venerdì 6 settembre 2013

Testo della mia "L'Isola" a TPN del 4 settembre 2013


Testo che non ho potuto esporre nella mia "Isola", perché Di Meo mi ha invitato a partecipare alla nuova rubrica "La Gabbia"all'interno del TG di mercoledì scorso.


Il governo dice che ha tolto l'IMU sulla prima casa.
Molti non ci credono e dicono: cambierà solo il nome.
Eppure per mesi non si è parlato d'altro, naturalmente sempre dopo i problemi giudiziari del Caimano.
Ma se il bilancio dello Stato va in crisi per 3 / 4 miliardi, cosa succederà nei prossimi anni quando l'Italia dovrà onorare gli accordi ben più onerosi presi con l'Unione Europea?
Ad esempio solo per il MES (il Fondo Salva Stati) siamo impegnati a contribuire per la modica somma di 125 miliardi di euro in 5 anni.
Mentre nel 2014 partirà il “Fiscal Compact”, un accordo che ci costringe a rientrare nei parametri europei con il nostro debito pubblico portandolo in vent'anni sotto il 60% (ora è oltre il 130%), con un costo annuo previsto di circa 50 miliardi.
Per cui dal 2014 in poi, dovremo trovare 80 - 100 miliardi extra.
E tutto questo mentre alcuni nostri politicanti ci stanno dicendo che grazie ai 3 / 4 miliardi dell'abolizione dell'IMU, partirà la ripresa.
E' un modo di intortare i cittadini da veri cialtroni.
Al nostro Paese servirebbero, come l'aria che respiriamo, dei veri statisti.
Perché come disse di De Gasperi: uno statista guarda alle prossime generazioni, mentre un politico guarda alle prossime elezioni.
Il governo Monti ha eseguito gli ordini che venivano dalla Germania e dalla BCE per ridurre il debito pubblico, massacrando l'Italia con manovre lacrime e sangue come la riforma sulla pensioni e gli aumenti delle tasse.
Risultato: il debito durante i 17 mesi del governo Monti è aumentato di circa 130 miliardi, passando dai 1912 del novembre del 2011, ai 2042 dell'aprile 2013.
Un completo disastro.
Io non sono un economista, ma se togli dalle tasche dei cittadini già in grande difficoltà dei soldi con nuove gabelle per rimpinguare le esauste casse dello Stato, è chiaro anche ad un profano che questa terapia farà morire il malato Italia di inedia.
L'Italia, lo dice l'OCSE, sarà l'unico tra i grandi paesi del G7 che chiuderà il 2013 con un PIL negativo dell'1.8%.
Ci stiamo avvicinando pericolosamente alla situazione greca.
Se continuassero le misure di austerità che impone la Germania e la BCE, io penso, e i segnali sono ben visibili, verrebbero spazzate via le conquiste sociali degli ultimi cinquant'anni, con un ulteriore
abbassamento della capacità d'acquisto dei salari e delle pensioni, ed un arretramento dei diritti complessivi.
Per cui, seguendo questa strada, l'Italia e gli italiani sarebbero spacciati.
E quindi cosa fare?
Con l'entrata in vigore dell'euro, molti pensavano, tra cui chi vi parla, che la nuova moneta avrebbe dato una spinta per una unificazione anche politica con la nascita degli Stati Uniti d'Europa.
Purtroppo aver imposto l'euro prima che ci fossero concrete prospettive di unione politica, è stato un clamoroso errore di valutazione.
Sotto questo aspetto, l'euro è stato un fallimento totale.
Per cui il nostro Paese è ad un bivio: continuare ad accettare i diktat della Germania e della BCE che ci stanno portando alla rovina, alla miseria, oppure scegliere un nuovo percorso.
Per dirla chiaramente: o l'Unione Europea cambia registro, sposa la crescita allargando le maglie, oppure, e non è più una bestemmia, il nostro Paese deve valutare la possibilità di uscire dall'euro.
Proprio così, uscire dall'eurozona.
Intendiamoci, l'euro era, ed è tutt'ora un'ottima intuizione e per l'Italia è stato una boccata d'ossigeno.
Grazie alla nuova divisa, abbiamo pagato per anni tassi d'interessi più bassi.
Ma in quegli anni di relativa abbondanza, la nostra classe politica ha continuato a scialare anziché mettere mano a riforme vere che ci mettessero alla pari con gli altri grandi paesi dell'Unione Europea.
Comunque, sia quel che sia, occorre affrontare il problema, valutare bene i pro e i contro per il bene dell'Italia, discutendone senza falsi estetismi e tabù.
Ed ora un chiarimento.
Nell'ultima “Isola” ho parlato della questione immigrati e del reato di clandestinità cui sono contrario e che ha scatenato una canea.
Avrei potuto dire ciò che molti di voi vogliono sentirsi dire:
gli immigrati irregolari si devono rispedire indietro immediatamente e così alcuni telespettatori avrebbero pensato che Anilo Castellarin ha finalmente messo giudizio.
Ma così facendo, vi avrei preso in giro, vi avrei imbrogliato, come fanno molti politicanti.
Invece ho detto ciò che penso senza infingimenti, per aprire una discussione.
Per ragionare con voi su un problema in cui nessuno possiede la bacchetta magica per risolverlo.
Mi è stato poi contestato che anche in altri Paesi europei è previsto il reato di clandestinità.
E' vero, ma voglio far presente che solo al nostro Paese la Corte di Giustizia europea ha sentenziato che: “la sanzione penale prevista in Italia per gli immigrati senza permesso di soggiorno, è contraria alla direttiva europea sui rimpatri e che questa legge confligge con l'attuazione di una efficace politica di allontanamento e di un rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali”

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