giovedì 12 settembre 2013

Testo della mia "L'Isola" a TPN del 11 settembre 2013


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Nei nostri mercati, nelle piazze si vedono dei banchetti che raccolgono le firme per presentare i 12 referendum dei radicali.
Sei di questi referendum riguardano la “Giustizia”, altri i “Diritti civili”, come l'abolizione dell'ergastolo, della Bossi Fini, la depenalizzazione delle droghe leggere per il consumo personale, l'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti e altro ancora.
Dopo la condanna definitiva per frode fiscale del Caimano, il PDL e la Lega hanno dichiarato di volerli sostenere.
Abbiamo visto il duo Pannella e Berlusconi in amorosi sensi nel gazebo radicale a Roma, mentre il satrapo di Arcore, padrone del PDL, firmava i quesiti.
E allora, vista l'enfasi con cui è stata presentata la cosa, mi pare sia utile entrare nel merito e capire le conseguenze che avrebbero nel nostro ordinamento giudiziario se passassero due referendum sulla “giustizia”.
E allora vediamo il quesito n. 4 quello che recita più o meno così:
Volete ABROGARE l'art. 274 comma “1” lettera “c” del Codice di Procedura Penale, la norma che permette di arrestare, prima del giudizio, qualcuno che ha commesso un reato quando vi è la ragionevole probabilità che ne commetta altri della stessa specie?”.
In pratica, questo referendum vuole abolire una delle tre esigenze che richiedono gli arresti cautelari, quella legata alla reiterazione del reato, mentre rimangono in vigore le altre due, ovvero, il pericolo di fuga dell'indagato e che lo stesso possa inquinare le prove.
Insomma, i Radicali, PDL e Lega, chiedono di votare contro la carcerazione preventiva anche nei casi in cui è certo, possibile, verosimile che il probabile delinquente continui a commettere altri reati dello stesso tipo.
Per cui se questo referendum passasse e questa legge venisse abrogata, non si potrebbe più arrestare nessun indagato per reati che prevedano una pena fino a 4 anni, anche se è verosimile, quasi certo che il sospettato, possa commettere nuovamente quello stesso reato.
Immagino la felicità di molti malfattori.
I delinquenti che rubano nelle case, i borseggiatori e moltissimi altri reati cosiddetti minori, ma di grande allarme sociale.
Io penso che chiunque abbia una minima capacità di discernimento, non può volerne l'abrogazione.
Poi c'è l'altro referendum che vorrebbe rendere più agevole per il cittadino l'azione civile nei confronti dei magistrati, per eventuali danni da questi cagionati nell'attività di interpretazione delle leggi o nella valutazione dei fatti e delle prove.
La legge attualmente in vigore prevede che i magistrati rispondano dei danni provocati dalle loro decisioni od omissioni, se queste sono dovute a “dolo”, a “colpa grave”, o a “diniego di giustizia” e quindi possono essere condannati in solido.
La legge “Vassalli” del 1988, afferma, infatti, che chiunque ritenga di aver subito danno ingiusto “per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario” da un magistrato, “può agire contro lo Stato per ottenere il risarcimento dei danni”,
E se lo Stato viene condannato a risarcire il cittadino, sarà poi lo Stato a fare un'azione di rivalsa verso il magistrato.
Mentre se passasse il referendum, sarebbe il magistrato direttamente, in prima persona a rispondere in solido, senza l'intervento dello Stato.
Detto così sembra la cosa più logica del mondo.
Chiunque lavora sa che chi sbaglia paga.
Così funziona per tutti.
Se un ingegnere sbaglia i calcoli di un manufatto e questo crolla, ne paga le conseguenze.
Così come un chirurgo se sbaglia per imperizia o per altri motivi gravi un intervento chirurgico, ne deve rispondere personalmente.
E così via.
Per cui istintivamente vorremmo che anche i magistrati che hanno in mano il bene più prezioso dei cittadini, LA LIBERTÀ, se sbagliano dovrebbero pagare direttamente come tutti.
MA LE COSE NON SONO COSÌ SEMPLICI COME APPAIONO.
Facciamo l'esempio di un processo che vede di fronte un miliardario e un cittadino comune.
Un miliardario che può permettersi i migliori studi legali contro un cittadino con limitate risorse finanziarie e quindi con avvocati, diciamo, “normali”.
Secondo voi, il giudice quando deve decidere è più attento alle ragioni del miliardario che potrebbe denunciarlo nel caso gli desse torto sguinzagliandogli i più agguerriti avvocati della piazza, oppure alle ragioni di un cittadino qualunque che non può permettersi una difesa importante?
Sempre secondo voi, il giudice, che non deve necessariamente essere un eroe, si sente tranquillo nel valutare prove e testimonianze quando deve sentenziare con imputati così diversi per capacità economica?
IO PENSO DI NO!
Io penso che per i normali cittadini senza “santi in Paradiso”, SIA PIÙ CONVENIENTE, SIA PIÙ GARANTITO un giusto processo da un giudice che decide con serenità, senza la “spada di Damocle” di una possibile denuncia di un POTENTE.
Ecco perché vi invito a riflettere prima di firmare per questi referendum.
OCCHIO, DUNQUE, MOLTE VOLTE LE COSE NON SONO COSÌ SCONTATE COME APPAIONO AD UN APPROCCIO SUPERFICIALE.


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