra più intima volontà di governanti, di aderire a tutti gli accordi che questa povera umanità potrà sottoscrivere.
Ma mi si permetta di fare qualche domanda a voce alta…Tutto il pomeriggio si è parlato di sviluppo sostenibile, di togliere enormi masse di persone dalla povertà…
Ma cos’è che ci passa realmente per la testa?
Il modello di sviluppo e consumo attuale è quello delle società ricche.
Mi domando: cosa succederebbe a questo pianeta se gli (indios) Hindu avessero la stessa proporzione di auto per famiglia che hanno i tedeschi?
Quanto ossigeno ci resterebbe ancora per poter respirare?
Più chiaramente: il mondo oggi ha la potenzialità materiale per rendere possibile che sette, otto miliardi di persone possano avere lo stesso grado di consumo e di spreco che hanno le più opulente società occidentali?
Sarà possibile?
O un giorno dovremo fare un altro tipo di discussione?
Perché abbiamo creato una civiltà, quella in cui siamo, figlia del mercato, figlia della concorrenza e che ha prodotto un progresso materiale portentoso ed esplosivo.
Però quello che era economia di mercato ha creato società di mercato! E ci ha prodotto questa globalizzazione, che significa guardare a tutto il pianeta!
Ma stiamo governando la globalizzazione o è la globalizzazione che governa noi?  
È POSSIBILE PARLARE DI SOLIDARIETÀ E “CHE SIAMO TUTTI UNITI”, IN UN'ECONOMIA BASATA SULLA CONCORRENZA SPIETATA? Fin dove arriva la nostra fratellanza?
Non lo dico per negare l’importanza di questo evento.
No! È il contrario!
La sfida che abbiamo davanti è di una portata di carattere colossale e la grande crisi…non è ecologica, è politica!
OGGI L'UOMO NON GOVERNA LE FORZE CHE HA SCATENATO, PERCHÈ LE FORZE CHE HA SCATENATO, GOVERNANO L'UOMO.... E LA SUA VITA!
Perché non veniamo sul pianeta per svilupparci in termini generali.
Veniamo alla vita cercando di essere FELICI.
Perché la vita è corta e ci va via. E nessun bene vale quanto la vita, e questo è elementare.
Però se la vita mi sfugge, lavorando e lavorando per consumare di più, è la società di consumo che la guida!
Perché, in definitiva, se si paralizza il consumo, si ferma l’economia.
E se si ferma l’economia, si profila il fantasma della stagnazione.
Però è questo iper-consumo che sta assalendo il pianeta!
E per generare questo iper-consumo si costruiscono cose che durano poco, perché si deve vendere tanto. E una lampadina elettrica non può durare per più di 1000 ore accesa. Ma ci sono lampadine che possono durare 100mila, 200mila ore! Però queste non si possono fare!
Perché il problema è il mercato, perché dobbiamo lavorare…e abbiamo una civiltà di usa e getta!
Siamo in un circolo vizioso!
E questi sono problemi di carattere politico, che ci stanno dicendo di iniziare a lottare per un’altra cultura.
Non si tratta di regredire all’uomo delle caverne, né di fare un “monumento dell’arretratezza”.
È che non possiamo indefinitivamente continuare ad esser governati dal mercato, ma dobbiamo governare il mercato!
Per questo dico che il problema è di carattere politico.
I pensatori antichi, Epicuro, Seneca e gli (indios) Aymara definivano che: Povero non è chi possiede poco, ma veramente povero è chi necessita infinitamente tanto, e desidera....., e desidera sempre più.
Questa è una questione di carattere culturale. Quindi, saluto lo sforzo e gli accordi che si fanno. E li rispetterò come governante.
Anche se so che alcune delle cose che sto dicendo “stridono” in questa assemblea, dobbiamo però renderci conto che la crisi dell’acqua, la crisi dell’aggressione ambientale non è una causa.
La causa è il modello di civiltà che abbiamo costruito.
Ciò che dobbiamo rivedere è il nostro modo di vivere.
Perché?
Appartengo a un piccolo Paese, molto ben dotato di risorse naturali per vivere. Nel mio Paese ci sono 3 milioni di abitanti, 3 milioni e 200. Però ci sono 13 milioni di vacche tra le migliori del mondo e 8-10 milioni di ovini stupendi. Quasi il 90% del suo territorio è una pianura utilizzabile. Il mio Paese è esportatore di cibo, di latticini, di carne.
I miei compagni lavoratori lottarono molto per avere le 8 ore di lavoro giornaliere e ora stanno ottenendo le 6 ore! Però chi ottiene 6 ore, ora fa due lavori pertanto lavora più di prima. Perché? Perché deve pagare un mucchio di rate: del motorino che ha comperato…dell’automobile che ha comprato.
E quando arrivi ad estinguere le rate, sei un vecchio reumatico come me e la vita gli va via!
È QUESTO IL DESTINO DELLA VITA UMANA?
Queste cose sono molto elementari: lo sviluppo non può essere contro la felicità! Deve essere a favore della felicità umana!
Dell’amore!
Della terra!
Delle relazioni umane!
Nel prendersi cura dei figli!
Di avere amici!
Perché questo è il tesoro più importante che abbiamo. Quando lottiamo per l’ambiente, il primo elemento dell’ambiente si chiama: la felicità umana.
Grazie
Ed noi diciamo grazie a te, presidente “Pepe” Mujica, per queste sagge parole.

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