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Nei
nostri mercati, nelle piazze si vedono dei banchetti che raccolgono
le firme per presentare i 12 referendum dei radicali.
Sei
di questi referendum riguardano la “Giustizia”, altri i “Diritti
civili”, come l'abolizione dell'ergastolo, della Bossi Fini, la
depenalizzazione delle droghe leggere per il consumo personale,
l'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e altro ancora.
Dopo
la condanna definitiva per frode fiscale del Caimano, il PDL e la
Lega hanno dichiarato di volerli sostenere.
Abbiamo
visto il duo Pannella e Berlusconi in amorosi sensi nel gazebo
radicale a Roma, mentre il satrapo di Arcore, padrone del PDL,
firmava i quesiti.
E
allora, vista l'enfasi con cui è stata presentata la cosa, mi pare
sia utile entrare nel merito e capire le conseguenze che avrebbero
nel nostro ordinamento giudiziario se passassero due referendum sulla
“giustizia”.
E
allora vediamo il quesito n. 4 quello che recita più o meno così:
“Volete
ABROGARE l'art. 274 comma “1” lettera “c” del Codice di
Procedura Penale, la norma che permette di arrestare, prima del
giudizio, qualcuno che ha commesso un reato quando vi è la
ragionevole probabilità che ne commetta altri della stessa specie?”.
In
pratica, questo referendum vuole abolire una delle tre esigenze che
richiedono gli arresti cautelari, quella legata alla reiterazione del
reato, mentre rimangono in vigore le altre due, ovvero, il pericolo
di fuga dell'indagato e che lo stesso possa inquinare le prove.
Insomma,
i Radicali, PDL e Lega, chiedono di votare contro la carcerazione
preventiva anche nei casi in cui è certo, possibile, verosimile che
il probabile delinquente continui a commettere altri reati dello
stesso tipo.
Per
cui se questo referendum passasse e questa legge venisse abrogata,
non si potrebbe più arrestare nessun indagato per reati che
prevedano una pena fino a 4 anni, anche se è verosimile, quasi certo
che il sospettato, possa commettere nuovamente quello stesso reato.
Immagino
la felicità di molti malfattori.
I
delinquenti che rubano nelle case, i borseggiatori e moltissimi altri
reati cosiddetti minori, ma di grande allarme sociale.
Io
penso che chiunque abbia una minima capacità di discernimento, non
può volerne l'abrogazione.
Poi
c'è l'altro referendum che vorrebbe rendere più agevole per il
cittadino l'azione civile nei confronti dei magistrati, per eventuali
danni da questi cagionati nell'attività di interpretazione delle
leggi o nella valutazione dei fatti e delle prove.
La
legge attualmente in vigore prevede che i magistrati rispondano dei
danni provocati dalle loro decisioni od omissioni, se queste sono
dovute a “dolo”, a “colpa grave”, o a “diniego di
giustizia” e quindi possono essere condannati in solido.
La
legge “Vassalli” del 1988, afferma, infatti, che chiunque ritenga
di aver subito danno ingiusto “per effetto di un comportamento, di
un atto o di un provvedimento giudiziario” da un magistrato, “può
agire contro lo Stato per ottenere il risarcimento dei danni”,
E
se lo Stato viene condannato a risarcire il cittadino, sarà poi lo
Stato a fare un'azione di rivalsa verso il magistrato.
Mentre
se passasse il referendum, sarebbe il magistrato direttamente, in
prima persona a rispondere in solido, senza l'intervento dello Stato.
Detto
così sembra la cosa più logica del mondo.
Chiunque
lavora sa che chi sbaglia paga.
Così
funziona per tutti.
Se
un ingegnere sbaglia i calcoli di un manufatto e questo crolla, ne
paga le conseguenze.
Così
come un chirurgo se sbaglia per imperizia o per altri motivi gravi un
intervento chirurgico, ne deve rispondere personalmente.
E
così via.
Per
cui istintivamente vorremmo che anche i magistrati che hanno in mano
il bene più prezioso dei cittadini, LA LIBERTÀ, se sbagliano
dovrebbero pagare direttamente come tutti.
MA
LE COSE NON SONO COSÌ SEMPLICI COME APPAIONO.
Facciamo
l'esempio di un processo che vede di fronte un miliardario e un
cittadino comune.
Un
miliardario che può permettersi i migliori studi legali contro un
cittadino con limitate risorse finanziarie e quindi con avvocati,
diciamo, “normali”.
Secondo
voi, il giudice quando deve decidere è più attento alle ragioni
del miliardario che potrebbe denunciarlo nel caso gli desse torto
sguinzagliandogli i più agguerriti avvocati della piazza, oppure
alle ragioni di un cittadino qualunque che non può permettersi una
difesa importante?
Sempre
secondo voi, il giudice, che non deve necessariamente essere un
eroe, si sente tranquillo nel valutare prove e testimonianze
quando deve sentenziare con imputati così diversi per capacità
economica?
IO
PENSO DI NO!
Io
penso che per i normali cittadini senza “santi in Paradiso”, SIA
PIÙ CONVENIENTE, SIA PIÙ GARANTITO un giusto processo da un giudice
che decide con serenità, senza la “spada di Damocle” di una
possibile denuncia di un POTENTE.
Ecco
perché vi invito a riflettere prima di firmare per questi
referendum.
OCCHIO,
DUNQUE, MOLTE VOLTE LE COSE NON SONO COSÌ SCONTATE COME APPAIONO AD
UN APPROCCIO SUPERFICIALE.
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