Sono
stato in vacanza per una decina di giorni in Giordania, senza
giornali, né internet, né telegiornali, per cui non avevo notizie
sugli ultimi fatti di casa nostra.
Una
sera, però, mentre mia moglie si preparava per scendere al
ristorante, ho acceso la Tv in camera e facendo zapping, tra i tanti
canali internazionali, ne ho trovato uno della Rai.
Con
mia grande sorpresa, ho visto Brunetta alla Camera che inveiva
paonazzo con le vene del collo ingrossate contro la presidente della
Camera, Boldrini.
La
accusava di non aver difeso e preso le distanze da coloro che
contestavano la manifestazione organizzata a Brescia dal PDL a
sostegno di Berlusconi.
Brunetta,
capogruppo del PDL alla Camera, in pratica esigeva che la Boldrini
desse la sua solidarietà al PDL e stigmatizzasse i contestatori che
a suo parere appartenevano al Movimento 5 Stelle ed a SEL.
La
Boldrini, con la consueta classe, gli ha risposto che la presidente
della Camera in questi casi non può e non deve prendere posizione,
perché il suo ruolo istituzionale gli impone di stare fuori dai
giochi politici.
E
così, rientrato in Italia, ho voluto informarmi su questa
manifestazione bresciana e l'ho trovata di una gravità sconcertante.
Direi, incredibile.
Un
ministro dell'Interno, nonché vice presidente del Consiglio che in
un comizio si scaglia contro la Pm Bocassini, rea di rispettare la
Costituzione che vuole tutti i cittadini uguali di fronte alla legge,
è un fatto che non è azzardato definire golpista.
Infatti
la nostra Carta Costituzionale assegna tre poteri autonomi tra loro:
il potere esecutivo, (cioè il governo), il legislativo, (cioè il
Parlamento) e il giudiziario e quando uno dei tre poteri attenta
all'altro, la nostra democrazia va in sofferenza.
Salta
uno dei perni su cui si regge uno Stato di diritto.
Un
fatto eversivo sul quale dovrebbe intervenire il presidente della
Repubblica.
Ma
in questo caso, Napolitano, solitamente molto loquace, non ha battuto
ciglio.
Serve
ricordare che chi tace su questi attentati alla democrazia diventa di
fatto un suo complice.
Ma
ora vado al cuore del problema: i guai giudiziari di Berlusconi.
Sono
da tempo convinto che, e lo avevo sottolineato anche nell'ultima
“L'Isola”,
saranno i processi al Caimano a decidere la fine di questo
sgangherato governo.
I
segnali sono ormai chiarissimi.
Sulla
rete ammiraglia di Mediaset, Canale 5, mentre il processo è ancora
in corso, è stato trasmessa in prima serata una fiction sul
“processo Ruby”, in cui l'imputato Berlusconi, veniva dipinto
come un uomo perseguitato dalla Procura e dal Tribunale di Milano.
Un
servizio televisivo degno della Corea del Nord.
Un
chiaro esempio di come si costruisce il consenso.
In
questo programma, rovesciando la logica, i fatti e le prove, il
Caimano viene presentato come un uomo perseguitato da dei magistrati
politicizzati, in primis, dalla Pm Bocassini, mentre lui, povero
caro, è puro come un giglio.
Un
esempio sulle tante menzogne usate da Canale 5 in questo programma,
sono le 2500 udienze processuali che lui avrebbe subito negli ultimi
vent'anni.
E
allora facciamo i conti della serva.
20
anni sono poco più di 1000 settimane.
Se
le 2500 udienze fossero un dato vero, questo significherebbe che
Berlusconi in questi vent'anni ha subito una media di 2 udienze e
mezzo alla settimana, feste comandate comprese.
Ma
andiamo!! Vi sembra credibile?
Intanto,
le sue televisioni continuano a mandare in onda la manifestazione di
Brescia, in cui un maggiordomo berlusconiano nonché ministro degli
Interni, difende l'indifendibile.
In
un qualsiasi Paese democratico, una condanna in appello a 4 anni per
frode fiscale e l'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni,
avrebbe fatto scomparire dall'agone politico e non solo, il
personaggio condannato.
Converrete
con me che sarebbe inimmaginabile una tale situazione in Paesi come
la Francia, l'Inghilterra, gli Stati Uniti o la Germania.
Mentre
in questo nostro derelitto Paese, questo satrapo viene fatto passare
addirittura per uno statista, grazie ad un'informazione fatta di
servi sempre pronti a servire il padrone.
E
tutto questo a causa di quel conflitto di interessi che nessuno di
quei signori che stanno al governo con lui, ha mai voluto risolverlo.
Insomma,
mentre l'Italia affonda, il nostro mondo politico è impegnato a
salvare la “roba” e dal carcere, Berlusconi.
Ecco
un dato: da quando Napolitano e il PD hanno resuscitato politicamente
il Caimano, il titolo Mediaset è volato in Borsa di oltre il 50%.
Questo
risultato vorrà pur dir qualcosa.
E
così mentre milioni di cittadini stanno provando la povertà,
Berlusconi, grazie a questa fogna politica, sta aumentando anche il
proprio patrimonio.
Chiudo
invitando chi ancora crede alle sue menzogne ma non è complice del
berlusconismo per degli interessi personali, di aprire gli occhi.
Il
nostro Paese sta affondando.
Se
le persone perbene si rendessero finalmente conto del grave pericolo
che sta correndo il Paese, forse ci sarebbe ancora qualche
possibilità di salvarlo.
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