Testo che non ho potuto esporre nella mia "Isola", perché Di Meo mi ha invitato a partecipare alla nuova rubrica "La Gabbia"all'interno del TG di mercoledì scorso.
Il
governo dice che ha tolto l'IMU sulla prima casa.
Molti
non ci credono e dicono: cambierà solo il nome.
Eppure
per mesi non si è parlato d'altro, naturalmente sempre dopo i
problemi giudiziari del Caimano.
Ma
se il bilancio dello Stato va in crisi per 3 / 4 miliardi, cosa
succederà nei prossimi anni quando l'Italia dovrà onorare gli
accordi ben più onerosi presi con l'Unione Europea?
Ad
esempio solo per il MES (il Fondo Salva Stati) siamo impegnati a
contribuire per la modica somma di 125 miliardi di euro in 5 anni.
Mentre
nel 2014 partirà il “Fiscal Compact”, un accordo che ci
costringe a rientrare nei parametri europei con il nostro debito
pubblico portandolo in vent'anni sotto il 60% (ora è oltre il 130%),
con un costo annuo previsto di circa 50 miliardi.
Per
cui dal 2014 in poi, dovremo trovare 80 - 100 miliardi extra.
E
tutto questo mentre alcuni nostri politicanti ci stanno dicendo che
grazie ai 3 / 4 miliardi dell'abolizione dell'IMU, partirà la
ripresa.
E'
un modo di intortare i cittadini da veri cialtroni.
Al
nostro Paese servirebbero, come l'aria che respiriamo, dei veri
statisti.
Perché
come disse di De Gasperi: uno statista guarda alle prossime
generazioni, mentre un politico guarda alle prossime elezioni.
Il
governo Monti ha eseguito gli ordini che venivano dalla Germania e
dalla BCE per ridurre il debito pubblico, massacrando l'Italia con
manovre lacrime e sangue come la riforma sulla pensioni e gli aumenti
delle tasse.
Risultato:
il debito durante i 17 mesi del governo Monti è aumentato di circa
130 miliardi, passando dai 1912 del novembre del 2011, ai 2042
dell'aprile 2013.
Un
completo disastro.
Io
non sono un economista, ma se togli dalle tasche dei cittadini già
in grande difficoltà dei soldi con nuove gabelle per rimpinguare le
esauste casse dello Stato, è chiaro anche ad un profano che questa
terapia farà morire il malato Italia di inedia.
L'Italia,
lo dice l'OCSE, sarà l'unico tra i grandi paesi del G7 che chiuderà
il 2013 con un PIL negativo dell'1.8%.
Ci
stiamo avvicinando pericolosamente alla situazione greca.
Se
continuassero le misure di austerità che impone la Germania e la
BCE, io penso, e i segnali sono ben visibili, verrebbero spazzate via
le conquiste sociali degli ultimi cinquant'anni, con un ulteriore
abbassamento
della capacità d'acquisto dei salari e delle pensioni, ed un
arretramento dei diritti complessivi.
Per
cui, seguendo questa strada, l'Italia e gli italiani sarebbero
spacciati.
E
quindi cosa fare?
Con
l'entrata in vigore dell'euro, molti pensavano, tra cui chi vi parla,
che la nuova moneta avrebbe dato una spinta per una unificazione
anche politica con la nascita degli Stati Uniti d'Europa.
Purtroppo
aver imposto l'euro prima che ci fossero concrete prospettive di
unione politica, è stato un clamoroso errore di valutazione.
Sotto
questo aspetto, l'euro è stato un fallimento totale.
Per
cui il nostro Paese è ad un bivio: continuare ad accettare i diktat
della Germania e della BCE che ci stanno portando alla rovina, alla
miseria, oppure scegliere un nuovo percorso.
Per
dirla chiaramente: o l'Unione Europea cambia registro, sposa la
crescita allargando le maglie, oppure, e non è più una bestemmia,
il nostro Paese deve valutare la possibilità di uscire dall'euro.
Proprio
così, uscire dall'eurozona.
Intendiamoci,
l'euro era, ed è tutt'ora un'ottima intuizione e per l'Italia è
stato una boccata d'ossigeno.
Grazie
alla nuova divisa, abbiamo pagato per anni tassi d'interessi più
bassi.
Ma
in quegli anni di relativa abbondanza, la nostra classe politica ha
continuato a scialare anziché mettere mano a riforme vere che ci
mettessero alla pari con gli altri grandi paesi dell'Unione Europea.
Comunque,
sia quel che sia, occorre affrontare il problema, valutare bene i pro
e i contro per il bene dell'Italia, discutendone senza falsi
estetismi e tabù.
Ed
ora un chiarimento.
Nell'ultima
“Isola” ho parlato della questione immigrati e del reato di
clandestinità cui sono contrario e che ha scatenato una canea.
Avrei
potuto dire ciò che molti di voi vogliono sentirsi dire:
gli
immigrati irregolari si devono rispedire indietro immediatamente e
così alcuni telespettatori avrebbero pensato che Anilo Castellarin
ha finalmente messo giudizio.
Ma
così facendo, vi avrei preso in giro, vi avrei imbrogliato, come
fanno molti politicanti.
Invece
ho detto ciò che penso senza infingimenti, per aprire una
discussione.
Per
ragionare con voi su un problema in cui nessuno possiede la bacchetta
magica per risolverlo.
Mi
è stato poi contestato che anche in altri Paesi europei è previsto
il reato di clandestinità.
E'
vero, ma voglio far presente che solo al nostro Paese la Corte di
Giustizia europea ha sentenziato che: “la sanzione penale prevista
in Italia per gli immigrati senza permesso di soggiorno, è contraria
alla direttiva europea sui rimpatri e che questa legge confligge con
l'attuazione di una efficace politica di allontanamento e di un
rimpatrio nel rispetto dei diritti fondamentali”
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