Un intervento del prof. Alessandro Orsini sul Fatto, spiega nei dettagli il comportamento guerrafondaio di Trump nei confronti del Venezuela.
La Guyana è
un piccolo Stato con circa 800mila abitanti e confina con il Venezuela. Nel
2015, gli Stati Uniti hanno scoperto un
grande giacimento petrolifero nella regione dell’Essequibo, una Regione della Guyana
che ne rappresenta i due terzi del suo territorio, ma
rivendicata dal Venezuela. Il colosso petrolifero americano, ExxonMobil ne ha
assunto l’estrazione. La Guyana, oltre al petrolio è ricco di miniere d’oro,
bauxite, diamanti, uranio, manganese. Il 1° marzo del 2025 il presidente guyanese,
Irfaan Alì, aveva denunciato uno sconfinamento di navi venezuelani nel Essequibo,
che il Venezuela ha negato. Immediatamente, il 27 marzo il segretario di Stato
Usa, Marco Rubio, si è recato a Georgetown, la capitale della Guyana, dove è
stato firmato un’intesa tra la Guyana e gli Usa sulla sicurezza e Trump di
fatto ne è diventato il protettore. Per cui risulta evidente che il
narcotraffico per cui Trump ha inviato la Gerald Ford, la più grande portaerei americana, decine di navi a supporto e con 10mila marines pronti ad intervenire da Porto
Rico, è una clamorosa scusa. Già l’11 aprile del 2018, il Washington Post intitolava un
articolo, nella prima amministrazione Trump: “La pericolosa fantasia venezuelana di Trump”. Lo sceriffo di
Washington voleva sostituire l’allora presidente Hugo Chavez, con
un presidente fantoccio come Juan Guaidò, per impossessarsi del Paese. Il
consigliere alla sicurezza di Trump di allora, John Bolton, ha rivelato che Trump
gli disse: “Sarebbe figo invadere il
Venezuela”. Già allora gli Usa puntavano al petrolio venezuelano giacché il
“Venezuela è seduto sul più grande giacimento
petrolifero della Terra”. Ora Trump vorrebbe unire il petrolio guyanese con
quello venezuelano. In tal modo gli Usa acquisirebbero nuove quote di potere
mondiale a scapito della Cina.
La lotta al
narcotraffico è quindi una clamorosa balla di Trump che gli serve a nascondere le
sue vere mire.
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